Michael Hoeye, scrittore quasi per caso ed oggi tradotto in ventiquattro lingue, ha cortesemente acconsentito a rilasciarci questa intervista dove, parlando di scrittori e di topi, ci si rende conto di come in fondo non sia così difficile scrivere un'opera prima e trasformarla in un best seller. Dopotutto, basta avere una buona storia da raccontare... e saperlo fare con stile.
Michael Hoeye, parlando di scrittori (e di topi)
Caro Michael, innanzi tutto, grazie per avere accettato di concederci questa intervista. E sto parlando sia come caporedattore di Progetto Babele che come fan di Hermux! Ma lasciamo da parte, per ora, il nostro orologiaio favorito e parliamo dell'uomo che sta... dietro al topo. Come descriverebbe Michael Hoeye, se dovesse farlo in dieci righe?
Mi sento come se stessi sognando. Sono qui, seduto nel mio nuovo studio, circondato dalla città. Finalmente i miei libri sono usciti dalle scatole e sono tornati sugli scaffali. Ci sono libri di orologeria, libri sui topi, sui ratti, sugli scoiattoli e sugli insetti. Libri che parlano di piante, di stelle, di storia. Strane città. Viaggiatori. Favole. Misteri. Avventure. Ed avventurieri. Libri pieni di mappe. E' come un osservatorio. Un laboratorio per inventare storie. C'è un tavolo grande per sedercisi attorno. Un tavolo più piccolo per scrivere. Una poltrona per leggere. E' un laboratorio nato per costruire qualcosa. C'è tanta carta. Ed un tagliacarte. Una rilegatrice. Righelli. Colla. Martelli. Agganciatrici. Non c'è molto ordine. Ma presto organizzerò tutto. E non appena tutto sarà organizzato, potrò rimettere tutto in disordine. E' un miracolo, adesso ho un posto tutto mio dove lavorare. Ed ho anche un lavoro da fare. Scrivere libri. Cose da costruire. Forse questo significa che finalmente sono cresciuto. O forse no. In ogni caso, sono un uomo fortunato, e tanto basta!
Sappiamo che "Il tempo non si ferma per i topi (Time stops for No Mouse) è stato il suo primo romanzo, ma quali sono state le sue precedenti esperienze letterarie?
Ho iniziato a scrivere con regolarità quando avevo vent'anni. Per i primi dieci anni ho fatto quello che fanno un po' tutti. Tenevo un diario, scrivevo lettere ad amici. Un paio d'ore al giorno. Ambedue le cose sono state un esercizio molto utile. Più tardi, sui trent'anni, ho iniziato a tenere un diario in cui, ogni giorno, trascrivevo le cose che sognavo. Ogni giorno per otto anni. Un lavoro molto stancante, ma anche molto interessante. Ho imparato come descrivere personaggi ed avvenimenti molto difficili da raccontare. La cosa mi piacque tanto che da convincermi che avrei voluto essere uno psicanalista! Così lasciai il lavoro che avevo e mi rimisi a studiare. All'università imparai come scrivere un saggio ben argomentato. Imparai anche che, in fondo, non volevo fare lo psicanalista! Mi annoiavo a morte ad ascoltare i problemi della gente. Così mi misi a lavorare nel campo della pubblicità. Ed imparai come scrivere cose completamente prive di senso e come far credere alla gente che senso ne abbiano. Molto educativo. Dopo tutto questo, scrivere di topi è una cosa che ha un suo significato!
Scrivere un romanzo è una cosa molto più complessa di quanto comunemente non si supponga. Quali sono state le maggiori difficoltà da lei incontrate?
La prima e la più grande è il dubbio. Iniziare a scrivere un romanzo assomiglia a quella che è la struttura classica di una favola. Stai cercando qualcosa, ma non hai la minima idea di dove stai andando. O di cosa, esattamente, tu stia cercando. Non ci sono mappe. E l'unica bussola è quella sensazione fastidiosa nello stomaco che ti prende quando ti rendi conto che, probabilmente, stai sbagliando direzione. In qualche modo devi cercare di ignorarla ed andare avanti. Devi seguire la storia, dovunque ti porti. E quando ti trovi in un vicolo cieco, devi mantenere la calma, continuare a respirare e credere fermamente che, presto o tardi, salterà fuori una traccia, un indizio, e la storia riprenderà a fluire. Una volta che questa fase è superata, e tu ti trovi in mezzo alla storia e, grossomodo, sai in che direzione si stia muovendo, allora il tuo lavoro cambia, da esploratore a giocoliere. Devi riuscire a mantenere in aria ed in equilibrio tutti gli elementi della narrazione: personaggi, sviluppo della trama, descrizioni, ritmo, dialoghi e stile. E devi farlo con vigore e convinzione. Devi continuare a farlo mentre cammini su di un filo teso chiamato "data di consegna". E devi anche fare in modo che sembri facile. L'unico suggerimento che posso dare è "Non guardare in basso!".
