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Intervista a:
CAROLINA CUTOLO



Chi è...
Carolina Cutolo


Carolina Cutolo è nata a Roma, dove vive. Laureata in Sociologia con una tesi sulla vignetta satirica durante l'ascesa del fascismo, coltiva la passione per la scrittura e per la musica (suona in diverse formazioni romane).

Dal giugno 2003 pubblica i suoi scritti d'amore e sesso sul blog:
pornoromantica.splinder.com.

Nel 2007 esce:
"Pornoromantica"
Prezzo € 13,00
176 p., brossura
Editore Fazi
(collana Le vele)

Un'intervista...Pornoromantica!

Un blog di culto, con all'attivo centinaia di migliaia di accessi, la recente pubblicazione di un romanzo già in vetta alla classifica dei libri più venduti, un successo personale degno di una cantante Rock. Stiamo parlando del fenomeno "Pornoromantica", dal titolo del primo libro di Carolina Cutolo, irriverente blogger ed ora ironica e scatenata scrittrice. Quella che segue è il testo dell'intervista che Carolina ha rilasciato a False Percezioni a tempo di record, nell'intervallo tra una data e l'altra del "Pornoromantica Tour".

Foto di LEONARDO LUCARELLI

Luigi Milani: “Pornoromantica” è uscito il 30 marzo e già sei stata ospite di importanti trasmissioni televisive: tra le ultime, in ordine di apparizione, “Le Interviste Barbariche”, dove sei riuscita in qualche modo ad imbarazzare perfino la navigatissima Daria Bignardi. Stai percorrendo l’Italia con il “Pornoromantica Tour”. Il libro staziona stabilmente nelle zone alte della chart dei titoli più venduti. Che sta succedendo? Hai stretto un patto (rigorosamente porno, immagino) col Diavolo?
Carolina Cutolo: Sì, ma l’ho fregato, perché l’anima gliel’avrei data anche gratis, quindi ho finto di essere un’ingenua pivella senza potere contrattuale e di cedergliela mio malgrado, quando invece non vedevo l’ora di partecipare al suo gran ballo del plenilunio di primavera, come la Margherita di Bulgakov che va al ballo di Satana (che invidia ho provato leggendolo!), e così ho coronato due sogni in uno: avere una casa editrice che scommette molto su di me e sul mio libro e non lesina nel promuovermi, e partecipare in qualità di strega all’unico evento mondano che mi abbia mai veramente intrigata.

LM: Com’è avvenuto il passaggio dal blog al libro? Quali sono le difficoltà maggiori che hai dovuto affrontare?
CT: È avvenuto grazie ai consigli di Mario Desiati, uno scrittore che ora è un amico, ma che allora mi contattò tramite il blog e mi suggerì, con grande generosità intellettuale, di non riproporre il blog su carta, ma di inventarmi un espediente letterario e raccontare una storia. Lesse tra l’altro i primi capitoli del libro prima ancora che le case editrici mi facessero delle proposte. Umiliata e offesa dal fatto che Desiati non mi abbia chiesto prestazioni straordinarie in cambio dei suoi preziosi consigli, piuttosto che offrirmi a lui piegata dalla disperazione, ho preferito reagire con smisurata eleganza e indicibile controllo dedicandogli il libro. La difficoltà maggiore nello scrivere è stata, una volta rimaneggiati gli scritti autobiografici del blog, inventarmi da zero a cento situazioni, personaggi ed aneddoti che si amalgamassero senza forzature col resto. Diciamo che, essendo questo il mio primo libro, mi riterrei già molto soddisfatta se per chi lo legge non fosse facile distinguere le parti inventate da quelle autobiografiche, i pom*ini autentici da quelli immaginari.

