© 2002 - Progetto Babele Rivista Letteraria - fondata da Marco R. Capelli
Il gruppo di Progetto Babele su Facebook
SCARICA GRATUITAMENTE LA RIVISTA IN FORMATO PDF ACQUISTA UNA COPIA STAMPATA DELLA RIVISTA SCARICA O COMPRA I NUMERI ARRETRATI DELLA RIVISTA
HomePage Contatta PB Contatta il WebMaster help&faq
 
 
PB NEWS:    [19/07/2017] Lacrime d’Inchiostro    [24/03/2017] L'editore più povero del mondo parla sul blog "La Casa di Carta"    [25/04/2015] Audio Antologia della Letteratura Italiana Vol. I e Vol. II    [13/06/2012] Terremoto in Emilia - sospensione temporanea attività Progetto Babele    [26/07/2017] 7 concorsi letterari in scadenza nei prossimi quattordici giorni    EVENTI, PRESENTAZIONI, CORSI, SEMINARI, FIERE E SPETTACOLI    Yoga della risata a LAlba Big Fish scadenza 2017-07-27    ULTIMI INSERIMENTI SUL SITO AL 26/07/2017    Recensioni     Amore incompatibile di Francesco Dell´Olio     Andata e ritorno di Elena Ciurli     L´anno prossimo a Gerusalemme di Andrè Kaminski    Il ritorno di Nibiru di Massimo Fratini     Sesso, droga e Rococò di Massimo Di Vincenzo    Il parere di PB     Sesso, droga e rococò - Storia del falsetto dai castrati all di Massimo Di Vincenzo     C è un tempo per gioire, c è un tempo per patire di Manrico A.G. Mansueti     Papà mi presti i soldi che devo lavorare? di Alessia Bottone    Le rose di Eusebia di Claudio Secci    La lama nera di Dario De Judicibus    Articoli e saggi     L´horror psicologico di Michele Pastrello     ANTONIO ALTOMONTE «emblematico ricostruttore di perdute dimensioni».     Il mondo poetico del calabrese Rocco Nassi     FRANCESCO PERRI (Careri 1885 – Pavia 1975): il primo scrittore antifascista della letteratura italiana e il primo cantore dell’emigrazione meridionale     La donna indiana tra letteratura e realtà. Anita Desai e Kamala Markandaya.    Racconti     I bossoli dei fratelli James di Massimo Martinelli     Ambrosia per due di Francesco Nucera     Compagni di scuola di Maria cristina Pazzini     La via uruguagia alla felicità di Frank Iodice     Lettera ad una cucciola di Cinzia Baldini    AUDIOLIBRI     Carrozza n.6 di Matteo Bertone letto da Samuele Arena     Fino alla fine dell`alba di Matteo Bertone letto da Samuele Arena     Hannah di Beppe Calabretta letto da Sandra Tedeschi     Delusione di Christian Bigiarini letto da Alberto Sannazzaro     L`ultimo di Giuseppe Foderaro letto da Luca Govoni    Biografie     Svevo, Italo (1861-1928)     Deledda,Grazia (1871-1936)     Némirovsky,Irene (1903-1942)     Rodolfo Walsh (1927-1977)     Sturluson, Snorri (1176-1241)    Traduzioni     Der Panther / La Pantera di Rainer Maria Rilke trad. di Paolo Esposito     Maternità trad. di Maria giovanna Varasano     L'oscurità amica trad. di Nicoletta Isola     Strana contrada trad. di Nicoletta Isola     Il silenzio del mare trad. di Nicoletta Isola    Poesie     Istantanea di Natascia Secchi     Gemme rare di Elisabetta Santirocchi     Semplicemente luce di Elisabetta Santirocchi     Testamento di Antonio Sacco     Frantumi di Edoardo Firpo    Cinema     Forbidden Voices - How to start a revolution with a laptop (Svizzera 2012) regia di Barbara Miller     Hamlet (UK - USA con Kenneth Branagh: Amleto Julie Christie: Gertrude Derek Jacobi: Claudio Kate Winslet: Ofelia 1996) regia di Kenneth Branagh     Becoming Jane (Con Anne Hathaway, James McAvoy, Julie Walters, Maggie Smith, James Cromwell 2007) regia di Julian Jarrold     The Blind Side (USA - con Sandra Bullock: Leigh Anne Tuohy Tim McGraw: Sean Tuohy Quinton Aaron: Michael Oher Jae Head: S.J. Tuohy Kathy Bates: Miss Sue 2010) regia di John Lee Hancock    Una vita nel mistero (ITALIA 2010) regia di Stefano Simone    Musica     Scimpanzè (2015) - Loris Dalì     FIN (2014) - - Thomas -     Chimera (2014) - Ottodix     Tapes (2008) - Alanis Morissette    IL FORUM DI PB    Ultimo topic: EXPO DI ARTE CONTEMPORANEA di Marche Centro d'Arte - parte la V edizione inserito il 2015-04-11 (ultimo aggiornamento 2015-04-11)    Ultimo post: inserito da dariociferri il 2015-04-11 sul topic EXPO DI ARTE CONTEMPORANEA di Marche Centro d'Arte - parte la V edizione    
 
