LE INTERVISTE DI PROGETTO BABELE Un'intervista di Pietro Pancamo
LA POESIA È UN BALSAMO (IN "ESTINZIONE"?) DI PAZZIA E CORAGGIO Amministratori locali interessati ad altro, non a promuovere la letteratura, ed una serie di programmi scolastico-ministeriali forse poco accorti spegneranno, in Italia e nei giovani, il desiderio di leggere versi o magari comporne. Ecco quale potrebbe essere, a lungo andare, la conseguenza estrema della grave situazione denunciata, in quest'intervista a cura di Pietro Pancamo, da una scrittrice di vero talento: Lorella De Bon
Che cos'è per te la poesia? Come la descriveresti, o presenteresti, ad una classe di studenti in ascolto? Innanzi tutto, ritengo che la scuola non educhi a sufficienza gli studenti ad amare la Poesia, anzi il contrario. Ho terminato da molto tempo la scuola dell'obbligo, ma ricordo che la preferenza era data ad altre materie, altri discorsi e insegnamenti ritenuti più utili per il futuro lavorativo dei giovani. Non so di chi siano le colpe, se degli insegnanti o dei programmi ministeriali. E mi auguro che nel frattempo le cose siano cambiate (sarei felice di ricevere una sonora smentita in merito). Se è vero che di Poesia non si può campare, è però altrettanto vero che di Poesia si nutre l'anima. Ecco la mia risposta. La Poesia è per me il migliore nutrimento per l'anima, un'occasione unica per lanciare la fantasia al galoppo ed esprimere noi stessi con una libertà che la vita di tutti i giorni ci nega. In versi si può dire tutto, ma proprio tutto.
Fra le poesie che hai scritto sinora, quali sono quelle in cui ti riconosci di più? E perché? Una scelta che mi è impossibile compiere. Perché considero le mie poesie come dei figli, nei quali ci si riconosce sempre. In fondo, le poesie sono delle istantanee di alcuni momenti della vita, tutte ugualmente fedeli all'autore e alle sue emozioni. Mi riconosco in ogni verso, anche se certi momenti sono passati e non torneranno mai più.
L'essere di recente diventata madre, in che misura ha influito sul tuo modo di scrivere poesia? Ho meno tempo per scrivere, questo è un dato di fatto. E quel poco che scrivo trae ispirazione da mia figlia. I temi della Poesia sono inevitabilmente legati a filo doppio alla vita. Inoltre, in me è nato il bisogno fortissimo di lasciarle in eredità una serie di poesie che le racconteranno, una volta cresciuta, lo svolgersi della sua infanzia. Insomma, ho bisogno di sapere che un giorno si vedrà attraverso i miei occhi.
Fra i poeti con cui sei in contatto, chi sono quelli che ti somigliano maggiormente per mentalità o ispirazione? Con quali sei riuscita a stabilire, nel corso del tempo, i rapporti più fruttuosi e duraturi? C'è una particolare affinità con una ragazza di nome Sara, conosciuta grazie a un sito di scrittura creativa. Questo per dire che la Poesia è anche occasione per fare delle belle e durature amicizie. Amiamo trattare gli stessi temi in versi (l'amore, l'amicizia, la nostalgia dell'infanzia, il timore della morte) e anche il nostro modo di scrivere viaggia sulla stessa lunghezza d'onda. Infatti, abbiamo composto alcune poesie insieme, rimpallandoci le strofe via mail.
Fra quelli ormai noti a livello nazionale, quali poeti si distinguono di più, qui in Italia? Che cosa li rende particolari? Amo in maniera viscerale Alda Merini, tanto che ho curato un'antologia di poesie di autori "dilettanti" a lei appositamente dedicata ("Nata il 21 marzo", Terre Sommerse, Roma, 2006). Ogni suo verso mi arriva nello stomaco come un pugno e mi fa male. E ogni volta che la leggo mi dico: "Ecco, vorrei riuscire a scrivere come lei". Alda è il mio punto di riferimento costante, un modello al quale spesso attingo ispirazione. La sua Poesia è puro sentimento, scevro da schemi mentali e da sovrastrutture imposte da chicchessia. In questo senso Alda è folle. Perché chiunque ami senza limiti è pazzo, non credi? Pazzo e coraggioso.