Ha l'abitudine, prima di descrivere una particolare situazione, di documentarsi accuratamente, oppure basa la propria scrittura principalmente sulla memoria e sull'immaginazione?
Per quanto mi riguarda, prima di tutto viene l'immaginazione, poi la memoria, quindi la ricerca. Ma ho bisogno di tutte e tre. Anche se credo che il genere fantastico sia quello che più mi si addice proprio per il piacere che mi da l'uso dell'immaginazione. Questo non significa però che inventare una storia sia, per me, particolarmente facile. Assolutamente no. Però ho imparato ad amare lo sforzo che questo tipo di attività richiede.
Una domanda scontata. Ma la facciamo ugualmente. Chi sono I suoi scrittori favorite e che tipo di influenza hanno avuto sulla genesi di "Time stops for No Mouse" (se una influenza in questo senso c'è stata)?
Ho scritto "Time Stops" dopo molti anni spesi a leggere e rileggere Mark Twain, Dashiell Hammett, Raymond Chandler, Italo Calvino, E.B. White e Roald Dahl. Sono stato anche molto influenzato dal pensiero di D.W. Winnicott (lo psicanalista britannico), dai film di Federico Fellini, dai fumetti di Charles Schulz, Chuck Jones, e Rocky and Bullwinkle.
Ancora, come abbiamo visto scrivere un libro è una faccenda piuttosto complicata... ma pubblicarlo può esserlo molto di più, come molti dei nostri lettori sanno anche troppo bene. Come è stato il suo rapporto con il mondo editoriale? Ci sono stati problemi? Come è arrivato il suo primo libro sugli scaffali delle librerie?
I miei primi contatti con gli editori non furono molto buoni. Tre differenti case editoriali rifiutarono Time Stops for No Mouse. E non è un'esperienza piacevole. So benissimo che ci sono stati autori i cui libri sono stati rifiutati cinquanta volte e poi, al cinquantunesimo tentativo, sono stati pubblicati con grandissimo successo. Ma io non sono tanto ottimista. Così ho deciso di pubblicare i miei primi due libri per conto mio. E' stata un'esperienza allo stesso tempo spaventosa ed emozionante. Ma nel complesso, mi sono divertito a fare l'editore. Sapevo quanta fatica fosse necessaria per scrivere un libro. Ma pubblicandolo, ho potuto apprezzare anche quanto lavoro sia necessario per eseguire l'editing, il design, la stampa, il marketing e la distribuzione di un libro. E l'esperienza mi ha lasciato un rispetto quasi religioso per gli editori, che mettono in gioco ogni giorno le loro vite professionali ed il loro denaro stampando e tentando di vendere libri.
Adesso una domanda difficile. Cosa prova uno scrittore no, meglio, cosa prova Michael Hoeye quando, un una libreria, vede il proprio lavoro esposto in vetrina?
Mi sento sorpreso e grato. Ed ho l'insistente sensazione che forse mi sto immaginando tutto! Ne "Il tempo non si ferma per i topi" facciamo la conoscenza con la cittadina di Pinchester ed i suoi interessanti abitanti. E' un modo di roditori con (come è stato scritto) "abbastanza mistero, vanità ed egoismo da essere interessante per i lettori di ogni età ed abbastanza coraggio e bontà per non essere troppo spaventoso". Leggendo questo libro ho avuto la chiara impressione che non si trattasse di una "storia per ragazzi" ma, semplicemente, di una "storia", una narrazione fantastica scritta per essere letta ed apprezzata da lettori di ogni età. O, se preferisce, di quel tipo di romanzo che i genitori amano leggere i figli e che continuano a leggere anche quando questi si sono, finalmente, addormentati. Ma qual era la sua intenzione originale, a quale categoria di lettori intendeva rivolgersi mentre scriveva questo libro?