 
Email
PSWD
CONSIGLI DI LETTURA
Arretrati e copie stampate
PB International
PB Interactive
IN PRIMO PIANO


OnlineUtenti connessi: 9
Utenti collegati in chat 0

Dal 01/01/2003
questo sito ha generato
96.226.782
esposizioni

 
     

Un posto pulito, illuminato bene di Ernest Hemingway
traduzione a cura di Marco Roberto Capelli
Pubblicato su PB19



VOTA QUESTO TESTO
Insufficiente Sufficiente Discreto Buono Ottimo

Votanti: 22673
Media 79.91 %

Traduzioni

Quando Ernest Hemingway scrisse A Clean, Well-Lighted Place, nel 1926, aveva 28 anni. Il racconto fu successivamente incluso nella raccolta Winner take nothing del 1933.
E’ opinione comune - e certo non infondata - che Hemingway dia il meglio di sè nei racconti. O, forse, i racconti consentono un accesso più immediato, più intuitivo al complesso mondo dell’autore statunitense. Quasi un condensato o una enciclopedia, suddivisa per argomenti.
Quel che è certo è che Un posto pulito, illuminato bene ci presenta un Ernest Hemingway al suo meglio: caustico, sintetico, teso, essenziale e secco. Nessuna concessione, neppure in fieri, alla prolissità delle opere più tarde. Dialoghi che schioccano come un colpo di frusta, immagini che si succedono con una tecnica decisamente impressionistica (il soldato, la ragazza, l’ombra delle foglie appena mosse dal vento e, soprattutto, il vecchio, sordo, silenzioso, ubriaco, solo - assolutamente solo) e su tutto, sospesa, inespressa una domanda. Anzi, la domanda. Il quadro, potenzialmente quasi banale, si traduce invece nella più sorprendente e blasfema preghiera della letteratura americana.
L’azione si disegna attraverso i dialoghi dei due camerieri: pennellate rapide, nitide, precise. Tre protagonisti che, ovviamente, rappresentano altrettante fasi della vita: le illusioni giovanili, il disincanto dell’età matura, la muta disperazione della vecchiaia. Il caffè si trasforma in una perfetta rappresentazione scenica - quasi teatrale -un microcosmo completo.
Il buio fa paura. Non per quel che contiene, ma per quel che non contiene. E’ come se l’oscurità fosse una porta, uno squarcio attraverso il velo dell’illusione che circonda ogni cosa. Una porta aperta sull’abisso ed oltre la soglia... Nulla, nada. Nothing.
La fortuna è non accorgersene... molti non se ne accorgono mai. Niente di male sia chiaro, come dice il cameriere più anziano: “Non è solo una questione di età o di fiducia, siamo di due tipi differenti”.
Ma, poi, se tutto è davvero nada, allora niente è davvero importante. Prima o poi arriverà anche il mattino, per non pensare più. Nel frattempo, bastano un altro brandy, un altro bar e, naturalmente, la luce elettrica. Certainly.
Hemingway scrisse questo racconto quando aveva meno di trent’anni. Trent’anni dopo si sarebbe suicidato sparandosi con un fucile da caccia. Forse non ne poteva più del nada che è in ogni luogo, o forse, soltanto, non se la sentiva più di  rimanere solo, in un caffè, ad attendere il mattino.
Ma forse, si disse, è solo insonnia. Deve essere un problema abbastanza comune... (M.R.C)

