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La pescivendola
di Anna rita Chietera
Pubblicato su PBSA2008


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Uno sguaiato vociare, saturo d'imprecazioni, bestemmie e quant'altro, al punto che l'impressione era di fare ingresso in una bettola. Invece era solo il bar di P.; decisamente  mal frequentato, ma  chi  bazzica abitualmente questa piazza, certo non si aspetta di trovarvici persone perbene.

Si dà il caso, però, che all'avvocato Mancuso non dispiacessero affatto compagnie del genere, perché se ne stava tutto il giorno oziante, da quando era entrato ufficialmente a far parte del consorzio dei pensionati, con il suo Mont Blanc seduto al tavolino, registrando puntualmente tutto quanto accadeva attorno a lui.

A sera poi, solo quando P. si decideva a calare la claire, finalmente rincasava; ma neppure nella solitudine del suo appartamento riusciva a distogliere la mente dai suoi cari personaggi.

Meticoloso per deformazione professionale, trascriveva in bello stile gli appunti presi frettolosamente durante la giornata, aggiornando il suo diario, corredandolo di sempre nuovi, esilaranti, fatti e soggetti.

Alla domenica e durante i festivi in genere, come nel corso di quegli interminabili quindici giorni d'estate in cui P. andava in ferie, l'avvocato Mancuso spostava il tavolino rotondo - che di solito giaceva impolverato in un angolo del salotto - sul balconcino, che si apriva alla piazza come un punto d'osservazione privilegiato; vi avvicinava una sedia e, sigaro in bocca e posacenere a  portata di mano, si dedicava come al solito a quel mestiere di reporter d'eccezione, che s'era inventato per sfidare la noia. Chiunque fosse solleticato da curiosità morbose, non avrebbe mai e poi mai potuto biasimare quell'avvocato in pensione, che aveva scelto di dedicarsi anim'e core al pettegolezzo; tanto più che in piazza P. - tutta la città lo sapeva - c'era tanto di cui sparlare che, a voler prendere appunti come Mancuso, ci sarebbero state da riempire intere enciclopedie. Ma da queste parti la chiacchiera può essere un'arma a doppio taglio e, per darne una vaga idea, è sufficiente riportare l'atteggiamento dei poliziotti della stradale che sono di stanza all'angolo tra la via A., piazza P. e la via B.: nessuno si vede mai, nessuno accorre quando succede quel che succede, mai una ronda neanche a trovarsi di passaggio. Mancuso, che da avvocato, si nascondeva nel bavero dell'impermeabile per fare una pernacchia, ogni qualvolta gli capitava di leggere l'iscrizione: LA LEGGE è UGUALE PER TUTTI - ben conscio che si trattasse di uno fra i più clamorosi dei luoghi comuni, l'ombrello della speranza che si apre sull'anello più debole della catena alimentare, nel momento in cui il predatore spalanca le fauci - decise saggiamente di sfogare la sua irrefrenabile voglia di pettegolezzo sulla muta carta, anziché serbarla per le orecchie di qualche malfido abitante della piazza, tenendo gelosamente per sé ogni considerazione di sorta.

Quella mattina, la sveglia non l'aveva proprio sentita, vinto da un sonno arretrato che si portava dietro da notti intere, spese a scrivere e compilare. Pertanto era arrivato da P. in ritardo rispetto al solito. E fu proprio al suo ingresso che quello sguaiato ragliare lo investì in pieno, con la forza di una corrente d'aria, quando appena si sporse nel locale. Entrò preso dai turchi guardandosi intorno con un'espressione interrogativa, che era tutto un programma. Frugava con lo sguardo negli angoli, nella saletta con i tavolini e le sedie, infondo, in direzione dell'ingresso secondario...ma poi, finalmente, il suo udito distratto s'accorse che quei curiosi ragli provenivano dai videopoker, nascosti tra la vetrata, un  tavolino ed il bancone.

La pescivendola era di spalle, ne vedeva a malapena la testa tinta di un color rosso sangue aggrumito, con qualche sparuto filuzzo paglierino a far da contrasto sulla cima della testa, tra i capelli a spazzola. Dalla fronte spiovente sul ghigno proteso in avanti, quasi resistesse al risucchio di una ventosa, terminavano due ciuffi più lunghi e schiacciati, l'uno a destra e l'altro a sinistra.

"Eh già" gli venne da pensare "ché il lunedì il pesce non arriva" e, difatti, al mercato il banco del pesce era deserto.  

Fattostà che mentre P. preparava un cappuccino per Mancuso, e per il suo amico Peppino Malatesta un caffè, l'avvocato proprio non riusciva a toglierle gli occhi di dosso, tanto lo incuriosiva il personaggio.

Ci sarebbe, poi, da fare un discorso su tutta la famiglia, ma la figura dalla quale era stato letteralmente rapito era il cane, Ettore.

Se è vero che i cani assomiglino al padrone, allora l'avvocato Mancuso era certo di non avere mai visto un cane più somigliante alla proprietaria di quanto non lo fosse quello che, probabilmente, avrebbe dovuto essere uno splendido esemplare di Bull Terrier. Dicono si tratti di uno di quegli incroci ideati da qualche sadico amante della violenza; un cane da combattimento, insomma. Ma Ettore non sembrava cattivo. Era giocherellone e disobbediente come la maggior parte dei cani domestici. Solo che mostrava così tanto del cinghiale nel pelo, e del tapiro nel muso, da esercitare sull'avvocato lo stesso fascino che lo rendeva vittima della padrona: lo incuriosiva per la bruttezza. Senza contare che la somiglianza tra i due, come si diceva, era addirittura proverbiale.

