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Ozone Park
di Alberto Cola
Pubblicato su PBSF2


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Mama Lo era stanca. Osservò la fila che si snodava fuori dalla baracca ed emise un sospiro. La pesante pelliccia si mosse con un singulto. - Comincio ad avere freddo Eni, sarà meglio chiudere la finestra. Dì alla gente di tornare domani.
Tutti volevano bene a Mama Lo. Era stata la prima ad arrivare lì, e se quel posto esisteva ancora oggi lo si doveva in gran parte a lei. Mama Lo si guadagnava da vivere leggendo le ombre che le nuvole gettavano sulla parete della sua stanza e così, a chi voleva, raccontava del futuro.
- Non dovete affaticarvi - controbatté Eni, mentre con un gesto della mano faceva capire ai primi della fila che per oggi non accoglievano più richieste. In cambio ottenne dalla folla solo un brontolìo sommesso, nient'altro. Tutti sapevano che Mama Lo era tanto vecchia, anche se nessuno sapeva quanto. Eni tolse il fiocco blu dalla finestra, il segnale che la casa era aperta a tutti.
- Eni, mio piccolo amico… - Il viso di Mama Lo si allargò in un sorriso simile a un sipario che si apriva, nonostante la malattia. Bastò quel gesto a riscaldare la stanza. - Sai che solo in primavera abbiamo queste nubi, e così tante persone da accontentare. E' importante per loro.
Ultimamente Mama Lo era pensierosa, preoccupata. Sempre più spesso lo sguardo finale lo riserva a se stessa, con l'espressione che s'intristisce, le rughe che s'ispessiscono. Chiude gli occhi, si concentra. Eni aveva sperato che almeno oggi…
- Aspetta Eni, riapri, per favore.
Eni non perse tempo a discutere, sarebbe stato inutile. Il sole era basso all'orizzonte, ma lassù tutto prima o poi scivolava verso sud. La luce era ancora sufficiente, le rare nuvole tornarono a disegnare preziosi ricami sulla parete.
Mama Lo accarezzò la superficie rivestita dallo spesso strato di guaina plasticata della parete. Due ombre conversero, fondendosi in una coreografia di cirri contorti. - Vedi - sussurrò. - Presto dovrai sostenere tu questa gente, Eni.
- Non dite così.
Mama Lo lo zittì con un gesto secco, come se le sue parole fossero state un fastidioso insetto che voleva scacciare. - Non serve a niente contraddirmi per educazione. Comunque grazie. - Spostò la sua attenzione sull'angolo della parete: una macchia più piccola delle altre si mosse lentamente verso il centro. - E' da tanto tempo che aspetto - disse, sfiorandola con le dita. - Ormai il visitatore sta per arrivare.
- Cosa intendete dire Mama Lo, quale visitatore?
- Rinnovamento Eni, il rinnovamento è vicino.

Lo stato d'involuzione dinamica dell'ozono nella nostra atmosfera, raggiungerà in breve picchi mai prospettati da alcuna proiezione statistica. Ormai è stata debitamente provata la correlazione tra la diminuzione di ozono primaverile e il manifestarsi delle nubi stratosferiche polari portatrici, più che in passato, di cloro e bromo, la cui fotochimica determina…

