LE INTERVISTE DI PROGETTO BABELE Un'intervista di Paolo Costante (con un piccolo contributo di Marco R.Capelli)
Un ringraziamento particolare a Valerio Evangelisti che, nonostante i molti impegni, ha trovato il tempo per questa chiacchierata con i lettori di Progetto Babele, dove parlando di Eymerich e Magus - ma non solo - svela a chi sa ascoltare anche qualche trucco del mestiere. MRC
Bene, cominciamo... dalla fine, cioè dal tuo ultimo libro, Noi saremo tutto. Si tratta del primo Noir che scrivi ed anche del primo romanzo che si distacca del tutto dai generi quali fantasy e Science Fiction per dedicarsi a pieno al mondo brutale della Mafia Americana degli anni Trenta. Possiamo considerarlo un cambio di stile? È l'inizio di un nuovo ciclo? Ed i tuoi lettori, come hanno accolto questa variazione?
Non è l'inizio di un nuovo ciclo, né di un cambiamento di stile. E' un romanzo a sé, che per struttura e trama non prevede continuazioni. Non lo definirei nemmeno un noir, quanto piuttosto un romanzo storico su Cosa Nostra e sul movimento sindacale americano. Non prevedo di tornare sul tema. I miei lettori affezionati a Eymerich vogliono naturalmente altri Eymerich (e li avranno), ma Noi saremo tutto mi ha procurato nuovi lettori e nuovi spazi. Oltre a un consenso di critica mai goduto fino a quel momento.
In tutti i tuoi libri, con le dovute licenze artistiche, ritroviamo un schema costruttivo ben preciso: personaggi "reali" (o realistici), periodi storici e luoghi ben documentati e ricostruiti. È forse questo il "segreto" del tuo successo? Quanto ti costa, in termini di tempo (e fatica) la parte di ricerca che precede la stesura di un romanzo?
Non so se sia il segreto del mio successo. So che, anche nell'ambito delle storie più fantastiche, intendo fornire al lettore dettagli solidi, che rendano il tutto molto realistico. Ciò richiede, prima della stesura del romanzo ma anche durante, la lettura di parecchi libri: fino a trenta o quaranta. Poiché non ho il tempo di frequentare le biblioteche, devo comprarmeli in giro per il mondo.
Il tuo modo di scrivere è stato descritto come un nuovo stadio evolutivo della narrativa. Non esattamente un progresso quanto, piuttosto, una mutazione. Le tue storie poi, sono una commistione tra affidabili ricostruzioni storiche, genere gotico, fantasy e fantascientifico che vanno a mescolarsi a visioni future e valori di tempi passati. Cosa che causa non pochi grattacapi a coloro che sono abituati ad incasellare ogni libro entro certi limiti e modelli. Te la senti di affermare quindi di aver inventato un nuovo genere che sfugge ancora ad ogni tipo di definizione? In caso contrario, come lo definiresti?
Sfuggire alle definizioni era fin dall'inizio il mio obiettivo. Intendevo muovermi nella letteratura di genere, però senza che il genere stesso fosse facilmente identificabile, visto che gli apporti erano molteplici. In seguito si è cominciato a parlare di "commistione di generi", soprattutto in Francia, dove ho influenzato non pochi scrittori, soprattutto di fantascienza. Tuttavia devo dire che il mio obiettivo finale non era tanto la "commistione", quanto l'esplosione. Fare saltare le barriere della cosiddetta paraletteratura per andare incontro a chi, nel campo della letteratura senza aggettivi, stava adottando moduli della narrativa di genere per trovarvi nuova vitalità.
Parliamo del ciclo di Magus. Il Presagio, L'Inganno e L'Abisso sono i tre titoli che compongono questa collana scritta tutta in poco meno di un anno su commissione da parte della tua casa editrice che voleva approfittare del nuovo "mille e non più mille" che l'avvento del 2000 portava con se. Come hai accolto questa richiesta? E come questa si è collocata tra il nascente Metallo Urlate e l'ormai affermato Inquisitore Eymerich? E' più faticoso scrivere su commissione o scrivere seguendo soltanto il proprio istinto e l'ispirazione?
