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di Francesco Maria Bologna
Pubblicato su PB20


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- Dai pensieri del Testimone

Ricordo ancora il mio incontro con Denis Grégoire a Lisbona, l’amicizia che ci ha legato in quel periodo. Un giorno partì per l’America, mi scrisse due o tre volte, poi non ebbi più sue notizie. Fino questa mattina, quando un poliziotto mi ha comunicato che era morto in un incidente. Nelle sue tasche una lettera con precise istruzioni: i suoi effetti personali dovevano essere consegnati a me. Una rapida indagine aveva permesso di accertare la completa assenza di familiari del defunto, quasi fosse sorto dal nulla prima di tornarvi definitivamente. Gli ho risposto che eravamo stati molto amici, tempo addietro, ma che da svariati anni non ci frequentavamo più. Della sua famiglia non aveva mai fatto cenno. Adesso osservo il lascito di Denis sparso sul tavolo: un fazzoletto, una penna, alcune banconote fissate con un fermaglio, un accendino, due scontrini, dei fogli manoscritti, un piccolo quaderno. Lo apro: è un diario.

- Dal diario di Denis Grégoire

11 febbraio 1864 – Oggi, come ogni giorno, sto per varcare la soglia del Museo di storia naturale dove lavoro quando un individuo male in arnese, senza bastone né cappello, mi si para dinanzi apostrofandomi: Mi aiuti, la prego… Senza darmene per inteso imbocco il portone del palazzo. Mi creda, sono un uomo dabbene, insiste, solo le avverse circostanze mi hanno ridotto in questo stato… e protende verso di me un barattolo in vetro che contiene uno strano essere vivente. A quella vista mi fermo incuriosito e ascolto la sua storia: viaggi, avventure in paesi lontani, poi disgrazie e miseria. Il grave stato di necessità lo costringe a vendere il frutto della sua ultima esplorazione sudamericana: un antico manoscritto, quindici tavolette incise e l’unico esemplare di salamandra sopravvissuto al viaggio di ritorno. Quella creatura, che a tratti si muove pigramente nel contenitore, mi interessa. Pago senza contrattare il modesto importo richiesto e, prima di accingermi ad esaminare l’animale, scorro distrattamente i fogli ingialliti che mi ha consegnato. E’ il memoriale di un missionario, tale Eusebio Francesco Chini detto Kino, che fu catturato da una tribù messicana nel 1693 e visse loro prigioniero per numerosi anni.

- Dalla cronaca di Kino

… Periodicamente i sacerdoti distribuivano alla popolazione una pozione preparata con erbe di varia natura e uno strano animale che chiamavano axolotl. La ricetta era trascritta su sacre tavolette gelosamente custodite nel loro tempio. In virtù della mia lunga permanenza presso il villaggio ero ormai considerato uno di loro e come tale mi trattavano. Ebbi moglie, la possibilità di accedere ai loro riti e spesso mi vidi costretto a compiere azioni contrarie ai miei convincimenti e anche al mio volere. Così non potei esimermi dall’assumere l’elisir di axolotl che essi reputavano assicurare lunga vita… Un giorno, nel corso di un uragano di inusuale violenza, approfittai del fatto che ognuno era fuggito a cercare riparo, per introdurmi nel tempio incustodito. Speravo di trovarvi qualche tesoro, ma ebbi solo il tempo di afferrare un sacchetto prima di essere trascinato via da una colata di acqua mista a fango che irruppe nel manufatto. Trasportato dai flutti vorticosi non so come sopravvissi. Mi ritrovai sano e salvo in un luogo desolato, del villaggio ben poco rimaneva, per non dire nulla. Dopo infiniti stenti riuscii a raggiungere, per grazia di Dio, un insediamento spagnolo. Vi fui bene accolto, curato e rifocillato, cosa della quale mai ringrazierò abbastanza quelle misericordiose persone. Ognuno trasecolava e rideva ai miei racconti. Continuamente si facevano ripetere la mia età ché il mio corpo dimostrava assai meno anni di quanti ne erano trascorsi dalla nascita. Erano convinti che volessi celiare, nascondere qualche infamia, oppure che nel corso della prigionia avessi perso la ragione. Tanto ridevano e tanta allegrezza mi pervadeva nel sentirmi finalmente libero che cominciai anch’io a dubitare di me stesso, tutto mi sembrava un sogno. Eppure non è così. In questa storia non vi è nulla che non sia più che veritiero e il Signore ha voluto affidarmi, nella fuga, il sacchetto con le tavolette che descrivono, in caratteri per me incomprensibili, il miracoloso beveraggio. Per questo ho voluto redigere questa cronaca e allegarvi le iscrizioni. Affinché qualcuno possa svelarne il mistero, a beneficio degli uomini meritevoli, a maggior gloria di Dio e a riprova dei tesori che Egli ha celato per noi in seno alla natura.

- Dall’Enciclopedia Universale

Salamandra s.f. – Genere di anfibi urodeli, terrestri allo stato adulto. Presentano corpo allungato con membra di uguale lunghezza. La pelle è ricca di ghiandole velenifere le cui secrezioni contengono due alcaloidi tossici: la salamandarina e la salamandaridina. Gli amblistomidi o ambistomidi comprendono la salamandra tigre, lunga circa 20 centimetri, caratteristica del Messico e del Nord America.

