Il gruppo di Progetto Babele su Facebook
SCARICA GRATUITAMENTE LA RIVISTA IN FORMATO PDF ACQUISTA UNA COPIA STAMPATA DELLA RIVISTA SCARICA O COMPRA I NUMERI ARRETRATI DELLA RIVISTA
Condividi questa pagina su FACEBOOK HomePage Contatta PB Contatta il WebMaster help&faq
 
IL FORUM DI PB    Ultimo topic: Selezione Marche Centro d'Arte 2013 - ultimi giorni per partecipare inserito il 2013-05-02 (ultimo aggiornamento 2013-05-02)    Ultimo post: inserito da dariociferri il 2013-05-02 sul topic Selezione Marche Centro d'Arte 2013 - ultimi giorni per partecipare    PB NEWS:    [13/06/2012] Terremoto in Emilia - sospensione temporanea attività Progetto Babele    [18/03/2012] Novità in arrivo per le edizioni Anordest    [13/10/2011] Il cacciatore di titoli    [13/10/2011] Esce in questi giorni LA RUGGINE di Devis Bellucci    [19/05/2013] 15 concorsi letterari in scadenza nei prossimi quattordici giorni    EVENTI, PRESENTAZIONI, CORSI, SEMINARI, FIERE E SPETTACOLI    ULTIMI INSERIMENTI SUL SITO AL 19/05/2013    Recensioni     Nell'aria inquieta del Kalahari di Barolong Seboni     Rose rampicanti. Appunti di viaggio nelle terre dei trovatori di Ezra Pound     Desperation di Stephen King     Anteprima della stoffa dell'universo di Nino di Paolo    Il Possidente (La Saga dei Fisrsyte I) di John Galsworthy    Il parere di PB     A piedi scalzi dentro l anima di Sergio De Angelis     Lucide ossessioni di Valeria Francese, Roberta De Tomi, Claudia Barbarano     Quando gli squali mangiano vento di Enrico Meloni    Il Funzionario e altri racconti di A.A.V.V.     Sia fatta la tua comicità. Paradise strips di Pietro Pancamo    Articoli e saggi     Il caso di Italo Svevo ovvero l'artista può anche essere un bottegaio?     Gustavo Strafforello: Chi si aiuta Dio l'aiuta     Pietro Rotondi. Traduttore e autore     Traduzioni o adattamenti? Le letture per gli operai edite da Emilio Treves     Umberto Eco, Pericle, la democrazia e il populismo...    Racconti     Pink Floyd, la pazzia e la grandezza di Ettore Bonato     L’incapacità del verbo essere. di Carla Montuschi     Sinistra del porto di Ettore Bonato     E di questo nessuno parla di Vagabondo Ebbro     Della saggezza nascosta nella natura sin dalle sue origini remote di Bruno Corino    AUDIOLIBRI     Hannah di Beppe Calabretta letto da Sandra Tedeschi     Delusione di Christian Bigiarini letto da Alberto Sannazzaro     L`ultimo di Giuseppe Foderaro letto da Luca Govoni     Pettorosso di Alessandro Cancian letto da Luca Govoni     Impossibile di Cesarina Bo letto da Alberto Morella, realizzato da Riccardo Cerutti    Biografie     Deledda,Grazia (1871-1936)     Némirovsky,Irene (1903-1942)     Rodolfo Walsh (1927-1977)     Sturluson, Snorri (1176-1241)     Proust, Marcel (1871-1922)    Traduzioni     I piedi di Grgur Ninski di Mihajlo Pantic trad. di Alessandra Cargnel     A la mystérieuse (1926) di Robert Desnos trad. di Alessandra Cargnel     Nuova scuola filosofica di Tadeusz Rozewicz trad. di Aldona Palys     Quella donna di Rodolfo Walsh trad. di Diana Facile     Il cavaliere doppio di Théophile Gautier trad. di Tania Ianni    Poesie     Fotografia di Maria luisa Donatiello     Orme di Primavera di Rosanna Affronte     Mi hai chiesto di Sara Janni     Abbastanza tardi di Eugenio Solla     Commento alle poesie di Andrea Cambi di Pietro Pancamo    Cinema     Forbidden Voices - How to start a revolution with a laptop (Svizzera 2012) regia di Barbara Miller     Hamlet (UK - USA con Kenneth Branagh: Amleto Julie Christie: Gertrude Derek Jacobi: Claudio Kate Winslet: Ofelia 1996) regia di Kenneth Branagh     Becoming Jane (Con Anne Hathaway, James McAvoy, Julie Walters, Maggie Smith, James Cromwell 2007) regia di Julian Jarrold     The Blind Side (USA - con Sandra Bullock: Leigh Anne Tuohy Tim McGraw: Sean Tuohy Quinton Aaron: Michael Oher Jae Head: S.J. Tuohy Kathy Bates: Miss Sue 2010) regia di John Lee Hancock    Una vita nel mistero (ITALIA 2010) regia di Stefano Simone    
 