Ho scritto "Il tempo non si ferma per i topi" per mia moglie, che in quel periodo si trovava in viaggio per lavoro. Era il mio modo di mantenermi in contatto con lei, una specie di gioco. E' una donna che ama la letteratura per ragazzi, ed i misteri. Ho cercato quindi di scrivere qualcosa che costituisse un ponte tra i due generi.
Nei libri di Mr.Tantamoq, in effetti troviamo una curiosa miscela di influenze, ci sono elementi tipici del "giallo investigativo", del romanzo d'avventura ed anche qualche elemento cinematografico (mi è parso di vederci anche un po' di Indiana Jones, specialmente ne "Le sabbie del tempo", mi sbaglio?). Contemporaneamente, essendo Hermux un topo che vive in un mondo popolato di animali antropomorfi, è facile fare raffronti con un altro topo universalmente famoso: Mickey Mouse. E sto pensando a quello sofisticato e brillante delle strisce in bianco e nero di Ub Iwkers pubblicate nei primi anni cinquanta. Quali sono i punti in comune fra i due topi? E le differenze? E qual è, più in generale, il suo rapporto con i fumetti?
Devo ammettere di non essere mai stato un appassionato di Mickey Mouse. Tra i topi celebri, preferisco Jerry di Tom e Jerry. Per quanto riguarda gli animali di fantasia, in generale, il mio favorito è comunque Bugs Bunny. Da ragazzino ero un grande lettore di fumetti, Batman e Flash erano i miei favoriti. Ed ero anche un grande fan di Little Lulu, per quel suo stile così strano e quasi surreale. Adoro i fumetti, in realtà, per le infinite possibilità offerte dalla combinazione di immagini e testo. Come conseguenza, sono stato un grande fan della Pop Art, in particolare di Andy Warhol, anche se mi ci è voluto molto tempo per poter apprezzare davvero la qualità del suo lavoro e delle sue visioni.
Dicono che la seconda opera di un artista sia sempre la più difficile da realizzare. Ma leggendo "Le sabbie del tempo", ho decisamente notato una evoluzione in senso positivo. Il mondo di Hermux si fa più complesso, scopre le proprie radici e la storia è più coinvolgente ed affascinante. E' frutto di una scelta cosciente o si tratta della naturale evoluzione dello stile di uno scrittore che, ora, si sente più sicuro delle proprie capacità e della propria immaginazione? Ho sentito, in un certo senso, l'obbligo morale di approfondire lo studio dei personaggi e delle situazioni. Contemporaneamente, ho certamente acquisito un maggior controllo sulle tecniche di scrittura ed una maggior conoscenza del mondo di Pinchester, delle convenzioni sociali e delle leggi che governano questo universo immaginario.
Una curiosità dove ha trovato l'ispirazione per un personaggio come "Tucka Mertslin"?
Fra le tante strane carriere che ho tentato, ho trascorso otto anni nel mondo dell'alta (e bassa...) moda. Iniziando con due anni di lavoro presso lo Studio 54. Erano gli anni in cui l'influenza di Andy Warhol era al suo massimo e moda, arte e celebrità venivano fuse in un nuovo elemento chiamato Pop Cultural Plutonium. C'era una vera abbondanza di dive della moda (di tutti i sessi) da osservare e ricordare. Quando ho cominciato a scrivere "Il tempo non si ferma per i topi" l'assistente di Tucka mi ha chiamato e mi ha imposto di mettere Tucka nella lista dei V.I.P.. Non potevo dire di no, le celebrità come Tucka ottengono quasi sempre quello che vogliono!
Sia quel che sia, I suoi libri sono profondi, a modo loro e nonostante l'apparente semplicità. Si percepisce un mondo complesso, appena al di sotto della superficie, come porte aperte su innumerevoli stanze piene di giocattoli e piccole sorprese. Suppongo che questo sia il segreto per affascinare i lettori di ogni età! Una sensazione simile si prova anche (ma ad un livello inferiore) leggendo i primi libri di Harry Potter. Cambiando discorso (almeno in parte), in quante lingue sono stati tradotti i suoi libri fino ad ora?
Credo siano ventiquattro. Incluse due diverse forme di cinese.
Progetti per il futuro (a parte diventare re del Teulabonasi )? Ci sarà una terza avventura di Hermux oppure sta pensando di sperimentare nuovi personaggi?