Time - dati del satellite meteorologico Nimbus 7

Lo zeppelin infelicemente chiamato "Hindenburg 3" si abbassò, accompagnando il brusio eccitato dei passeggeri con il suono rauco dei motori e i gemiti della struttura in acciaio. Esteban osservò incuriosito il panorama innevato che ammiccava dal piccolo oblò. Dopo l'insolito estuario del fiume Janisej, arteria delle nuove coltivazioni di grano sovietiche al limite della Siberia del nordest, la vista di quel pianoro nevoso che abbracciava l'intero orizzonte aveva il dono di essere rilassante.
A mano a mano che la quota diminuiva, Esteban poté scorgere particolari prima invisibili. Una flottiglia di piccole navi con lo stemma della Caritas si faceva largo tra gli iceberg, diretta verso un porto indaffarato; pontili ed edifici avevano un aspetto solido, come fossero ben decisi a resistere, nonostante gli uomini e la natura. Poi comparvero le torri d'ormeggio, con le ombre degli altri dirigibili che si agitavano sul ghiaccio. Gli agganci automatici produssero un rumore secco, il cavo trainò l'Hindenburg 3 verso il basso. I turisti emisero gridolini eccitati.
La barriera d'ingresso era tappezzata da cartelli con le solite prescrizioni. La fila iniziò a indossare le divise anti UV sotto lo sguardo distratto dei soldati ONU.
Una guardia prese i documenti di Esteban, scrutandone allo stesso tempo il berretto di lana e il giubbotto leggero. - Sarà meglio che si protegga, signore - disse con tono preoccupato. Poi lo sguardo arrivò al visto sul passaporto. - Ma lei…
- Sì - disse Esteban. - Sono qui per un trasferimento definitivo.
Con movimenti lenti i turisti più vicini si allontanarono un poco, ma Esteban non ci badò più di tanto. Tuttavia, senza rendersene conto, cercò di nascondere il tremore delle mani.
La guardia controllò i dati con più attenzione. - Esteban Gomára, nazionalità cubana, tecnico scientifico abilitato…
- La mia autorizzazione è stata sospesa, causa malattia.
- Al di fuori dei percorsi turistici non possiamo garantire la sua sicurezza, il tesserino sanitario le verrà ritirato così come sarà cancellato il suo nominativo nella banca dati internazionale. Lei cesserà di esistere - precisò la guardia.
- Lo so. Dove posso trovare il centro di accoglienza più vicino?
- Fuori di qui potrà chiedere tutte le informazioni di cui ha bisogno. - La guardia restituì il passaporto, ben attenta a evitare il contatto con Esteban. - Se cortesemente può spostarsi ora, sta bloccando la fila - aggiunse con una smorfia, ma non appena Esteban si allontanò verso l'uscita lo richiamò, la bocca aperta in un sorriso disgustato: - Ah, dimenticavo, benvenuto a Ozone Park…, signore.

"Il reame del sole di mezzanotte. Così gli Inuit chiamano Inlandsis, ciò che un tempo era la Groenlandia. La comunità che vive nella città definita Ozone Park, costituisce un monito ben saldo nelle nostre menti. Un segnale: redimersi dal male che si è generato è possibile, se si accetta di espiare in silenzio, lontano da tutto ciò che è sano e puro. Siamo grati a quegli uomini e donne che ci danno quotidianamente l'esempio; malati, emarginati, poveri, trasferendosi in quella zona franca hanno lasciato agli altri una possibilità in più. E' bene che andiate a vedere, nutrite il vostro spirito e ricordate: ogni terra ha il suo odore, e a Ozone Park è quello del peccato."

Reverendo W. Bronson - diretta TV domenicale - © CNN

Trovare il visitatore all'attracco fu facile. Mama Lo mi aveva detto di cercare una persona con lo sguardo di chi non ha scelta.
Esteban, incuriosito e un po' spaesato, mi ha seguito docile per i viottoli, mentre attraversavamo i sobborghi più poveri composti da baracche catramate, mercati, l'enorme discarica a cielo aperto ricavata nel ventre del ghiacciaio e il silenzio soffuso. Tutto a Ozone Park si mostra senza vergogna, in fondo qui c'è il capolinea.
Esteban fissava lo spettacolo con rassegnazione, mai una parola, con quel curioso berretto di lana calato fin sugli occhi. Poi, la sua figura stagliata sulla porta aveva generato la propria ombra sulla parete, e Mama Lo, fissandola mentre ci voltava le spalle, si era limitata a dire: - Non credevo fossi così giovane.

