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Virus d'ipnoguida
di Giuliano Giachino
Pubblicato su PB17


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Chiudo i miei alettoni posteriori, balzo in avanti con tutte le mie forze, e la scarica di adrenalina porta i reattori ausiliari al massimo della potenza.
Seicento, settecento, poi ottocento chilometri all'ora: il vento è un urlo, la pista un videogame impazzito, le piastre magnetiche che mi tengono incollato a pochi centimetri dal suolo uno sfrigolio di scintille sul mio ventre.
Inquadro l'immagine di Malcolm 3 davanti a me, a meno di un miglio, distanza in diminuzione: gli sono proprio dietro, ancora pochi istanti e gli sarò addosso.
Vedo che la pista inizia a compiere un'ampia curva verso destra, e decido di rischiare: stringo il raggio della traiettoria, lo affianco all'interno e poi, con un colpo di coda, lo spingo fuori, proprio nel momento in cui inizia a virare.
Urlo di metallo contro metallo, un'ombra che scompare. Accanto a me non c'é più nulla. Con i visori posteriori, lo intravedo volare via per la tangente, fuori tracciato; intuisco solo, già in lontananza, il lampo ed il boato dell'esplosione causata dal suo abbattersi sul cordone delle mine.
Stremato, mi rilasso, e disinserisco la presa di ipnoguida, passando sull'automatico; poi mi lascio scivolare sullo schienale ed abbandono le mani sul piano della consolle.
Un altro avversario eliminato, uno dei più pericolosi.
Il Dromogame é entrato nel vivo. Ed io ho raggiunto il seicentonovantaseiesimo posto.

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Sul sottofondo di un blues-rap, nella penombra ovattata, mi corico bocconi sul letto per la mia mezz'ora giornaliera di sesso e di relax.
Ma mi sento strano, inquieto: avverto la pelle troppo liscia sul mio corpo, un peso mi grava sul petto, la figura che intravedo tra le coperte, sotto di me, è indistinta, inquietante.
Eccesso di stress, senza dubbio, quel maledetto di Horwat mi ha messo in guardia ripetendomelo sino alla noia, nelle sue inopportune psicointrusioni. Poi sollevo lo sguardo verso lo specchio di fronte al letto, vedo una bella ragazza nuda, strappo con rabbia i terminali del Moddy dalla presa toracica e li reinserisco invertiti, nella posizione corretta.
Sono di nuovo io, con la ragazza a cavalcioni su di me e nella testa il dubbio di aver sbagliato i collegamenti per la seconda volta in un mese per una omosessualità latente. Scaccio questi pensieri, e mi impongo senza angosce di provare, una volta o l'altra, come ci si trova dall'altra parte.
Proprio mentre mi concentro su quello che la ragazza mi sta facendo, una luce rossa ed un sibilo sottile perforano l'oscurità. E' il warning che ho al polso: non voglio essere disturbato, e cerco di farlo scattare sull'out, ma lui resta in posizione di priorità speak, richiesta di colloquio urgente.
Mi arrendo:
"Maledetto rompiscatole, lo so che sei tu, Horwat! Cosa vuoi ancora da me? Sono nel bel mezzo del mio Moddy porno preferito, lasciami in pace! Lo sai che dovrò restare ancora per più di un anno, per l'esattezza quattrocentotrentaquattro giorni, nella pancia di questo schifoso proiettile sparato a settecento all'ora! Tu devi essere convinto che qua dentro ci si diverta!".
Dal warning scaturisce una voce femminile, nel falsetto insopportabile e stereotipato del notiziario sportivo:
<
Proprio pochi istanti fa, e come sempre noi della Pssyco Ssport Ccorporation (intonazione di legittimo orgoglio) ve lo abbiamo proposto in ddiretta , il nostro astro emergente, il nostro RReed 4 , ha fottuto il suo diretto avversario per il sseicentonovantaseiesimo posto (crescendo di entusiasmo) sscaraventandolo fuori pista, pproprio sulle mine! Grrandioso !
Ecco, potete vvedere bbenissimo, nel replay, l'esplosione di Malcolm 3, che esce così di gara ddefinitivamente ! Grazie alle sempre pperfette misure di sicurezza (caduta di tono e di interesse), non sono ssegnalate vvittime tra gli spettatori.....>>.
"Horwat! Basta! Vieni fuori! Non ho mai sopportato Hella Storm ed i suoi stupidi notiziari!".
"Ma sta dando a tutto il mondo la notizia delle tue vittorie, carissimo Red! Te la faccio sentire per il morale, é un mio preciso dovere. Sono o no il tuo ipnonavigatore a terra ed il tuo manager? In gergo questa si chiama "psicostimolazione": ti ho sentito un pò depresso, negli ultimi giorni. E adesso stacca il Moddy, per favore, devo parlarti in extravirtual, in condizione di normoreattività".
Penso che lui é il capo, tutto sommato, e che, se ne uscirò vivo, gran parte del merito sarà anche suo. Dò una pacca sul sedere della ragazza, pensando che magari è stata registrata dieci anni fa, ed in questo momento é già piena di rughe, ha tre figli, o addirittura é sotto terra, e stacco le prese del Moddy.

