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La figlia del sole e della luna di Mitrush Kuteli
traduzione a cura di Adelina Kosumaj
Pubblicato su SITO



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C’era una madre, che aveva un figlio. Era figlio unico. Lei gli voleva tanto, tanto bene.
Il figlio voleva andare a caccia.
La madre gli raccomandò:
- Figlio mio! Vai a cacciare su tutte le montagne, ma solo sulla
montagna del drago , non ci andare. Il drago è molto malvagio, figliolo: ti mangia, t’inghiottisce. Lì, ci sono andati tanti uomini coraggiosi, ma nessuno è tornato indietro….
Il figlio però, non seguì il consiglio della mamma, diede ascolto alla ragazza del suo cuore, che gli disse:
- Ragazzo coraggioso, se mi vuoi bene, non andare a caccia su nessun’altra montagna, solo sulla montagna del drago devi cacciare!
Il ragazzo coraggioso voleva tanto bene la sua fidanzata e la sua parola era legge per lui. Quindi, si alzò e andò a cacciare sulla montagna del drago. Appena salì sulla montagna, tutto cominciò a tremare, la terra, gli alberi, le pietre e le rocce. D’improvviso apparve davanti a lui, il grande drago, con sette teste e sette paia di corna, con gli occhi luccicanti come una fiaccola accesa, con la bocca grande, quanto una grotta, con delle ali sulla schiena, come quelli dei pipistrelli, ma molto più grandi. Sputava fuoco e fumo giallo dalla bocca. Questa fiamma bruciava e scottava l’erba, i fiori, le piante. Il drago sbatté tre volte la coda e causò un grande terremoto. Il ragazzo non si spaventò: prese la mira con l’arco. La freccia partì, fischiando nell’aria, ma non fecce niente al drago. Lo colpì con una lancia, ma anch’essa non gli fecce niente. Tirò fuori la spada, ma il drago, fiatò cosi forte, che al ragazzo cadde la spada dalla mano.
Cosi il ragazzo rimase davanti al drago senza arco, senza lancia e senza spada.
Il drago rise con i suoi sette musi, si avvicinò, lo scottò con le fiamme e gli disse:
- Ora ti mangio, ragazzo, perché tu hai osato a mettere piede sulla mia montagna. Non hai sentito dire, che chi viene su questa montagna, non torna più vivo? Qui sono venuti tanti altri uomini coraggiosi, prima di te, ma li ho mangiati tutti. Mangerò anche te. Preparati!
- Hei drago, grande drago, capisco che mi vuoi mangiare. Sei veramente molto forte. Ti chiederò solo un favore: Lasciami andare fino a casa, per chiedere a mia madre l’ultima benedizione, prima di morire. Dopodiché torno qui e mi puoi mangiare.
- Cosa mi darai in cambio, se io ti lascio andare?
- Ti do la mia parola d’onore.
- Va bene: dammi la tua parola d’onore e vai.
Il ragazzo diede la sua parola d’onore al drago, scese giù per la montagna, andò direttamente a casa e disse alla madre:
- Cara madre, mi ha catturato il drago sulla sua montagna, mentre cacciavo e mi vuole mangiare. Io gli ho dato la parola d’onore che tornerò e lui mi lasciò andare. Ora dammi la tua ultima benedizione, prima della mia morte, perché devo tornare, lui mi sta aspettando a mangiarmi.
La madre pianse per la disgrazia e gridò:
- Figlio mio, figlio mio. Che cosa cercavi sulla montagna del drago? Perché non hai dato retta a me? Non ci andare!
- No, madre, devo andare, perché ho dato la parola d’onore al drago.
Il ragazzo sorrise amaramente, s’inginocchiò perché la madre gli desse l’ultima benedizione. Lui le baciò la mano, lei gli diede la benedizione, si vestì tutta di nero e si chiuse in casa…
Il ragazzo andò poi anche dalla sua ragazza del cuore e le disse:
- Perdonami, bella mia ragazza! Sono venuto a dirti addio, perché vado e non torno più. Mi mangerà il drago, perché mi sorprese, mentre cacciavo sulla sua montagna. La freccia non gli fecce nulla, la lancia non lo sfiorò, la spada mi cadde dalla mano, quando lo volevo colpire. Gli ho dato la mia parola d’onore che andrò subito la su, cosi mi può mangiare. Quindi, tanti saluti, mia bella ragazza!
La ragazza sorrise.
- Ti dispiace che il drago ti mangerà?