Quando mi fu fatta la proposta, la mia reazione fu di assoluto rigetto. Tra l'altro, non mi ero mai interessato a Nostradamus e delle sue profezie non mi importava nulla. Finii per accettare solo sulla base di semplici considerazioni materiali: la cifra che mi veniva offerta era tale da permettermi di lasciare il lavoro che facevo (funzionario del Ministero delle Finanze) e tentare di dedicarmi solo alla narrativa. Una volta accettato il lavoro, lo svolsi a mio modo. Per esempio, l'editore si aspettava che il protagonista fosse un personaggio positivo. Invece il mio Nostradamus, nel primo volume della trilogia e in buona parte del secondo, è un vero bastardo. Gli elementi storici sono curati col massimo zelo. Vi sono parti fantastiche non previste nel progetto originale. Insomma, diedi alla vicenda la mia impronta, e così cominciò a piacere anche a me. L'esito fu lusinghiero. Non raggiunsi certo le vette degli autori che mi avevano preceduto nella collana, Christian Jacq e Valerio Massimo Manfredi, però la prima edizione del primo volume vendette in un paio di settimane 108.000 copie. "Magus" è tradotto in una quantità di paesi. Potei effettivamente abbandonare il mio incarico burocratico e vivere di sola narrativa.
Abbiamo accennato prima a Metallo Urlante dei racconti che lo componevano, solo Pantera ha avuto un seguito nei successivi libri. In futuro il pistolero-stregone ricoprirà ancora un ruolo principale, o altri personaggi si affacceranno nel ciclo? Ma ancora più importante, c'è già un quarto libro in cantiere?
Per il momento Pantera è a riposo. Lo riprenderò, ma devo superare una contraddizione: nato come stregone, in Antracite questa sua funzione è piuttosto secondaria. La storia non si prestava.
Veniamo ora ad Eymerich l'Inquisitore. Quali sono le sue origini e come la scelta di tale personaggio ha influenzato decisioni quali tematiche e registro narrativo?
Scoprii Eymerich nelle note di un saggio di Italo Mereu, Storia dell'intolleranza in Europa. Rimasi colpito dal nome, duro e tagliente. Finii col dargli una personalità spigolosa e asociale: ciò che in psicologia viene detto un carattere "schizoide". Influenzò il mio modo di scrivere in quanto le storie che coinvolgono il mio inquisitore sono viste attraverso i suoi occhi. Il lettore raramente se ne accorge, però finisce con l'identificarsi in lui.
Culti pagani, dischi luminosi, Picatrix, simbolismo alchemico, Illuminati, conoscenze sciamaniche Sei un vero appassionato di folklore e paranormale o si è trattato di una scelta più letteraria, legata al genere ed all'ambientazione?
Il paranormale non mi interessa. Piuttosto mi interessa l'esoterismo, che rappresenta una filosofia compiuta. Ciò non implica una mia adesione. Come accade con i temi religiosi, l'uso che ne faccio è essenzialmente narrativo.
Eymerich ha stimolato anche altri artisti che ne hanno fatto il soggetto delle loro opere. Poi radiodrammi (Io arrivavo regolarmente tardi al lavoro per poter ascoltare la conclusione di Picatrix su radio Rai!), fumetti, musica, un film ancora in preparazione e persino l'etichetta di un vino. Ti aspettavi un tale successo? Come lo hai accolto?
No, non mi aspettavo un successo di queste dimensioni. Però è prudente non esagerarlo. Io non ho la popolarità di un Umberto Eco o di un Alessandro Baricco. Nemmeno di un Valerio Massimo Manfredi o di un Giorgio Faletti. Ho un mio ambito di lettori che mi segue con fedeltà. Tanti altri mi ignorano completamente. La posizione in penombra che detengo mi soddisfa e non pretendo nulla di più.
Ti senti a volte, come Conan Doyle, un po' oppresso da questo personaggio troppo ingombrante? Ti è mai capitato di essere presentato come "Valerio Evangelisti, quello di Eymerich"?
Succede addirittura che si parli dei "romanzi di Eymerich", e non dei "romanzi di Valerio Evangelisti su Eymerich". Ne sono contento: una creazione riuscita è una garanzia di longevità. E poi non parlerei di "oppressione": si è già visto che abbandono Eymerich quando mi pare, e lo riprendo se ne ho voglia.
