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Poesie della mia inutile angoscia
di Pierluigi Ambrosini
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T’ho risognata
Ancora ( giovane, bionda ) senza vita.
Con l’arcano doloroso
nel colombario ti sospingevano
ma
dentro la bara avverto
un impercettibile rumore...

Risorta !

su ! su ! su ! con la forza delle mie braccia
il volto trattengo nel lenzuolo:
non risvegliarti nel sudario
di Lazzaro
inconsapevole di essere spirata,
fu un gioco la decennale agonia
fu una burla il tuo funerale:
ti riconsegnerò
alle auto agli abeti alla luce
all’aria alla luna alla vita,
ti riconsegnerò
ai miei baci ai miei mai troppi baci :
non mangiai pesante ieri sera,
piccante, ma tu :
tra i soffioni accalcati
troppo non tardare all’appuntamento
ti attenderò stavolta,
ti prometto,
ti attenderò oltre il lecito.



1

E’ deciso.

Quaggiù me ne resterò a coltivare i gladioli,
i più luminosi
li recherò con me
( quando anche il mio numero il Fato estrarrà )
per consegnarli al tuo sorriso.


2

Di te
d’acchito
m’innamorai del volto,
del suo quieto raccogliersi concedersi specchiarsi.
Di te
d’acchito
fui travolto dal volto
dal suo quieto contenersi affidarsi esaudirsi
che pare ( è ) pastorale di sapienza.
Di te
d’acchito
fui catturato dal volto ( che incita la mano ) :
hai, più di tutte,
il viso che risplende ;
sei, non sembri,
statua del nostro giardino
così, lieve e segnata dal tempo,
ma nel tempo concretata.

3

Quando, ciliegia con il corto picciolo,
con le amiche ti dilettavi nel tiro alla fune
campionessa non eri notificata :
il martedì abbandonavi la preda all’istante,
l’indomani neppure Eracle ti spostava.
Tu, assurda, mi avevi bisbigliato il tuo no
tu, ostile,
poi ( mossa a pietà )
mi riconsegnasti il tuo ciao
con un tiepido sorriso :
cioè la concessione di giocare con la tivù,
di scovare un giallo,
di mordere un panino con il salame,
di staccare le foglioline del ligustro ad una ad una,
di osservare la luna dall’amaca.


4

( A contati passi dalla santità della mia persona
il contrapposto marciapiede raggiungesti.)

Oh, avresti potuto oppure dovuto
urlarmi un insulto fra i più riportati
a tua discrezione,
oh avresti potuto oppure dovuto
urlarlo a quel ( tuo ) innamorato
quasi assieme : rammenti ?
dopo due pizze con birra,
e aranciata per la delicatezza “ de ton estomac, “
a tratti abbracciati
dei comuni rossori non avessimo dialogato,
nella piazza noi eravamo uccello e spaventapasseri
invogliati dalla sete che la fontana non mitigava
a sorridere, a sorriderci, a progettare...
Neppure una parola, ormai, fra noi.
Neppure un tentativo di salvare le apparenze
ormai, fra te e me.
Solo mucchi di rifiuti e piacere,
inumano piacere di non conoscerci.
Solo olezzo e imbarazzo,
inumano imbarazzo di ammirare solleciti
lo scarico di un’auto quando c’incontriamo.
Solo il ridicolo, ormai, fra te e me,
ma il ridicolo della verità un uomo lo affida
ai Sapienti,
perciò il tuo nome pronuncio,
oso,
il tuo nome recuperato da una pratica,
il tuo nome pronuncio intenso :
m’imporrò la calma,
riuscirò
giocherò per attirarti
giocherò per catturarti
giocherò contro le astuzie delle tue paure
comunque inefficaci.


5

“ Come va ? è un pezzo che non ci si incontra...”
“ Così, così...A te ?...”
“ Mah...Sai...”

Te ne sei andata,
inascoltata pietà non permise
la consuetudine di un amore
che ritenne l’Universo spazzato via :
a me non importa se ieri al caffè
se ieri giù al nostro Caffè mi avevi cercato
pur se con gli occhi ( i tuoi occhi più dolci )
del pavimento a rilevare le macchie
il tuo “ ricominciamo “ avevi detto,
a me non importa se quattordici ore fa
la tua voce fu per una volta decisa
a me neppure questo deve importare.
Te ne sei andata perché ( nella notte ) moristi.


6

Ora
non ti è più concesso di godere ammirare scoprire gioire
correre chiacchierare lavorare ( all’uncinetto ) sognare.
Ancora la tua fine io non comprendo
ed il connesso semplice accidente.
Se fra tante cravatte la scelta rifiuto
se c’è il sole che mi infastidisce
se altri ridono
se altri parlano
se altri amano
se altri godono ammirano scoprono gioiscono
corrono chiacchierano lavorano ( all’uncinetto ) sognano
eccetera
se a me non ti unisci
( se a me mai più ti unirai )
tu non sei assente per sopravvenuta forma influenzale,
bronchiale, reumatica. Tu sei solo morta.

7

Cessò quel giorno
cessò quel giorno il tuo sorriso, cessò il sole.
Del balocco che ti sottrasse
alla vita
all’amore
a me
cessò quel giorno la tua ragione
cessò quel giorno la sua ragione
cessò quel giorno infame
cessò il sole, cessò il tuo sorriso
cessò il suo sorriso
cessò quel giorno.


8

Se piazzasti sopra la terra
l’uomo come bestia a tua immagine
se lo lusingasti:
la tua evoluzione saranno i secoli
di lavoro
fatica
sudore
e morte,
di morte non preannunciata,
io qui ti rinnego: mentre te ne stai nella provvisoria bara
serrata :
no! altro non immagino,
mentre piango mentre rido mentre vivo
il tuo sorriso in me non si distoglie.

9

A me
che non fui partecipe almeno del rito della tua morte,
a me pure se a tavola mi accomodo
immutabile come il giorno che si trascina
è il volto gioioso che mi sottrassero,
a me un angelo con il più bianco cavallo hai inviato per spiegarmi
quanto ti fosse ridicolo il mio modo di volerti bene :
professavo amore
lo proclamavo,
a me un angelo con il più bianco cavallo hai inviato per spiegarmi
la strada per evitarmi non avevi attraversato
l’erba nel prato non l’avevi notata
la più logica delle logiche soluzioni
il mio grande amore per te non l’aveva presa in considerazione.

10

Ho sognato
- incubo mai mi sarà più dolce -
il sorvegliante ed il fiuto del suo cane
avevo ingannato, a riposare mi ero posato
sopra la tua bara
con il plaid e la tua vicinanza
( per acquietami un poco ).



Come un camion lungo il percorso
travolge e rivolge un cane
( e manco se ne avvede )
Tu mi moristi.

Senza viltà senza lamenti
senza coraggio, catturata alle spalle ( dal sorriso alla morte, come suole dirsi )
Tu mi moristi.

“ Iddio di eccelsa gloria,
permetti che la mia preghiera
l’innalzi non a te,
stasera che il Suo ricordo
mi stilla il cuore -
permetti che la mia pena
l’innalzi non a te,
stasera che una scintilla
a Lei mi riaccostò. “

Come bue al macello
senza lealtà senza pietà
( l’ora ricordi od il Suo nome ?)
tu La uccidesti.

Dimentico del chicco
della tua parabola somma
prendesti la tua decisione,
uccidesti la mia Gabriella.


© Pierluigi Ambrosini



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