Non è senza una certa soddisfazione, che vado a presentare l'autore del mese di PB6. Si tratta infatti di una professionista della scrittura, ben nota a livello nazionale sia per la sua attività di giornalista che per quella di scrittrice: Isabella Bossi Fedrigotti che, in occasione dell'uscita del suo ultimo romanzo "La valigia del Signor Budischowsky" ci ha concesso la lunga intervista che trovate qui di seguito. A nome di tutta la redazione, mi sia concesso di ringraziarla ancora una volta. Marco R. Capelli
- Bene, per partire dall'inizio, quando ha iniziato a scrivere? A 12 anni, per gioco naturalmente. - Nel corso della giornata, quanto tempo dedica alla scrittura (a prescindere dall'attività giornalistica)? Due, tre ore. - Ci sono scrittori che scrivono con metodo e costanza, altri che, seguendo l'ispirazione, alternano periodi di frenetica attività a lunghe pause. Lei a quale categoria appartiene? Pause solo tra un libro e l'altro, anche lunghe di mese, ma quando scrivo mi obbligo a farlo tutti i giorni, almeno una cartella. - Un lavoro costante, dunque. Nell'ispirazione per le storie dei suoi romanzi, conta di più il suo vissuto o ciò che ha "acquisito" attraverso le sue letture? Inspiration or perspiration, insomma... Le due cose. La letteratura è figlia di altra letteratura, sempre, ma per smuovere la scrittura, nel mio caso ci vuole qualcosa di visto, ascoltato, sentito: vissuto dunque. - Quali sono gli autori che lei ritiene abbiano influenzato maggiormente il suo stile? Lo stile nessuno: è figlio della mia doppia cultura, ma ovviamente ho dei maestri che ammiro e dai quali mi piacerebbe imparare ogni cosa. - Oggi si parla sempre più spesso di plagio e non sono pochi gli autori che hanno dovuto difendersi in tribunale da tale accusa. Voltaire diceva che "L'originalità non è altro che scrupolosa imitazione". A suo parere qual è la differenza tra plagio e rielaborazione del contenuto di un'altra opera letteraria? Beh, basta leggere per distinguere. Non dovrebbe essere difficile. - Come ci si sente ad entrare in libreria ed a leggere il proprio nome sulla copertina di un'edizione cartonata? Increduli sempre, sorpresi sempre, in vena di arrossire. Ma peggio è se non si trova. - Se non si trova, probabilmente è perché lo hanno già esaurito...Lei è scrittrice e giornalista, trova più facile condensare le sue idee in un articolo o espanderle nella struttura articolata tipica del racconto lungo e del romanzo? L'articolo è ovviamente molto più facile, perché non va oltre le tre, quattro cartelle. - Lei vive e lavora a Milano, le è più facile trarre ispirazione dalla frenesia di una grande metropoli o dalla vita più calma della provincia? Si trae ispirazione allo stesso modo da tutto ciò che si conosce bene. - Coinvolge mai amici intimi e famigliari nel processo "creativo", ad esempio chiedendo la loro opinione su un particolare elemento dell'intreccio narrativo che sta ideando o, più semplicemente discutendo idee e spunti? Rare volte con colleghi. Di frequente con mio marito. - Parlando di letteratura in senso più generale. Quale è il suo autore preferito? Marguerite Yourcenar. - Che libro sta leggendo in questo momento? "Professori e altri professori" di Marco Lodoli. - Ci sono, secondo lei, scrittori contemporanei di sesso maschile che siano stati in grado di indagare con credibilità l'animo femminile, o trova che, per loro natura, le scrittrici siano più abili nell'arte di "guardarsi dentro"? Penso ce ne siano, ma forse le donne riescono meglio in questo. - Scrittori Esordienti, aspiranti scrittori ce ne sono tantissimi, forse troppi. Perché secondo lei? Perché troppi? Scrivere salva la vita, a sé stessi, prima di tutto. E poi può servire, piacere, donare qualcosa anche ad altri. - Ritiene che le scuole di scrittura creativa possano essere utili per chi intraprende il mestiere dello scrivere? Sì, perché insegnano a migliorare la scrittura ed il modo in cui organizzare ed ordinare la materia narrata. - Scrittori si nasce o si diventa? Sì nasce con un piccolo dono. Poi