Mama Lo ridacchiò come una bambina, con le piaghe del viso che minacciavano di spalancarsi come tante bocche. Con una mano accarezzò il capo di Eni. L'espressione torva del nano si addolcì un poco.
- Chissà perché tanti anni fa il mio piccolo amico si è messo in testa di passare la vita a proteggermi. Da chissà cosa poi…
- Ho sentito parlare di lei - disse Esteban. - La fondatrice. Questo posto è un miracolo.
- Già, e come tutti i miracoli non ci crede nessuno - sbuffò Mama Lo. - E tu, Esteban, quale storia ci hai portato?
- Una delle tante. - Gli occhi di Esteban puntarono Mama Lo, ma in realtà guardavano lontano. Le mani restarono ben nascoste nelle tasche. - Dopo l'occupazione messicana non c'era più posto per me. Inoltre ho la malaria, e il cordone sanitario da noi è svanito con il contrabbando di medicine. Il nuovo regime ha deciso che non potevo dare niente di utile e che le loro prigioni potevano anche fare a meno della mia presenza, e così...
Mama Lo prese gli avambracci di Esteban e lo costrinse a tirar fuori le mani tremanti. Poi, dolcemente, le strinse tra le sue. - Qui non dovrai più nasconderti, da tempo abbiamo imparato che la vita assume un significato solo quando diventa difficile. - Le dita dell'anziana donna sfiorarono la cicatrice che attraversava il cranio di Esteban. - Una cicatrice racconta tante cose, è il passato che crea il presente, e non si può buttarlo via. Ognuno arrivando porta in dono un po' di vita, in cambio di pace.
Esteban chiuse gli occhi, alle prese con qualcosa dentro di lui che si agitava, ma che non riusciva ad afferrare. Altre vite, un altro luogo, uno dei tanti di quel pellegrinaggio infinito; eppure, stranamente, questa volta non aveva paura.
- Ricorda, uno stupido non impara dall'esperienza; e qui tutti ne hanno molta. - Mama Lo intinse l'indice in una ciotola di liquido rosso, poi disegnò un cerchio sulla fronte di Esteban, identico a quello che aveva lei. - E' sangue di pesce, e gli eschimesi credono sia un animale capace di vedere la verità attraverso l'acqua. Anche tu hai la vista, come me, ma non sai usarla. D'ora in poi questo sarà il tuo terzo occhio e tramite esso vedrai oltre le apparenze. Io t'insegnerò a leggere sotto le ceneri del desiderio.


E' preoccupante l'aumento dei casi di tumore alla pelle nei paesi scandinavi. L'allargamento del buco dell'ozono rende sempre più difficile sopportare l'irradiazione solare. L'effetto serra ha modificato il regime idrologico e delle aree umide; ciò sta provocando lo spostamento di insetti vettori di malattie: dengue, febbre gialla, schistosomiasi, sono arrivate dove mai prima. L'impotenza del cordone sanitario internazionale…

Organismo Mondiale della Sanità - relatore L. Timbergen

All'inizio della breve notte estiva il vento aumentò, come se scivolasse più veloce sulle strade ghiacciate. Dall'altopiano irrigidito Esteban osservava la città che si allungava fino al mare, aggrappata al ghiacciaio che lentamente si stava ritirando, stagione dopo stagione. Lì più che altrove, pensò Esteban, erano impresse le cicatrici di quei tempi. Muri, pietre…, persino il ghiaccio trasudava ricordi destinati a non sopravvivere.
- Le scosse telluriche sono aumentate - disse Eni indicando la raffineria sull'altro versante del ghiacciaio, resa ancora più lontana dal profondo crepaccio che la divideva da loro. Attraverso la vaga foschia si vedevano le esplosioni di fuoco delle ciminiere che bruciavano le eccedenze di gas. - Hanno intensificato l'attività - constatò con amarezza.
Esteban sapeva che prima o poi sarebbero arrivati a trivellare sotto OZ. I giacimenti di mitanio si spingevano fino alla città. Allora sarebbe stata la fine di quel rifugio.
- Gli impianti di depurazione del mitanio sono direttamente collegati alla vena, e per due volte al giorno devono abbassare la cupola di protezione per liberarsi dai residui di gas - osservò, più che altro rivolto a se stesso. - Torrette automatiche, rilevatori di movimento, di calore, difese aeree; tengono molto al loro piccolo tesoro. E in più non c'è ozono a sufficienza qui.
Sono tranquilli.
- La Enertech è molto potente - aggiunse Eni. - Prima o poi la protezione di cui abbiamo goduto fino a oggi cadrà. Già i vari comunicati stampa dell'ONU sembrano epitaffi. Una volta Greenpeace ha cercato d'infiltrarsi, ma sappiamo com'è finita.
- Allora bisogna solo togliere la Enertech da lì.
Eni sorrise, cosa che Esteban in tutti quei mesi gli aveva visto fare solo una volta, quando il piccolo vietnamita gli aveva mostrato le chiazze del tessuto cicatriziale sul torace, regalo del permanganato di potassio. Nei campi di lavoro asiatici era buona usanza eliminare, prima della liberazione, i nomi dei campi stessi tatuati sulla pelle dei prigionieri, come a volerne negare l'esistenza.
Il nano si aggiustò il berretto, ed Esteban notò che i segni della lebbra erano arrivati alle mani. - Una bacchetta magica, forse - ghignò Eni divertito. - E' impossibile avvicinarsi, figuriamoci entrare. Col crepaccio che ci separa poi…
- Non proprio - disse Esteban. - C'è sempre l'icesurfing.