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Uscendo dal Moddy, passo per qualche attimo in ipnoguida per controllare cosa succede là fuori. Sto attraversando il canale di Sicilia, diretto verso la costa africana, come un missile a pelo d'acqua: quando incontro un'onda più alta delle altre, la perforo letteralmente da una parte all'altra, come in un tunnel di vetro verde, grazie alle cariche magnetorepulsive. Se non fosse che Horwat mi sta aspettando, me ne resterei qui, a godermi il fresco e gli spruzzi dell'acqua sulle piastre dello scafo.
Esco dall'ipnoguida ed accendo lo schermo per le normali comunicazioni video: il pizzetto di Horwat ed il suo naso aquilino riempiono lo schermo. Lo interrompo mentre comincia a parlare, e gli chiedo perché mi ha fatto uscire e non ha voluto incontrarmi in virtual. Mi guarda con disgusto: "Eri in un tuo Moddy personale, che cosa volevi? Uno chaperon testimone dei tuoi incontri erotici?".
"Beh, a me piace il porno. Lowrie ha dei Moddy in cui si diverte a fare pugilato, ed ho il sospetto che Cerdan sogni di essere il capo della Società Dromogame, e non solo il suo amministratore delegato. Ognuno ha i suoi gusti".
"Lascia perdere i nostri gusti personali.Te l'ho già detto, e lo sai benissimo: in virtual le reazioni psichiche sono sempre esaltate, ed io devo dirti una cosa molto, molto importante".
Faccio, senza rispondere, un gesto di noia. Lui, abile e sottile come sempre, fa finta di non vederlo, e prosegue: "Siamo molto contenti di te. Stai andando benissimo. Negli ultimi giorni hai guadagnato ben ottantasei posizioni e la tua attuale classifica, su oltre ventimila concorrenti, non montarti la testa però, é addirittura eccezionale, per uno che é entrato in corsa da meno di due anni".
"Grazie, mio sublime pigmalione e manager. Dove vuoi andare a parare?".
"La tua ironia non mi tocca, Red. Considero la tua reattività verbale un segno psicologico positivo, spia del tuo desiderio di vincere e primeggiare. In breve, la notizia é questa: la Giuria ha deciso di assegnarti un premio speciale, ventimila crediti, se nei prossimi cinque giorni riuscirai a guadagnare un'altra manciata di posizioni...., diciamo una trentina. Che ne dici?".
"Dico che ventimila crediti sono tanti, ma non valgono il rischio. Davanti a me ci sono concorrenti quotatissimi, alcuni dei quali con molta più esperienza: Hero 25, per esempio. Sono in un'ottima posizione, lo hai detto. Lasciami non rischiare per un pò".
"Mi sbaglio, o hai sempre ripetuto che non vedi l'ora di venirtene via? I crediti che vincerai, dedotta la mia quota naturalmente, potrai sempre, se ti fanno schifo, scambiarli con una diminuzione dei giorni di gara. Quanti ne devi ancora fare? Me l'hai detto poco fa. Quattrocentotrentaquattro? La gara dura tre anni, lo sai bene!".
Guardo il video, con aria spenta, senza vedere più la sua faccia, anche se lei é ancora lì: "Quattrocentotrentaquattro. E sono già seicentosessantuno che sono qua dentro".
Capisco che ha vinto lui, ancora una volta.

