Doppia intervista esclusiva per questo numero di Progetto Babele, grazie alla penna Infaticabile di Roberta Mochi sono graditi ospiti delle nostre pagine Loriano Macchiavelli e Nicoletta Vallorani, autori di spicco del panorama giallistico Italiano (e non solo). Approfittando della loro cortesia, abbiamo fatto quattro chiacchiere parlando di detective, libri ed omicidi, tutto, come sempre, per la saziare la curiosità inesauribile dei lettori di Progetto Babele. MRC
Cominciamo dagli esordi, sappiamo che è stato impegnato con il teatro, non solo come autore ma anche come attore, può raccontarci questa esperienza?
Raccontarvi la mia esperienza in teatro significa parlare di vent'anni di una vita. Un po' troppo impegnativo e lungo per un'intervista. Diciamo che il teatro è stato il mio primo amore e, come si usa dire, non si scorda mai. Io l'ho tranquillamente dimenticato. Mi ha circuito, irretito con le sue arti magiche, il suo passato e le sue possibilità, mi ha promesso per tantissimi anni quello che mi aspettavo da lui e un bel giorno mi sono accorto che mi tradiva. Con tutti. Ma il peggio è che concedeva agli altri quello che negava a me. Ma il teatro politico, l'ho capito tardi, è fatto così. Certo, è stata un'esperienza che mi ha lasciato moltissimo e che ancora utilizzo per il mio lavoro. Con lui sono stato nelle piazze, nei cortili, nelle case del popolo, nei circoli culturali... Assieme abbiamo fatto e scritto cose straordinarie e mi ha fatto incontrare amici che ho ancora oggi. Diciamo che sono quello che sono grazie al teatro. E ancora gliene sono grato. Mi ha anche fatto capire che non ero fatto per recitare. Infatti, quando ero fra i protagonisti, il pubblico diminuiva giorno dopo giorno. Fino al giorno in cui i miei compagni di avventura non mi hanno pregato di limitarmi a scrivere i testi.
Il questurino Sarti Antonio è entrato nella storia del poliziesco italiano, vincendo tra l'altro il premio Tedeschi nel 1980 e passando allo sceneggiato nel 1978. È un personaggio eccentrico, eversivo, inetto e, con la sua colite, ricco di umanità. Come è nato?
È nato nel 1973 in un paese della Costa Brava, in Spagna, dov'ero in vacanza con Franca e Sabina, mia figlia di nove anni. Franca aveva dimenticato a casa i suoi romanzi gialli e si preoccupava per come avrebbe potuto dormire senza leggere, come sempre, un capitolo. Le proposi di scriverle io un capitolo di giallo ogni giorno, mentre lei era in spiaggia. Odio la spiaggia e il mare, come molti uomini di montagna. Sarti Antonio è nato così, in un bar di Roses, da una stilografica e una risma di carta. Tornati a Bologna, la stessa Franca batté a macchina il manoscritto e lo inviò alla Mondadori a mio nome. Mi rispose Alberto Tedeschi, direttore della collana gialla, e mi consigliò di inviarlo al premio Gran Giallo Città di Cattolica. Cosa che Franca fece. La giuria lo segnalò fra i tre migliori romanzi arrivati e il buon Claudio Savonuzzi, un giurato, che lo riteneva degno di pubblicazione, lo mise fra le mani di Raffaele Crovi. Il mio primo Sarti Antonio, sergente, uscì nella collana Calibro 80, diretta da Crovi, per l'editore Campironi.
La rosa e il suo doppio è un gioco narrativo ironico, abile e molto complesso. Decostruisce il progetto più popolare di Eco. Come mai una scelta così difficile?
Non la considero una scelta difficile. Mentre leggevo Il nome della rosa, mi veniva naturale appuntare a matita e ai bordi del volume, le cose che non mi convincevano. Intendo la parte investigativa. Ci ho pensato a lungo, diciamo dieci anni, perché toccare un monumento è un rischio serio, e poi sono partito. Il resto, la destrutturazione e l'analisi, sono venute naturalmente. La parte più difficile non è stata scriverlo, ma riuscire a pubblicarlo. Poiché utilizzavo i personaggi di Eco, chiesi alla Bompiani, che ne deteneva i diritti, l'autorizzazione alla pubblicazione. La lettera che mi scrissero in risposta, mi sconvolse per la cattiveria e per le minacce. Dovevo sapere, mi scrissero, che se avessi osato pubblicare, sarei stato citato per danni di miliardi. Non mi arresi e andai a trovare Eco, che insegnava al Dams di Bologna, e nel percorso da via Guerrazzi alla stazione, unico tempo che Eco aveva da dedicarmi, gli parlai del mio lavoro e ottenni il suo intervento presso la Bompiani.
Gli pseudonimi esotici hanno caratterizzato il giallo spaghetti degli anni Quaranta, ma Jules Quicher è legato a testi come Funerale dopo Ustica del 1990, e Strage dell'anno precedente. Anticonformismo o semplice divertimento?