LM: Ti premetto che personalmente il tuo successo mi fa molto piacere, oltre a divertirmi molto, visto lo scompiglio che sta generando nell’ambiente, spesso fin troppo autoreferenziale e snob, dell’editoria italiana. La pubblicazione di “Pornoromantica” infatti, se da un lato è stata accolta con favore e simpatia dal pubblico dei lettori, ha suscitato anche qualche malumore. Alludo a parte della critica, che non ha esitato ad accostarti, in negativo, a fenomeni quali Melissa P. (il cui romanzo, 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire,è stato pubblicato anch'esso da Fazi) o, risalendo nel tempo, a Porci con le Ali di Lidia Ravera. Come giudichi questi attacchi?
CT: Veramente non capisco in cosa consistano esattamente gli “attacchi”. Melissa P. non l’ho letta, ma non capisco tanto accanimento contro il suo primo libro. Se non è un buon libro e ha venduto molto non capisco perché prendersela tanto con l’autrice e non invece con il pubblico, che la preferisce a scrittori più meritevoli (che poi i gusti sono gusti, e pure al pubblico non si può dir nulla!), perché, se fosse davvero una scrittrice mediocre non vedo la colpa, si tratta comunque di un’opera prima ed è ovvio che abbia delle ingenuità e molte cose da imparare, esattamente come me. Tra l’altro la Panarello ha avuto il merito di creare nelle case editrici una grossa attenzione agli scritti erotici femminili, senza la quale probabilmente io oggi non avrei neanche pubblicato. Se poi quando mi si paragona a Melissa si intende dire che ormai pubblicano cani e porci, niente di drammatico, basta che mi si collochi tra i porci. Arrivando quindi a “Porci con le ali”, pure qua non vedo il negativo, stiamo parlando di uno dei primi esperimenti narrativi di Lidia Ravera, e quindi il paragone semmai mi fa piacere.

LM: Ti sei mai chiesta, affrontando la vasta platea dei lettori: “Oddio, adesso chissà che penseranno di me?”
CT: Veramente no, il giudizio sulla mia persona non c’entra, anche se alcuni lo tirano fuori a sproposito (il giudizio, che avevi capito?), quello che le persone pensano di me nel bene e nel male non vale molto più di un’impressione, perché non mi conoscono personalmente. Quello che invece mi premeva di più era la stesura del libro, mi preoccupava lasciare questioni in sospeso, o ignorare elementi che invece ci dovevano essere, o non essermi accorta di aver affrontato un argomento con superficialità, e dunque una volta uscito il libro ricevere delle critiche su questo. Ma è stata una preoccupazione buona, perché mi ha spinta a lavorare sodo e a cercare di non dare niente per scontato. E ora che il libro è finito ed è in libreria so che ho fatto del mio meglio, e quindi quando arrivano delle critiche lucide e intelligenti sono pronta a riflettere e a imparare dai miei errori o dalle mie ingenuità di esordiente (salvo poi flagellarmi privatamente con la copia numero uno del libro a cui ho applicato con parsimonioso zelo fodera di cilicio e borchie acuminate).

LM: Ti piacerebbe che il tuo libro fosse recensito da Famiglia Cristiana? ;-)
CT: Caspita, si!

LM: Qual è il profilo del tuo lettore medio?
CT: Dai 14 anni in su, chiunque sappia non prendersi troppo sul serio.

LM: Che differenze hai riscontrato nelle reazioni delle lettrici e dei lettori?
CT: Pochissime differenze di genere tra le reazioni positive. Delle reazioni negative invece mi ha sorpreso che, tranne rare eccezioni, arrivano tutte da uomini.

