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Daboliu, il predestinato
di Gianni Caspani
Pubblicato su SITO


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Ogni riferimento agli Stati Uniti d’America è puramente casuale.
Ogni tentativo da parte dei lettori di ricondurre a personaggi del presente o del passato prossimo degli Stati Uniti d’America è considerata dall’autore proterva provocazione di reazionari.

Il casato del senatore Asshole fu allietato il 6 giugno dell’anno 3006 dell’era cristiana dalla nascita del secondogenito. Non si mancò di notare, con comprensibile turbamento, la successione delle cifre 666 da parte di tutti i presenti all’evento e da parte di tutto l’entourage del senatore.
“Dato che al 666 non c’è rimedio, speriamo che si tratti semplicemente di una bestia e non dell’Anticristo”, commentò il suocero del senatore, con cinica rassegnazione.
Il primo a manifestare ammirato stupore fu l’ostetrico, subito dopo il parto: il tradutmografo che aveva fruttato qualche anno prima il premio nobel per la fisica al dottor Scrub, tradusse i vagiti del neonato nella frase ”L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”.
“Cazzo”, fu la chiosa scientifica del luminare.
Quando l’alto concetto fu portato a conoscenza del genitore, il senatore disse alla moglie: “Non può chiamarsi George come avevamo deciso, tesoro. Uno così può chiamarsi solo Daboliu.”
“E’ un evidente segno del destino”, rispose fiera la puerpera,“ sicuramente ti succederà alla presidenza”.
“Non sono ancora governatore del Michigan. Per la presidenza ci vorrà ancora qualche anno. A maggior ragione è prematuro pronosticare il futuro del piccolo. Però sono d’accordo con te: al momento buono, la presidenza non gliela toglierà nessuno”.
L’orgogliosa puerpera impiegò solo tre poppate prima di ridimensionare il proprio entusiasmo e di confidare alla madre: “La tetta a uno così non gliela do più. Si limita a leccare il capezzolo senza succhiare per mezz’ora. Può essere anche piacevole, visto che l’impegno politico del senatore mi fa praticare poco il sesso, ma non sono ancora ridotta a farmi leccare le tette da un neonato, anche se è mio figlio. Gli trovo una balia portoricana e che sia finita così”.
Il tradutmografo, intanto, continuava, nei giorni immediatamente successivi alla nascita, a registrare un’unica nenia ripetitiva: “L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”.
“Dobbiamo far seguire il neonato dal servizio perinatale per qualche settimana ancora, senatore. Mi rendo conto che per due genitori felici è duro sopportare l’idea che il bambino debba restare nella nostra clinica ancora per qualche tempo, ma il tracciato del tradutmografo evidenzia una situazione assolutamente anodina che impone un approfondimento”.
“Ritiene che il problema sia grave, dottore?”
“Tutt’altro. Potrebbe indicare anzi una precocità assolutamente positiva del pensiero che consentirebbe di individuare senza dubbio nel piccolo le caratteristiche del genio totale. Quello che mi lascia perplesso è la completa assenza nel processo di formazione del pensiero del piccolo di quegli stimoli che sono tipici dei neonati: l’espressione di elementari bisogni, la manifestazione di piccoli o grandi disagi, perfino gli apprezzamenti sull’eleganza delle tette materne o sul culo delle infermiere che il tradutmografo evidenzia nella totalità dei neonati, con l’ovvia variante che nei neonati di sesso femminile gli apprezzamenti vertono su altro tipo di anatomie. Come lei sa, già dai primi pensieri carpiti dalla macchina di quel figlio di puttana è possibile accertare fin dal momento del parto le inclinazioni sessuali dei neonati”.
“Ma, onestamente, dottore, lei ritiene che questa macchina sia affidabile?”