In un'intervista che mi ha gentilmente rilasciato, il direttore di una rivista culturale piuttosto conosciuta, ha dichiarato apertamente: "L'unico vero problema della nostra letteratura oggi è il vittimismo! Si legge sempre - e costantemente - di ritardo, di crisi, di provincialismo, di problemi... Ma non c'è niente di tanto provinciale quanto lamentarsi della propria situazione provinciale". Tu sei d'accordo con queste affermazioni? Molte persone amano piangersi addosso, quasi fosse una sorta di attività consolatoria. Il mondo della letteratura non ne è immune, anzi rispecchia la società. D'altronde, non è questa una delle sue funzioni? Però è vero che la letteratura occupa poco spazio nella vita delle persone, impegnate in ben altre faccende. La soluzione non è piangere, ma da soli gli autori non possono nulla per cambiare la situazione. Un esempio: tempo fa ho proposto ad alcuni amministratori locali di organizzare un concorso letterario intitolato alla mia città, per rilanciarne l'immagine ma anche per offrire una manifestazione che fosse di stimolo alla lettura e alla scrittura. Sono stata ascoltata, ma nulla più. Perché le priorità per un'amministrazione sono evidentemente altre e diverse. Se non è provincialismo questo
La televisione come e quanto ha inciso sul linguaggio comune, sull'italiano che siamo abituati quotidianamente a parlare? La televisione ha stravolto il modo di parlare quotidiano, soprattutto quello dei giovani (tra i quali non mi includo più, purtroppo). Certe espressioni e modi di dire diventano dei veri e propri "tormentoni", che spesso penetrano nell'ambiente scolastico e lavorativo. Però non mi va di demonizzare la televisione, che trasmette anche programmi educativi e di svago molto validi. Bisogna, come in tutte le cose, saper distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo. Un compito che famiglia e scuola devono accollarsi per prime (con un senso di responsabilità, che pare attualmente al minimo storico).
Secondo te è possibile (e come, eventualmente?) educare il grande pubblico alla poesia? Oppure pensi che nei confronti di quest'ultima l'attenzione e l'interesse siano già vivi a sufficienza in Italia? Non è mai troppa l'attenzione dedicata alla Poesia, ma l'educazione alla Poesia deve iniziare dai giovanissimi. Non basta far imparare a memoria dei versi. Bisogna far apprezzare le potenzialità che la Poesia offre, avvicinando i bambini a questa forma espressiva con gradualità e non relegandola, nel programma scolastico, al ruolo di tappabuchi. Ci vogliono insegnanti che amino la Poesia e che sappiano trasmettere questo amore agli alunni. E a casa, genitori altrettanto sensibili.
Qualche tempo fa Umberto Piersanti, nel rispondere a una mia domanda, si è così pronunciato: "Perché si scrive? Chi è il poeta? Una piccola prosa di Baudelaire ce lo dice meglio di ogni saggio antropologico. Il poeta, come tutti gli uomini, è un naufrago in un'isola deserta: aspetta l'alta marea, dunque (come tutti gli uomini) la vecchiaia e la morte. A differenza degli altri prende un biglietto, ci scrive sopra: "Io sono, io esisto". Mette il biglietto dentro una bottiglia, che butta poi nel mare". Anche tu credi che il poeta - su questa Terra - sia l'unico e solo a sforzarsi d'attestare la propria esistenza? E di lasciare, magari, un "promemoria" all'eternità? No, non credo che il Poeta sia l'unico a sforzarsi di lasciare la propria impronta nella memoria del prossimo. C'è il Pittore, lo Scultore, il Musicista, il Ballerino, il Regista e così via. Sto parlando di impronte "artistiche", ma ovviamente ognuno di noi anela a farsi ricordare da chi gli sopravviverà. Ognuno a modo suo. La risposta di Piersanti - e la citazione da Baudelaire - mi sembrano un po' troppo esclusive ed elitarie. In fondo, anche un lavoro comune, se fatto con diligenza e senso di responsabilità, perpetua il ricordo di chi è vissuto senza essere Poeta.