LM: Avrei pagato oro, ai tempi del liceo, per studiare il PornoRomanticismo: ce ne potresti dare una definizione, per così dire, “didattica”?
CT: Proviamo. Dicesi Pornoromanticismo l’attitudine a interrelare piuttosto che separare il sentire emotivo con l’esprimersi sessualmente. La parte romantica non è quella dell’amore eterno (in cui un vero pornoromantico non crede perché si tratta di una vile e pericolosa menzogna) ma quella dell’emozione e del desiderio per qualcuno che non riusciamo a spiegare, che ci scuote anima e corpo e ci fa perdere il controllo di noi stessi. La parte porno è invece la parte sì erotica, ma anche lucida, che desidera sempre vedere le cose nude e crude, appunto come in un film porno. Le due parti, quando interrelate, si compensano magnificamente: la parte romantica evita, grazie alla lucidità della parte porno, di sfociare in melense proiezioni e aspettative che raramente coincidono con la realtà; la parte porno, grazie all’emotività della parte romantica, evita di essere troppo razionale e fredda, e di costruire a tavolino strategie seduttive o scegliere oggetti del desiderio poco affini alla propria sensibilità. Per concludere basta condire il tutto con una buona dose di ironia e il gioco è fatto.

LM: Che musica ascolta una Pornoromantica?
CT: Cyndi Lauper, Cristina Donà, Loredana Bertè, Gabriella Ferri, Luigi Tenco, Rino Gaetano, il primo Lucio Dalla, il primo Pino Daniele, i lenti sdolcinati di Jovanotti, Ardecore, Doors, Cure, Massive Attack, The DUB side of the moon, George Michael, Bossanova, Billie Holiday, Chet Baker, Lightning Hopkins e le vecchie chitarre blues.

LM: Quali sono i tuoi modelli letterari?
CT: Non penso ai modelli quando scrivo, sennò mi blocco all’istante. Leggo quasi solo classici e adoro quando la letteratura diventa comica, farsesca o grottesca. I miei primi sette al momento sono:

Opinioni di un Clown - H. Boll
I fiori blu - R. Queneau
Autodafè - E. Canetti
Il maestro e margherita - M. Bulgakov
Cuore di Tenebra - J. Conrad
Orgoglio e pregiudizio - J. Austen
Memorie di Adriano - M. Yourcenar

LM: La genesi del tuo libro è legata al Web. Ed è sul Web che nascono spesso nuovi talenti artistici, sia in campo letterario che musicale (penso ad esempio al fenomeno, in costante ascesa, di MySpace). A tuo avviso, qual è il ruolo che può giocare la Rete nel futuro dell’editoria?
CT: La Rete è evidentemente già una palestra di scrittura a cui le case editrici attingono per scoprire e coltivare nuovi talenti. In futuro non saprei.

LM: Sei entrata in contatto con un noto attore a luci rosse, Franco Trentalance. Attraverso di lui, che opinione ti sei fatta del mondo del porno?
CT: Pensando a Franco e quello che del porno ho conosciuto grazie a lui, direi che si tratta di un ambiente lavorativo come qualunque altro, con i suoi professionisti, la sua etica, i suoi aspetti esilaranti, le sue fatiche, i suoi mascalzoni e le sue vittime.

LM: Cosa pensi di fare “da grande”? In altre parole, quali progetti hai per il futuro?
CT: Mi piacerebbe scrivere, comunque continuerò a farlo, anche perché tra tutte le passioni meteora della mia vita la scrittura è stata l’unica costante. Il punto è che ora spero di camparci. Ma nel frattempo e finché non succederà continuo a fare la barmaid con grande piacere, lavorare in un jazz club è bellissimo, ho la fortuna di ascoltare concerti stupendi e conoscere artisti italiani e di tutto il mondo che vengono a chiacchierare al mio bancone e a chiedermi i cocktail più disparati. Un ottimo punto d’osservazione di varia umanità anche per scrivere nuove storie.

LM: E va bene, figliuola. Per stavolta, ti concedo la mia personale – per quelli che può valere! - assoluzione. Ora va’, e non peccare più! (almeno, non così scopertamente)! ;-)
CT: Ma ormai ho dato l’anima al Diavolo...

per gentile concessione di Luigi Milani e
Carolina Cutolo
Int.già pubblicata sul Blog di Luigi Milani

inserito 19/09/07
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