L’ostetrico proruppe in un’entusiastica esaltazione dell’invenzione, ai confini del fanatismo, per quanto in contraddizione con il giudizio appena espresso sul suo ideatore, al quale era evidentemente legato da rapporti di simpatia personale e di stima professionale: “E’ in assoluto una delle poche pietre miliari sul cammino dell’uomo verso il progresso scientifico. Paragonabile alla ruota della preistoria, all’invenzione della stampa a caratteri mobili del medioevo, al lettore di pensiero che, nella prima metà del XXVI secolo, inferse il colpo definitivo all’unicità di ogni mente umana, ponendo fine, attraverso la sputtanante messa a nudo di pensieri non omologati, al culturame letterario degli scrittori, alle masturbazioni intellettuali dei filosofi e, soprattutto, all’ideologia comunista che ha appestato con picchi più o meno accentuati ottocento anni di storia dell’umanità”.
“Tornando al piccolo Daboliu”, lo interruppe il senatore, “lei mi sembra preoccupato, come per l’esistenza di qualche patologia”.
“No, no, no, senatore. Ribadisco che rispetto a questo deve essere tranquillo nel modo più totale. La mia è solo un’esigenza di approfondire uno stato mentale, niente affatto patologico, che il piccolo manifesta e che induce a pensare a quella che ho già definito un’assoluta superiorità di pensiero. In ogni caso, vale la pena di indagare il meccanismo di formazione del processo mentale al fine di valutare se la nobiltà e maturità dei concetti espressi, per quanto numericamente limitati (ma questo è normale nei neonati), non celi un eccesso di astrazione della psiche che potrebbe rendere il piccolo inadeguato a percepire gli impulsi minimali della fisiologia umana e, di conseguenza, ad assolvere alle funzioni più elementari dell’esistenza: nutrirsi, lavarsi la faccia, guidare l’auto, defecare, fare l’amore.”
Il medico sorrise in modo del tutto rassicurante e poi riprese con fare quasi trasognato: “Daboliu Asshole. Che nome fantastico, senatore. Diventerà sicuramente presidente”.
Il senatore si perse, nelle campagne elettorali prima e nel governo del Michigan poi, le gioie della paternità e l’evoluzione del pensiero di Daboliu che si manifestò icastico nelle prime parole per cui non fu necessaria l’intermediazione del tradutmografo: “L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”.
“Cazzo”, fu lo scientifico commento del pediatra, pienamente confermando così la diagnosi dell’ostetrico espressa sei anni prima.
I primi decenni di vita di Daboliu furono caratterizzati dal più assoluto nulla nella cornice fiabesca del palazzo di governo che la carica di governatore assunta dal senatore Asshole aveva fatto diventare la residenza della famiglia. Per la verità, alcuni problemi si evidenziarono, attraverso tutte le fasi della fanciullezza, dell’adolescenza e della prima giovinezza, anche se la corte di leccapiedi che circondava la famiglia Asshole faceva di tutto per ridimensionarne la drammaticità, riconducendoli alle doti superiori del nostro.
L’incontinenza notturna, che afflisse Daboliu fino all’età di ventidue anni, fu ricondotta da uno staff sanitario tanto numeroso da poter costituire un corpo speciale dell’esercito degli Stati Unici d’America a un’indolenza del pistolino di Daboliu determinata dalla concentrazione dei neuroni nell’unica, totalmente assorbente, attività di elaborazione di clamorose teorie politiche.
L’incapacità di controllo dello sfintere anale, che avrebbe limitato qualsiasi comune mortale, ma che nel caso di Daboliu stava a dimostrare unicamente la straripante fertilità della mente, fu risolta verso i quindici anni, con una cura del sonno che, sospendendo per tre settimane la feconda attività cerebrale del giovane, di conseguenza ne sospese ogni forma di estrinsecazione.
Il disinteresse, dimostrato fin dai primi giorni di vita per il cibo, rispetto al quale la madre aveva subito abdicato, affidandolo a capezzoli di razze inferiori, continuò anche nel passaggio ad altri alimenti, ma fu colto naturalmente da tutti come sintomo di superiorità mentale di un individuo unico che non poteva perdersi dietro ai riti della comune umanità.