 
Email
PSWD
CONSIGLI DI LETTURA
Arretrati e copie stampate
PB International
PB Interactive
IN PRIMO PIANO
Ricerche nel sito
Google
Yahoo
MSN
Scegli mot.


OnlineUtenti connessi: 6
Utenti collegati in chat 0

Dal 01/01/2003
questo sito ha generato
37.059.042
esposizioni

 
     

L artiglio
di Enrico Solmi
   
Recensore:
Ricevuto:
Recensito il:
Valeria Francese
16/01/2012
2012-04-15
Rec.pubblicata
   
Anno 2009 - Albatros-Il Filo
Prezzo € n/a - 60 pp.
n/a
ISBN n/a

C’è una notte.

Ed in una notte, di solito,  piove. Deve piovere perche tutto si bagni di una inconsistente presa di realtà.

E’ una di quelle arie blu ed umide,  scena ideale per far arrivare i mostri con gli artigli, ad aprire il romanzo breve di Enrico Solmi, che già nel titolo porta la promessa di un graffio.

Il graffio è inferto all’anima di ognuno dei personaggi di questo racconto, ciascuno portatore di una ferita, che al lettore è dato solo di intuire, forse di immaginare sulla propria pelle come rapide scottature, attraverso la tecnica rapida del flashback.

L’impronta, una specie di artiglio con tre  unghie che spuntano fuori ad uncinare, forse, una qualche verità, è una traccia che richiede di essere seguita, non tanto per essere compresa, quanto per essere visualizzata, nella sua stessa impotenza a significare qualcosa.

Questa impronta è come un’ossessione, un’incisione aerea che non si spiega, comparsa all’improvviso dentro la macchina di un uomo qualunque, che invita a salire a bordo del suo mistero, un ragazzo che non ha nessun motivo valido per accettare quel passaggio. Tutto comincia così, per divenire un coacervo di violenza e perversione.

Non ci sono ragioni, a tanto male, se non quelle di un artiglio, che se compare, compare sul parabrezza, compare sul vetro di un boccale di birra, compare sulla tazza di un cappuccino, compare sull’anima, che se compare e traumatizza, vuol dire che è  dettaglio assoluto, uno di quelli che sostituiscono le descrizioni e non richiedono soluzioni. E’ un dettaglio ed è tutto.

Cosa hanno in comune Mario Margheriti, talent scout per concorsi di bellezza, dall’indubbia moralità e gradevolezza estetica, che d’improvviso apre le portiere della sua macchina a Stefano, un ragazzo dai capelli impossibili, come ce ne sono tanti, appena lasciato dalla sua fidanzata, con il cuore morto e certe idee confuse sul suo futuro?

Che viaggio potranno mai fare, nell’ossessione di quell’impronta sul vetro che sembra avvinghiare alla gola lo strano guidatore?  Dove potranno mai recarsi, per vedere quali posti, per visitare quali autogrill, quali regni di nani e fate, dall’inconsistente tragica esistenza umana? E soprattutto, vedranno mai l’alba, insieme?

Gli ricorda, Mario, che un “tranquillo weekend di paura” è solo una citazione.

Che non per questo, questa notte deve trasformarsi in un incubo.

Eppure la scrittura di Solmi non lascia troppe alternative, il delitto c’è, era scritto nell’aria, ma diventa un luogo a cui arrivare, quasi una meta predestinata per quei due apparenti protagonisti. Il commissario raccoglie le testimonianze, i poliziotti veementi intervengono con ferocia a forzare una confessione, il delitto di un povero cameriere di un autogrill è la scena comica e tragica della facilità con cui si uccide un uomo. Le scene sono disgustose. E fin troppo evidenti. Il mistero, non esiste.

Perché l’assassino è Mario e non è questa la cosa importante, non questa l’ultima parola dell’artiglio.

La sua condanna era già incisa in quel moncherino che diventa la sua mano insanguinata e tutta la sua faccia che si fa artiglio essa stessa, ad afferrare un gesto di follia. Il circolo si sta chiudendo dentro il quadrato della consapevolezza.

