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Gli ultimi uomini
di Lorenzo Paletti
Pubblicato su PBSI2008


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4 agosto 2019 / poco prima mezzogiorno

Alla sveglia, questa mattina, ho trovato una zattera incagliata sul lembo di spiaggia davanti alla mia capanna. Mi chiedo chi possa essere. Chi, con un mezzo così rudimentale abbia potuto raggiungere la mia isola.
La vela è un lembo di stoffa verde.
Una volta il colore doveva essere molto più intenso, ma il sole e la salsedine ti rovinano. Io ne so qualcosa.
Dopo che mi sarò procurato il pasto proverò a cercare il possessore della zattera, sempre che questa non sia arrivata qui da sola, e il mare non si sia mangiato il misterioso viaggiatore.

4 agosto 2019 / sera

Le ricerche sono state infruttuose. L’isola non è che un piccolo lembo di terra, ma è pieno di grotte e zone boscose dove qualcuno potrebbe nascondersi.
Solo con mi domando perché, nonostante la mia abitazione sia ben visibile dal mare, il viaggiatore non sia venuto a bussare alla porta di legno.
Dubito sempre più che troverò qualcuno sull’isola.
Il sole è sceso già da un pezzo. Vado a coricarmi.

5 agosto 2019 / primo pomeriggio

Il cielo, stamane, era limpido in un modo sorprendente. Dal turchese sfumava verso l’orizzonte in un verde molto simile a quello del mare.
Ho controllato altri possibili nascondigli, ma nessuna treccia del misterioso viaggiatore.

5 agosto 2019 / notte

Non riesco a dormire.
Mojo continua a saltare per la casa e gridare. Ho provato ad avvicinarmi, ma ha digrignato i denti.

5 agosto 2019 / notte

Mojo è fuggita dalla finestra e si è messa a dondolarsi sui rami senza sosta. Non capisco cosa le prenda, ma posso finalmente tornare a dormire.

6 agosto 2019 / dopo mezzogiorno

Dopo la notte nella quale ho poco dormito, questa mattina mi sono svegliato tardi. Dopo avere fatto colazione sono uscito, e la zattera era scomparsa.
Non ci sono segni di trasporto sul bagnasciuga, quindi deve essere stata spostata durante la notte, con l’alta marea, che ha cancellato le impronte.
Forse Mojo aveva sentito la presenza del viaggiatore.
Sono solo e mi sento inquieto.

6 agosto 2019 / sera

Mojo non è ancora ritornata.
Fuori piove, ma la temperatura non si abbassa. Inoltre mi sembra di sentire uno strano odore nell’aria.
Questo pomeriggio, prima che il cielo si annuvolasse, ho completato le ricerche sull’isola. Posso dire con cautela che qui non vive nessun altro eccetto me.
Ma allora, chi ha spostato la zattera?

7 agosto 2019/ mezzogiorno

Non so se è veramente mezzogiorno. Il sole non si vede, perché il cielo è coperto da strane nuvole rosse.
I pesci intorno all’isola sono morti, ne ho trovati molti sulla spiaggia, e penso che quelli in acqua abbiano fatto la stessa fine.
Anche il mare non sembra più lo stesso, e non è perché riflette il cielo.

7 agosto 2019/ prima di cena

Ho ritrovato Mojo. È morta.
Era a pochi passi dalla capanna. Andando a seppellirla nella foresta mi è parso di vedere l’ombra di un uomo nascondersi nella vegetazione. Durante il tragitto ho notato anche che molti animali dell’isola sono morti. Deve essere stata la pioggia.
Ma perché il cielo è rosso, e la pioggia uccide?
Cosa sta succedendo?

8 agosto 2019/ alba

Questa notte non ho chiuso occhio. La foresta è silenziosa, come se gli animali fossero a lutto.
Sono rimasto a guardare il mare e la foresta, sperando quasi di poter incontrare il misterioso viaggiatore, ma nulla, soltanto un silenzio terrificante.

8 agosto 2019/ tardo pomeriggio

Le ore non passano più. Sull’isola si sta allargando un odore insopportabile di putrido, di carne marcia. Verso mezzogiorno (non sono riuscito a mangiare) mi è parso di sentire dei passi sul portico della capanna, ma quando sono corso a vedere chi o cosa fosse, non c’era nessuno.
Mi sento assonnato.