ci vuole un sacco di lavoro, di letture, di esercizio. - Questa risposta farà piacere a molti dei nostri lettori. Tuttavia, la nostra impressione, per quanto riguarda l'ambiente editoriale italiano è che prevalga la tendenza ad investire solo su autori "collaudati" (in termini di vendite). Vuoi per ragioni meramente commerciali, vuoi per paura del rischio. Secondo lei, che questo ambiente lo conosce molto più da vicino, com'è il livello di attenzione delle grandi case editrici nei confronti degli esordienti? Sì, pare anche a me. Agli editori manca il coraggio, secondo me. Vanno sul sicuro. Appoggiano i forti e trascurano i deboli. Ma, forse anche economicamente un po' di coraggio non guasterebbe. Tanto i forti vanno da soli. - Speriamo che le cose cambino presto. Nel frattempo, per gli esordienti c'è sempre Internet. Progetto Babele ad è una rivista diffusa esclusivamente in formato elettronico, ce ne sono ovviamente molte altre. Grazie a Internet siamo riusciti a contattare migliaia di appassionati come noi a costo...praticamente nullo. Quasi ogni giorno riceviamo contributi da parte di "navigatori" che sono capitati, per caso o per passaparola, sul nostro sito. Molto materiale è.. da migliorare, ma spesso leggiamo testi di alto livello. Quello che colpisce di più è il grande fermento che si crea attorno ad iniziative come la nostra. Un tempo si diceva che l'era informatica avrebbe visto la fine della comunicazione scritta. Previsione, ovviamente, sbagliata. Tuttavia è vero che la comunicazione scritta nell'era elettronica si è trasformata, ha assunto altri stili ed altri ritmi. Lei come valuta il fenomeno degli e-writers? Esattamente come lo valutate voi: positivo. Ovvio che poi sempre su carta bisognerebbe finire. Perché il libro te lo puoi portare in tasca, dappertutto, a letto, in tram, in spiaggia, il PC no. - Vero, almeno per il prossimo decennio. Internet comunque ha portato anche per gli scrittori, quelli veri come lei, una grande novità: la possibilità di instaurare un rapporto diretto ed "in tempo reale" con i lettori. Lei come ha sfruttato questa possibilità? Preferisce il contatto "virtuale" o quello "reale" che si instaura, ad esempio, durante la presentazione dei suoi libri? Più forte è il contatto reale. Indispensabile addirittura. Ma c'è anche quello virtuale, che conosco bene. Ho da tre anni un forum quotidiano di conversazione con i lettori (del Corriere) (LINK) sul sito Internet del Corriere. E si parla anche di libri. - Anche per la televisione si era detto, a suo tempo, che avrebbe "ucciso" la lettura. In realtà non credo il numero dei lettori (veri) sia stato molto modificato dalla nascita del media televisivo. Al più c'è stata una nuova spartizione del target dei consumatori di "storie". Oggi, per quanto concerne la diffusione degli e-book, lei crede che possano arrivare ad affiancarsi ( oppure a sostituire parzialmente ) l'editoria tradizionale? Sì, la tv ha distrutto la lettura dei ragazzi, dei bambini e degli anziani, di coloro, insomma che usano maggiormente la tv. Gli e-book possono, sottolineo possono, affiancarsi ai libri di carta. - Lei frequenta, anche solo per curiosità, il mondo di chi scrive on line? ( Oltre a Progetto Babele, ci sono siti ormai "famosi" come Scrivi.com, Scritturafresca, Liberodiscrivere, Fabulando, Corriere della Fantascienza). Per curiosità ogni tanto. - Crede che per uno scrittore giovane sia più facile farsi notare oggi, oppure nell'era pre-internet? Senz'altro. E' più facile oggi. - Ritiene che Internet possa avere una parte attiva nella diffusione della letteratura e della lettura? Parte attiva nella diffusione non so. Probabilmente più nella conoscenza. - Ci sono moltissimi siti ormai che si occupano della catalogazione e della diffusione gratuita in formato elettronico dei "classici" della letteratura, ovvero di tutti quei testi sui quali il diritto d'autore è scaduto, nelle loro liste si trovano autori come Dumas, Salgari, Verne, Doyle ma anche Dante, Vasari, Boccaccio. Come giudica questo fenomeno? E come, secondo