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La scelta
di Leonardo Colombi
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Entrai per caso in una sorta di negozio, uno di quelli che non esistono nella nostra dimensione, uno di quelli che vendono stregonerie e cianfrusaglie alchemiche.
Mi era stata offerta una grande possibilità: avrei potuto scegliere il modo in cui cambiare la mia vita.
Non dovevo far altro che decidere un dono, un potere, una capacità, una soltanto tra le migliaia di possibili offerte.
Non saprei dire perché l’occasione venne concessa proprio a me: non ero né migliore né peggiore della maggior parte delle altre anime di questo universo.
Ero uno come tutti gli altri, una persona comune, uno qualsiasi.
Per qualche strano percorso del destino ero stato condotto in questo luogo, rapito in questa dimensione, prigioniero di un misterioso negoziante.
Stava al banco, immobile.
Era alto, tetro e scuro come la notte; un lungo mantello gli scendeva fino a terra, lo copriva interamente.
Sembrava etereo, privo di consistenza: un’entità di puro spirito.
Non avevano solidità alcuna le sue membra ed il suo volto era completamente sprofondato nella tenebra.
Ignoravo chi fosse e seppi, nel momento in cui lo vidi, che da lui non avrei ottenuto risposta alcuna ai miei dubbi e alle mie domande.
“Ti è concessa una scelta” disse con voce di tenebra, cavernosa e profonda come se provenisse da qualche buio anfratto del nulla. La voce del tempo.
“Sono qui racchiusi tutti i poteri del mondo, i poteri che ogni uomo desidera e sogna di possedere. A te è concessa la scelta di un dono, uno soltanto.
La tua decisione conferirà alla tua vita occasioni straordinarie: non sarai più lo stesso. Scegli bene, dunque: pagherai la tua scelta con la vita. Decidi con saggezza ciò che vuoi prendere per te e poi torna qui da me!”
E mentre parlava mi indicò l’immensità del luogo che si sviluppava all’infinito in ogni direzione. Era una sorta di enorme biblioteca, straripante di scaffali in legno e di fredde scale in pietra grezza. Un luogo immenso e ovunque trovavano posto delle strane boccette di vetro luminescenti appena.
Osservai per un istante, poi la voce parlò ancora: “Qui dentro non vigono le leggi del tempo. Non avere fretta quindi, scegli con cura il dono che cambierà la tua vita e poi torna: ti conferirò il potere che desideri.
Solo allora, solo dopo aver preso una di queste sfere, potrai abbandonare questo luogo senza nome. Non ti sono concesse altre possibilità al di fuori di una scelta, una soltanto.”
Iniziai a muovermi in quella specie di negozio delle possibilità umane e mentre avanzavo tra gli scaffali osservavo le sfere del potere, ognuna di forma diversa, ognuna dotata di un’etichetta con un nome scritto con dorati caratteri della mia lingua.
Avevano tutte lo stesso colore, l’azzurro infinito e immobile del mare, di conseguenza nessuna appariva più invitante delle altre.
E tuttavia, non appena ne afferrai una per osservarla da più vicino, il suo colore iniziò a mutare. Il contenuto dell’ampolla a forma di sfera prese a vorticare come un liquido che danzasse dinnanzi a me. Si formarono immagini nella mia mente, visioni di un me stesso molto ricco, vestito in abiti pregiati, all’interno di una reggia suntuosa ed immensa. Le mie ricchezze erano innumerevoli e il mio nome obbligava al rispetto. Nulla sembrava essermi negato e i miei possedimenti si estendevano in tutto il Paese. Era un’immagine di come sarebbe diventata la mia vita se avessi scelto quel dono chiamato ricchezza.
Rifiutando di trincerarmi nell’egoismo del possesso io proseguii oltre cercando tra le altre sfere.
La successiva iniziò a brillare di un colore verde intenso mentre nella mia mente andavano delineandosi immagini di seducente immortalità. La promessa di una vita infinita, destinata a non concludersi mai, la possibilità di veder cambiare i popoli, di osservare il mutamento del tempo fino alla fine dei giorni, dei minuti e degli umili secondi. Quel dono, mi avrebbe portato infinite possibilità e una conoscenza illimitata. Eppure lo scartai temendo la solitudine a cui essa avrebbe potuto condannarmi.