Funerale dopo Ustica e Strage, assieme a un terzo romanzo, Un triangolo a quattro lati (pubblicato poi in seguito da Mondadori), fanno parte di un preciso progetto editoriale che studiai assieme all'allora editor della Rizzoli Edmondo Araldi (detto Pallino). È, allo stesso tempo, un omaggio che volevo fare a tre avvenimenti drammatici della storia italiana. Non a caso Strage è uscito nel decimo anniversario della tragedia alla stazione di Bologna. Erano i tempi nei quali gli scrittori italiani non erano in grado, a sentire i critici e gli editori, di scrivere romanzi gialli e tanto meno romanzi di spionaggio. Io ero e sono convinto del contrario e proposi all'editor di dimostrare la falsità di quelle affermazioni scrivendo tre romanzi con pseudonimo straniero. Quando i romanzi avessero avuto successo, cosa di cui non dubitavo, avremmo comunicato alla stampa il progetto sbugiardando così i detrattori degli scrittori italiani di genere. Pallino perfezionò l'idea costruendo un autore fantasma, Jules Quicher, (c'è anche una sua foto nella quarta di copertina) e dotandolo di un passato di uomo dei servizi di sicurezza di una multinazionale, al corrente di molte verità che rivelava attraverso i suoi romanzi.(...continua...)
Per gentile concessione di Loriano Macchiavelli Intervista a cura di Roberta Mochi tyrell@katamail.com
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Loriano Macchiavelli è nato a Vergato nel 1934. Ha frequentato l'ambiente teatrale come attore, organizzatore e autore. Dal 1974 si è dedicato al genere poliziesco, divendendo uno degli autori italiani più conosciuti e più letti. I suoi libri sono stati tradotti in Francia, Germania, Ungheria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Giappone, Romania. Macchiavelli ha pubblicato per Garzanti, Rizzoli, Mondadori, Rusconi, Cappelli e numerosi altri editori. Col altri nove giallisti di Bologna ha fondato il "Gruppo 13". È inoltre membro del direttivo dell'Associazione Scrittori di Bologna e iscritto all'AIEP, Associazione Italiana degli Scrittori di Poliziesco. Recentemente ha realizzato, in collaborazione con il cantante e scrittore Francesco Guccini una serie di libri ambientati nel periodo fra le due guerre fra le aspre colline dell'Appennino Tosco Emiliano. Il primo dei quali Macaronì, si è aggiudicato il Premio Alassio (1997) ed il Premio Fedeli (1998).
Tra i suoi personaggi più celebri, ricordiamo il sergente Sarti Antonio della Questura di Bologna amante del caffè, a volte non propriamente brillante, Sarti Antonio risolve i propri casi grazie al provvidenziale aiuto di Rosas, ex sessantottino nulla facente che da semplice spalla si pone sempr epiù in evidenza sino a diventare il vero protagonista dei romanzi di Sarti. Macchiavelli, che ha vinto anche numerosi premi (Mystfest nel 1974 e Premio Tedeschi nel 1980), ed è curatore della rivista Delitti di Carta e fondatore del Gruppo 13.
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Bibliografia:
Le piste dell'attentato, Campironi 1974; Garzanti 1978. Fiori alla memoria, Garzanti 1975. Ombre sotto i portici, Giallo Garzanti 1976. Sui colli all'alba, Giallo Garzanti 1976 Sequenze di memoria, Giallo Garzanti 1976 Passato, presente e chissà, Giallo Garzanti 1978 Sarti Antonio, un questurino, una città, Garzanti-Vallardi 1979. Sarti Antonio: un diavolo per capello, Giallo Mondadori n.1642, 1980 Sarti Antonio: caccia tragica, Giallo Mondadori n.1677, 1981 L'archivista, Giallo Mondadori n. 1717, 1981 La stage dei centauri, Vallardi 1981 Sarti Antonio e l'amico americano, Garzanti- Vallardi 1983 La balla delle scarpe di ferro, Rizzoli 1983 Stop per Sarti Antonio, Cappelli 1987 La rosa e il suo doppio, Cappelli 1987 Sarti Antonio e il malato immaginario, Cappelli 1988 Funerale dopo Ustica (sotto lo pseudonimo di Jules Quicher) Rizzoli 1990 Strage (sotto lo pseudonimo di Jules Quicher) Rizzoli 1989 Un poliziotto, una città , Rizzoli 1991 Un triangolo a quattro lati, Rizzoli 1992 Partita con il ladro, Sonda 1992 Sospiri, lamenti e ali di pipistrello, Sonda 1992 Sarti Antonio, un poliziotto, una città, supplemento a Giallo Mondadori 1994. Sarti Antonio e il diamante insanguinato, Sonda 1994. Sarti Antonio e la ballata per chitarra e coltello, Sonda 1994 Sarti Antonio e il mistero cinese, Sonda 1994 Coscienza sporca, Mondadori 1995 Macaroni, in collaborazione con Francesco Guccini. Mondadori 1997 Sgumbéi, le porte della città nascosta, Mondadori 1998 Un disco dei Platters, in collaborazione con Francesco Guccini, Mondadori 1998