Eddie Florio è uno spietato gangster italo-americano, Eymerich un inquisitore che non disdegna le torture più atroci, Pantera un pistolero che sembra aver scoperto il mistero dello spazio-tempo e lo stesso Nostradamus, pur restando fedele alle fonti storiche, sfugge alla letteratura di massa risultando inizialmente persino sgradevole. Tutti personaggi fortemente negativi, veri e propri "antieroi". C'è un motivo preciso dietro a questa scelta?
Molti dei miei personaggi (non Nostradamus, però) appartengono a quella tipologia "schizoide" a cui accennavo, caratterizzata dall'asocialità più radicale. Non è un caso: vi appartenevo anch'io, e scrivere è stata una specie di autoterapia per uscirne. Nostradamus e Florio sono invece due facce diverse della mediocrità: quasi innocua nel primo caso, pericolosissima nel secondo. Modelli umani che ritroviamo spesso nelle nostre società, talora in posizione dominante. Mettendo tutti costoro al posto degli "eroi" convenzionali, mi sono conformato a una scelta già fatta dal genere noir, soprattutto francese, allorché si separò dal poliziesco convenzionale. Un caso per tutti: Jean-Patrick Manchette. I suoi protagonisti sono spesso poliziotti vigliacchi e razzisti, o puri e semplici sicari.
Passiamo ora a qualche domanda di carattere più generale. Tu hai esordito dieci anni or sono con Urania. Come giudichi lo stato attuale fantascienza e ciò che viene prodotto in Italia? (N.d.R. Sullo stato di salute della fantascienza italiana abbiamo parlato a lungo su PB 13 SPECIALE SF, con contributi di Giuseppe Lippi, Catani e molti altri. La rivista è disponibile gratuitamente per download sul sito in formato PDF)
La mia opinione è pessimistica. La fantascienza anglosassone tende a tornare, con poche eccezioni, a vecchi modelli avventurosi, e invece di ispirare film e telefilm se ne lascia condizionare. Quanto alla sf italiana, mi sembra essere tornata nel ghetto da cui era faticosamente uscita nel corso degli anni Novanta. Esistono, diciamo così, "sacche di resistenza", che però non hanno vita facile presso i grandi editori.
Essendo Progetto Babele una E-zine, c'è sempre la domanda d'obbligo. Ammetto sia un po' banale, ma la facciamo a tutti... Ti capita di frequentare il mondo degli scrittori in rete? Pensi che Internet sia (ancora) un modo per farsi notare o che, piuttosto, tutto quanto si perda nel calderone dell'eccesso di offerta?
Sono in rete fin dagli inizi, addirittura dall'epoca - che oggi pare remotissima - delle bbs e di Fidonet. Pochi conoscono quanto me (o quanto i Wu Ming, anche loro dei precursori) le potenzialità enormi che Internet offre, così come i suoi limiti. Tra questi ultimi non metterei l'eccesso di offerta. E' vero, le voci sono tante che si rischia il capogiro, però alla fine l'utente fa le sue scelte e si fa un elenco di siti da frequentare regolarmente. Quanto ai blog letterari, questi presentano, come tutto ciò che vive su Internet, vantaggi e svantaggi. Da un lato riescono a imporre i temi di discussione alle terze pagine dei quotidiani, ormai universalmente disertate. D'altro lato, i dibattiti che suscitano tendono a essere sopra le righe, con esaltazioni e stroncature, scomuniche e apologie. Ciò si deve anche, penso, all'estrema rapidità del mezzo, che invoglia a un linguaggio semplificato e dunque apodittico. Personalmente seguo da lettore i principali blog sui libri, ma mi astengo dall'intervenirvi, per non cadere nella trappola della rissosità.
Parlando di riviste letterarie, vuoi parlarci della "tua" Carmilla?
La Carmilla cartacea è sospesa, almeno per il momento. Vendeva molto, ma là dove era distribuita. Il sistema di distribuzione vigente faceva sì che non fosse presente dappertutto. Lo scopo della rivista era di fare emergere le potenzialità critiche e antagoniste della letteratura "popolare", cioè di genere. Il fine viene in qualche modo tuttora perseguito da Carmillaonline: non un blog, ma una specie di quotidiano (compilato da me e da Giuseppe Genna) che vanta oltre 120.000 contatti settimanali. La difficoltà è conoscere l'identità del lettore medio, e questo è un problema tipico della rete.
Oltre ad essere molto noto in Italia, da qualche anno Valerio Evangelisti è diventato famoso anche in Francia. Quali sono le ragioni dell'attenzione a te riservata dai nostri cugini d'oltralpe? Che sono solitamente piuttosto disattenti, se non disdegnosi, nei confronti degli scrittori italiani.