lei, lo giudicano le case editrici "tradizionali"? Utile, ovviamente. Quanto alle case editrici, non saprei. - Noi abbiamo l'impressione che le case editrici tendano, per il momento ad "aspettare e vedere". La lingua Italiana è parlata, o almeno compresa, secondo recenti statistiche da circa centoventimilioni di persone nel mondo. Eppure, solo il 3,7% dei testi presenti su Internet sono in italiano, contro il 60% in inglese ed il 25% in spagnolo. Crede che in queste condizioni la letteratura italiana rischi di provincializzarsi e di isolarsi? E che altro si può fare? Questo rischio lo corre perfino la letteratura francese. Inglese e spagnolo hanno bacini d'utenza immensi rispetto a noi. - C'è chi sta peggio, comunque, di recente sono entrato in una libreria di Lubjana ed i titoli in lingua straniera erano la maggioranza. Pensa che i nostri giovani scrittori, per allargare il bacino dei lettori ed avere più opportunità editoriali, dovrebbero iniziare sull'esempio di molti cantati nostrani, a scrivere in inglese? Mi sembra una pretesa ardua e bizzarra. - Progetto Babele si propone di utilizzare la rete per riportare alla ribalta scrittori dimenticati o poco noti (quali, solo per citare gli ultimi in ordine cronologico Rubem Braga o Raffaello Brignetti). C'è per caso qualche scrittore di cui vedrebbe volentieri ripubblicate le opere che oggi sono difficilmente reperibili (magari anche solo in forma virtuale)? Non saprei. - Parliamo de "La valigia del signor Budischowsky", il suo ultimo romanzo. Si tratta di un libro che parla di fanciullezza in chiaroscuro. Leggendolo ci e' sembrato che l'accento cada più sui toni grigi che su quelli rosa di quel periodo della vita. E' così? E' normale, perché l'idea che l'infanzia sia una specie di età dell'oro, di paradiso perduto è ovviamente un falso. - Vero, più che altro un'illusione che si rafforza quanto più l'infanzia si allontana. Quanto in questo libro c'è di autobiografico? In altre parole, quanto della voce narrante appartiene ad Isabella Bossi Fedrigotti da bambina? Una piccola parte, come in tutti i miei libri - direi, anzi, come in tutti i libri- è autobiografica. Il resto è inventato dal vero. Quanto alla prima persona, non bisogna lasciarsi ingannare. Mi piace e l'ho usata in tutti i miei libri. - Le piacerebbe rivivere quel periodo della Sua vita o pensa che sia stata sufficiente una volta? No, nessuno vorrebbe rivivere la sua infanzia, credo. Scriverebbe un paragrafo per Progetto Babele con cui convincere i nostri lettori ad acquistare "La valigia del signor Budischowsky"? Fare l'imbonitrice, la pubblicitaria?! - Come non detto! Ultima domanda: il suo prossimo lavoro è già in cantiere? Se sì, può anticiparci qualcosa? Il prossimo lavoro è solo in mente: vorrei raccontare la storia di un matrimonio, dalla sua fine risalire all'inizio felice.
C.Santulli, C.Palmieri e M.R.Capelli
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Giornalista e scrittrice, Isabella Bossi Fedrigotti, è nata a Rovereto di Trento ma vive e lavora Milano. Collabora al Corriere della sera, con articoli culturali e di costume, e cura rubriche di corrispondenza con i lettori, attualmente per il supplemento Sette. Ha vissuto a Madrid dal 1993 al 1997, di questa città ama dire che "ci ritorna di tanto in tanto ma non troppo spesso, altrimenti è troppo difficile venirne via".
Esordisce nella narrativa con il romanzo Amore mio, uccidi Garibaldi (1980). Tra gli altri suoi romanzi: Casa di guerra (1983), Di buona famiglia (1991), con cui ha vinto il Premio Campiello, Magazzino vita (1996), Diario di una Dama di Corte(1996), Il catalogo delle amiche (Rizzoli 1998), Cari Saluti (Rizzoli, 2001) ed infine La valigia del Signor Budischowsky (2003). Ha inoltre partecipato al volume collettivo sull'handicap infantile dal titolo "Mi riguarda" (Roma, Edizioni Sandra Ozzola E/O 1994).
Tutti i suoi libri sono stati tradotti in varie lingue.
E'presente con un suo forum in rete sul sito del Corriere della sera.
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