Fu del resto facile per i medici chiamati a risolvere il problema ovviare mediante il ricorso alla flebo telepatica, tecnica sanitaria in uso ormai da ottocento anni, che aveva consentito il miglioramento della qualità della vita di generazioni infinite di malati.
Tenuto conto che nel caso di Daboliu era del tutto improprio parlare di malattia, il ricorso alla flebo telepatica fu compreso da tutti come passaggio necessario per non attenuare neppure per un’infinitesima parte il flusso continuo dell’elucubrazione politica e ideologica del giovane genio.
Oltretutto, l’esistenza di Daboliu non fu esacerbata neppure dalle quotidiane, piccole rotture di palle a cui è normalmente sottoposto l’uomo comune che deve procedere attraverso i passaggi obbligati dell’istruzione scolastica che, mediante una raffinata tortura di instillazione di nozionismi, per un mirabolante incomprensibile processo determinato essenzialmente e unicamente dal trascorrere del tempo, porta l’uomo dal primo incerto tracciato di segni grafici alla laurea in qualsiasi disciplina.
Per quanto l’evoluzione dell’umanità determinata da scoperte scientifiche sempre più sofisticate avesse nel corso dei secoli via via affievolito la necessità di alimentare le menti con studi volti ad affinare il pensiero, a coltivare il gusto del bello, a perfezionare le tecniche di comunicazione, la scuola, prevalentemente delegata a benemerite istituzioni private finanziate dal mondo economico e dalle chiese delle varie confessioni cristiane per garantire il pluralismo culturale, non aveva perso il suo ruolo, in quanto universalmente riconosciuta come insostituibile strumento di progresso scientifico e di formazione delle coscienze.
Già alla fine del XXIV secolo, si era concluso il naturale processo di perfezionamento dei sistemi politici mondiali e si era pervenuti alla costituzione di due soli stati nel mondo, gli Stati Unici d’America, appunto, e lo Stato Altro.
Parimenti si era affermata un’unica lingua, l’inglese, parlato negli Stati Unici d’America in quanto lingua nazionale e nello Stato Altro per necessità di non contare meno di un cazzo.
Pertanto, le materie su cui si concentrava il programma di educazione scolastica erano riconducibili a due soli filoni: quello matematico-scientifico e quello di dottrina politica.
Nello Stato Altro, in verità, si coltivava anche l’indirizzo storico-filosofico, d’impostazione vagamente umanistica, cui era riconducibile il permanere sul pianeta di ben circoscritti interessi per la trascendenza e per l’arte in generale e, in particolare, la sopravvivenza, almeno a livello di memoria storica, di strutture mentali condizionate dalle vecchie teorie comuniste e dalla cultura islamica.
Il cursus scolastico di Daboliu, lasciato in sospeso per una digressione che ha la sola funzione di lasciar esibire l’autore in una pisciata culturale, si esaurì in tre settimane.
Il primo giorno di scuola dimostrò la sua superiorità rispetto all’inadeguatezza dell’istituzione, elaborando la banale traccia proposta da una svampita maestrina: “Parlo della mia infanzia”, con un perentorio svolgimento: “L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”.
“Cazzo”, fu l’esultante giudizio della svampita maestrina, che dimostrò così la perfetta identità di vedute tra il mondo della cultura e il mondo della scienza.
Il resto delle tre settimane trascorse nell’inutile tentativo di far apprendere al fanciullo la tecnica della scrittura e culminò con l’assegnazione della laurea honoris causa in scienze politiche, deliberata all’unanimità dal sottosegretario di stato all’educazione, per l’estrema originalità del pensiero politico dell’allievo e per la necessità di dotare il futuro presidente di un titolo di studio che, per quanto inutile, servisse a fargli mettere qualcosa nel curriculum studiorum da esibire alle masse al momento opportuno.
Qualche problema il ragazzo lo manifestò fin dall’inizio sul versante del sesso.