- No, bella mia. Tu mi hai dato cosi tanta gioia e felicità con la tua bellezza e il tuo sorriso, che muoio senza alcun pentimento. Sii felice e tanti saluti, io devo andare per arrivare puntuale, il drago mi sta aspettando.
- Aspetta, ragazzo, voglio venire anche io con te!
Il ragazzo diventò serio.
- No, non venire, bella mia, perché lì, traballano le pietre e gli alberi. Il drago è molto malvagio: ti scotta, ti mangia, t’inghiottisce.
- Allora, non vengo. E se anche tu rimani con me, per sempre?
- Non posso ragazza mia. Ho fatto il patto con il drago e non posso non rispettarlo… Meglio morire, che non mantenere la parola d’onore.
La ragazza sorrise e gli disse:
- Vengo con te.
Lei salì su un cavallo bianco, lui sul cavallo nero e cavalcarono su per la montagna del drago. La ragazza sembrava vestita di luce. Il ragazzo la guardava e gli veniva la pelle d’oca. Lui disse a se stesso: “ Com’è possibile, che il drago mangerà una tale bellezza? Oh, se avessi tre vite, le regalerei tutte e tre al drago, cosi la ragazza può tornare a casa e continuare a vivere felice”.
La bella ragazza vide, che lui pensava a qualcosa nella sua testa e gli domandò:
- A che cosa pensi ragazzo coraggioso?
Lui gli disse quello che pensava:
- Se avessi avuto tre vite, o bella ragazza, le avrei regalato tutte e tre al drago, cosi tu ti salvi, torni a casa e vivi felice.
Lei lo guardò sorridente.
- Anche senza di te?
- Anche senza di me…
- Mi ami cosi tanto?
- Tantissimo.
Nel frattempo traballò tuta la montagna, traballarono i sassi e gli alberi. Apparve il drago con sette teste e cominciò a cantare:
“ Beato me, beato me! Avevo uno e sono diventati due! E’ venuta anche una ragazza giovane. La mangerò, la inghiottirò.
La ragazza bella sorrise e gli rispose:
- Povero te, o drago” Avevi uno e ora non hai più nessuno. Tu stesso
sfonderai dentro la terra, perché questa montagna è degli uomini e rimarrà a loro.
La bella ragazza e il ragazzo coraggioso si avvicinarono al drago. Questo cominciò a digrignare i denti e sputare fuoco dalla bocca. Ma la ragazza solamente con lo sguardo, lo bloccò. Il drago si spaventò e cercò di indietreggiare.
- Chi sei tu, o ragazza bianca come luce, che mi fai venire la pelle d’oca?
Cos’è questa luce che t’illumina la faccia? Cos’è questo fuoco, che mi sta bruciando cosi, da dentro?
- Sono la figlia della luna e del sole, sono il colpo del sole, che colpisce ovunque, le montagne e la terra, la testa dei cattivi e dei malvagi, per difendere i buoni, per salvare la gente.
- Che legame hai con questo ragazzo spavaldo, o ragazza luce?
- E’ il mio compagno di vita.
- Bella ragazza, tra le più belle della terra,- disse il drago – torna felice a casa. Godi la tua gioventù con il tuo spavaldo ragazzo prescelto. Avete mantenuto entrambi la parola d’onore e mi avete sconfitto.
- E tu, drago, grande drago, cosa farai ora? – domandò la figlia del sole e della luna, che teneva in mano una lancia di luce: il colpo del sole.
- “Siccome tu mi hai sconfitto, io non ho più posto in questo mondo. Andrò sotto terra e non uscirò mai più”.
Forse bruciò se stesso e diventò cenere, forse andò sotto terra…
Loro due – la ragazza “bianca come la luce” e il ragazzo della parola d‘onore – vissero felici per sempre. Anche sulla montagna del drago, si poteva andare a caccia, come su tutte le altre montagne. Lì, iniziarono a sentirsi le campanelle dei greggi e il rumore delle asce, perché la vita sconfisse la morte.

Questo è una traduzione di uno dei racconti del libro: "Antichi racconti albanesi" Titolo in originale: "Tregime te moçme shqiptare" di Mitrush Kuteli (1907-1967).

 

Autore: Mitrush Kuteli
Traduzione a cura di Adelina Kosumaj



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