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H.P.LOVECRAFT
(1890-1937)


a cura di Marco R. Capelli
( Tratto da PB6 pg. 9)

Molti critici, oggi, lo riconoscono come massimo esponente del weird tale, genere rappresentato da scrittori quali William Hope Hodgson, Arthur Machen o Algernoon Blackwood e caratterizzato da un originale miscuglio di horror, fantasy e science fiction. Passaggio obbligato dalla ghost story edoardiana alla moderna fantascienza, il weird tale è caratterizzato da un graduale spostamento dell'orrore dalla dimensione ultraterrena a quella terrena. In Lovecraft il "mostro" non è una forma aleggiante che ci osserva dalla porta tra due dimensioni, è un abominio grottesco ed informe ma reale, vive nella città abissale di basalto di R'lyeh ed attende di risorgere un giorno per calpestare il genere umano oppure dorme sotto i ghiacci del Polo inesplorato. Ed il suo potere non è la sottile persuasione psicologica dello spettro, ma una brutale ed inarrestabile potenza fisica che non fa leva sulle debolezze della nostra coscienza ma sulla nostra mortalità e sulla pochezza delle nostre forze; reale, anche se indescrivibile, è L'orrore di Dunwich come reali e terribili sono gli esseri venuti dallo spazio di Colui che sussurrava nel buio. Abominevoli ed incomprensibili, ma sempre fisicamente tangibili, sono le divinità di cui brulica il pantheon Lovecraftiano, da Dagon, il dio-pesce, a Chtulhu, da Nyarlathotep a Yog-Sothoth il dio cieco e demente che biascica oscenità al centro del cosmo. Reale, al di là dei nomi fittizi di una pseudogeografia inventata, è il New England rurale ed inquietante di Arkham, del fiume Miskatonic e della misteriosa Innmouth, città degli ibridi uomini-pesce.
Ma, forse, più delle creature orripilanti che ci propone, inquieta, in Lovecraft, il corpus teoretico che tutte le riunisce in una vera e propria cosmogonia del terrore siderale che ci circonda e di cui, a tratti, ci è dato di scorgere qualche frammento, soltanto, per poi immaginare, terrorizzati, il resto. L'opera di Lovecraft rappresenta un tassello fondamentale nell'evoluzione della storia del terrore. Dopo di lui verranno Hannibal Lecter e gli Zombie di Romero ma, ammettiamolo, con tutt'altra classe.

Howard Phillips Lovecraft nacque il venti Agosto 1890, alle nove del mattino, al numero 454 (all'epoca 194) di Angel Street in Providence, Rhode Island.
Nessuno poteva immaginarlo, ma quel bambino era destinato a segnare l'immaginario di milioni di lettori e, cosa ancora più notevole, di centinaia di scrittori, lasciando una traccia indelebile nella storia della narrativa fantastica.
La madre, Sarah Susan Phillips Lovecraft poteva far risalire la propria ascendenza fino all'arrivo di George Phillips nel Massachussets nel 1630 (almeno secondo H.P.Lovecraft che, per tutta la propria esistenza, portò fieramente il cognome Phillips), il padre Winfield Scott Lovecraft era un viaggiatore di commercio, destinato ad una triste fine. Vittima di un collasso nervoso, probabilmente conseguenza di una forma di sifilide, in un hotel di Chicago, dove si trovava per lavoro, fu ricoverato in una clinica per malati di mente quando H.P. aveva soltanto tre anni. Ne sarebbe uscito soltanto da morto, nel 1898.

Il piccolo Howard fu cresciuto dalla madre, dalle due zie materne e dal nonno Whipple Van Buren Phillips, uomo d'affari di successo di Providence, per il quale lo scrittore nutrì sempre una grande ammirazione ed un grande affetto e che supplì, in un certo senso, all'assenza di una figura paterna.
Nonno Phillips fu probabilmente anche la persona che risvegliò in Lovecraft la passione per il racconto soprannaturale, intrattenendolo spesso con la lettura dei classici della narrativa gotica. Non sappiamo se questa fu anche la causa scatenante degli incubi che, per il resto della sua vita, ne avrebbero popolato i sogni. Del resto, fin da piccolo, H.P dimostrò una eccezionale precocità di ingegno ed una grande passione per la lettura. Il suo primo amore fu per le storie de "Le mille e una notte" e per l'Iliade e l'Odissea che ebbe modo di leggere attraverso una edizione per bambini.
Di salute cagionevole non poté frequentare regolarmente una scuola fino all'età di dodici anni, tuttavia studiava intensamente per proprio conto e si appassionò all'età di soli otto anni alla chimica ed all'astronomia, iniziando anche a produrre in proprio due pubblicazioni amatoriali: The scientific Gazette (1899-1907) e The Providence Evening News (1914-1918) che
diffondeva nella propria cerchia di amicizie. Curiosamente, la sua prima pubblicazione fu proprio un articolo scientifico inviato nel 1906 al "The Providence Sunday Journal".