* * *

He (Hemingway) has reduced the veil between literature and life, which is what every writer strives to do. Have you read 'A Clean Well-Lighted Place'?...It is masterly. Indeed, it is one of the best short stories ever written...

(Hemingway) ha assottigliato il velo che si stende tra letteratura e vita, che è poi quello che ogni scrittore si sforza di fare. Avere letto “Un posto pulito, ben illuminato”? ... E’ un capolavoro. In effetti, è uno dei racconti migliori che siano mai stati scritti.

James Joyce

* * *

Un posto pulito, illuminato bene
di Ernest Hemingway

Era molto tardi e quasi tutti se n'erano andati dal caffè, tranne un vecchio che sedeva nell'ombra che le foglie dell'albero proiettavano schermando la luce delle lampade elettriche.
Durante il giorno la strada era polverosa, ma di notte la rugiada faceva depositare la polvere ed al vecchio piaceva stare seduto lì fino a tardi, perché era sordo e di notte, quando tutto era tranquillo, riusciva a sentire che era diverso.
I due camerieri nel caffè sapevano che il vecchio era un po' ubriaco e, anche se era un buon cliente, sapevano che se si fosse ubriacato troppo se ne sarebbe andato senza pagare, così lo tenevano d'occhio.
"La settimana scorsa ha tentato il suicidio." disse uno dei camerieri.
"Perché?"
"Era disperato."
"Per quale ragione?"
"Nessuna."
"Come lo sai che non aveva una ragione?"
"Ha un sacco di soldi."
Si sedettero ad un tavolo che stava contro il muro vicino alla porta del caffè e continuarono a guardare la terrazza dove i tavoli erano tutti vuoti tranne quello dove sedeva il vecchio, all'ombra delle foglie dell'albero che si muovevano leggermente nel vento.
Una ragazza ed un soldato passarono per la strada. La luce del lampione si riflesse sulla targhetta d'ottone che pendeva dal collo del soldato. La ragazza non portava niente in testa e faticava a tenere il suo passo.
"La pattuglia lo beccherà." disse uno dei camerieri.
"Che importa, se otterrà comunque quello che sta cercando?"
"Farebbe comunque meglio ad allontanarsi dalla strada adesso. La pattuglia lo prenderà. E' passata appena cinque minuti fa."
Il vecchio seduto nell'ombra batteva sul vassoio con gli occhiali. Il cameriere più giovane andò da lui.
"Che cosa vuole?"
Il vecchio lo guardò. "Un altro brandy," disse.
"Si ubriacherà," disse il cameriere. Il vecchio lo guardò. Il cameriere andò via.
"Resterà qui tutta la notte," disse al collega "Ed io ho già sonno. Non vado mai a dormire prima delle tre. Avrebbe dovuto ammazzarsi la settimana scorsa."
Il cameriere prese la bottiglia di brandy ed un altro bicchiere dal bancone dentro al caffè e marciò verso il tavolo del vecchio. Appoggiò il cabaret e riempì il bicchiere di brandy fino all'orlo. "Ti saresti dovuto ammazzare la settimana scorsa" disse all'uomo sordo.
Il vecchio fece un gesto con le dita. "Un po' di più," disse. Il cameriere continuò a versare così che il brandy traboccò e scivolò giù dentro al primo vassoio della pila. "Grazie," disse il vecchio.
Il cameriere riportò la bottiglia nel caffè. Si sedette nuovamente al tavolo con il suo collega.
"Adesso è ubriaco," disse.
"Si ubriaca tutte le notti."
"Perché voleva ammazzarsi?"
"Cosa ne so io?"
"Come ha fatto?"
"Si è impiccato con una corda."
"Chi lo ha tirato giù?"
"Sua nipote."
"Perché lo ha fatto?"
"Per salvargli l'anima."
"Quanti soldi ha?"
"Un sacco."
"Deve avere almeno ottant'anni."
"Sì, credo proprio che abbia ottant'anni."
"Vorrei che andasse a casa. Non riesco mai ad andare a letto prima delle tre del mattino. Che razza di ora è per andare a letto?"
"Lui sta sveglio perché gli piace."
"Lui è solo. Io no. Ho una moglie che mi aspetta nel letto."
"Anche lui aveva una moglie, una volta."
"Una moglie adesso non gli servirebbe a niente."
"Chi lo sa? Forse starebbe meglio se avesse una moglie".
"Sua nipote si occupa di lui. Hai detto che lo ha tirato giù lei.".
"Lo so."
"Non mi piacerebbe essere così vecchio. I vecchi sono cose sporche."
"Non sempre. Questo vecchio è pulito. Beve senza rovesciare una goccia. Persino adesso che è ubriaco. Guardalo."
"Non ho voglia di guardarlo. Vorrei solo che andasse a casa. Non ha nessun rispetto per la gente che deve lavorare."
Il vecchio guardò la piazza attraverso le lenti degli occhiali, poi guardò i camerieri.