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La bufera scatenata dal mio passaggio solleva dietro di me due gigantesche colonne di polvere, che vanno poi lentamente disperdendosi in lontananza. Il vento del Sahara tende sempre ad invadere parzialmente di sabbia la pista metallica, ed avverto come un insopportabile prurito quasi doloroso il suo scorrere graffiante su tutta la superficie del Red; dall'alto, il sole mi cuoce letteralmente il dorso arroventando il metallo dello scafo.
Ma penso anche che il Sahara é sempre meglio del tratto siberiano del percorso, dove talvolta si é costretti a rischiare l'attacco imprevisto di un avversario abbandonando a lungo l'ipnoguida per non congelare dal freddo.
Non ci sono avversari in vista, e posso rilassarmi per qualche tempo: ne approfitto per ingoiare il mio pasto giornaliero, tre tavolette di proteine e carboidrati concentrati con qualche sorso d'acqua. Sono quasi in vista di Dakar, e di lì mi tufferò poi nell'Atlantico, verso i Caraibi, Cuba e l'America settentrionale.
Negli ultimi tre giorni, attraversando l'Africa lungo la costa est sino a Città del Capo e poi risalendo per la giungla equatoriale, ho guadagnato ventidue posizioni, facendo Horwat sempre più contento. Entro dopodomani dovrei farcela ad arrivare a trenta ed a guadagnare i ventimila crediti, sempre che uno dei concorrenti che dovrò affrontare non sia invece lui a fregarmi. Scaccio questi pensieri dalla mia mente: la paura intorpidisce i riflessi, Horwat me lo ripete sempre, ad ogni occasione.
Come mi succede nei momenti di pausa, ricordo di quand'ero un ragazzino patito del Dromogame, senza mai più immaginare che un giorno proprio io sarei finito qua dentro. Non avevo soldi, non potevo permettermi il collegamento Moddy, e seguire la gara solo per TV era già allora considerato sfigo da tutti i miei amici: e così, sia pur raramente perché anche quello costava, mi recavo ai bordi della pista, alla periferia di Los Angeles, e passavo la giornata incollato alle barriere magnetiche, invisibili ma resistenti come un muro di gomma.
Allora ero un tifoso di Zoltan 11, un pazzo di ungherese che riuscì ad arrivare sino al primo posto, dopo i tre anni ebbe il coraggio di chiedere la rafferma, corse per altri tre riuscendo a non farsi mai buttar fuori, e si fermò quando era ancora tra i primi dieci tornandosene a casa sepolto da una montagna di crediti.
Da dietro le barriere magnetiche, vedevo la pista metallica larga cento metri luccicare sotto il sole, oltre la terra di nessuno ai due lati: altri cento metri di terreno incolto disseminato con le mine, che terminava proprio davanti a me.
Vedevo sfrecciare i bolidi solo in lontananza. In fondo, era abbastanza noioso: non capitava quasi mai che uno dei concorrenti finisse fuori proprio lì, dove mi trovavo io; solo collegati via Moddy con la rete delle barriere magnetiche é possibile, in virtual, essere presente in qualsiasi punto desiderato, e godersi davvero lo spettacolo.
Ricordo come, a fatica, terminai gli studi in paleolettere, ed iniziai a fare domande di impiego, senza il minimo risultato: i miei test rivelavano un'aderenza bassissima alla media di comportamento standard espressa dai sondaggi d'opinione, meno dell'89%. E se non arrivi almeno a 90, lo sanno tutti, sei fuori.
Ricordo ancora come, senza lavoro, scesi un pò per volta tutti i gradini della scala sociale, l'esperienza della droga, come dovetti procurarmi i soldi per la roba in tutti i modi possibili.
Proprio il Dromogame fu la mia salvezza. Su ventimila concorrenti, i veri sportivi, quelli seri, preparati, con reali possibilità di successo, sono meno di un migliaio; tutti gli altri sono chi più chi meno dei disperati senza arte né parte, destinati a farsi buttare fuori alla prima occasione, raccattati da gente senza scrupoli, come venni raccattato io da Horwat e dai suoi, fatto sino al midollo, in un vicolo di periferia.
Mi portarono in un ufficio lussuoso, riccamente arredato, in un palazzo del centro, e si schierarono davanti a me dietro una grossa scrivania, spiegandomi le grandi possibilità che mi si aprivano davanti.
Horwat, esperto psicologico e trainer, sottile ed insinuante:
"Mio caro Red, tu così stai sprecando la tua vita. Ma non sei affatto finito, assolutamente! Tu possiedi ad alto livello tutte le caratteristiche psicologiche e di reattività ideali per il concorrente tipo del Dromogame. Questa é proprio la tua strada. Avrai successo: fidati di noi!".
Lowrie, tecnico del software, un uomo massiccio e sbrigativo:
"L'apparecchio che ti daremo, ed il relativo software, sono perfetti. Lì dentro starai al sicuro come a casa tua, posto che tu ce l'abbia. Tutto computerizzato: guida manuale, automatica e psicovirtual. Una cosa da bambini. Mica come altri sport diretti, fisici, dove ci si fa davvero male: il pugilato, ad esempio".
Cerdan, amministratore delegato della Società Dromogame, un gelido uomo di potere:
"Noi non facciamo beneficenza, ma investiamo mezzi e denaro su di te, Red: e contiamo quindi sul fatto che tu risponda alla nostre aspettative. Tienilo sempre presente".
Fu così che finii nella pancia del Red. Loro si aspettavano che io durassi qualche giorno, o qualche settimana, al massimo qualche mese e poi, al primo scontro duro, finissi fuori, sulle mine. Invece io sono un osso più duro del previsto, ce la sto facendo, e sono quasi due anni che continuo ad andare avanti.
Intravedo ormai l'azzurro dell'Atlantico, in lontananza davanti a me: tra poco il bruciore della sabbia sarà sostituito dal fresco delle onde sul mio corpo.
Prima di entrare nel Dromogame, mi domandavo perché mai tutti chiamassero il concorrente ed il suo mezzo con lo stesso nome, ma mi é bastato entrare la prima volta in psicoguida virtual per capirlo.
Accelero ancora, incontro all'oceano. Il Red balza in avanti: lui é me, ed io sono lui.