Chiunque sia afflitto dalla vita può sul serio trovare conforto, come alcuni dicono, nelle parole di un poeta? E se sì, in che modo? Potenzialmente, chiunque può trovare conforto nella Poesia. In pratica, sono poche le persone che affidano la propria anima alle sue cure, ritenendola difficile da comprendere e preferendole altre soluzioni. Ma la Poesia non va compresa, capita o tradotta come pretendono erroneamente in molti. Essa va letta e sentita a pelle. Certo, la Poesia costa fatica perché costringe a guardarsi dentro in modo spietato, ma una volta conosciuta non la si lascia più.
Per gentile concessione di Lorella De Bon e Pietro Pancamo
*****************************************
SEI POESIE DI LORELLA DE BON Certificato di esistenza Necessito un certificato di esistenza tracciato col tuo fiato: segni di nascita sul corpo diafano e bambino, fatto di morsi e rimorsi e ricorsi d'una vita che non avrà storia. E se piango non è per dissetare la terra, ma per sciogliermi e perdermi come prima d'essere carne, eco incomprensibile che reclama voce altisonante in discordia d'emozioni. È piccola deviazione questa vita - questa mia vita - lacerata ai bordi e sbranata, senza più fissa dimora all'infuori della logica sequenza del tempo che batte alle finestre (e non trova mai il coraggio di entrare). Mi troverai ovunque se resterai appeso ai miei nervi; e prometto che ti terrò baco da seta stretto al petto, nutrendoti col succo di passioni fermentate e occhi a reclamarti. Io, zero assoluto e piccola piega d'anima timorosa, che dei titani fugge la lotta a conservarsi viva e per te segreta. Tu scrivi come una rondine Tu scrivi come una rondine ("Oh, lui parlava fitto e innamorato come una rondine stellata, pieno di germi d'addio. [...] e con le mani sfiorava i miei libri, invece del volto [ ]" Alda Merini, "Il gergo di Manganelli", in "La palude di Manganelli o il monarca del re", Edizioni La Vita Felice, Milano, 2000) Tu scrivi come una rondine votata agli arrivi brevi e alle partenze frugali, di quelle che non fanno rumore mai, se non dentro il mio stomaco stanco di chiedere ragione di tutto. Tu arrivi a primavera nello stesso nido, tra le stesse mani di sempre; io misera strega priva di misura ti ho rubato la voce e non il fiato (seme rapito dal vento). E ti chiedo: possiamo scegliere noi la direzione del vento o dobbiamo farci trasportare come ali assonnate? Sai, anche le rondini s'abbandonano ogni tanto, come chi legge poesie e fruga tra le nuvole in cerca del sole. Pietra e polvere oggi questo cielo invadente, ma ho le mani libere a raccoglierti le piume, per farti alzare immenso in volo e recluderti dentro i miei occhi ruvidi e tristi. Di mia carne e sua (a mia figlia) Ti necessito carne, di mia carne e sua, ché io non basto a darti forma e consistenza. Sono poco e male per farti grande, troppo zuccherina e densa di paura, ape regina di pochi soldati. Sono un pozzo questi mesi umidi, che la nebbia avvolge di placenta - pozzo di marmellata dentro un vaso troppo stretto. Aspetto, non posso che aspettare. Un giorno mi sarai piccole mani e piedi sul petto. Ed io - forse - sangue e latte buoni a scacciarti via la fame e l'oscurità. Le foglie duva che imbiancano (E siamo anche adesso tu ed io le cerniere preziose che recintano lo spazio della casa, il rifugio sicuro con tepore di nido, le pareti con levità di piuma [...] Adriana Scarpa, «La costola di Adamo», in «Alchimie per una donna», Editrice Montedit, Melegnano, 2000) Chiudi tra le mani tutti i miei capelli e le foglie duva che imbiancano e maturano e poi cadono dai filari e sinfilano nella terra. Sarà questa la dimensione del mio spirito, il rito di passaggio necessario. Sarà un lento risveglio alla luce, luscita dal buio che avvolge i pensieri, la stagione nuova e infinita. Ma oggi è il tempo di accendere la stufa per trattenere il tepore fra le mura dellalba, dove appendiamo i nostri abiti usati ogni giorno sempre gli stessi, gli stessi di sempre. Sono dolci lamenti le carezze che la morbida carne richiede, respiri alternati al chiarore di luna, che solo quando è piena attira gli sguardi di-amanti quotidiani. Da un solo grappolo duva sgorga un succo amaro, per niente simile al buon vino. A ogni volere del cielo (a mia figlia) C'è una farfalla azzurra sul soffitto e muove le ali a ogni mio gesto. Tu piangi come un uccellino nel nido e apri la bocca al pensiero del cibo. In un angolo della cucina il cane trema all'arrivo del temporale. La pioggia odorerà di asfalto bagnato pur se la strada è lontana e l'erba s'inchina a ogni volere del cielo. Intanto Frank Sinatra canta Il vento ha spaventato le nuvole ieri, inseguendole a perdifiato tra gli alberi. Oggi schegge di cielo sono prigioniere dei rami, palline di vetro per il prossimo Natale. Appendo pensieri alle parole e intraprendo un viaggio alla ricerca dell'essenza delle cose. E mi racconto una fiaba per credermi fata e sciogliere i nodi che m'arruffano i capelli. Intanto Frank Sinatra canta e New York sopravvive.