"Un altro brandy," disse, indicando il suo bicchiere. Il cameriere che aveva fretta andò da lui.
"Finito," disse, parlando con quell'omissione di sintassi che gli stupidi usano quando parlano con la gente ubriaca o con gli stranieri. "Basta stanotte. Adesso chiuso."
"Un altro," disse il vecchio.
"No. Finito." Il cameriere iniziò a spazzare un lato del tavolo con un tovagliolo scuotendo la testa.
Il vecchio si alzò, contò lentamente i vassoi, tolse un portamonete di pelle dalla tasca e pagò quel che aveva bevuto lasciando mezza peseta di mancia.
Il cameriere lo guardò mentre si allontanava, un uomo molto vecchio che camminava con passo incerto ma con dignità.
"Perché non gli hai permesso di restare a berne un altro?" chiese il cameriere che non aveva fretta. Stavano già chiudendo la serranda.
"Non sono ancora le due e trenta."
"Voglio andare a casa, a letto."
"Che differenza fa un'ora?"
"Fa più differenza per me che per lui."
"Un'ora è sempre un'ora."
"Adesso parli come se fossi vecchio anche tu. Poteva comprarsi una bottiglia ed andare a bersela a casa."
"Non è la stessa cosa."
"No, non lo è." acconsentì il cameriere che aveva una moglie. Non voleva essere ingiusto. Aveva solo fretta.
"E tu? Non hai paura ad andare a casa prima del solito?"
"Stai cercando di insultarmi?"
"No, hombre, sto solo scherzando."
"No," disse il cameriere che aveva fretta, alzandosi dopo aver agganciato la serratura di metallo. "Mi fido. Mi fido molto."
"Hai gioventù, fiducia e un lavoro," disse il cameriere più vecchio. "Hai tutto.".
"Ed a te cosa manca?"
"Tutto, tranne un lavoro."
"Hai le stesse cose che ho io. "
"No. Non mi sono mai fidato di nessuno, e non sono giovane."
"Avanti. Smettiamola con queste sciocchezze e chiudiamo."
"Io sono uno di quelli a cui piace restare al caffè fino a tardi." disse il cameriere più vecchio.
"Con tutti quelli che non vogliono andare a letto."
"Io voglio andare a casa ed infilarmi a letto."
"Siamo di due tipi differenti," disse il cameriere più vecchio. "Non è solo una questione di età o di fiducia, anche se queste sono comunque cose molto belle. Ogni notte sono riluttante a chiudere perché potrebbe arrivare qualcuno che ha bisogno del caffè."
"Hombre, ci sono bodegas aperte tutta la notte."
"Tu non capisci. Questo è un caffè pulito e piacevole. E' illuminato bene. La luce è molto buona e poi, adesso, c'è l'ombra delle foglie."
"Buona notte," disse il cameriere più giovane.
"Buona notte," disse l'altro. Spense la luce continuando la conversazione fra sé e sé. Era la luce, ovviamente, ma era comunque necessario che il posto fosse pulito e piacevole. Certamente non ci deve essere musica. Né si può stare con dignità in piedi di fronte ad un bancone, anche se è l'unica cosa che puoi trovare dopo una certa ora. Di che cosa aveva paura? Non era paura né timore, era un nulla che conosceva troppo bene. Tutto era nulla, anche gli uomini erano nulla. Era solo quello e la luce era l'unica cosa di cui aveva bisogno, assieme ad un poco di pulizia e di ordine.
Alcuni ci vivevano e neanche se ne accorgevano, ma lui lo sapeva che tutto era nada y pues nada y nada y pues nada. Nada nostro che sei nel nada, nada sia il tuo nome ed il tuo regno, nada la tua volontà in nada come in nada. Dacci oggi il nostro nada quotidiano e rimetti a noi i nostri nada come noi rimettiamo ai nostri nada e liberaci dal nada; pues nada.
Ave o nulla pieno di nulla, che il nulla sia con te.
Sorrise e si fermò davanti ad un bancone con una luccicante macchina del caffè a pressione.
"Che cosa vuole?" chiese il barista.
"Nada".
"Otro loco mas(1)," disse il barista e si voltò.
"Una tazzina," disse il cameriere.
Il barista gliela versò.
"La luce è brillante e piacevole, ma il bancone non è lucidato," disse il cameriere.
Il barista lo guardò ma non rispose. Era troppo tardi per fare conversazione.
"Vuole un'altra copita?" chiese il barista.
"No, grazie," disse il cameriere ad uscì. Non gli piacevano i bar e le bodegas. Un caffè pulito e ben illuminato era una cosa molto diversa.
Ora, senza più pensare, sarebbe andato a casa, nella sua stanza. Si sarebbe coricato sul letto e finalmente, con la luce del giorno, si sarebbe addormentato. Dopo tutto si disse, è probabilmente solo insonnia. Deve essere un problema abbastanza comune.