La morte del nonno, nel 1904, creò enormi problemi economici a tutta la famiglia, costretta ad abbandonare la paterna casa vittoriana per trasferirsi

in un quartiere minore della città. H.P.Lovecraft cadde in una forte depressione da cui lo salvò soltanto la passione per gli studi.
Purtroppo, nel 1908, un collasso nervoso gli impedì di conseguire il diploma scolastico e, per questo, non fu ammesso alla Brown University, nonostante egli fosse, senza dubbio, uno dei più formidabili autodidatti della sua epoca. Lovecraft visse questa esperienza come una forte umiliazione di cui si sarebbe vergognato per tutta la vita. Gli sarebbero occorsi cinque anni, durante i quali visse praticamente come un eremita, senza più coltivare le sua passione per lo studio e la letteratura, per riprendersi completamente.

Il ritorno alla scrittura avvenne in modo casuale, dopo aver letto un racconto di un certo Fred Jackson pubblicato su di un "pulp" magazine, H.P. fu talmente indignato dalla scarsa qualità della trama da scrivere una lunga lettera di protesta, in versi alla rivista. La lettera fu ovviamente pubblicata, era il 1913, e diede il via ad lunga polemica tra sostenitori e detrattori di Jackson. A seguito di questo fatto, H.P. Lovecraft fu invitato a far parte della UAPA (United Amateur Press Association). L'apprezzamento che ricevette presentando agli altri membri i racconti "La bestia nella cava" e "L'alchimista", che aveva scritto rispettivamente nel 1905 e nel 1908, fu tale a da spingerlo, nuovamente, a scrivere.
Nel giro di pochi anni scrisse racconti come "Dagon" e "The Tomb", nonché una quantità impressionante di lettere destinate ad amici e colleghi della UAPA. L'intero epistolario di H.P.Lovecraft è un'opera di tale mole ed interesse da far sì che non siano pochi quelli che la ritengono l'opera maggiore dello scrittore e, certamente, uno degli epistolari più interessanti del secolo.
La madre di Lovecraft fu ricoverata nel 1919 nel Butler Hospital a seguito di un collasso nervoso, due anni dopo sarebbe morta a seguito di un'operazione malriuscita. L'impatto sullo scrittore fu tremendo, e lo spinse, in cerca di conforto, ad abbandonare la tradizionale vocazione all'eremitaggio. Nel 1921, durante un convegno per giornalisti dilettanti a Boston incontrò Sonia Haft Greene, un'ebrea russa di sette anni più vecchia di lui, che ne aveva 31 e se ne innamorò. Con lei visse a Brooklyn per qualche tempo ed, infine, i due si sposarono nel 1924.
Tutto, all'inizio, sembrò funzionare perfettamente. Sonia aveva un negozio di cappelli alla moda sulla Quinta Strada, Lovecraft cominciava a farsi un nome nel mondo degli scrittori professionisti ed alcune delle sue storie apparvero sulla neonata Weird Tales.
Purtroppo, ben presto, le cose cambiarono, Lovecraft rinunciò alla pubblicazione di una antologia per non trasferirsi a Boston, il negozio di Sarah fallì ed ella stessa dovette restare in ospedale per diversi mesi. Ormai ridotti sul lastrico, i due dovettero separarsi quando Sarah accettò un lavoro a Cleveland e Howard rimase a New York. Nonostante le molte amicizie newyorkesi, Lovecraft ricadde nella depressione e ricominciò ad isolarsi sviluppando anche una crescente avversione misantropica ed a tratti xenofobica per le masse di immigrati stranieri che affluivano in città. I racconti scritti in questo periodo (He e The horror at Red Hook) riflettono chiaramente i sentimenti dell'autore.
Nel 1924 decise di rientrare a Providence, città che gli mancava moltissimo e di stabilirsi con le vecchie zie che si rifiutarono sempre di incontrare Sarah. Del resto la coppia era andata sempre più allontanandosi ed il divorzio del 1929 fu soltanto la pacifica conclusione di un rapporto ormai estinto.

