LE INTERVISTE DI PROGETTO BABELE Un'intervista di Giampaolo Giampaoli
Nella sua nota opera "Geografia e storia della letteratura italiana" Carlo Dionisotti parla di due forme di scrittura in volgare, che si sono sviluppate parallelamente con il passare dei secoli: la letteratura in lingua toscana, che già tra il Medioevo e la prima Età Moderna era indirizzata verso una, per il tempo, ampia diffusione, e le letterature locali scritte nelle altre lingue volgari. Con la nascita del Regno d'Italia la prima corrente è definitivamente prevalsa grazie all'unificazione linguistica sollecitata da Alessandro Manzoni, ma le forme di letteratura dialettale o anche unicamente finalizzate a descrivere la realtà locale non sono scomparse. Oggi tra le prime abbiamo le opere degli autori vernacolari lucchesi, che si spostano in varie città d'Italia per recitare le loro poesie. Di Lucca è anche Bartolomeo Di Monaco, un romanziere non più giovanissimo che, anche se evita il dialetto per scrivere, ha sempre raccontato storie fantastiche legate alla terra dove vive: per questo può essere definito un moderno prosecutore della corrente letteraria locale, di cui Dionisotti cerca di ricostruire le origini. Nella sua lunga carriera Di Monaco ha scritto una serie di romanzi ambientati a Lucca, dove si mettono in risalto le componenti suggestive della città: la sua ultima opera narrativa è stata "La scampanata", uscito alcuni anni fa per i tipi dell'editore Marco Valerio di Torino. Si tratta di una storia sulla dura esperienza della seconda guerra Mondiale, dove si racconta come fu vissuto il conflitto dagli abitanti della provincia toscana. Da circa un anno Di Monaco ha rallentato la sua attività di narratore per intensificare quella di critico letterario, collaborando per la rivista dello scrittore Giulio Mozzi Vibrisse (www.vibrissebollettino.net); nelle sue letture si è occupato sia delle opere degli scrittori classici italiani e stranieri vissuti tra il XIX e il XX secolo, come Balzac o Dickens, sia degli autori contemporanei. Ne è derivata una serie di scritti che il critico lucchese ha raccolto in tre volumi: "Quaranta letture - Percorsi critici nella letteratura italiana contemporanea" (2004), "Quarantatré letture - Il Sud nella letteratura italiana contemporanea" (2005) e "Generazioni a confronto nella letteratura italiana" (2006).
Signor Di Monaco, alcuni mesi fa è uscito il suo ultimo libro "Lucchesia bella e misteriosa", un ennesimo tributo a Lucca, a cui ha dedicato la maggior parte della sua attività letteraria. Quali caratteristiche della città emergono dalle storie raccolte in questo volume? "Si tratta di leggende ambientate nei luoghi dove sono vissuto, da cui "trasuda" la storia e la cultura della mia cara lucchesia; per questo le vicende narrate avvengono in varie epoche, permettendo al lettore di comprendere il valore del patrimonio storico e culturale della provincia toscana. Inizialmente le storie sono uscite in diciotto fascicoli allegati come inserto al quotidiano La Nazione; successivamente la Maria Pacini Fazzi li ha voluti raccogliere in due edizioni, di cui una in lingua inglese intitolata "Tales told in Lucca", finite di stampare nel maggio di quest'anno." Attualmente il suo impegno di letterato si è ristretto all'attività di critico per la rivista di Giulio Mozzi; le sue letture non si limitano ai classici, ma interessano anche autori locali e più nello specifico quali? "Nel 2008 uscirà una raccolta delle mie letture dedicate ai maggiori scrittori di origine lucchese, che attualmente è in fase di revisione finale. Si tratta di circa venti autori attentamente selezionati, che almeno una volta nella vita hanno avuto la possibilità di pubblicare per case editrici di livello nazionale, dimostrando di possedere interessanti doti narrative. Per fare alcuni nomi ricordo Enrico Pea, Umberto Fracchia e Lorenzo Viani, ormai entrati a pieno titolo nella storia della letteratura italiana, ma ho scritto anche su autori a noi più prossimi come Silvio Micheli, Mario Tobino, Remo Teglia, Arrigo Benedetti, Guglielmo Petroni, Manlio Cancogni, Marcello Venturi, Fabrizio Puccinelli, Francesca Duranti, Pietro Ghilarducci, Vittorio e Giuseppe Saltini, Giovanni Mariotti, Pia Pera e Vincenzo Pardini." Quali progetti provede per il suo futuro di critico letterario? "Voglio raccogliere le mie letture relative alla grande narrativa straniera in un volume, che mi sono imposto di ultimare entro il 2009. Ho lavorato sulle opere di Balzac, Zolà, Dickens, Sterne, Hardy, Kundera, Cèline, Gide, Amado, Andersen e vari altri. Uno degli autori che mi propongo, per quanto sarà possibile, di valorizzare è invece il giapponese Kenzaburo Oe, poco conosciuto in Italia ma capace di soluzioni narrative notevolmente originali." E per quanto interessa la sua attività di romanziere? "Per il momento resta sospesa. Ho in mente alcune idee che meriterebbero di essere sviluppate, ma non so quando le mie letture, che al momento mi impegnano a tempo