Ernest Hemingway 1926
Traduzione di Marco R. Capelli

(1) Un altro matto.

 



A clean, well lighted place

by Ernest Hemingway

It was very late and everyone had left the cafe except an old man who sat in the shadow the leaves of the tree made against the electric light.
In the day time the street was dusty, but at night the dew settled the dust and the old man liked to sit late because he was deaf and now at
night it was quiet and he felt the difference. The two waiters inside the cafe knew that the old man was a little drunk, and while he was a good
client they knew that if he became too drunk he would leave without paying, so they kept watch on him.
"Last week he tried to commit suicide," one waiter said. 
"Why?" 
"He was in despair." 
"What about?" 
"Nothing." 
"How do you know it was nothing?" 
"He has plenty of money." 
They sat together at a table that was close against the wall near the door of the cafe and looked at the terrace where the tables were all
empty except where the old man sat in the shadow of the leaves of the tree that moved slightly in the wind. A girl and a soldier went by in the
street. The street light shone on the brass number on his collar. The girl wore no head covering and hurried beside him. 
"The guard will pick him up," one waiter said. 
"What does it matter if he gets what he's after?" 
"He had better get off the street now. The guard will get him. They went by five minutes ago." 
The old man sitting in the shadow rapped on his saucer with his glass. The younger waiter went over to him. 
"What do you want?" 
The old man looked at him. "Another brandy," he said.
"You'll be drunk," the waiter said. The old man looked at him. The waiter went away. 
"He'll stay all night," he said to his colleague. "I'm sleepy now. I never get into bed before three o'clock.  He should have killed himself last
week." 
The waiter took the brandy bottle and another saucer from the counter inside the cafe and marched out to the old man's table. He put down
the saucer and poured the glass full of brandy. 
"You should have killed yourself last week," he said to the deaf man.
The old man motioned with his finger.  "A little more," he said. The waiter poured on into the glass so that the brandy slopped over and ran down the stem into the top saucer of the pile. "Thank you," the old man said.
The waiter took the bottle back inside the cafe. He sat down at the table with his colleague again.
"He's drunk now," he said. 
"He's drunk every night." 
"What did he want to kill himself for?" 
"How should I know." 
"How did he do it?" 
"He hung himself with a rope." 
"Who cut him down?" 
"His niece." 
"Why did they do it?" 
"Fear for his soul." 
"How much money has he got?" "He's got plenty." 
"He must be eighty years old." 
"Anyway I should say he was eighty." 
"I wish he would go home. I never get to bed before three o'clock. What kind of hour is that to go to bed?" 
"He stays up because he likes it." 
"He's lonely. I'm not lonely. I have a wife waiting in bed for me."
"He had a wife once too." 
"A wife would be no good to him now." 
"You can't tell. He might be better with a wife." 
"His niece looks after him. You said she cut him down." 
"I know." "I wouldn't want to be that old. An old man is a nasty thing." 
"Not always. This old man is clean. He drinks without spilling. Even now, drunk. Look at him." 
"I don't want to look at him. I wish he would go home.
He has no regard for those who must work." 
The old man looked from his glass across the square, then over at the waiters. 
"Another brandy," he said, pointing to his glass. The waiter who was in a hurry came over. 
"Finished," he said, speaking with that omission of syntax stupid people employ when talking to drunken people or foreigners. "No more
tonight. Close now." 