L’assorbimento totale delle facoltà intellettive nel persistente rumine di strategie politiche, comportava il mancato coordinamento delle dita della mano destra, con la conseguenza di un’inefficace impugnatura.
Comprensiva, la madre ricorse agli uffici della figlia della portoricana che l’aveva supplita in passato nel compito irritante di farsi leccare le tette.
L’esito della prima copula impropria, consistente in un esperto maneggiamento, fu un ferino gorgoglio che trasmise l’inequivocabile messaggio: “L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”.
“Ma vadavialculo, pirla”, fu la sentenza della ragazzina, espressa in uno stato di alterazione psichica, in palese discordanza dalla monodia che aveva fino ad allora accompagnato le esternazioni di Daboliu.
Il secondo e ultimo tentativo sul versante fu compiuto ricorrendo ai buoni uffici di una stagista, in coerenza con una tradizione ultrasecolare in uso nella cerchia degli uomini politici più in vista dello stato.
“La debacle di Daboliu è da ascrivere esclusivamente al fatto di esserci affidati a un’esponente di una razza inferiore per l’iniziazione sessuale”, sentenziò la mammina, rivolta alla propria genitrice, da sempre depositaria delle più intime confidenze della prossima first lady.
“Sono certa che ricorrendo alla prestazione qualificata di una bella ragazza di razza pura, il mio nipotino potrà dare alta prova di sé anche sul piano del sesso”, fu il suggerimento avanzato dalla nonna.
L’esito del secondo test non fu meno disperato.
Alla procace ragazzotta del Wisconsin che, sbarazzandosi della portentosa imbracatura che conteneva le sue prorompenti grazie, si era rivolta a Daboliu con un lascivo: “Cosa vuoi fare con me, mio bel porcellone?”, il nostro eroe ribatté con un tremendo proclama che avrebbe lasciato interdetta la più scafata delle puttane: “L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”.
“Ma vadavialculo, pirla”, fu la sintesi dello sbalordimento della stagista, che scolpì con efficace realismo rappresentativo il giudizio dell’universo femminile riguardo al potenziale erotico del genio e mise fine senza possibilità di appello all’educazione sentimentale di Daboliu.
Il senatore Asshole assurse alla presidenza degli Stati Unici d’America dopo una memorabile campagna elettorale che lo aveva portato a trionfare in tutti gli stati federati, grazie al suo messaggio politico che poteva essere così sintetizzato: mio nonno è stato presidente degli Stati Unici, mio padre è stato presidente degli Stati Unici, dovrò trovare una sistemazione nello studio ovale anche per quel mirabolante disadattato del mio secondogenito, quindi non vedo perché il popolo debba sollevare dall’onere della presidenza la mia sola generazione.
“Quanto al sesso, sono vent’anni che non scopo, né in casa, né fuori”, era il leit-motiv che concludeva tutti i comizi del senatore, smodatamente sensibile alle paturnie sessuofobe dell’elettorato degli Stati Unici d’America che da secoli, unicamente preoccupato di non avere presidenti puttanieri, aveva eletto uno dopo l’altro una serie infinita di pirla che, messi insieme, avrebbero potuto costituire una megalopoli.
L’unico velato dissenso all’accattivante programma fu espresso da una giornalista della CNN, immigrata dallo Stato Altro e pertanto con antenati non immunizzati dal siero dell’omologazione, la quale, nel corso di un’intervista innanzi tutto eccepì che la carica in questione non era un mandato ereditario e poi osò chiedere al senatore come mai, se proprio era obbligatorio prolungare anche ai figli l’albo d’oro della presidenza, la scelta cadesse sul secondogenito.
“Quanto al sesso”, concluse l’intervistatrice, ”forse è il caso di non vantarsi tanto”.
“Perché il maggiore non avrà difficoltà a farsi strada nel mondo”, rispose il senatore, ignorando con impudenza la prima e l’ultima questione: “E’ d’intelligenza vivace, bara meravigliosamente a poker, ha sposato una strafiga figlia di un pescecane della City, a trent’anni ha già fatto fallire due multinazionali, provocando un crollo in borsa e tre inchieste di un rompiballe di magistrato. Alla presidenza sarebbe sprecato”.