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Ho incominciato ad intravederlo davanti a me, tra le onde, uscendo dal mar dei Caraibi. Adesso, attraversando l'isola di Cuba, dovrei farcela a raggiungerlo: Hero 25, uno dei più pericolosi tra i miei avversari. Se riesco a buttarlo fuori arrivo a trenta, ed i ventimila crediti sono miei.
Ma devo fare molta attenzione, studiare una tattica particolare, diversa dal solito: Hero 25 non è un pivello, un disperato del Dromogame. Hero è un vero professionista, uno preparato, che conosce bene il tracciato e ha tutti i trucchi del giuoco sulla punta delle dita. E come se non bastasse, sta per tornarsene a casa: gli mancano solo più tre mesi allo stop, ed a questo punto credo non sia più disposto a rischiare nulla. Tra poco sarà durissima, con lui.
Però, ho qualche piccolo vantaggio anch'io: primo, Hero è dello stesso modello del Red, e quindi conosco perfettamente tutto quello che lui può fare; secondo, gli sto arrivando alle spalle, il che è pur sempre la situazione più favorevole.
Questa volta, non proverò neppure ad affiancarlo ed a spingerlo fuori, come ho fatto con Malcolm, lui non è il tipo da bersi una finta del genere. Questa volta dovrò rischiare di più, molto di più.
Scelgo un lungo tratto rettilineo, tra L'Avana ed il centro balneare di Guantanamo, e lo tallono sempre più da vicino. Il mio piano è pazzo, ma forse proprio per questo può riuscire: voglio arrivargli dietro a poco a poco sino ad una trentina di metri, vicinissimo ma ancora fuori portata dei suoi reattori ausiliari, in modo che non possa spararmeli in faccia all'improvviso; poi, con un balzo d'accelerazione, prima che si renda conto delle mie intenzioni, tamponarlo a settecento all'ora e spedirlo in decollo. Sempre che l'urto che gli assesterò sia sufficiente a fargli perdere quel tanto di aderenza con il suolo.
Ecco, ci siamo. Lui tira diritto: certamente sta studiando le mie mosse, ma non ha ancora capito cosa voglio fare. Sento ogni singola parte del mio corpo vibrare per la velocità, sotto l'urto del vento; dentro di me, io sono gli occhi, la mente, le ali, il cuore vivo e pulsante del Red, che lo spinge sempre più avanti, sempre più vicino, come un falco sulla preda. Un urlo silenzioso di esultanza e di furore esplode dentro di me: ci sono, ci sono, forse l'ha bevuta, sto per saltargli addosso! Ora! Adesso!
........ed a questo punto lui se ne va da solo. Per un interminabile attimo, lo vedo sussultare irregolarmente davanti a me; poi, di colpo, la sua ala destra si inclina paurosamente verso il basso, toccando la pista e scatenando un inferno di scintille che mi investono il viso. Infine, tutto in una frazione di secondo: le piastre magnetiche cedono, lui tocca il terreno, entra in vite come una trottola strisciando sulla pista e si disintegra sotto i miei occhi. Quelli che arrivano sulle mine, uscendo di pista, sono solo più i suoi rottami.
Attraverso come un proiettile la nube di polvere e di frammenti che lui ha lasciato, e che si abbattono su di me per un attimo facendomi urlare di dolore, ma ne esco vivo e quasi indenne.
Per un bel pò di tempo rimango inebetito, senza capire. Poi, quasi meccanicamente, esco dall'ipnoguida, e dal warning esplode la voce di Horwat, in un crescendo di esultanza:
"Sei stato grande, Red! Un vero colpo da maestro! Chi te l'ha insegnata, una cosa del genere? Mai vista prima d'ora! Tra poco sarai tu, e non viceversa, ad insegnare a me le tattiche del Dromogame........ Red! Sei lì? Perché non rispondi? Sei ancora tutto intiero?".
"Horwat, io non gli ho fatto assolutamente nulla. Se n'é andato tutto da solo".
"Da solo! Che sciocchezza! Sei proprio un bel tipo. Hai appena buttato fuori uno come Hero, ed hai ancora voglia di scherzare! Ho visto benissimo com'è andata: io ti seguo sempre in Moddy, lo sai".
Questa volta c'é rabbia, ed anche un pò di paura, nella mia voce:
"Ti dico che non l'ho neppure sfiorato! Stavo per prenderlo, ma.... non ho fatto in tempo. Lo so che è impossibile, ma dev'essere successo qualcosa al suo apparecchio".
"Red, amico mio, oggi non hai preso il tuo Mexonal, perché dovevi essere sveglio e ben vigile. Adesso buttane giù un paio e fatti una dormita: ho già chiesto ed ottenuto per te, dalla Giuria, cinque ore di out-run durante le quali nessuno potrà attaccarti. Vai tranquillo. Quando ti svegli, ci vediamo in virtual per brindare alla tua vittoria. O preferisci sentire Hella dare a tutti la notizia?".
Mugolo un suono di diniego, con la bocca impastata, ed il warning si spegne. Bevo un sorso d'acqua, disattivo le luci, e mi abbandono sullo schienale del posto guida.
Nel buio e nel silenzio, incomincio a pensare.