"Another," said the old man. 
"No. Finished." The waiter wiped the edge of the table with a towel and shook his head. 
The old man stood up, slowly counted the saucers, took a leather coin purse from his pocket and paid for the drinks, leaving half a peseta tip.
The waiter watched him go down the street, a very old man walking unsteadily but with dignity. 
"Why didn't you let him stay and drink?" the unhurried waiter asked. They were putting up the shutters. 
"It is not half-past two."
"I want to go home to bed." 
"What is an hour?" 
"More to me than to him." 
"An hour is the same." 
"You talk like an old man yourself. He can buy a bottle and drink at home." 
"It's not the same." 
"No, it is not," agreed the waiter with a wife. He did not wish to be unjust. He was only in a hurry. 
"And you? You have no fear of going home before your usual hour?" 
"Are you trying to insult me?" 
"No, hombre, only to make a joke." 
"No," the waiter who was in a hurry said, rising from pulling down the metal shutters. "I have confidence. I am all confidence." 
"You have youth, confidence, and a job," the older waiter said. "You have everything." 
"And what do you lack?" 
"Everything but work." 
"You have everything I have." 
"No. I have never had confidence and I am not young."
"Come on. Stop talking nonsense and lock up." 
"I am of those who like to stay late at the cafe," the older waiter said. 
"With all those who do not want to go to bed. With all those who need a light for the night." 
"I want to go home and into bed." 
"We are of two different kinds," the older waiter said. He was now dressed to go home. "It is not only a question of youth and confidence
although those things are very beautiful. Each night I am reluctant to close up because there may be some one who needs the cafe."
"Hombre, there are bodegas open all night long." 
"You do not understand. This is a clean and pleasant cafe. It is well lighted. The light is very good and also, now, there are shadows of the
leaves." 
"Good night," said the younger waiter. 
"Good night," the other said. Turning off the electric light he continued the conversation with himself, It was the light of course but it is
necessary that the place be clean and pleasant. You do not want music.  Certainly you do not want music. Nor can you stand before a bar
with dignity although that is all that is provided for these hours. What did he fear? It was not a fear or dread, It was a nothing that he knew too
well. It was all a nothing and a man was a nothing too. It was only that and light was all it needed and a certain cleanness and order.
Some lived in it and never felt it but he knew it all was nada y pues nada y nada y pues nada. Our nada who art in nada, nada be thy name thy kingdom nada thy will be nada in nada as it is in nada. Give us this nada our daily nada and nada us our nada as we nada our nadas and
nada us not into nada but deliver us from nada; pues nada. Hail nothing full of nothing, nothing is with thee. He smiled and stood before a bar
with a shining steam pressure coffee machine. 
"What's yours?" asked the barman. 
"Nada." 
"Otro loco mas," said the barman and turned away. 
"A little cup," said the waiter. 
The barman poured it for him. 
"The light is very bright and pleasant but the bar is unpolished," the waiter said. 
The barman looked at him but did not answer. It was too late at night for conversation. 
"You want another copita?" the barman asked. 
"No, thank you," said the waiter and went out. He disliked bars and bodegas. A clean, well-lighted cafe was a very different thing. Now,
without thinking further, he would go home to his room. He would lie in the bed and finally, with daylight, he would go to sleep. After all, he
said to himself, it's probably only insomnia. Many must have it.

