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Storia della Marvel in Italia
Sesta parte
a cura di Marco Rufoloni



Siamo arrivati al 1975 nella nostra rivisitazione della presenza delle serie Marvel in Italia. Il 1975 vide la nascita di due nuove testate ("Hulk e i Difensori" e "Conan e Ka-Zar") a sostituire quelle chiuse di Devil e degli A.S.E. La presenza Marvel-Corno in edicola rimase dunque costante, ma la forte svalutazione (che rimase tra il 15 ed il 20% fino alla fine degli anni '70) costrinse la casa milanese ad aumentare il prezzo a 300 Lire: da questo momento in poi il prezzo salì con cadenza praticamente annuale, causando una lenta ed inesorabile emorragia di lettori. Ma questo sarà argomento delle prossime puntate, ora puntiamo come al solito l'attenzione alle varie testate.

L'Uomo Ragno, con l'arrivo di Iron Man come comprimario, ebbe una struttura stabile per tutto l'anno, a parte il n.129 (con il termine, provvisorio, delle storie di Morbius) ed il n.130 (con la conclusione dell'avventura di Devil rimasta in sospeso con la chiusura della sua testata). La qualità della pubblicazione rimase su un livello medio: L'Uomo Ragno fu disegnato da un dignitoso Ross Andru (mentre le storie di Marvel Team-Up rimasero affidate alle valenti mani di Gil Kane), arrivando a presentare eventi epici come la morte di Gwendy Stacy (allora fidanzata di Peter Parker) e del Goblin originale, che anticiparono il successo del "filone morte e distruzione" di Claremontiana memoria (nn.133-134). Da ricordare poi l'esordio del Punitore su UR n.149. D'altra parte quella del Vendicatore d'Oro continua ad essere una serie di media qualità, realizzata da quel buon artigiano della matita che era George Tuska; fanno eccezione gli episodi sui nn.144-145 realizzata da un Jim Starlin che allora era agli inizi, ma già dimostrava la stoffa del vero genio.

La collana dedicata ai Fantastici Quattro, orfana di Kirby fin dal n.101, prosegue con ottimi artisti quali John Romita prima (solo per pochi numeri) e John Buscema dopo: il cambio di disegnatore influì poco nella qualità delle storie grazie anche all'apporto costante di un genio della china qual'è Joe Sinnot. Da ricordare la magistrale battaglia tra l'eroico quartetto e l'Iniziato nei nn.111-114, conclusa con l'insolita alleanza tra i nostri eroi ed il Dottor Destino. Tra i personaggi di contorno continuano le epopee di Capitan Marvel (con le splendide storie di Starlin spezzate purtroppo in due o tre numeri) e di Namor, del quale va ricordato l'apporto in sede grafica di Bill Everett, un artista ora scomparso ma a mio avviso tra i migliori di tutti i tempi (tra l'altro fu uno dei creatori di Namor nel lontano 1939). E' proprio nella prima storia da lui disegnata che fece la sua prima apparizione la giovane Namorita (F.Q. n.112) che ora è divenuta una delle colonne portanti del gruppo dei New Warriors (ogni mese su Silver Surfer & Iron Man).

"Il mitico Thor" o, come il nuovo logo della testata recitava "Thor e i Vendicatori" fu durante il 1975 una testata di media qualità. Le avventure del dio del tuono furono realizzate da un John Buscema un pochino appannato, oberato com'era dai numerosi incarichi di quel periodo. Molto spesso "Big John" abbozzava appena le matite, lasciando all'inchiostratore di turno o ad un co-disegnatore (di solito molto meno valente: è il caso di Don Perlin in Thor nn.120-124) il compito di rifinire il disegno. Non ricordo in questo periodo storie del tonante di particolare rilievo. Altra musica per i Vendicatori che, almeno fino al n.117 rimasero di alta qualità: veramente epico e degno di nota il confronto tra i Kree e gli Skrull, realizzato magnificamente da un Neal Adams nel pieno della forma (Thor nn.107-111) e due albi disegnati in maniera altrettanto magnifica da Barry Windsor Smith (Thor nn.112-113). Purtroppo i fascicoli successivi segnarono un progressivo peggioramento in trame e disegni fino a toccare il fondo (di nuovo!) col solito legnoso Don Heck ai disegni ed ai testi (manco a dirlo!) Steve Englehart. In appendice, come anche gli altri albi di quel periodo numerose caricature tratte da "Not Brand Echh" ed i soliti raccontini dell'orrore tratti da albi pre-Marvel.

