Nata nelle Filippine da genitori cinesi, Arlene Ang è un'autentica dominatrice del web. Spinta infatti da un desiderio "totalitario" di letteratura e di conquiste, ha colonizzato in profondità tutte le aree anglofone di Internet, pubblicando a man bassa poesie e racconti in un vastissimo numero di periodici e riviste. Oh, il Nord-America conosce bene Arlene Ang, che con le sue truppe di scritti e versi ha persino sconfinato in "territorio cartaceo"!
Allora, cara intervistata, tu che sei anche traduttrice e redattrice, confessati: questo tuo amore per le parole è davvero così bellico (cioè incondizionato e passionale) come sembra, oppure è di tutt'altra natura ed origini?
Che vuoi a dir la verità, all'inizio scrivevo solo per far piacere a mio papà. E' un pittore abbastanza famoso nel mio Paese e a suo tempo si è lamentato che nessuno dei suoi figli aveva preso da lui. Dato che il mio forte come artista è fare disegni di scatole tridimensionali (che, mio marito ti assicurerà, finisco sempre per rompere), scrivere sembrava la scelta più logica e sensata - anche perché sarebbe stata dura rimanere sempre nell'ombra del "nume paterno". E così ho cominciato
e mai più hai smesso. E brava la nostra Arlene! Che, fra l'altro, è nata a Manila, vive in Italia e pubblica in Nord-America, proprio come una vera cittadina del mondo! Spiegami una cosa: questo cosmopolitismo, questa internazionalità hanno influito sul tuo stile e modo di scrivere?
Onestamente non lo so. Credo di avere uno spirito ribelle. Nel senso che dopo tredici anni controvoglia a frequentare corsi di cinese, riesco appena a dire sì e no; ma, grazie ai libri di grammatica e usando i brani di E. Ramazzotti come esempio, sono riuscita ad imparare l'italiano in sei mesi. Ora che sono in Italia, sto sempre chiusa in casa per scrivere in inglese. Certo, è un gran vantaggio sapere l'inglese mi piacciono da morire le poesie inglesi ed americane di questi ultimi anni - particolarmente Deryn Rees-Jones, Matthew Francis e Robert Rehder. Credo che loro mi abbiano influenzato tanto. Qualche anno fa, poi, scrivevo anche racconti ma era un lavoro noioso per me - convinta com'ero, oltretutto, che nessun individuo sano di mente si sarebbe mai divertito, a leggere la spazzatura che inventavo. Eppure ho guadagnato di più coi racconti, che non con le poesie. Negli Stati Uniti, infatti, c'è tanta richiesta di racconti e li pagano anche. Per chi scrive racconti in inglese, Internet può essere una vera miniera d'oro. Ma era come andare di casa in casa a lavare i panni sporchi a mano, in cambio di qualche spicciolo. Così scrivo solo poesie ora. Ultimamente sono apparse su riviste inglesi come Tryst, Megaera, Decompositions,), The Paumanok Review, Three Candles e Peshekee River Review. Qualche mese fa ho ottenuto il 1° posto al premio "Eros & Thanatos 2002" di Absinthe Literary Review e il 2° posto al premio "Sesso & Pace 2003" di Clean Sheets. A maggio, sono stata anche l'autore del mese su Epiphany Magazine (http://www.epiphanymag.com).
Autore del mese, complimenti! Son quasi in soggezione, mentre cambio argomento e ti chiedo: a prescindere dai contemporanei che hai già citato (Deryn Rees-Jones, Matthew Francis e Robert Rehder) quali sono i tuoi autori-guida, in fatto di poesia? Che rapporto hai con loro?
A scuola c'è stato Shakespeare con i suoi spettri, poi quando sono riuscita a lavarmi dalle mani quel sangue ho preso come Bibbia per anni le opere di T.S. Eliot, Samuel Beckett, W.H. Auden e altri. Mi hanno contaminato certamente il cervello per esempio, ora che è primavera, continuo a domandarmi: "Oserò mai mangiare una pesca?". Forse no in compenso però i miei pantaloni bianchi sono stretti e non vado quasi mai in spiaggia a farmi snobbare dalle sirene. Ma sto divagando
Verso la mia nuova domanda, spero. Perché, dato che nei tuoi racconti, ma anche nelle poesie, ti concentri spesso (con ironia e sogghigno) sui meccanismi mentali (perfino "corporei") che regolano la vita sociale e di coppia, vorrei sapere da te: a che serve la vita, con tutti i suoi annessi e connessi (i sentimenti, le emozioni, gli altri, gli incontri, i giorni, le esperienze, i litigi, gli idilli, le soddisfazioni, i fallimenti )?
Tempo fa avrei detto che la vita non serve assolutamente a nulla, che lo scopo sarebbe di divertirsi senza dare troppo fastidio, per prima cosa, agli animali e, poi, alla gente. Secondo me aveva ragione George Orwell quando ha scritto che l'unico essere umano buono è quello morto. Basta guardare a come siamo ridotti e a come stiamo riducendo il mondo. Ma ultimamente, sarà anche l'età, credo che la vita serva come scuola - ognuno ha i suoi corsi da fare, lezioni da imparare, esami da fare e rifare, fino a superarli definitivamente. Io, per esempio, non ho mai imparato ad affrontare la mia paura dei vermi, per quello che li trovo sempre dappertutto anche nelle pesche.