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Il sospetto mi rode. Non é mai successo prima d'ora che un mio diretto avversario se ne uscisse fuori senza che io neppure lo sfiorassi, come se fosse rimasto completamente privo di guida. E quel che é peggio, con tutti che fanno finta di non essersene neppure accorti: Horwat che si congratula con me, Hella che sbraita nel microfono descrivendo a tutti la mia ultima impresa.
Io non ho fatto proprio nulla, ed i conti non tornano. Quello di Hero era un apparecchio del mio stesso modello, fornito da Horwat & c., ed io ci tengo alla mia pelle, in un modo addirittura ridicolo.
Dopo averci pensato sopra ben bene, prendo le mie precauzioni, e decido di attivare un controllo extra di tutte le componenti del Red, da cima a fondo: un tipo di pre/run/check come quelli che si fanno solo prima della partenza o nelle rarissime soste forzate per panne o rifornimenti lungo il percorso. Avvio la procedura, ed il pannello di controllo si illumina davanti a me, passando in rassegna l'intiera struttura dell'apparecchio:

Struttura portante: luce verde, OK.
Alettoni laterali: luce verde, OK.
Giroscopi: luce verde, OK.
Piastre magnetiche: luce verde, OK.
Reattori posteriori ed ausiliari: luce verde, OK.