L’impronta lo aveva seguito fin lì a ricordargli la pazzia non è quasi mai un gesto da compiere ma una traccia a cui obbedire. Mario morirà ucciso dai poliziotti a cui ha cercato di ribellarsi. All’artiglio, non aveva potuto che cedere.

Ma l’impronta non era svanita. Se la ritroverà Stefano, poco dopo, a tragedia conclusa, dentro un fazzoletto sporco di sangue.

Era solo passata ad un altro, come si passa il testimone ad un uomo di fiducia.

Così la follia omicida che alberga dentro molti di noi, spesso invisibile, si palesa con una traccia di morte.

L’artiglio era già dentro la vita di un altro.

C’è una notte.

Ed in una notte, di solito,  piove. Deve piovere perche tutto si bagni di una inconsistente presa di realtà.

E’ una di quelle arie blu ed umide,  scena ideale per far arrivare i mostri con gli artigli, ad aprire il romanzo breve di Enrico Solmi, che già nel titolo porta la promessa di un graffio.

Il graffio è inferto all’anima di ognuno dei personaggi di questo racconto, ciascuno portatore di una ferita, che al lettore è dato solo di intuire, forse di immaginare sulla propria pelle come rapide scottature, attraverso la tecnica rapida del flashback.

L’impronta, una specie di artiglio con tre  unghie che spuntano fuori ad uncinare, forse, una qualche verità, è una traccia che richiede di essere seguita, non tanto per essere compresa, quanto per essere visualizzata, nella sua stessa impotenza a significare qualcosa.

Questa impronta è come un’ossessione, un’incisione aerea che non si spiega, comparsa all’improvviso dentro la macchina di un uomo qualunque, che invita a salire a bordo del suo mistero, un ragazzo che non ha nessun motivo valido per accettare quel passaggio. Tutto comincia così, per divenire un coacervo di violenza e perversione.

Non ci sono ragioni, a tanto male, se non quelle di un artiglio, che se compare, compare sul parabrezza, compare sul vetro di un boccale di birra, compare sulla tazza di un cappuccino, compare sull’anima, che se compare e traumatizza, vuol dire che è  dettaglio assoluto, uno di quelli che sostituiscono le descrizioni e non richiedono soluzioni. E’ un dettaglio ed è tutto.

Cosa hanno in comune Mario Margheriti, talent scout per concorsi di bellezza, dall’indubbia moralità e gradevolezza estetica, che d’improvviso apre le portiere della sua macchina a Stefano, un ragazzo dai capelli impossibili, come ce ne sono tanti, appena lasciato dalla sua fidanzata, con il cuore morto e certe idee confuse sul suo futuro?

Che viaggio potranno mai fare, nell’ossessione di quell’impronta sul vetro che sembra avvinghiare alla gola lo strano guidatore?  Dove potranno mai recarsi, per vedere quali posti, per visitare quali autogrill, quali regni di nani e fate, dall’inconsistente tragica esistenza umana? E soprattutto, vedranno mai l’alba, insieme?

Gli ricorda, Mario, che un “tranquillo weekend di paura” è solo una citazione.

Che non per questo, questa notte deve trasformarsi in un incubo.

Eppure la scrittura di Solmi non lascia troppe alternative, il delitto c’è, era scritto nell’aria, ma diventa un luogo a cui arrivare, quasi una meta predestinata per quei due apparenti protagonisti. Il commissario raccoglie le testimonianze, i poliziotti veementi intervengono con ferocia a forzare una confessione, il delitto di un povero cameriere di un autogrill è la scena comica e tragica della facilità con cui si uccide un uomo. Le scene sono disgustose. E fin troppo evidenti. Il mistero, non esiste.

Perché l’assassino è Mario e non è questa la cosa importante, non questa l’ultima parola dell’artiglio.

La sua condanna era già incisa in quel moncherino che diventa la sua mano insanguinata e tutta la sua faccia che si fa artiglio essa stessa, ad afferrare un gesto di follia. Il circolo si sta chiudendo dentro il quadrato della consapevolezza.

L’impronta lo aveva seguito fin lì a ricordargli la pazzia non è quasi mai un gesto da compiere ma una traccia a cui obbedire. Mario morirà ucciso dai poliziotti a cui ha cercato di ribellarsi. All’artiglio, non aveva potuto che cedere.

Ma l’impronta non era svanita. Se la ritroverà Stefano, poco dopo, a tragedia conclusa, dentro un fazzoletto sporco di sangue.

Era solo passata ad un altro, come si passa il testimone ad un uomo di fiducia.