Che mascalzoni invadenti! Nemmeno io li sopporto Ma lasciando da parte le domande pseudofilosofiche, e le esclamazioni indignate, qual è la giornata-modello della traduttrice perfetta? E della redattrice?
Bella domanda! Senza badare troppo all'orario di lavoro (tanto non viene pagata), questa traduttrice perfetta svolge a letto il lavoro duro di scrivere il primo abbozzo, circondata da una marea di vocabolari e fogli accartocciati. Poi scrive le traduzioni definitive in mezzo alle briciole sulla tavola della cucina, mentre aspetta che l'acqua per la pasta cominci a bollire o che il pollo si bruci ben bene sulla piastra. La redattrice lavora invece per la rivista on-line Niederngasse (www.niederngasse.com) e si occupa di valutare le poesie che riceve e di rispondere alle richieste di pubblicazione (anche fino a mezzanotte passata). Oppure si limita a mettere a posto i testi delle suddette richieste che Word Professional è riuscito a rendere illeggibili.
Puoi dirmi qualcosa in più su Niederngasse?
Si tratta di una rivista internazionale che pubblica da un bel po' poesie in inglese, tedesco e spagnolo. La versione italiana, di cui io sono appunto redattrice e curatrice, è venuta alla luce solo nell'ottobre 2002. Cerca di pubblicare bimestralmente un misto di poeti italiani e stranieri - ogni tanto traducendo poesie in italiano per dare un assaggio ai lettori di quelle poesie straniere che hanno più probabilità di non venir mai né tradotte né vendute, nelle librerie italiane.
Ok, curatrice. Già che stiamo parlando di Niederngasse (ed ecco una domanda che potrebbe risultare utile ai lettori di PB), come dev'essere una poesia, perché tu la gradisca e pubblichi all'istante?
Beh, non c'è una regola fissa apprezzo le poesie per quello che esprimono e l'importante è che mi colpiscano. Ho, certo, un debole per le poesie surreali, quelle cioè che usano le parole in modo originale, indulgendo magari anche ai calembour. Non ho neanche niente contro l'uso moderato delle metafore. Un consiglio che si dà sempre ai poeti è di non limitarsi solo a "dire" - cioé una poesia ben fatta non si limita a dire che le verdure fanno schifo, ma ti mostra in che modo vengano bagnate nel fango delle fogne quelle insalatine che uno (ovviamente non Cattivik) si è dimenticato di lavare, prima di masticarsele con gusto.
Ahimè, questa conversazione sta prendendo una piega sinistramente culinaria. Senti, tanto per rifarci il palato dopo i vermi, i polli bruciati e addirittura le insalatine al fango, che stai scrivendo attualmente?
Ultimamente mi diverto da morire a scrivere poesie per riviste elettroniche, di quelle che propongono un tema ogni numero. Mi piace cambiare stile ed adattarmi a diversi modi di pensare e comporre è come cambiare travestimento ogni volta. Ho appena finito di scrivere versi sulle creature pericolose dei boschi, per una rivista fantasy dedicata ai bambini; poi mi son cimentata pure con le poesie per la Festa della Mamma e col genere erotico. Ora, dopo una ricerca intensa su Internet che mi ha rivelato gli ingredienti woodoo per fare i morti viventi (attenti tutti, eh: son pericolosa!), sto scrivendo poesie sugli zombie per una pubblicazione australiana poi dovrei inventarne, stavolta però di sperimentali, per un'altra rivista ancora. Per me è più stimolante così perché altrimenti, dato che (come ho detto) sto sempre in casa, mi condannerei da un lato a scrivere della pentola guardata a vista ogni giorno e dell'acqua che non bolle mai. E dall'altro, a fare la "critica letteraria" delle macchie di caffellatte che continuo a versare sul pavimento
Per gentile concessione di Arlene Ang Intervista a cura di Pietro Pancamo pipancam@tin.it
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POSTUMI
ci sono pomeriggi ammantati di morte in cui le violette beccate dalle cornacchie crescono floride
le porcellane tintinnano nel lavabo guardi l'acqua che scorre
ieri c'era Rachmaninov che si diffondeva dal lucernario aperto
stamattina senti che il piano è stato venduto trasferito in un'altra casa
sono rimaste solo le violette nel giardino tu rimani là piegato nel fango
conficcando nel suolo il referto dell'autopsia messoti nella mano dagli uomini in bianco spiegazzato
e ti chiedi - a chi tocca preparare la cena stasera?
SONATA DIETRO LE QUINTE
Dici: Stravinsky è un travestito che si scopa il clavicembalo del vecchio Bach.
Ti credo. Dopo tutto la luna è Lambrusco che si versa fra le corde di un violoncello.
Per discussione io cito a metà Leopardi: Devi renderti conto che il diavolo è Eros che zoppica nel retroscena.
Rispondi annuendo col capo. Capisci senza dubbio: Paganini frattura le sue dita ammansendo il violino.