Axolotl s.m. – Larva degli anfibi urodeli appartenenti alla specie Amblystoma tigrinum. Presenta corpo e coda di forma tozza e robusta. La testa, larga e piatta, è caratterizzata da occhi piccoli e grandi branchie ramificate. Nel XVI secolo gli axolotl erano descritti come “pesci molto diffusi nel lago del Messico”, poi furono classificati dai naturalisti tra le salamandre con il nome di Siredon mexicanus. Solo nel 1864 alcuni esemplari viventi pervennero al Museo di storia naturale di Parigi dove furono studiati e correttamente identificati. L’axolotl è in grado di riprodursi per neotenia allo stato larvale e tale può rimanere per tutta la vita a causa di un’insufficienza della tiroide.

Neotenia s.f. – Ritardo e incompiutezza di sviluppo somatico in un animale. Conseguenza della neotenia è la riproduzione della specie da parte di individui di aspetto larvale. Ritardando l’arresto della crescita propriamente detta, la neotenia tende a produrre forme giganti e di grande longevità.

- Dal diario di Denis Grégoire

4 Marzo 1864 – L’animale sopravvive. Per decifrare le tavolette sono stato costretto a trascurare il mio lavoro. Le istruzioni sono mascherate da simbolismi sconosciuti, come in un trattato di alchimia. Opero continui confronti, incrocio conoscenze, paragono ciò che è noto a ciò che è ignoto, apprendo nuovi modi di trattare le essenze vegetali e l’importanza dell’axolotl.

27 Marzo 1864 – Non sono riuscito a mantenere il segreto. Il direttore, insospettito dal rallentamento delle attività a me affidate, si è preso la briga di controllare personalmente le carte conservate nel mio studio e mi ha scoperto. Stupidamente non avevo preso in considerazione questa eventualità. Mi giustifico dicendo di aver condotto le ricerche nel tempo libero, la notte, la domenica. Affermo, mentendo, che lo avrei senz’altro informato non appena avessi avuto tra le mani elementi più concreti. Finge di rabbonirsi e mi autorizza a proseguire le ricerche nel massimo riserbo.

14 Aprile 1864 – Ieri ho preparato cinque dosi diverse del siero della longevità, una per ogni possibile interpretazione delle iscrizioni. Cinque dosi non replicabili: per il processo è stato necessario sacrificare l’unico axolotl in nostro possesso. Il direttore ha deciso che la prossima settimana saranno somministrate a cinque volontari: se stesso, io e altre tre persone al corrente dell’esperimento.

25 Maggio 1891 – A distanza di anni non riesco più trattenermi. Devo raccontare, almeno a questo diario, gli inconfessabili eventi con i quali convivo. Nel lontano 1865, uno dopo l’altro, i miei compagni di avventura hanno abbandonato questo mondo tra atroci sofferenze. Deceduti per cause naturali, secondo i dottori. Io invece so cosa li accomunava. Non può essere stato solo un capriccio del destino, una coincidenza. Il mio siero gli è stato letale. Preso dallo sconforto ho distrutto le tavolette, bruciato le loro trascrizioni e traduzioni. Credo di aver agito per il meglio, nessuno potrà mai rimproverarmelo. Finora ho cercato di condurre una vita normale. Lezioni, congressi, pubblicazioni. Il tempo scorre, lenisce la coscienza e intacca il fisico. Solo quello degli altri però. Sempre più persone si complimentano per il mio aspetto giovanile. Ogni mattina mi guardo allo specchio e mi vedo sempre uguale. Come tutti. Solo esaminando una vecchia fotografia posso realmente rendermi conto del minimo cambiamento intervenuto sul mio volto. L’ipotesi non ha fatto che confermarsi, giorno dopo giorno: delle cinque dosi ho ricevuto in sorte quella giusta. Tra breve non avrò più posto in questa società. L’atmosfera di invidia mista a fastidio e sospetto che mi circonda comincia a farsi insopportabile. Sarò costretto ad allontanarmi, crearmi una nuova vita, cambiare identità.

17 Novembre 1999 – Oggi compio 170 anni. Due mesi fa mi sono laureato di nuovo, bisogna tenere la mente occupata. Il tempo continua a scorrere più veloce per il mondo esterno che non per me. Il relatore, con il quale mi sono confidato, mi ha sconsigliato di rivelare il mio segreto nella tesi.

- Dai pensieri del Testimone

Povero Denis, mio unico amico, per te era un fardello troppo pesante da sopportare. Alla fine non hai potuto fare a meno di parlarne con qualcuno, qualcuno che ti ha ascoltato, qualcuno che forse ha seguito le tue orme sperimentando su se stesso la pozione conservata nella tua memoria, qualcuno che volente o nolente sarebbe diventato tuo compagno di viaggio, qualcuno che è caduto nella trappola… Devo trovare quest’uomo, se esiste, così come ho inseguito te, dopo che i nostri destini si erano incrociati a Parigi quando, per pochi soldi, ti ho ceduto i miei ultimi averi. Molti anni dopo, a Lisbona, non mi hai riconosciuto, io invece ti ho individuato immediatamente. Eri riuscito a penetrare il mistero della longevità e già ne portavi addosso i segni: la trasformazione di un essere umano in qualcos’altro, qualcosa di indefinibile, una sorta di moderno vampiro alla incessante ricerca di un suo simile. Adesso sei morto e cosa mi resta? La speranza in un tuo successore e l’emozione di rileggere una antica cronaca. Le sue pagine mi aiutano a ripercorre, dopo oltre 300 anni, gli eventi del tempo andato. Un tempo in cui mi illudevo che attribuire il mio manoscritto a Kino, uomo straordinario che conobbi di persona, ne avrebbe favorito la diffusione. Un tempo in cui ancora credevo che il segreto della longevità meritasse di essere scoperto, reso pubblico.

© Francesco Maria Bologna



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