SEI POESIE DI LORELLA DE BON
Certificato di esistenza
Necessito un certificato di esistenza tracciato col tuo fiato: segni di nascita sul corpo diafano e bambino, fatto di morsi e rimorsi e ricorsi d'una vita che non avrà storia.
E se piango non è per dissetare la terra, ma per sciogliermi e perdermi come prima d'essere carne, eco incomprensibile che reclama voce altisonante in discordia d'emozioni.
È piccola deviazione questa vita - questa mia vita - lacerata ai bordi e sbranata, senza più fissa dimora all'infuori della logica sequenza del tempo che batte alle finestre (e non trova mai il coraggio di entrare).
Mi troverai ovunque se resterai appeso ai miei nervi; e prometto che ti terrò baco da seta stretto al petto, nutrendoti col succo di passioni fermentate e occhi a reclamarti.
Io, zero assoluto e piccola piega d'anima timorosa, che dei titani fugge la lotta a conservarsi viva e per te segreta.
Tu scrivi come una rondine
Tu scrivi come una rondine ("Oh, lui parlava fitto e innamorato come una rondine stellata, pieno di germi d'addio. [...] e con le mani sfiorava i miei libri, invece del volto [ ]" Alda Merini, "Il gergo di Manganelli", in "La palude di Manganelli o il monarca del re", Edizioni La Vita Felice, Milano, 2000)
Tu scrivi come una rondine votata agli arrivi brevi e alle partenze frugali, di quelle che non fanno rumore mai, se non dentro il mio stomaco stanco di chiedere ragione di tutto.
Tu arrivi a primavera nello stesso nido, tra le stesse mani di sempre; io misera strega priva di misura ti ho rubato la voce e non il fiato (seme rapito dal vento).
E ti chiedo: possiamo scegliere noi la direzione del vento o dobbiamo farci trasportare come ali assonnate? Sai, anche le rondini s'abbandonano ogni tanto, come chi legge poesie e fruga tra le nuvole in cerca del sole.
Pietra e polvere oggi questo cielo invadente, ma ho le mani libere a raccoglierti le piume, per farti alzare immenso in volo e recluderti dentro i miei occhi ruvidi e tristi.
Di mia carne e sua (a mia figlia)
Ti necessito carne, di mia carne e sua, ché io non basto a darti forma e consistenza. Sono poco e male per farti grande, troppo zuccherina e densa di paura, ape regina di pochi soldati.
Sono un pozzo questi mesi umidi, che la nebbia avvolge di placenta - pozzo di marmellata dentro un vaso troppo stretto.
Aspetto, non posso che aspettare.
Un giorno mi sarai piccole mani e piedi sul petto. Ed io - forse - sangue e latte buoni a scacciarti via la fame e l'oscurità.
Le foglie duva che imbiancano
(E siamo anche adesso tu ed io le cerniere preziose che recintano lo spazio della casa, il rifugio sicuro con tepore di nido, le pareti con levità di piuma [...]