Ernest Hemingway (1926)

Autore: Ernest Hemingway
Traduzione a cura di Marco Roberto Capelli



Recensioni ed articoli relativi a Ernest Hemingway

(1) Eduardo Halfon tra il sorprendente e il quotidiano a cura di Maria pina Iannuzzi - ARTICOLO
(2) Da D'Annunzio a Pirandello di Mario Puccini - RECENSIONE
(3) Hemingway, Ernest(1898-1961) a cura di Giampaolo Giampaoli - BIOGRAFIA
(4) Un posto pulito, illuminato bene di Ernest Hemingway trad.di Marco Roberto Capelli - TRADUZIONE

Recensioni ed articoli relativi a Marco Roberto Capelli

(1) Nuova scuola filosofica di Tadeusz Rozewicz trad.di Aldona Palys - TRADUZIONE
(3) Il Gigante di Marco Roberto Capelli - IL PARERE DI PB

Testi di Marco Roberto Capelli pubblicati su Progetto Babele

(1) Weird Tales di Marco Roberto Capelli - ARTICOLO
(2) Da D'Annunzio a Pirandello di Mario Puccini - RECENSIONE
(3) Orwell, George(1903-1950) a cura di Marco Roberto Capelli - BIOGRAFIA
(4) Il cuore oscuro dell'Italia di Tobias Jones - RECENSIONE
(5) Anima Nera di Fabio Monteduro - RECENSIONE
(6) Un posto pulito, illuminato bene di Ernest Hemingway trad.di Marco Roberto Capelli - TRADUZIONE
(7) Il biglietto di Marco Roberto Capelli - RACCONTO
(8) Giulia di Marco Roberto Capelli - RACCONTO
(9) The bowmen (Gli arcieri) di Arthur Machen trad.di Marco Roberto Capelli - TRADUZIONE
(10) Picatrix di Valerio Evangelisti - RECENSIONE
(11) Il tempo sospeso di Katia Amadio - RECENSIONE
(12) Gli Dei di Marco Roberto Capelli - RACCONTO
(13) Il fantasma del ponte di ferro di Marco Roberto Capelli - RACCONTO
(14) Risonanza di Marco Roberto Capelli - RACCONTO
(15) Dagon di H.P.Lovecraft (traduzione) di Marco Roberto Capelli - TRADUZIONE
(20) L' orrore dietro l'angolo di A.A.V.V. - IL PARERE DI PB
(21) Sognando mondi incantati di A.A.V.V. - IL PARERE DI PB
(22) Che diavolo gli aveva preso Dio solo lo sa di Raffaello Ferrante - IL PARERE DI PB
(23) Il segno di Joao di Enrico Pennino - IL PARERE DI PB
(24) L' ultimo segreto di Atlantide di Fabio Battisti - IL PARERE DI PB
(25) A.M.I.C.A. Terrore telematico di Antonio de Lieto Vollaro - IL PARERE DI PB
(26) Ragnatela dimensionale di Annarita Petrino - IL PARERE DI PB
(27) Col culo scomodo di Antonella Lattanzi - IL PARERE DI PB
(28) L' urlo di Adrien Hingert - IL PARERE DI PB
(29) Diario di poesia di Giampaolo Giampaoli - IL PARERE DI PB
>>Continua (click here)


>>ARCHIVIO TRADUZION

>>GLI AUDIOLIBRI DI PB



-

dal 2008-09-07
VISITE: 61875