Un’altra sfera divenne invece calda, bagnata di un’intensa luce rossa mentre i miei occhi si perdevano nella possibilità di vivere abbandonato a me stesso, indipendente da tutti,assetato dalla brama del piacere. Immagini di orge e di droghe, di eccessi e divertimento alla smodata ricerca di me, senza tregua e senza fine, fino all’annullamento. Una variante della precedente, insomma, una forma di immortalità votata unicamente al piacere.
Quella che esaminai immediatamente dopo aveva invece un colore violaceo. Mi promise una forza senza pari, una potenza al di là delle capacità umane con cui imporre la mia legge ed il mio volere. Sarei stato un giustiziere implacabile devoto alla giustizia, un paladino contro il male, che avrebbe lottato condannando e sconfiggendo tutti i criminali. Oppure, al contrario, avrei potuto imporre la mia persona e vivere senza temere alcun pericolo: la mia forza mi poneva al di sopra di ogni etica morale.
Continuai per ore, osservando un’infinità di possibilità. Ne trovai di tutti i tipi: una sfera, per esempio, mi avrebbe concesso la libertà di volare, un’altra, di colore chiaro, mi avrebbe donato invece la telepatia, la possibilità di leggere nel pensiero, in ogni anfratto della mente degli altri. Nessuno avrebbe più avuto segreti, nessuno mi avrebbe mai più mentito. I pensieri degli altri ed i miei, si sarebbero fusi fino a diventare indistinguibili. Nuovamente decisi di proseguire oltre: scegliendo quel dono, avrei perso me stesso.
Continuai vagando in quel luogo assurdo, osservando gli innumerevoli doni racchiusi all’interno delle sfere.
Alcune mi avrebbero permesso di divenire invisibile, altre di cambiare il mio corpo, di parlare con gli animali, di governare il tempo atmosferico…
Dopo molto tempo, ore, giorni o forse secoli, tornai dall’oscuro negoziante tenendo in mano il dono che mi ero infine scelto.
Rimase ad osservarmi per un istante.
La sfera fluttuò dalle mia mani fino a posizionarsi davanti al suo volto o meglio, al buio infinito in cui ritenevo situato il suo viso.
“E sia, conferirò al tuo corpo il potere che tu hai scelto. Ma ti avverto, pagherai con la tua vita la scelta che qui hai compiuto: la tua esistenza ne sarà stravolta. Per sempre. ”
Quindi la sfera divenne luminosa ed accecante, la sua luce investì ogni cosa e per un istante appena ebbi come l’impressione di intravedere il volto di quell’essere misterioso mentre la luce che dall’ampolla scaturiva contrastava la tenebra infinita del suo mantello.
Così come ero arrivato, allo stesso modo abbandonai quel luogo.
Uscii colpevole di aver interferito con il destino: il mio codice genetico era stato modificato, la mia vita era stata appena cambiata, la mia storia sarebbe stata differente.
Forse, avrei potuto scegliere diversamente. La mia vita, di certo, avrebbe preso un’altra direzione, per sempre condannata all’esercizio del potere che avevo voluto.
Credo che in quel luogo non esistessero scelte giuste o sbagliate: semplicemente ero dinanzi alla possibilità di cambiare vita.
E così è stato a seguito della mia scelta.
Presi infatti quella sfera chiamata dono, nelle mie mani il potere di curare gli altri; nella mia voce le parole in grado di sanare i cuori; nel mio spirito la capacità di non restare indifferente ai problemi di chi mi vive attorno, lo slancio a lottare per aiutare i bisognosi, la disponibilità ad amare e a donare un sorriso a chi si sente solo. Ora posso curare le persone, nel corpo e nell’animo, un costante dono di me al mondo intero. La mia condanna è un necessario sacrificio di me stesso ma la mia ricompensa è la gioia delle genti, il sorriso di chi riconverto alla vita, la speranza che riesco ad infondere nei cuori.
Non lo so se ho scelto bene, non lo so cosa prenderei se nuovamente mi ritrovassi in quel luogo inesistente: di sicuro so per certo che, ora, mi sento in pace con me stesso.


© Leonardo Colombi



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(1) Condannato non vita di Leonardo Colombi- Il Parere di PB

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