Finita l’intervista, il senatore concluse con l’intervistatrice: “Anche lei mi sembra sprecata alla CNN. Dirò a mio figlio maggiore di trovarle un posto in uno dei suoi casini”, fornendo limpido esempio della sua ben nota galanteria verso le donne e ampia attestazione della propria attenzione al benessere delle masse e di rigoroso rispetto delle opinioni altrui e del pluralismo, in coerenza con il millenario patrimonio politico degli Stati Unici d’America, faro di civiltà e di democrazia del globo terracqueo.
Posto di fronte a un tale programma, il popolo s’infiammò, decretando il trionfo del senatore Asshole e facendolo assurgere alla carica che avevano già rivestito il padre e il nonno, senza lasciare traccia di sé nella storia del mondo.
Il sistema di potere che si era consolidato nel corso dei secoli negli Stati Unici d’America era tale per cui la classe politica, attraverso una regolare selezione democratica, costantemente ma, per la verità, mai in maniera determinante, influenzata da qualche trucco d’urna da parte di governatori di stati federati al momento delle elezioni presidenziali, esprimeva i propri rappresentanti nelle istituzioni scegliendoli prevalentemente all’interno di classi sociali che non avessero legami con il mondo della finanza, delle banche, dell’industria, dell’editoria: al più si ammettevano parentele indirette attraverso un sistema matrimoniale ben orientato, così che non potesse darsi adito a sospetti di conflitto di interessi.
Non poteva, ovviamente, esserci conflitto se le persone chiamate al potere dalle classi portatrici di interessi avevano come unico interesse quello di garantirsi la sopravvivenza politica: interesse, questo, non conflittuale con quello di coloro che gli avevano attribuito il potere nella certezza che non ci sarebbero state invasioni curiose nella sfera dei loro affari e semmai solo agevolazioni portate avanti attraverso le relazioni diplomatiche ed economiche a livello internazionale.
Il codice morale degli Stati Unici d’America aveva da sempre considerato come manifestazione di scarso buon gusto e di individualismo diffidente verso i propri simili la concentrazione del potere politico e del potere economico nelle stesse persone, nella ancestrale certezza che comunque non sarebbe mai esistito il politico coglione che potesse ignorare quale fosse il comportamento da tenersi nell’attuare le scelte politiche, in coerenza con la linea guida del mandato conferito dalle classi dominanti.
Questo era il principio di fondamentale discrimine tra la leadership espressa dagli Stati Unici d’America e la nomenklatura espressa dallo Stato Altro, che di tanto in tanto portava sul palcoscenico della politica personaggi di dubbie origini, di scarsa distinzione e di pessime frequentazioni che rivestivano contemporaneamente il ruolo di sindaco di villaggio e di lettore dei notiziari nelle radio locali.
Peraltro, questi rozzi individui si riscattavano agli occhi degli osservatori politici internazionali, assoggettandosi alla funzione di Primo Leccaculo del presidente degli Stati Unici d’America, di cui, con scarsa originalità, invariabilmente si definivano “il più caro amico”.
Durante il mandato presidenziale del senatore Asshole non si registrarono eventi particolari tali da meritare una registrazione sui libri di storia.
Si verificarono solo piccoli ricorrenti episodi di terrorismo internazionale, regolarmente ascritti ad epigoni islamici e marxisti, annidati in recessi sperduti dello Stato Altro e puniti con bombardamenti intelligenti di lande asiatiche e africane condotti dall’esercito degli Stati Unici d’America con la connivenza dei potenti dello Stato Altro.
A questo punto del racconto, l’autore si concede lo spazio per un’altra pisciata di cultura, questa volta paludandosi dei drappi del politologo e dello storico, una deviazione dalla strada maestra per un omaggio alle proprie radici.