8 agosto 2019/ notte

Sono sfinito. Il cielo non ha ancora perso quella strana colorazione e l’odore di cadavere diventa sempre più acre. Sto cominciando a pensare di utilizzare il telefono.
Mi ero ripromesso di utilizzarlo solo in caso di emergenza, ma devo ancora decidere se questa sia una vera emergenza.
Ora gli occhi mi si chiudono.

9 agosto 2019/ poco prima di mezzogiorno

Oggi la situazione è migliorata. Il cielo è tornato ad avere il solito colore, ma sulla riva si ammassano sempre più pesci morti. Non so cosa fare.
Inoltre le mie riserve di cibo stanno terminando. Mangiare pesce non mi sembra una buona idea, ma dopo quella dannata pioggia, nemmeno la frutta della foresta, o gli animali, sono una garanzia.
Nel frattempo ho deciso che questo pomeriggio, con il favore della luce, riproverò a individuare il ricercatore.
Oramai me lo sento nelle viscere.
C’è qualcun altro sull’isola, e devo scoprire chi è.

9 agosto 2019/ sera

Nella capanna ho trovato una sigaretta. L’ho fumata quasi con un unico tiro, era buona. Non so come possa essere finita dove l’ho trovata, ma era della marca che fumavo prima di decidere di fare la vita che faccio qui. Probabilmente me ne ero portato un pacchetto e non ne ho ricordo.
La riscoperta del tabacco è stata talmente sorprendente che mi sono dimenticato della ricerca.
Me ne occuperò domattina.
Mi sento meglio.

10 agosto 2019/ alba

Parto per l’operazione di individuazione del viaggiatore con un pezzo di cocco come colazione.
In cuor mio spero di trovare qualcuno.

10 agosto 2019/ tardo pomeriggio

L’ho trovato. È un uomo sulla cinquantina, brizzolato. Era sul picco più alto dell’isola che sgranocchiava noccioline da una confezione di plastica.
La cosa che mi ha impressionato è stato il suo viso. La pelle bianca come il latte, e gli occhi scuri e profondi come la notte, mentre scrutava l’orizzonte, totalmente immobile.
Gli ho chiesto chi era, cosa ci faceva lì, come ci era arrivato. Ma lui non ha aperto bocca. È restato lì collo sguardo fisso come se non ci fossi stato.
Sono riuscito a trascinarlo a forza nella capanna. Era freddo, quasi congelato. L’ho coperto e gli ho dato una zuppa calda, che ha mangiato come se fosse in trance.
Adesso si è addormentato, ed è steso in camera.
Non riesco a capire cosa abbia, o cosa ci faccia sull’isola.
Mi auguro di riuscire a farlo parlare.

10 agosto 2019/ notte

Ho lasciato il viaggiatore a dormire tutto il pomeriggio e non si è ancora svegliato.
Io sono uscito per ammirare le stelle cadenti. Il cielo era miracolosamente limpido e sono riuscito a intravederne una.
Involontariamente il primo desiderio che mi è venuto in mente è stato: sopravvivere.
A cosa, non lo so.

11 agosto 2019/ mezza mattina

Quando mi sono alzato, il viaggiatore era seduto al tavolo sotto il porticato della capanna. Io ho fatto colazione, lui è rimasto in silenzio.
Indossa un paio di pantaloni che dovevano fare completo con una giacca, e una camicia che in un tempo lontano dovesse essere stata bianca. È a piedi nudi, e ogni parte del suo vestiario è ridotto come la vela della sua zattera. Probabilmente è stato proprio la marea a portarselo con me.
Il viaggiatore non ha ancora parlato, e la sua salute mi preoccupa.