Adriana Scarpa, «La costola di Adamo», in «Alchimie per una donna», Editrice Montedit, Melegnano, 2000)
Chiudi tra le mani tutti i miei capelli e le foglie duva che imbiancano e maturano e poi cadono dai filari e sinfilano nella terra. Sarà questa la dimensione del mio spirito, il rito di passaggio necessario. Sarà un lento risveglio alla luce, luscita dal buio che avvolge i pensieri, la stagione nuova e infinita. Ma oggi è il tempo di accendere la stufa per trattenere il tepore fra le mura dellalba, dove appendiamo i nostri abiti usati ogni giorno sempre gli stessi, gli stessi di sempre. Sono dolci lamenti le carezze che la morbida carne richiede, respiri alternati al chiarore di luna, che solo quando è piena attira gli sguardi di-amanti quotidiani. Da un solo grappolo duva sgorga un succo amaro, per niente simile al buon vino.
A ogni volere del cielo (a mia figlia)
C'è una farfalla azzurra sul soffitto e muove le ali a ogni mio gesto. Tu piangi come un uccellino nel nido e apri la bocca al pensiero del cibo. In un angolo della cucina il cane trema all'arrivo del temporale. La pioggia odorerà di asfalto bagnato pur se la strada è lontana e l'erba s'inchina a ogni volere del cielo.
Intanto Frank Sinatra canta
Il vento ha spaventato le nuvole ieri, inseguendole a perdifiato tra gli alberi. Oggi schegge di cielo sono prigioniere dei rami, palline di vetro per il prossimo Natale. Appendo pensieri alle parole e intraprendo un viaggio alla ricerca dell'essenza delle cose. E mi racconto una fiaba per credermi fata e sciogliere i nodi che m'arruffano i capelli. Intanto Frank Sinatra canta e New York sopravvive.
*************************************************
VISITE: 1881
Lorella De Bon pubblica regolarmente poesie in Rete, sotto lo pseudonimo di CRISalide. Dal sito "Writers.it" è possibile scaricare un suo e-book di liriche. Altri suoi componimenti e lavori in prosa compaiono in svariati volumi, fra cui "Avere un nome", Liberodiscrivere, Genova, 2003 (antologia con prefazione di Don Ciotti); "Le FiumIdee", Liberodiscrivere, Genova, 2004 (antologia presentata alla Fiera internazionale del libro di Torino); "Poetici Orizzonti", volume IV, Aletti Editore, Villanova di Guidonia, 2004 (antologia); "Ti bacio in bocca. Antologia di poesia erotica al femminile", LietoColle, Faloppio, 2005; "Navigando nelle parole", volume XVII, Edizioni Il Filo, Roma-Viterbo, 2005 (antologia); "Briciole di senso", Montedit, Melegnano, 2005 (antologia); "ES temporanea. 24 donne per un romanzo", Liberodiscrivere, Genova, 2005 (romanzo collettivo con prefazione di Gabriella Falconi); "Il velo della notte", Liberodiscrivere, Genova, 2006 (antologia di fiabe, miti e racconti fantasy); "Anatomia di un battito d'ali", Liberodiscrivere, Genova, 2006 (antologia); "Sei emozione raccolta in uno sguardo", Edizioni Artemis, Reggio Calabria, 2006 (silloge poetica di Ugo Antonio Bella). Per la casa editrice Terre Sommerse di Roma, ha curato un'antologia di poeti vari, dedicata ad Alda Merini; il volume - intitolato "Nata il 21 marzo. Un seme nella terra, un fiore di poesia" - è uscito nel 2006, con una prefazione della stessa Merini. Il 18 novembre 2004 una sua poesia ("Sala d'attesa i giorni") è stata letta durante la trasmissione di Rai Tre "Cominciamobeneprima". Qui di seguito, alcuni dei risultati che ha ottenuto partecipando ai premi letterari: seconda classificata alla V edizione del Premio "Città di Salerno"; selezionata al Concorso "Ti bacio in bocca" della casa editrice LietoColle; finalista all'VIII edizione del Premio biennale di poesia "Diego Valeri" - Piove di Sacco (Padova); prima classificata all'VIII edizione del Concorso di poesia "Lino Negri" - Parona (Pavia); seconda classificata alla VI edizione del Premio di poesia e narrativa "Vigonza" (Padova); prima classificata alla IX edizione del Premio "Alessio Di Giovanni" dell'Accademia teatrale di Sicilia; finalista all'VIII Premio "De Palchi-Raiziss" - Verona; segnalata al XXX Premio di poesia in dialetto veneto "Bruno Tosi", organizzato dalla Fondazione "Fioroni" di Legnago (Verona).