Tra questi potenti si distinguevano per il particolare attaccamento agli interessi della prima potenza mondiale, oltre al tradizionalmente vicino mondo della finanza e dell’industria bellica, i trafficanti internazionali di droga e il padrone di un piccolo stato dell’ex Europa, che dai vertici federali dello Stato Altro era tollerato come l’ingombrante presenza di un brutto monumento nelle piazze dei paesi, in quanto straordinario, sopravvivente esempio di una classe politica ormai estinta.
L’omarino era infatti la ormai millenaria clonazione di un antico governante dell’allora repubblica italiana che per un breve periodo aveva sollazzato il suo popolo sparando cazzate in ogni occasione e promettendo mirabolanti quanto irrealizzabili opere, sconvolgendo i canoni tradizionali della politica di allora che imponevano la soffocazione del rutto dopo il pasto, unicamente attento agli affari propri, della propria famiglia e della corte di saltimbanchi, veline e avvocati con cui aveva infarcito tutti gli ambiti del governo e sottogoverno centrale e locale dell’infelice nazione.
Considerato che l’esigenza di rimanere al potere per risolvere tutte le magagne da tribunale, tanto personali quanto del giardino zoologico da cui era contornato, non poteva essere fatto risolvibile nell’arco temporale dell’umana esistenza, si era rosicchiato un’unghia e l’aveva recapitata usando il jet più veloce dell’aeronautica militare al proprio medico di fiducia, internato in un manicomio criminale dopo l’effettuazione di un rifacimento facciale sul potente, affinché non potesse prestare la propria opera ad altro essere umano.
Dall’unghia il luminare aveva ricavato una serie infinita di cloni che, opportunamente impiantati nell’utero di donne di razza inferiore, ogni settant’anni garantivano il perpetuarsi dell’esistenza del bel tomo.
Costui, da presidente eletto per la parte preponderante da masse rimbecillite da cinquant’anni di televisione e per il rimanente da condividenti interessi derivati e connessi, divenne successivamente presidente senza termine di mandato, quindi principe, poi despota e, infine, padrone della sua nazione.
Per buona sorte della stessa nazione, a seguito del consolidamento del sistema di governo planetario bifido che, come si è visto, avvenne verso la fine del XXIV secolo, la repubblica italiana entrò a far parte, quale stato federato, dello Stato Altro.
Il nuovo sistema riduceva i governanti dei singoli stati federati a comparse più o meno ininfluenti o, come nel caso del clonato, più o meno imbarazzanti come un vecchio parente rincoglionito, ma del tutto estromessi dal processo decisionale della politica planetaria.
A tali personaggi erano riservati compiti di vetrina e al nostro clone, in particolare fu assegnato il ruolo di posteggiatore alla mensa del presidente degli Stati Unici d’America, a riconoscimento di lontane benemerenze da canzonettiere maturate ai tempi del suo impegno politico (absit iniuria verbo) precedente alla clonazione.
Lo assistevano nel mandato due giornalisti, uno incaricato di portarsi appresso una scrivania, usata dal clone per scrivere qualunque cosa pomposamente definita contratto, l’altro incaricato di proiettare senza soluzione di continuità su un megaschermo tascabile la registrazione delle performances dell’uomo politico.
I due erano conosciuti nel jet set internazionale con i soprannomi di La Lingua Uno e La Lingua Quattro, per chissà quale ragione perdutasi con lo scorrere inesorabile del tempo.
Oltre ai citati episodi di piccolo terrorismo internazionale e alle piccate, puntuali e debordanti ritorsioni dell’esercito degli Stati Unici d’America, il mandato del presidente Asshole fu caratterizzato dalle grandi pacche sulle spalle che si scambiava con il posteggiatore, quando erano entrambi in preda ai fumi dell’alcool e da un subdolo tentativo, suggerito dal posteggiatore stesso, che in questo rivelava una furbizia di gran lunga superiore a quella del presidente, di aggirare il divieto del terzo mandato presidenziale sancito dalla costituzione.