La terza avventura di Hermux è finita. In inglese si intitola "No Time Like Show Time." Non ho ancora visto la traduzione in Italiano, ma credo che Salani la pubblicherà in Autunno.
Un consiglio per gli scrittori giovani (e sconosciuti)....
Ho due tipi di consigli per I giovani scrittori - uno psicologico ed uno pratico. Dal punto di vista psicologico, non è così importante "credere" nel proprio lavoro, quanto divertirsi nel farlo. Tentate di trarre piacere dal processo di scrittura. Di apprezzare l'enorme libertà di seguire i propri pensieri, esplorare la propria immaginazione, scegliere una parola piuttosto che un'altra, per il brivido che può dare, le sensazioni che sa comunicare a voi. Non perdete mai il senso di meraviglia che da il vedere la propria fantasia trasformata in nero inchiostro sul bianco della carta. Non date mai per scontato il valore del linguaggio. Vecchie parole ripulite dall'uso di generazioni. Nuove parole coniate sulla strada. Sono una specie di miracolo, e tutti le possono usare gratuitamente. Usatene quante ne volete. Ogni volta che volete. Non vi costeranno un centesimo (non ancora, almeno ). Ed è uno dei piaceri più grandi che ci siano. E' meraviglioso vedere un libro con il vostro nome scritto sopra, ma è poco o niente se comparato con il piacere di soffrire su di una frase che non viene, o un paragrafo, o un personaggio e poi, finalmente, vedere il lavoro che prende forma nel modo in cui lo avete immaginato.
Dal punto di vista pratico, scrivete quanto più potete. Scrivete di tutto. Per scrivere ci vogliono muscoli forti, e li si ottiene soltanto con la pratica. Se la vostra scuola ha un giornale, lavorateci. Se avete amici, scrivete loro delle lettere. Non delle e-mail. Odio le e-mail. Sono uno spreco di tempo. Mettete i vostri pensieri sulla carta. Raccontate ai vostri amici cosa ne pensate della vita, del mondo, dell'amore e della morte. Raccontategli quello che vedete, quello che sentite, quello che provate. E' un insostituibile esercizio alla scrittura. E vi aiuterà anche a leggere. Che è una cosa indispensabile e più difficile da fare di quel che può sembrare a prima vista.
Mille grazie per la sua pazienza, Michael, ed, ancora, i nostri migliori auguri per la prosecuzione della sua brillante carriera!
Una intervista di Marco R. Capelli marco_roberto_capelli@progettobabele.it Per gentile concessione di Michael Hoeye.
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Michael Hoeye è nato a Los Angeles nel 1946, ha vissuto nell'Oregon ed a New York, ma la vita di città non è quella che più gli si addice. Ne "Il tempo non si ferma per i topi", infatti, vi sono numerose parodie degli aspetti più peculiari della vita in una grande città. A New York ha intrapreso diverse carriere, sempre con buoni risultati,è stato fotografo, agente e stilista presso il celeberrimo Studio 54. A quasi quarant'anni, lasciato il lavoro, decide di tornare all'università e si iscrive alla facoltà di psicologia e religione presso lo Union Theological Seminary di Manhattan. Si laurea, ma dopo poco tempo si rende conto di non essere tagliato per la psicanalisi. I problemi della gente - dice - lo annoiano troppo. Così torna nell'Oregon ed inizia a lavorare in campo pubblicitario. Nel frattempo si è sposato con Martha Banyas, gioiellera e designer, con cui è fidanzato da moltissimi anni. Martha ha una predilizione per la narrativa per ragazzi ed il mistero, ed è proprio per lei che viene scritta la stesura iniziale de "Il tempo non si ferma per i topi". Sotto forma di e-mail quotidiane che i due si scambiano per mantenersi in contatto durante un lungo viaggio di lavoro di Martha nel Sud Est Asiatico. Hoye è stato anche insegnante di Scrittura Creativa presso la Marylhurst University.
Attualmente la serie di Hermux Tantamoq conta tre titoli tradotti in 24 lingue:
- Il tempo non si ferma per i topi (Time stops for No Mouse) Salani 2002 - Le sabbie del tempo (Sands of time) Salani 2003 - No Time Like Show Time Uscita prevista: Autunno 2004
Recensioni: Il tempo non si ferma per i topi Le sabbie del tempo
Altre Pagine collegate (possibile minore rilevanza):
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