Per un attimo, mi illudo che tutto stia andando bene, ma non è così:

Computer di ipnoguida: alarm, luce rossa lampeggiante.
Computer di ipnoguida: alarm, luce rossa lampeggiante.
Computer di ipnoguida: alarm, luce rossa lampeggiante.

Si tratta di qualcosa di grave, terribilmente grave. Chiedo ulteriori istruzioni al computer, febbrilmente: non sono un grande esperto di informatica, e non so bene da che parte cominciare. Ma sono anche un uomo fortunato, nonostante tutto, ed azzecco la richiesta giusta. Digito l'ultimo input sui tasti, ed attendo la risposta. E la risposta é lì, sullo schermo:

.......d e l e t e.....so f t wa re.....w h e n.......
(input password to continue)

Non c'é più alcun dubbio: c'é un virus, uno stramaledetto virus nei circuiti del computer centrale di ipnoguida.
Uno stramaledetto virus a tempo, che aspetta di far fuori il Red 4 con me nella pancia non appena scoccheranno le condizioni necessarie. In che modo, non lo so, non ha nessuna importanza: alterando il software e bloccando i giroscopi, disattivando le piastre magnetiche, staccando i collegamenti mentre sono in psicoguida virtual, o qualche altra cosa.
No, qui quello che conta é fare in fretta, e scoprire quando, e chi. Perché il virus, nel computer, non può esserci entrato da solo, il software di ogni mezzo é superprotetto, durante il Dromogame: e lui deve essere per forza lì dentro sin da quando sono partito.
E se é così, non ce lo può aver messo altri che Horwat, o Lowrie, o Cerdan, o qualcuno della loro cricca.
Sento il terrore ma anche una furia cieca salire dentro di me: ecco come é uscito Hero 25, senza che io neppure lo sfiorassi! Qui, ne sono ormai certo, quando un concorrente diventa troppo famoso, od ottiene troppo successo, lo fregano, per creare un nuovo mito e tenere alta la tensione del gioco! Scommetterei che c'è uno schifoso virus simile al mio in ogni singolo apparecchio partecipante alla gara!
Ma io, l'ho già detto, sono un osso duro, non mi arrendo, ed innesto la guida automatica. Il più vicino concorrente che mi precede è a circa trenta miglia, il più prossimo dietro di me mi segue a centoventi, e per un pò di tempo non potrà raggiungermi e spararmi fuori all'improvviso: ho almeno una mezz'ora a disposizione.
Mi collego in virtual con la più grossa Banca Dati Informatica di cui riesco a trovare le coordinate, ignorando il warning, che con la voce di Horwat sbraita cosa accidenti sto facendo con il Red senza psicoguida in una fase critica della gara. Maledetto bugiardo: non mi avevi concesso cinque ore di out-run? Certamente ti sei reso conto che io ho capito, ed ora stai solo cercando di distrarmi, di farmi perdere attimi preziosi.
Ti ignoro, vado avanti, e in un quarto d'ora scarso assorbo in psicoteach un'intiera enciclopedia di informatica.
E adesso, anche se stremato dalla tensione e dalla fatica, sono pronto a scoprire cosa significhi quel "when", cioè "quando" scoccheranno le condizioni per l'entrata in azione del virus.
Digito febbrilmente sui tasti le istruzioni che ho appena appreso, introducendo nel computer intieri files di migliaia di password randomizzate per tre, quattro, cinque minuti, inutilmente. Sento la disperazione stringermi come in una morsa. Poi, improvvisamente, sullo schermo appare qualcosa:

a) First: Place/Km.
b) Second: Day/Time
c) Third: Score/Position
d) Fourth: Sp***/**.
K E Y : S I X H U N D R E D S I X T Y S I X

Fisso lo schermo per più di un minuto, inebetito, senza capire assolutamente nulla di ciò che vi é scritto. Poi, di colpo, la luce: il mio sguardo corre al pannello di controllo generale del Red, alle spie luminose lampeggianti, e la mia mente decodifica con orrore ciò che avevo davanti agli occhi già da qualche tempo, senza riuscire ad afferrarne il senso:

Posizione. Miami-Philadelphia, tratto di percorso: seicentosessantaseiesimo .
Tempo. Durata del Dromogame, giorno di gara: seicentosessantaseiesimo.
Punteggio. Classifica, livello occupato: seicentosessantaseiesimo.

