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"La ragazza definitiva"
di Gisy Scerman



Chi è Gisy Scerman?

Gisela (Gisy) Scerman trascorre i primi anni della sua vita a Monaco di Baviera per poi trasferirsi a Vicenza e quindi a Modena. Qui incontra il fotografo Denni Lugli con cui inizia a lavorare e che le permette di conoscere maestri del fumetto come Roberto Baldazzini, Franco Saudelli, e Giovanna Casotto (con la quale ha collaborato, oltre che come modella, anche come sceneggiatrice).

Dal 2001 lavora come modella per l'Accademia di Belle Arti di Bologna, contemporaneamente all'attività di fotomodella, continua a frequentare il corso di biotecnologia presso l'università di Reggio Emilia.

Il suo primo libro è “Una vita a precipizio” (Coniglio Editore 2005), biografia del cantautore e poeta Piero Ciampi .

La ragazza definitiva” (Castelvecchi 2007) è invece il suo romanzo d'esordio.

Sito web: www.gisy.it

Gisy, oggi vige il culto dell'apparire. La televisione, il cinema, la moda sono poli di attrazione per le giovani generazioni. Se si chiede a una ragazza cosa vuol fare da grande, il più delle volte risponderà: la velina, l'attrice, la concorrente al Grande Fratello. Difficilmente il medico o l'ingegnere. Non è un segno deteriore dei nostri tempi? Una maniera per desiderare il successo facile senza grandi sacrifici?
Certamente viene proposto dai media un modello dominante eccentrico, di potere e che sembra sia fuori dalla porta ad aspettarci.
Mai un modello pubblicitario punterà a rappresentare ciò che non simboleggia potere ovvero: soldi, sesso, gioventù, salute belle e belli. Gli anziani, i stipendiati medi, i lavori usuali non vanno, sono minimamente tenuti in considerazione, eppure sono la maggioranza.
La vera politica è la televisione, i modelli imposti tramite il linguaggio sociale e quindi tramite buona parte dai media. La politica invece, quella che è ritenuta politica intendo, si è ridotta soprattutto ultimamente a partitocrazia e non ha nulla che vedere con la vita dei più.
Tutto questo falso ha poco che vedere con la concretezza, e le aspettative essendo nettamente superiori alle possibilità creano solo dei gran scompensi generando quella che chiamo sbandierare finta ricchezza.
Del resto quando la società stessa paga lo spettacolo fior di quattrini e un dottorato una miseria (dopo aver studiato e speso anni e migliaia di euro ti viene pagato poco più forse di 800 euro al mese), beh ti condiziona anche nelle scelte.
Per me è stato anche così, non solo per me però. Questo la dice lunga di quanto “la società” davvero ci si preoccupi al bene sociale, quando invece di investire in ricerche o strutture preferisce mettere soldi nell’ennesimo intrattenimento mal fatto, applaudito o meno.

Dall'arte di fare la modella, quindi trionfo dell'estetica, esibizionismo esteriore, rappresentanza fisica, all'arte della scrittura, quindi introspezione, sviluppo dell'immaginario. Quale delle due è più difficile per imporsi?
Sono forme diverse, ma entrambe se vogliamo di esibizionismo, una in quanto creato, l’altra in quanto crea. In entrambe c’è la necessità di condividere, e di condividersi di dire “guardate che sono qui”.
Per arrivare forse è più difficile la scrittura, nel senso che la velocità della luce è oltre quella del suono, quindi è più facile essere apprezzati subito per l’aspetto esteriore, ma è anche vero che se l’occhio ha una percezione più rapida, la decifrazione di ciò che vede è più lenta... L’apprezzamento verso la scrittura resiste in maniera più solida, è come restare sul fondo del mare anche quando è increspato, nonostante i movimenti di superficie tu lì in fondo ci sei…
Imporsi invece non credo abbia senso, oggi è macelleria ovunque corpi, belle, editoria, discografia. Se una persona ha un messaggio forte, interno che è una necessità è importante fare in modo che esista così per avere la possibilità di condividerlo,e ben venga se qualcuno apprezza.
Non vedo la necessità di classifiche, uno è se stesso sempre e comunque anche quando probabilmente non vorrebbe esserlo.

L'ironia aiuta a vivere meglio?
L’ironia è una forma di salvezza. Io questo lo trovo un mondo piuttosto cinico e spietato. Se non ci fosse tanta crudeltà forse non ci sarebbero nemmeno gli elementi per riderci sopra. Rispondo con una frase di Learco Pignagnoli “Se non c’è niente da ridere vuol dire che non c’è niente di tragico, e se non c’è niente di tragico che valore vuoi che abbia?”.

Stupisce un po' nel romanzo la mancanza di un amore con la A maiuscola, un pizzico di romanticismo. Davvero il sesso come puro esercizio ginnico?
Appunto ho più pudore dei sentimenti che del corpo.
Io credo che questo romanzo non sia affatto un elogio al sesso, ne parlo molto sì, ma per arrivare anche a dire molto altro. Forse il sesso è parecchio idealizzato, è proposto sempre e comunque come modello vincente, il quale ci fa sembrare tutte le donne siano belle ninfomani, che gli uomini se non fanno sesso siano degli sfigati…ma la vita è un altra, moltissime coppie si dividono o litigano per incomprensioni sessuali, che in maniera più o meno tacita portano poi al tradimento, o c’è nella coppia chi vive il sesso come un dovere, e trovo sia anche peggio.
Invece stai a sentire i media che ti martellano sempre e comunque su questo fronte, dove c’è sesso c’è allegria….
Io nel libro invece, arrivo quasi alla nausea in alcuni punti nel parlarne, e poi tutto questo per dire che c’è molta repressione, che genera l’idea di trasgressione. Ed io credo che la trasgressione non esista, è un concetto borghese trasgredire. Uno deve essere libero tanto di fare come di non fare, dello strafare prima o poi ci si stanca. Si trasgredisce quello che secondo la proprio cultura che genera la morale sia bene o no, nel totale rispetto e nella totale consapevolezza reciproca nulla è immorale o trasgressivo.
Il sesso come puro esercizio ginnico no, non amo fare palestra.

Mi è sembrato di cogliere una sorta di distacco tra le pagine del romanzo, quasi una scarsa motivazione per la vita stessa, come se le cose debbano andare in un certo modo per fatalità o perché tutto è stato scritto. Rispecchia la tua filosofia di vita?
Sì, credo di essere vittima di un certo nichilismo, son sempre stata molto vicina alla questione sia della malattia che della morte, e delle ingiustizie, per esperienze vissute sia in prima persona che da persone a me care.
Molte domande ti passano per la testa di fronte ad una perdita di qualcuno che ti è caro; nell’impotenza di fare qualcosa di fronte a qualcosa di così palesemente sfacciato e gratuito. La rabbia e la nostalgia, sono un gran motore per l’anima e l’arte, ma forse sarebbe meglio non conoscere, la sofferenza che spesso rimane petrolio e difficilmente si trasforma in oro . Quindi io, davanti a molte vicende preferisco pensare che sia un caso, perché se c’è un motivo e se c’è un Dio dovrebbe parecchie spiegazioni.

Dopo i cento colpi di spazzola e le prugne secche, ci sarà “La ragazza definitiva”? Lo possiamo considerare un augurio?
Certo mi farebbe piacere, come dire il contrario? Ma visto che per me scrivere fa parte della mia vita, è la mia vita, anche se non succedesse la cosa non mi spaventa…ci sarà tempo.

Per gentile concessione di Salvo Zappulla
e Gisy Scerman

 

inserito 26/07/07
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