pieno, mi concederanno il tempo necessario." In relazione al suo lavoro di critico letterario è solito parlare di letture e non di recensioni, come se si trattasse di due modi completamente opposti di porsi di fronte ad un romanzo. Qual è nello specifico la differenza tra i due termini? "La recensione è legata a un esame del testo sicuramente più immediato (sul modello giornalistico per capirci) rispetto a ciò che intendo per lettura, attraverso cui è possibile valutare l'opera narrativa in seguito ad una attenta riflessione. Nel mio metodo di analisi ricerco i collegamenti culturali e stilistici tra l'autore che sto leggendo e l'arte del suo tempo, accostamenti che possono essere stati voluti dall'autore stesso, ma anche che possono manifestarsi in modo del tutto casuale. È un po' lo stesso lavoro che faceva Giacomo Debenedetti nel suo noto saggio sulla narrativa toziana, quando paragonava il significato delle bestie nell'omonima opera dello scrittore senese a quello che gli animali assumono nei quadri del pittore Franz Marc, contemporaneo di Tozzi ma da lui non conosciuto." Quale obiettivo si impone quando scrive una lettura? "Credo che l'importante sia stimolare la curiosità del lettore, spingerlo a riflettere a sua volta sul contenuto del testo letterario e a confrontarsi con la mia interpretazione. Anche nelle tre raccolte che ho pubblicato, indirizzate agli studenti delle scuole medie superiori, mi sono posto il problema di come sollecitare l'interesse di chi legge." La narrativa italiana contemporanea sta affrontando tematiche assolutamente nuove, ispirate alla realtà economica e sociale degli ultimi venti anni; saprebbe trovare un aggettivo per descrivere questa nuova forma di scrittura? "Credo che l'aggettivo giusto sia frammentaria; infatti l'esistenza non vissuta in modo completo, fatta di frammenti di vita passeggeri, credo sia il tema che accomuna le opere dei romanzieri contemporanei. Prendiamo i giovani esordienti delle note case editrici: la loro scrittura descrive la precarietà della società moderna, non per ultima la difficoltà di avere un posto di lavoro stabile, in un'esistenza fatta di esperienze formative e di occasioni momentanee, che vengono riportate, da un punto di vista narrativo, come frammenti di vita sociale che lasciano sempre deluso l'individuo." La letteratura può aiutare i giovani a risolvere i loro problemi? "A questa domanda è difficile rispondere. Io spero che la narrativa riesca in questo complesso compito; senz'altro può aiutare i giovani a prendere consapevolezza delle loro difficoltà, preparandoli ad affrontare la vita. Se ci si pensa bene, lo scrittore è sempre un attento osservatore della realtà, che offre le sue riflessioni ai lettori, per dare uno scopo alla sua opera."
Per gentile concessione di Bartolomeo Di Monaco e Giampaolo Giampaoli
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Bartolomeo Di Monaco nasce a San Prisco in provincia di Caserta il 14 gennaio del 1942, ma si trasferisce a Lucca da giovanissimo. Tuttora abita a Montuolo, una ridente frazione di campagna nella zona sud della provincia, rivolta verso i monti pisani. Una delle sue prime esperienze impegnative in letteratura risale agli anni novanta, quando fonda e dirige dal 1992 al 1999 il quadrimestrale "Racconti e poesie"; il periodico riscuote ampio consenso da parte dei lettori e dei molti collaboratori, tanto da rappresentare la scintilla da cui ha origine la nuova associazione letteraria intitolata a Cesare Viviani, tutt'oggi in piena attività. Successivamente, dopo le prime pubblicazioni con la Maria Pacini Fazzi, una casa editrice locale, Di Monaco sottoscrive un contratto con la Prospettiva Editrice, presso cui nei primi anni 2000 escono i seguenti romanzi: "Mattia e Elenora", Caro papà, caro figlio", "Celeste" e per quanto riguarda il genere noir "Giulia", "Le tre sorelle", "Lo sconosciuto" e "Gigolò". Queste opere rappresentano il risultato di molti anni di lavoro, portato avanti parallelamente agli impegni familiari e maturato attraverso letture e lunghe riflessioni sulla narrativa contemporanea. Il 2004 è l'anno del salto di qualità: convocato da Marco Valerio, un editore di Torino in cerca di nuovi talenti, Di Monaco dà alle stampe il suo ultimo romanzo "La scampanata", che viene distribuito a livello nazionale. Non molto dopo riceve una proposta di collaborazione dallo scrittore Giulio Mozzi per la rivista Vibrisse, diffusa on line all'indirizzo www.bollettinovibrisse.net, su cui il letterato lucchese pubblica tuttora le sue recensioni. La sua attività come critico è costante e di buon livello, tanto che si accorgono di lui anche i redattori di Nuovi Argomenti, che nel numero 34 pubblicano un suo saggio sullo scrittore di Altopascio Remo Teglia. È possibile avere altre informazioni su Bartolomeo Di Monaco visitando il sito www.bartolomeodimonaco.it, mentre tutte le sue opere sono acquistabili tramite la libreria on line www.internetbookshop.it.
WWW.BARTOLOMEODIMONACO.IT