Tre condizioni su quattro sono già state raggiunte. Manca la quarta, ma non so quale sia. Quasi non riesco a più pensare, con Horwat che continua a sbraitare dal warning, in posizione di richiesta di colloquio virtual. Ma questo è il proprio il suo errore.
Rispondo di scatto alla chiamata, non solo a voce, ma facendo irruzione in virtual come una furia.
Me lo vedo davanti, lo afferro per la gola e gliela stringo con tutte le mie forze: "Maledetto bastardo, volevi fregarmi, e ci sei quasi riuscito! Mi hai chiesto di guadagnare trenta posizioni in cinque giorni, per spedirmi dritto in questa trappola! Qual'é il quarto input per il virus? Dimmelo, o ti strangolo qui, sul momento!".
Vedo che lui guarda con terrore, senza riuscire a parlare e torcendo gli occhi, la spia della velocità, che sta lentamente e progressivamente calando, come il computer é programmato a fare quando il mezzo é lasciato troppo a lungo senza psicoguida: seicentosettanta, seicentossessantotto, seicentosessantasette chilometri all'ora.
Fourth: Speed! Quarto: Velocità! Lo lascio, e disperatamente inserisco l'ipnoguida per accelerare, all'ultimo istante.
Troppo tardi. La spia lampeggia ad intermittenza davanti ai miei occhi:

Velocità. Chilometri orari, livello attuale: seicentosessantaseiesimo .

Red 4 non risponde più all'ipnoguida e tira diritto, mentre la pista cambia direzione. Dietro di me, Horwat incomincia ad urlare.

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Un fatto iincredibile ed iincrescioso (costernazione) si è verificato ora, pproprio sotto i miei occhi! Il grande Red, il ggrandissimo Rred 4 è appena uscito, perdendo il controllo senza che nnessun altro avversario lo attaccasse!
Un fatto ccosì iimprovviso ed iimprevisto che purtroppo (involontario tono di rincrescimento) non siamo riusciti a darlo in ddiretta a chi non fosse già in vvirtual via Moddy!
Ecco, ecco il rreplay (tono di esultanza), lo potete vvedere tutti tirare diritto alla chicane, ssorvolare ancora indenne il cordone delle mine, sschiantarsi sulle barriere magnetiche protettive collegate ai vostri Moddy ed eessplodere !!! Una vera ppalla di ffuoco !!
Una giornata di ggrande, ggrandissimo lutto per lo Ssport ! La perdita di un ggrande, ggrandissimo campione, l'astro emergente del quale ttutti, ttutti noi eravamo..... (pausa ad effetto) ..... vvoglio dire, sì, sì, vvoglio ancora adesso dire che ssiiaammoooo i più ggrandi ttifosi!!!
Tra poco, vi darò nnuovi pparticolari iinediti ! (musica in sottofondo) Ed ora, qqualche istante della nostra nnuova "Pubblicità Progresso........>>.