 

C’è una notte.

Ed in una notte, di solito,  piove. Deve piovere perche tutto si bagni di una inconsistente presa di realtà.

E’ una di quelle arie blu ed umide,  scena ideale per far arrivare i mostri con gli artigli, ad aprire il romanzo breve di Enrico Solmi, che già nel titolo porta la promessa di un graffio.

Il graffio è inferto all’anima di ognuno dei personaggi di questo racconto, ciascuno portatore di una ferita, che al lettore è dato solo di intuire, forse di immaginare sulla propria pelle come rapide scottature, attraverso la tecnica rapida del flashback.

L’impronta, una specie di artiglio con tre  unghie che spuntano fuori ad uncinare, forse, una qualche verità, è una traccia che richiede di essere seguita, non tanto per essere compresa, quanto per essere visualizzata, nella sua stessa impotenza a significare qualcosa.

Questa impronta è come un’ossessione, un’incisione aerea che non si spiega, comparsa all’improvviso dentro la macchina di un uomo qualunque, che invita a salire a bordo del suo mistero, un ragazzo che non ha nessun motivo valido per accettare quel passaggio. Tutto comincia così, per divenire un coacervo di violenza e perversione.

Non ci sono ragioni, a tanto male, se non quelle di un artiglio, che se compare, compare sul parabrezza, compare sul vetro di un boccale di birra, compare sulla tazza di un cappuccino, compare sull’anima, che se compare e traumatizza, vuol dire che è  dettaglio assoluto, uno di quelli che sostituiscono le descrizioni e non richiedono soluzioni. E’ un dettaglio ed è tutto.

Cosa hanno in comune Mario Margheriti, talent scout per concorsi di bellezza, dall’indubbia moralità e gradevolezza estetica, che d’improvviso apre le portiere della sua macchina a Stefano, un ragazzo dai capelli impossibili, come ce ne sono tanti, appena lasciato dalla sua fidanzata, con il cuore morto e certe idee confuse sul suo futuro?

Che viaggio potranno mai fare, nell’ossessione di quell’impronta sul vetro che sembra avvinghiare alla gola lo strano guidatore?  Dove potranno mai recarsi, per vedere quali posti, per visitare quali autogrill, quali regni di nani e fate, dall’inconsistente tragica esistenza umana? E soprattutto, vedranno mai l’alba, insieme?

Gli ricorda, Mario, che un “tranquillo weekend di paura” è solo una citazione.

Che non per questo, questa notte deve trasformarsi in un incubo.

Eppure la scrittura di Solmi non lascia troppe alternative, il delitto c’è, era scritto nell’aria, ma diventa un luogo a cui arrivare, quasi una meta predestinata per quei due apparenti protagonisti. Il commissario raccoglie le testimonianze, i poliziotti veementi intervengono con ferocia a forzare una confessione, il delitto di un povero cameriere di un autogrill è la scena comica e tragica della facilità con cui si uccide un uomo. Le scene sono disgustose. E fin troppo evidenti. Il mistero, non esiste.

Perché l’assassino è Mario e non è questa la cosa importante, non questa l’ultima parola dell’artiglio.

La sua condanna era già incisa in quel moncherino che diventa la sua mano insanguinata e tutta la sua faccia che si fa artiglio essa stessa, ad afferrare un gesto di follia. Il circolo si sta chiudendo dentro il quadrato della consapevolezza.

L’impronta lo aveva seguito fin lì a ricordargli la pazzia non è quasi mai un gesto da compiere ma una traccia a cui obbedire. Mario morirà ucciso dai poliziotti a cui ha cercato di ribellarsi. All’artiglio, non aveva potuto che cedere.

Ma l’impronta non era svanita. Se la ritroverà Stefano, poco dopo, a tragedia conclusa, dentro un fazzoletto sporco di sangue.

Era solo passata ad un altro, come si passa il testimone ad un uomo di fiducia.

Così la follia omicida che alberga dentro molti di noi, spesso invisibile, si palesa con una traccia di morte.

L’artiglio era già dentro la vita di un altro.

Così la follia omicida che alberga dentro molti di noi, spesso invisibile, si palesa con una traccia di morte.

L’artiglio era già dentro la vita di un altro.

(Valeria Francese)

Valeria Francese



Il Parere di PB
, le recensioni dei libri ricevuti in redazione
416 i libri ricevuti, di cui 327 recensiti ( 326 rec.pubbl, 1 da pub.) ,
22 in recensione, 67 da recensire
.



VISITE: 585