Per quanto riguarda la testata di Capitan America direi che durante il 1975 si potrebbe dividerla in tre periodi. Il primo (dal n.51 al n.55) vide la presenza degli X-Men ridotta al lumicino e l'albo quasi completamente dedicato alle storie del Capitano Stelle e Strisce (realizzate fra l'altro da un brillante John Romita). Dal n. 56 fino al n.70 tornano gli X-Men con un episodio completo per albo (tra l'altro l'apporto grafico di Neal Adams fece si che la serie salisse molto sulla scala della qualità), mentre Cap viene affidato nelle mani di un sorprendente Sal Buscema: da ricordare il cambio di costume di Falcon nel n.56 (aveva esordito in Capitan America n.33) e la saga del falso Capitan America nei nn.65-68 (con l'esordio di Jack Monroe, l'attuale Nomad). Il terzo ed ultimo periodo va dal n.71 al n.76 con Cap realizzato sempre da Sal Buscema e con le storie della Bestia (il serial degli X-Men, dopo il n.66 originale, pubblicò solamente ristampe fino al n.93): queste ultime non furono certo gran cosa, ma certamente furono importanti dal punto di vista della continuity (curioso il fatto che la Bestia, nei primi 4 episodi, avesse il pelo grigio, e solo in seguito, acquisisse la classica pelliccia blu).

E veniamo alla prima delle tre nuove testate di questo 1975: Conan e Ka-Zar. I primi albi si presentarono con la formula Conan/Ka-Zar/Shanna, seguendo le indicazioni emerse dal referendum tenuto sulla defunta testata degli A.S.E. Nonostante però la buona qualità della serie di Conan, ora disegnata da John Buscema (bravo, ma non all'altezza di Barry Smith), Secchi si trovò ben presto a fare i conti con la chiusura della serie Americana di Shanna, e la dovette sostituire, a partire dal n.10, con Thongor (un altro barbaro, creato da Lin Carter, uno dei seguaci di Robert E. Howard, e sceneggiato da gente valida come George Alec Effinger, ora affermato scrittore di fantascienza, e Gardner Fox): anche la sua serie ebbe però vita breve, e terminò con Conan e Ka-Zar n.22. Lo stesso Signore della Terra Selvaggia vide chiusa la propria serie e terminò la sua corsa nel n.15: fu sostituito da Kull, l'altro barbaro di Howard che aveva già fatto il suo esordio sulle pagine di Thor. Dal n.16 in poi quindi questa testata divenne praticamente monografica, presentando contemporaneamente le serie di tre eroi barbari, e perse quel tocco di super-eroistico che attraeva i ragazzini di allora imboccando la strada che la portò alla chisura col n.44, uscito nel 1976. Fu dunque, secondo me, una testata che precorse i tempi.

L'altro nuovo quattordicinale uscito nel 1975 fu quello dedicato a Hulk e i Difensori. A fronte di una grande scorta di materiale del gigante verde, Secchi si trovò subito di fronte a due serial, quello del Dottor Strange e quello dei Difensori, talmente a ridosso delle edizioni americane da non poter sopportare un ritmo di pubblicazione appunto quattordicinale. La soluzione adottata fu quindi quella di alternare le due serie. La qualità generale dell'albo fu a mio giudizio comunque quantomeno discreta: le storie del gigante verde, realizzate da un Herb Trimpe che sembrava nato proprio per disegnarle, toccarono il proprio apice con una storia breve ("Il cielo è una cosa molto piccola", su Hulk e i Difensori n.24), che all'epoca mi colpì moltissimo. Il Dottor Strange fu presente con storie molto belle ma anche difficili ed indigeste al gran pubblico di ragazzini dell'epoca. E che dire dei Difensori? A rileggerle ora certamente quelle storie non erano davvero il massimo, ma ai miei occhi di quattordicenne apparvero come dei capolavori: peccato che non fossero presenti in tutti gli albi.

Uno dei sottogeneri che ebbero grande successo negli anni '70 fu quello delle arti marziali orientali: era normale che la Marvel (e quindi la Corno) sfruttassero quel filone. Approdò quindi in edicola un nuovo mensile (della stessa linea del Corriere della Paura, in formato gigante ed in b/n) dedicato a Shang-Chi, il maestro del Kung-Fu. I primi 12 albi pubblicarono ottime storie del figlio di Fu-Manchu (alcune realizzate dal grande Paul Gulacy) e presentarono in appendice le storie dei "Figli della Tigre", un serial disegnato da un artista ancora in erba ma che si sarebbe fatto strada: George Perez! A completare l'albo una serie di articoli sulle arti marziali: un'ottima testata, dunque.

Probabilmente questo fu il periodo di massima espansione della Corno super-eroistica, che con sei quattordicinali e due mensili dominava il mercato: purtroppo le cose erano destinate a non durare.

A cura di Marco Rufoloni
marco.rufoloni@casaccia.enea.it

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