Il dato più ragionevole per la crescita del livello del mare è di 10-15 cm ogni biennio. Ciò costituirà un problema per le terre basse, i delta popolati dei fiumi e le città fluviali. Comunque per il momento, Olanda e alcune isole a parte, non dovrebbe essere un problema molto rilevante.

B. Mesarovic - "Utopia sopravvivenza"

- Te lo dico io - sentenziò Gomed, la voce simile al borbottìo del motore di una macchina mal carburata. - Sta tramando qualcosa.
Eni prese il pacchetto di medicine per Mama Lo e lo sistemò nella borsa. - Si sta solo divertendo - ribadì con indifferenza.
Gomed gestiva l'O3, l'emporio più fornito di tutta OZ. Se qualcuno aveva bisogno di un prodotto non ufficiale poteva solo andare da lui, sicuro che prima o poi l'avrebbe trovato.
Gomed sbatté fuori la mascella in segno di sfida; il viso emaciato, tutto ossa e pelle scura, assunse un'espressione falsamente furiosa. - Vuoi forse dirmi che uno che ti chiede una tavola da surf corazzata con lamine di metallo e ceramica vuole solo divertirsi? - Le vene contorte si mossero sotto la pelle, nei vuoti nerastri dietro gli occhi, come sezioni tagliate di un serpente. - Mi hanno chiesto di tutto in questi anni, dalla pelle spray alle sacche subdermali per le dorfine, dai lacci ossei per i tumori alle articolazioni ai gusci criogenici, come se qui servissero a qualcosa. Ma una tavola da surf!
- E' sempre pieno di bambini, su al costone. Tutti a guardarlo.
Gomed pescò da sotto il bancone una specie di zaino di metallo con delle cinghie ai lati. - E questo? - chiese, come se Eni non avesse parlato. - E' un ozonizzatore portatile, e neanche sapevo esistesse e cosa fosse finché lui non m'ha chiesto i pezzi per metterlo insieme. Dammi retta Eni, sta tramando qualcosa.

Nell'area asiatica e africana è concentrata la più alta percentuale di povertà del mondo. Ciò determina un forte afflusso umano in quelle aree meno gravate dalla crisi economica, afflusso che si trasforma in breve nella creazione di nuove zone geopolitiche altamente instabili, in virtù di…
Nguyen K. Son - "Nuove migrazioni"

Era già inverno, e i più fortunati giravano con i filtri al naso per via dell'ozono, mentre gli altri si accontentavano di maschere fatte con resine epossidiche che lasciavano filtrare l'aria. Ma i bambini erano sempre lì nonostante tutto, a guardare il sorriso di Esteban, le sue piroette azzardate sul filo del crepaccio, i cenni di saluto prima d'incollarsi la tavola da surf sulle spalle e tornare in cima al pendìo.
Quel giorno sembrava come tanti altri, finché la curva del surf non si allargò, strappando un ruggito al ghiacciaio, mentre le lamine riflettevano la luce danzando sul pallore della neve. Solo allora i bambini videro la cupola della raffineria che si abbassava, ed Esteban col suo zaino agganciato alla punta del surf che si gettava di lato, mentre la tavola con la scritta "OZ" decollava simile a un uccello coraggioso, scavalcando il crepaccio e filtrando immune tra le detonazioni delle torrette, lasciandosi dietro una scia azzurra formatasi in aria, che d'improvviso mutò in lampi di un blu bellissimo, più di quello del mare nella stagione calda.
Poi accade una cosa strana, i lampi avvolsero gli impianti, l'aria eruttò elettricità e le fiamme delle ciminiere si allargarono fino a inghiottire ogni singolo pezzo di metallo, mentre quel blu fosforescente restava aggrappato in cielo come un sorriso, fino a che di quello spettacolo non restarono che le grida di gioia dei bambini… ed Esteban, che ballava sotto la ricaduta di neve.

