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Il titolo allude alla notte che precede la ricorrenza di Ognissanti, quella che per gli antichi Celti segnava il passaggio rituale all’inverno e veniva celebrata con cerimonie e sacrifici di cui è rimasta una debole traccia, soprattutto nel mondo anglosassone, nella festa di Halloween, a ricordo dei tempi in cui si diceva che spiriti e streghe vagassero per il mondo in questa notte particolare. Ma qui, in una Bologna contemporanea descritta con affettuoso realismo, abbiamo un serial killer che nella giornata del 31 ottobre sembra molto impegnato a disseminare per la città una serie di cadaveri ai quali ha riservato un trattamento orribile, e il sobrio Tenente dei carabinieri a cui vengono affidate le indagini, con il supporto di un poco convenzionale Appuntato della Scientifica di sesso femminile, si trova a brancolare nel buio, dal momento che l’unico elemento che sembra legare i vari omicidi, avvenuti in quartieri diversi della città e aventi come vittime persone del tutto estranee fra loro, è la costante presenza di un inquietante gatto nero, le cui apparizioni e sparizioni diventano sempre più significative di pagina in pagina. Se in principio il libro ha il pregio di catturare l’attenzione del lettore, perché l’autore sa creare un giusto clima di mistero, molto meno felice risulta il tentativo di mescolare alla trama poliziesca un alone soprannaturale, più adatto a un romanzo fantasy, che rischia di togliere credibilità alla vicenda, deludendo tra l’altro gli amanti del genere “giallo”, perché appare francamente poco plausibile un carabiniere, e soprattutto della Scientifica, quindi abituato a lavorare sempre su elementi concreti, che si faccia suggestionare dalla possibile presenza degli spiriti nel corso di un’indagine. Un altro punto debole del libro sta nell’uso un po’ troppo disinvolto della lingua italiana, dalla quale sembra che i congiuntivi non siano stati ancora aboliti, nonostante che politici e giornalisti televisivi tendano a trascurarli sempre più spesso. Frasi come questa che si legge a pag. 70 “ I Celti credevano anche che questi spiriti potevano mantenere un legame col mondo terreno…” non si vorrebbero leggere in un romanzo italiano pubblicato da un editore serio, così come, nella stessa pagina, spicca un terrificante “E cosa centra la caccia alle streghe..” scritto esattamente così, senza apostrofo: a Silvestri suggeriamo, per il prossimo libro, un editing più accurato, perché purtroppo una cattiva edizione rovina l’effetto anche di un ottimo romanzo. (Annamaria Trevale)
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