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Il piccolo B.
di Roberta Rapelli
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Da dove venisse e dove andasse nessuno lo ha mai saputo, ma il piccolo B. sembrava non darsene pensiero, perché lui sapeva fare una cosa molto, molto speciale: sapeva guardare le cose che gli stavano intorno con un’attenzione così profonda da fargli scoprire almeno cinque meraviglie al giorno. Una delle sue giornate preferite fu quella in cui scorse tra le nuvole un treno guidato da un cavallo che fumava una pipa; non solo, in quello stesso giorno riuscì ad ascoltare i piani di lavoro delle formiche che abitavano il formicaio vicino alla quercia in fondo al bosco; origliò poi le ricette segrete degli gnomi (che ovviamente abitavano nella quercia in fondo al bosco); inoltre vide una lite furibonda tra due sciocchi grilli che dicevano ciascuno di avere le antenne più lunghe; infine, osservando bene il guscio di una lumaca, vide chiaramente la sagoma di una piccola porta con una piccolissima serratura (ancora oggi il piccolo B. è molto triste per non aver saputo trovare la piccolissima chiave di quella piccolissima serratura).
I ragazzi e gli adulti si prendeva spesso gioco del piccolo B.: “Guardalo - dicevano - non sa neanche da dove viene e dove va, e se ne sta lì, con il naso all’insù a cercare chissà cosa nel cielo, o con il naso all’ingiù a giocare come uno sciocco con i sassi e gli insetti”. Il piccolo B. era certo che se avessero mai visto le zuffe dei grilli o avessero mai ascoltato le formiche o sentito che alcuni sassi dicono ahi se provi a prenderli e lanciarli forte per terra, allora non lo avrebbero più preso in giro. E poi, sapevano forse loro da dove venivano e dove andavano?! Lui era convinto di no, ed era contento di avere quel suo dono così speciale.
Un giorno, dopo essere stato a lungo a guardare le nuvole e gli uccelli che giocavano nel cielo, si alzò di scatto e fece una lunga corsa fino alla quercia in fondo al bosco. Lì si fermò e si sedette per terra. Osservò i sassi, le formiche, il muschio intorno al tronco e poi si stupì nel vedere che tra tutti i fili d’erba uno solo era tutto ricoperto di rugiada ed era così bagnato che ci si poteva specchiare, ma questo suo primo stupore fu nulla rispetto a quello che seguì quando dal filo d’erba vide sgusciare un piccolo scarafaggio che gli disse: “Buon giorno piccolo B.”. Il piccolo B. rispose cortesemente: “Buon giorno piccolo scarafaggio”. Poi toccò il filo d’erba e si accorse che non era bagnato, ma era come uno specchio brillante. Provò ad avvicinarsi un po’ e vide il suo piccolo volto riflesso, poi si avvicinò di più e vide che dentro il filo d’erba vivevano altre piccole creature.
“Hai visto casa mia?! – gli disse il piccolo scarafaggio – Ti piace?! Ci vivo con mia moglie e i miei figli. Si chiama casa-fisarmonica. A seconda di come tira il vento e di come muove il filo d’erba, la casa può diventare gigantesca o minuscola. Ora è diventata così piccola che mi ha buttato fuori!”
“Buttato fuori?”- domandò sorpreso il piccolo B.
“Sì, si è ristretta così tanto che non ci stavamo più tutti. Prima sono cadute tutte le stoviglie in cucina, poi sono finito spiaccicato contro un muro e infine sono stato sputato fuori. E ora sono qui. Sono felice di conoscerti, piccolo B. Mi hanno parlato molto di te le belle farfalle. Ti vogliono molto bene perché sei l’unico che non prova a prenderle per le ali e le lascia vivere. Sai piccolo B. ora voglio andare un po’ a spasso, perciò ti saluto. Ciao ciao e a presto”.
E così, detto fatto, in un lampo il piccolo scarafaggio aveva aperto le sue ali nere, blu e verdi e se ne era andato.
Certo per il piccolo B. questa meraviglia valeva almeno come le cinque che di solito vedeva in un giorno. Certo lo scarafaggio era strano: aveva parlato tanto e solo lui e poi era sparito, però il piccolo B. era felice lo stesso.
Da quella volta non passò giorno che il piccolo B. non guardasse con attenzione tutti i fili d’erba.
Quando divenne grande continuò a guardare con attenzione tutti i fili d’erba. Alcuni erano coperti di gocce di brina che sembravano i diamanti della corona di un re, altri erano case-fisarmonica di scarafaggi, grilli, cavallette e farfalle, altri erano semplicemente meravigliosi fili d’erba.
Ancora non sapeva da dove veniva e dove andava, ma era sempre felice perché lui aveva un dono speciale: lui sapeva guardare il mondo.

© Roberta Rapelli



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