Una delle maggiori fortune è che il principale giacimento di mitanio si trovi nel luogo per eccellenza privo di ozono. […] E' infatti appurato come una violenta concentrazione di ozono amplificata da una reazione di ozonolisi, produrrebbe un effetto a catena di ossidazione degli alcheni contenuti in questo materiale, tale da inficiarne qualsiasi impiego. Inoltre, la conseguente creazione di ozonidi ramificati altamente infiammabili...

New Scientific Magazine - "Strategie per lo sviluppo" di S. Salgado

Mama Lo aveva preteso che le imposte della finestra quella notte restassero aperte. Ora, mentre Eni le stringeva la mano, sorrise guardando i riflessi blu che ancora guizzavano nel cielo. La gente era tutta fuori a festeggiare, mentre le guardie ONU vagavano lì intorno non sapendo bene cosa fare. Tutti avevano capito che per OZ il giorno del giudizio non era ancora arrivato.
Una pioggerella sottile ghiacciava sui vetri. Mama Lo tossì, il volto sfigurato dal dolore. - Lascia le medicine agli altri, Eni. Non credo proprio che per oggi mi serviranno - disse.
- Mama Lo…
- Ascoltami Eni, è importante continuare a garantire una casa a chi ne ha bisogno, e a infondere speranza. Ci sarà bisogno di una nuova guida che sappia trasformare la disperazione in voglia di vivere, e non solo sopravvivere, perché noi non siamo scarti di nessuno. In questi mesi ho cercato di preparare Esteban, ma devi far sì che la gente veda in lui ciò che ha sempre visto in me.
- Lo farò Mama Lo, ma ora dovete riposare.
- Amico mio, questa è l'unica cosa certa nell'immediato futuro. - La voce si affievolì sotto un ennesimo assalto di debolezza. - Lasciami guardare questo bel cielo ora. Sai, tra qualche mese torneranno anche le nuvole…
Eni fece finta di non vedere gli occhi umidi di Mama Lo, la pelle rischiarata appena da un'espressione tranquilla. Osservò ancora un attimo quel corpo ridotto a un sottile rilievo trasparente sotto le coperte, perfetto esempio di come la morte arriva sempre in silenzio, senza fare mai troppo rumore.
Poi uscì, ignorando le lacrime.

Da giovani hanno lottato tutti per diventare adulti inadeguati. E ora eccoli qua, ad arrancare sulla riva di questo fiume senza dignità.
Mama Lo

Il sole compariva appena tra i bordi lacerati delle nuvole, mentre il ghiaccio brillava come una stella al crepuscolo. In lontananza le sagome scure di alcune navi da carico si avvicinavano al porto. Era di nuovo primavera.
Eni pensò che Esteban sembrava emanare luce come un raggio solare proveniente dall'esterno, ma forse dipendeva dai suoi occhi e dalla sua pelle sempre abbronzata.
Il cubano gli sorrise benevolo, divertito dalla faccia preoccupata del nano. - Via quell'aria inquieta, Eni - disse sereno. - Non è il momento d'essere nervosi. Abbiamo un lavoro da fare.
Il piccolo vietnamita sospirò poco convinto e aprì la finestra. Le ombre delle nuvole decorarono silenziosamente la parete. La fila distribuita lungo il viottolo che conduceva alla baracca rumoreggiò compostamente.
Esteban, con calma, intinse l'indice nel sangue di pesce contenuto nella ciotola ai suoi piedi e disegnò un cerchio sulla propria fronte.
Eni, indeciso sul da farsi, aprì la vecchia cassapanca posta sotto la finestra, ne estrasse il fiocco blu che vi aveva riposto durante l'inverno e prese a rigirarlo tra le dita.
- E' ora di tornare a dare un po' di speranza - mormorò Esteban.
Eni annuì. Si arrampicò sulla cassapanca e appese il fiocco fuori dalla finestra, lasciandolo oscillare al vento.

© Alberto Cola



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