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Secondo i canoni classici, io sono morto. Morto? Morto é poco. Distrutto, spappolato, disintegrato: cos'altro può succedere ad un asso del Dromogame che si schianta ad oltre seicento all'ora sulle barriere magnetiche protettive ai lati della pista, oltre il cordone delle mine?
Il fatto però é che, al momento dell'impatto, sul Red 4 c'era anche Horwat, in psicovirtual con me. Ora, io non so spiegare bene cosa sia successo, ma lui, o almeno la sua mente, é rimasta lì dentro, e così é stato lui e non io ad andarsene per davvero: da dove sono ora, riesco a sapere perfettamente che l'hanno trovato nel suo ufficio, lo psicovirtual ancora acceso, completamente decerebrato, ed ora lo tengono in stato vegetativo in una rianimazione e lo studiano come un caso clinico straordinario. Credo proprio che non si sveglierà mai più.
Io invece non so esattamente dove sono. Non ho più un corpo, o almeno così credo. Forse l'impatto con la rete ipnomagnetica, in stato di virtual, ha proiettato la mia psiche nella rete neurale della catena Moddy, ed ora io vivo come una serie di vibrazioni elettriche o magnetiche lungo centinaia di migliaia di miglia di cavi e di elettrodi in contatto tra di loro e sparsi in tutto il mondo.
Capto e percepisco direttamente le emissioni radiofoniche e televisive, e posso selezionarle a mio piacimento, operando piccole variazioni di voltaggio e di frequenza: un'operazione molto simile a quello che prima era il pensare.
Non ho fame, non ho sete, il tempo é una cosa estranea, secondaria, ininfluente: ho quasi la certezza di poter vivere in questo stato sino a che nel più remoto terminale rimarrà un filo di corrente, cioè di essere praticamente eterno. La cosa mi fa piacere, anche se non mi entusiasma particolarmente.
Ma quello che più mi riempie di gioia crudele, invece, é l'essermi accorto di riuscire a penetrare in tutti i Moddy collegati alla rete, anche quelli più personali e riservati, scoprendo così un mucchio di cose interessanti. Ad esempio, le fantasie, le passioni, i segreti, i vizi inconfessabili e nascosti di tutti quanti.
E soprattutto, di poter bloccare il Moddy mentre l'utilizzatore é collegato in virtual: una cosa semplicissima, come rompere le linguette di plastica delle videocassette, come si faceva mezzo secolo fa per impedire che la registrazione potesse venir cancellata per caso.
Se fai questo dall'interno della rete, ed io lo posso fare, la psiche della persona in virtual resta prigioniera nel Moddy persino se qualcuno gli strappa le prese dal torace, almeno sinché nel Moddy c'é corrente. In pratica per sempre, perché io ne posso attingere quanta ne voglio in qualche parte della rete, e lo sto già facendo.
Ho pazientemente atteso che Lowrie e Cerdan, quei due detestabili presuntuosi, entrassero in virtual, e subito sono entrato nei loro Moddy, strisciando lungo i fili come un serpente, e li ho intrappolati senza scampo.
Ora il primo avrà davvero di che godere, partecipando ad un incontro di pugilato che continuerà a vincere per i prossimi mille anni; e non riesco proprio ad immaginare come se la caverà l'altro, cosa se ne farà del suo potere, trovandosi a dirigere in eterno un noiosissimo consiglio di amministrazione.
Altro che Dromogame! Star chiusi in quella specie di missili per tre anni intieri senza interruzione è una vera vacanza, al confronto!
Questa è la mia vendetta, ed intravedo davanti a me infinite altre possibilità, che penso proprio sfrutterò sino in fondo.
Molti anni fa, alcuni scrittori di Science Fiction immaginarono che, collegando innumerevoli computer tra di loro, si potesse creare Dio.
Non so se questo sia avvenuto, o potrà mai avvenire: ora però so che é possibile creare un demonio, o almeno qualcosa di molto simile. Il seicentosessantasei non è stato forse, in epoche passate, considerato a lungo il numero della Bestia e dell'Anticristo?
Per mezzo di migliaia e migliaia di terminali video e Moddy, posso scorgere l'immagine di Hella Storm: nella sua abituale tenuta da annunciatrice, topless e tanga, sta dando ormai da ore a tutti quanti la notizia della mia fine. L'ho sempre trovata insopportabile, ed ora più che mai.
Con la mente, compio l'atto che, con il corpo, poteva essere definito rilassarsi: vai pure avanti, sciocca; continua pure, non sai cosa ti aspetta.
Con una remota corrente indotta, sono riuscito proprio poco fa a scovare, a casa tua, un Moddy riservato, molto riservato: ognuno ha il suo scheletro nell'armadio, e tu non fai eccezione, Hella. E' un Moddy piuttosto spinto, genere sadomaso. Ti sto aspettando al varco, e credo proprio che avrai una gran brutta sorpresa, la prima ed ultima volta che lo userai di nuovo.
Attraverso milioni di antenne sparse in tutto il mondo, continua a giungermi anche la tua voce. E' più in falsetto del solito, posto che sia possibile, ed i tuoi accenti sono accorati e sinceri, anche se in realtà non te ne frega niente: stai gridando agli ascoltatori che il grande Red 4 se n'é andato, é morto, é finito per sempre.
Andato? Morto? Finito per sempre? E quando mai!
Io sono qui, proprio qui, dappertutto, ben vivo, ........e ho appena cominciato.

© Giuliano Giachino



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