11 agosto 2019/ notte

Lui dorme.
Questo pomeriggio mi sono avvicinato con del tè caldo. Lui era seduto sul divano. Ho preso la tazza tra le mani e poi l’ha lasciata cadere e ha sbarrato gli occhi, come se stesse osservando una scena già vista. E lì, per la prima volta, l’ho sentito parlare. Ha una voce roca, acuta. Con tono basito ha ripetuto: “Hai visto? Sono arrivati. Che ti dicevo? Ci siamo salvati per poco. Ora siamo gli ultimi. Gli ultimi uomini”.
È andato avanti così senza sosta per diverse ore, senza sosta.
Ho provato a chiedergli di cosa stesse parlando, di spiegarsi meglio, ma era come sordo.
A un tratto ha gridato ed è svenuto, accasciandosi sul sofà.

12 agosto 2019/ mezzogiorno

Durante la notte il viaggiatore è morto. Nel sonno, probabilmente, non l’ho sentito gridare, lamentarsi o fare rumore. È morto in silenzio. Meglio per lui, penso che fosse pazzo. Chissà cosa gli girava per la testa? A cosa pensava.
L’ho portato nella foresta, ho scavato una buca e l’ho seppellito coprendolo con un telo di juta. Ho pregato per lui, ma non sono un prete, e mi dispiace di non avergli dato una benedizione.
Forse non l’avrebbe voluta, ma certamente mi sarei sentito meglio io.
Continuo ad essere preoccupato, il mare si è portato via i pesci deceduti e le cose sono tornate alla normalità, ma quella pioggia… e quell’uomo…
E quello che ha detto…
Non riesco a darmi pace.

12 agosto 2019/ profonda notte

Il mio sonno è sconnesso, intervallato, e quando riesco a chiudere gli occhi, è talmente leggero che non dura più di alcuni minuti.
Dalla foresta arriva un gran frastuono, gli animali sono in fermento. Si prepara qualcosa di brutto.

13 agosto 2019/ mezza mattina

Questa notte, ahimè, ho capito.
Tre aerei militari hanno sorvolato l’isola a tutta velocità, hanno attraversato l’orizzonte e sono scomparsi.
Ho visto un grande lampo, abbagliante, provenire dalla loro direzione, e quindi si è sentito un grande botto, che ha fatto tremare la terra.
Poi, in lontananza, si è materializzata una nube a forma di fungo.
Il motivo per il quale ero fuggito, la pazzia dell’uomo, è venuto a prendermi anche qui.
Il viaggiatore doveva essere uno dei pochi superstiti. Chissà da quanto è cominciato l’olocausto nucleare?

13 agosto 2019/ pomeriggio

Il fungo ci ha messo diverso tempo a dissolversi. E il cielo è diventato ancora rosso. Ora tutto ha una spiegazione, ma nulla un senso.
Mi sento debole, e non so se è una questione mentale o fisica. E soprattutto mi sento preoccupato, per me e per gli uomini.
Vado a fare un pisolino. Mi sento molto stanco.

18 agosto 2019/ sera

Negli ultimi giorni la situazione è degenerata a velocità vertiginosa. Le esplosioni all’orizzonta si sono susseguite con una frequenza impressionante, mentre i jet militari continuano a tagliare il cielo sull’isola in tutte le direzioni. È dall’ultima volta che ho scritto che non vedo il cielo azzurro, ma mi sembrano secoli.
Ho finito da tempo la riserva di cibo, e mangio animali malati e frutta radioattiva.
Il mare ha una strana schiuma che si rifrange sulla spiaggia.

20 agosto 2019/ pomeriggio

Sono seduto in riva al mare, a debita distanza. L’acqua è diventata rossa, mischiata con il sangue. Mi chiedo da dove arrivi.
Sono dimagrito e se mi guardo allo specchio mi pare che il mio volto sia invecchiato di trent’anni in pochi giorni.
Sento il cuore che pompa debolmente. Non so se sia stata la pioggia, o quello che ho mangiato, o il contatto con il misterioso viaggiatore, ma mi sento male. Dentro.
Sono sfinito. Distrutto da questa vita e dall’umanità.
Sono stanco. Ma mi piace pensare che qualcuno, quando un domani leggerà questo diario, se un domani e un qualcuno ci saranno ancora, potrà sapere che me ne vado con una certezza: L’uomo ha sempre un’altra speranza.
Ora, con la penna tra le dita, muoio.

© Lorenzo Paletti



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