I francesi amano molto i personaggi trasgressivi e un po' inquietanti. Tutta la loro letteratura d'appendice è ricca di ladri più o meno gentiluomini e di assassini più o meno farabutti. Forse, Eymerich si adattava a quella propensione nazionale. Devo però aggiungere che mi ha molto aiutato il fatto di avere il francese come seconda lingua, e di parlarlo quasi come l'italiano. Ho così potuto fare in Francia presentazioni, partecipare a festival, fare apparizioni televisive, intervenire sui giornali - direi quasi più che in Italia. Ciò da quelle parti è apprezzato. Inoltre il mondo francofono è molto più largo della Francia. Sono stato un po' dappertutto, dal Belgio al Québec.
Ci sarà un nuovo capitolo della saga di Eymerich?
Ci saranno molti altri romanzi su Eymerich, però non nell'immediato. Ho appena consegnato all'editore "Il collare di fuoco", un romanzo storico corale (i personaggi sono una quindicina) sulla nascita del Messico moderno. L'uscita è prevista per il 15 novembre. Sto lavorando a "La distruzione di Alphaville", una mia raccolta di interventi critici (è la terza). Ho altri lavoretti in corso. In pratica, non sto mai fermo del tutto.
Chiudiamo con una anticipazione? A quando una trasposizione cinematografica del ciclo di Eymerich?
Ho ceduto tante volte i diritti cinematografici sui miei romanzi, però senza esiti concreti. Attualmente il progetto più serio, che riguarda nientemeno che una trilogia di film, è ispano-italo-americano. Posso solo dire: se son rose, fioriranno.
Bene, con questo credo che sia davvero tutto. Grazie di cuore per il tempo che ci hai dedicato e buon lavoro!
Per gentile concessione di Valerio Evangelisti
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Valerio Evangelisti nasce a Bologna nel 1952 e si laurea in scienze politiche (indirizzo storico-politico) intraprendendo di seguito una carriera accademica alternata all'attività di funzionario del ministero delle finanze. In questo primo periodo prendono vita testi di natura storiografica ma è solo quando nel 1990 viene interrotta tale professione che Evangelisti si dedica alla narrativa.
Nel 1994 esordisce con il suo primo romanzo, Nicolas Eymerich, inquisitore, e vince con esso il Premio Urania. Prende quindi vita il Ciclo dell'Inquisitore Eymerich che conta otto titoli di cui l'ultimo è Mater Terribilis (2002)
Non pago del successo di tale Saga, nel 1998, in concomitanza con Picatrix: la scala per l'inferno, dà vita ad una ennesima opera. Nasce Metallo Urlante al quale avrà seguito Black Flag nel 2002 ed Antracite nel 2003. Nel 1999 concepisce in tre volumi differenti Magus, il romanzo di Nostradamus. Tradotto in dodici lingue, viene distribuito in tre continenti. Nel 2000 l'Ancora del Mediterraneo pubblica la raccolta di saggi Alla periferia di Alphaville. Interventi sulla paraletteratura. Seguirà Sotto gli occhi di tutti. Ritorno ad Alphaville, 2003. I suoi romanzi gli hanno valso il Grand Prix de l'Imaginaire nel 1998 e il Prix Tour Eiffel nel 1999 mentre nel 2000 il Prix Italia per la fiction radiofonica. Attualmente sono tradotti in tredici paesi.
Oltre ad essere romanziere, Evangelisti scrive sceneggiature per radio, cinema, televisione e fumetti. Ha fatto parte della delegazione ufficiale degli scrittori italiani al Salon du Livre di Parigi del 2001 ed ha diretto per un decennio "Progetto Memoria - Rivista di storia dell'antagonismo sociale".
E' attualmente direttore editoriale di "Carmilla", pubblicazione dedicata alla narrativa fantastica e alla critica politica, collabora all'edizione francese di "Le Monde Diplomatique" ed è presidente dell'Archivio Storico della Nuova Sinistra "Marco Pezzi" di Bologna.
Nel web lo si può trovare al suo sito ufficiale www.eymerich.com.
Da leggere sul sito di PB
Picatrix recensione di Marco R.Capelli
Il ciclo di Magus a cura di Paolo Costante
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