Il trucco consisteva nella presentazione di un decreto che consentiva un mandato senza limiti ai presidenti delle squadre di tennis da tavolo, che fu sottoposto al parlamento in una versione taroccata e redatta alla scrivania di La Lingua Uno, nel cui testo si metteva un punto dopo la parola presidente.
L’opinione pubblica s’incazzò come una biscia, non tanto per la maldestra esibizione di arroganza quanto per l’inutilità del tentativo: “Che bisogno c’era?”, commentarono i mass media. “Il popolo degli Stati Unici d’America si è sempre dimostrato disposto ad eleggere qualsiasi incommensurabile pirla. Lasciamogli almeno la soddisfazione di vederne uno diverso ogni due mandati”.
E per lasciargli questa soddisfazione, tra il secondo mandato di Asshole padre e la discesa in campo di un Daboliu ormai cinquantenne, misero lì, tanto per gradire, un altro paio di presidenti, a dimostrazione che non si trattava di un affare di famiglia.
Quando venne il momento già impresso sul libro del destino, al termine di una campagna elettorale condotta per procura, la madre entrò nella camera in cui Daboliu era stato confinato fino ad allora, per dargli agio di prepararsi alla grande impresa.
“E’ ora di uscire, Daboliu, caro. E’ ora che tutti contemplino la tua grandezza”, pronunciò con enfasi la donna, comprimendosi con pathos il seno vizzo, tanto tempo prima negato alle leccate indisponenti del figlio, per contenere la straripante commozione.
“L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”, proruppe Daboliu con lo sguardo perso dietro i destini del globo.
“Sì, caro. E’ proprio così. E’ in questi momenti che si coglie l’orgoglio dell’essere madre. Vieni, caro, vieni con la tua mamma”.
E lo accompagnò per mano fino alla sala della sua prima conferenza stampa da presidente.
Appoggiato l’orsacchiotto di pelo ai piedi del leggio, Daboliu si rivolse al trepido uditorio: “L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”.
“Cazzo”, fu il grido a una voce, con l’esultanza da stadio, che proruppe dalla platea attenta.
“L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”, ribadì Daboliu.
“Stracazzo”, s’infiammò di nuovo la folla.
“L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”, continuò Daboliu.
“Sì, caro, sì”, sussurrò la madre, mentre tra gli astanti serpeggiava un appena percepibile imbarazzo.
“L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”, riprese Daboliu.
“Meno male: non è l’Anticristo, è solo una bestia”, sospirò il vecchio nonno materno nella sedia a rotelle collocata sotto il palco, denotando così di essere stato ossessionato da un unico pensiero per tutta la vita.
“L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”, concluse sospirando Daboliu.
“Cazzo. Avevo proprio ragione: Daboliu Asshole, un nome magnifico per un presidente”, proruppe il decrepito ostetrico già presente al parto e portavoce del comitato “Daboliu for president”.
E rivolgendosi alle persone che gli stavano vicino, continuò con orgoglio: “L’ho fatto nascere io”.
Raccolse entusiastici complimenti e uno stonato “Chissà che cazzo c’è da vantarsi” che fu subissato da una canea di “Comunista, comunista”, il cui iniziatore fu individuato in La Lingua Quattro, che sul megaschermo tascabile stava proiettando immagini di un happening da fuori di testa in cui si mescolavano straviste esibizioni del clone; il clone e il vecchio Asshole che, ciucchi traditi, si scambiavano pacche sulla schiena e manate sui coglioni; un servizio sul giovane Asshole e sulla sua nascente stella; la statua della libertà che gridava: “La do via, la do via”, in un delirio onirico; Daboliu che saltava sul palco come se avesse un ratto in culo; “L’obiettivo primario degli Stati Unici d’America consiste nella difesa della cristianità occidentale contro la minaccia islamica che incombe sul mondo”, ripetuto all’ossessione; le urla di “Cazzo” e “Stracazzo”, che s’innalzavano dalla folla in delirio.
Un’autentica fine del mondo per l’aurora della nuova stagione.


© Gianni Caspani



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