Gli ultimi dieci anni della sua vita furono certamente i più prolifici. Continuò a gestire l'impressionante mole di corrispondenza con gli amici e colleghi sparsi per tutti gli stati uniti, visitò numerosi siti archeologici delle vicinanze (Quebec, New England, Philadelphia) e trovò anche il tempo di scrivere alcuni dei suoi indiscussi capolavori, da The Call of Chtulhu (1926) a At the mountains of Madness (1931) nonché numerosi saggi di economia, scienze e politica (dove sosteneva Roosvelt e la politica economica del dopo-depressione).

Tra i molti che furono in corrispondenza con lui possiamo ricordare i nomi di molti giovani scrittori destinati ad un brillante avvenire, come August Derleth, Donald Wandrei, Robert Bloch(1) e Fritz Leiber(2).

Purtroppo, l'ultima parte della sua vita doveva rivelarsi meno serena del previsto. Nel 1932 l'adorata zia, Mrs. Clark, morì e H.P.Lovecraft dovette trasferirsi nuovamente. Anche i soldi scarseggiavano, dato che le ultime storie, più lunghe e complesse, erano molto più difficili da vendere e per sopravvivere doveva dedicarsi a revisioni ed all'attività di ghost writer. Nel 1936, quando rimase sconvolto dalla notizia del suicidio dell'amico fraterno Robert H. Howard (il creatore di Conan il Barbaro), il cancro all'intestino che doveva ucciderlo era già ad uno stadio avanzato, tuttavia lo scrittore rifiutò di farsi ricoverare sino al 10 Marzo 1937. Sarebbe morto cinque giorni più tardi, entrando nella storia della letteratura Americana senza avere mai pubblicato un solo libro.

(c) Marco R. Capelli 2003

NOTE AL TESTO:
(1) Robert Bloch (1917-1994) autore di SF e horror (suo è Psycho da cui Hitchcock trasse l'omonimo film) aveva meno di diciotto anni quando scrisse Quel vampiro di Lovecraft un divertente omaggio dove il solitario di Providence, che nessuno dei suoi corrispondenti aveva mai incontrato di persona, viene rappresentato come un vampiro dalla lunghissima barba. La storia, per quel che so, può essere letta soltanto nella corposa antologia Storie di Vampiri curata da Gianni Pilo e Sebastiano Fusco per la collana Grandi Tascabili Economici Newton. Lovecraft ricambiò l'omaggio facendo di Bloch (sotto lo pseudonimo di Robert Blake) il giovane e sfortunato protagonista di The haunter in the black. La corrispondenza con Lovecraft durò dal 1932 al 1937.
(2)Fritz Leiber (1910-1992) autore, tra gli altri, del ciclo di racconti dedicati a Fafhard and the Grey Mouser.


 

DA LEGGERE:

>>Le montagne della follia recensione di Stefano Lorefice
>> DAGON (1917) nella traduzione inedita di Marco R. Capelli
>> Il Necronomicon a cura di Marco R. Capelli
>> Filmografia (parziale) a cura di Marco R. Capelli
>> Bibliografia (completa)

Altri testi (possibile minore rilevanza):

(1) Dagon di H.P.Lovecraft (traduzione) di Marco R. Capelli - TRADUZIONE
(1) dio nell'alcova;Il di Elvezio Sciallis - RECENSIONE
(1) divoratore di anime;Il di Massimiliano Bernardi - RECENSIONE
(1) eterna notte dei Bosconero;L' di Santi Flavio - RECENSIONE
(2) Figlio del Cimitero;Il di Neil Gaiman - RECENSIONE
(2) Gatti dal Buio di AA.VV. - RECENSIONE
(1) Janara;La di Luigi Boccia - RECENSIONE
(3) La fantascienza ed il fandom italiani (Un tentativo di inquadramento storico) a cura di Fabio Calabrese - ARTICOLO
(1) La fantascienza italiana ad una svolta a cura di Fabio Calabrese - ARTICOLO
(1) Lovecraft, Howard Phillips di Marco R. Capelli - BIOGRAFIA
(1) Nessuno parla mai con una bibliotecaria. di Jacopo Gattanella - RACCONTO
(1) Piccoli mostri crescono di Fabrizio Foni (a cura di) - RECENSIONE
(1) sassi;I di Sacha Naspini - RECENSIONE
(1) scaricamento della bara;Lo di Maurizio Cometto - RECENSIONE
(1) uomo nel quadro;L' di Susan Hill - RECENSIONE

Per saperne di più:

L'intera opera di H.P.Lovecraft in lingua originale può essere letta su Internet a questo indirizzo : http://www.hplovecraft.com/writings/fiction

Mentre per la traduzione in lingua italiana, raccomandiamo senz'altro l'edizione in quattro volumi di Tutti i racconti a cura di Giuseppe Lippi. (Mondadori - collana Oscar).

Tutti i Racconti (4 volumi)
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