La signora, nonostante viaggiasse sempre in bicicletta, con le gambe aperte e la gonna ben più corta di quanto avrebbe potuto permettersi, aveva l'ardire di sfoggiare con disinvoltura la silouette di un barilotto e, lo stesso Ettore, di natura era proprio così, piccolo, tozzo e sgraziato. Immaginarselo con un rossetto spudoratamente rosso: ed era tutto la sua padrona.

Prima che Mancuso riuscisse a bere il suo cappuccino, la pescivendola si era allungata con un gomito sul bancone e, con fare inequivocabilmente ammiccante, prese a scherzare con P., lasciando cascare pigramente la testa all'indietro, dalla parte del gomito, e passandosi con studiata lentezza la lingua sui denti sporgenti in avanti, che sembravano convergere tutti - dagli incisivi ai molari, da una semiarcata all'altra - verso un punto all'infinito.

Se la scena fece una certa sensazione a Mancuso, da semplice spettatore, figuriamoci quanta ne abbia fatta al povero P., inconsapevole destinatario di tali avventate passioni; il quale, con prontezza di spirito superiore al disgusto che l'avvocato gli immaginava ancora stampato in mente, riuscì brillantemente ad ironizzare sul siparietto in atto:

"Ma che? Mi fai il linguino?"

E lei, probabilmente colta di soppiatto dalla domanda posta così, a bruciapelo, principiò a parlare con forte accento pugliese di quant'afa ci fosse quel giorno e che il caldo proprio non lo sopportava. Le sarebbe costata troppo, però,  la rinuncia a sottolineare che questa sua famosa forma d'intolleranza fosse senz'altro dovuta al fatto che, nelle vene di lei, esemplare di femmina meridionale, doveva per forza di cose scorrere sangre caliente.

"Uomini fuggite" pensò l'avvocato, leggendo le stesse parole nello sguardo terrorizzato di Peppino Malatesta, ma ben presto si sorprese a ritornare sulla propria frettolosa conclusione. D'altro canto, se il pescivendolo l'aveva presa in moglie, andava da sé che su qualcuno, quel famigerato sangre caliente, avesse ben fatto presa.

Ed ancora, nell'ozioso esercizio di fare da contraddittorio alle sue stesse osservazioni, dimostrava efficacemente ad un' ideale giuria, che se ne stava seduta severa nella sua testa d'inguaribile  avvocato che, magari, quello tra i due pescivendoli avrebbe anche potuto non essere un matrimonio d'amore.

Ma se invece fosse stata un'idea del marito scegliere di comprare, tra le tante razze canine, proprio quell'Ettore?

Non fu proprio Aristotele, con il suo arcinoto principio di non contraddizione ad insegnarci che se al pescivendolo piace il cane, e la moglie a assomiglia spiccicata a quello stesso tozzo quadrupede, allora al pescivendolo piace la moglie?

"Quand'è così" fece Mancuso involontariamente a voce alta " mi arrendo". E proseguì nel silenzio della propria immaginazione "De gustibus non est disputandum".

 

Vero è, che solo ad un pettegolo di professione come lui, era dato sapere molte più cose di quante i presenti ne sapessero sul conto della pescivendola. Si ricordava ancora, come fosse stato ieri, di quel che accadde qualche inverno addietro, durante quella che fu un'interminabile notte da lupi. La figlia di Ciccio il verziere, era rimasta incinta del secondogenito di donna C., che comanda da queste parti, al punto da essere meglio conosciuta sotto un appellativo inquietante: la boss. Questo grazioso esempio di come, anche nel genere di affari che si suole condurre in piazza P., non si fosse rimasti inerti di fronte all'urgenza sociale dettata dalle cosiddette pari opportunità, era senz'ombra di dubbio la donna con il culo più spropositatamente enorme che a Mancuso fosse mai capitato di vedere. Niente più della lingua in cui si esprimeva era distante dall'italiano e, figurarsi quella notte, con quella pioggia e quel vento, urlando e gesticolando dietro la porta della pescivendola, come il portone rimbombasse dei suoni disarticolai emessi dalla sua boccuccia soave.

Mancuso saltò giù dal letto e si affrettò a guadagnare lo spioncino della porta blindata, per vedere che cos'altro succedesse, ché non c'era mai da poter star calmi in quel diamine di condominio. Ma poco male, nonostante tutto: buon per uno come lui, la cui curiosità mai restava inappagata.

La pescivendola, più brutta di sempre (o forse no: meglio struccata e mezzo rimabambita dal sonno, che con il rossetto rosso ciliegia sulle labbra da rana), schiuse appena la porta quel tanto che bastava per vedere chi fosse a quell'ora della notte.

"Uh! Donna C.!" si scostò prontamente lasciandola entrare "Vi facevo trovare la porta aperta se mi facevate una telefonata...entrate, entrate! Vado a svegliare Oronzo..." La boss la prese per un braccio, mentre la pescivendola si voltava di gran carriera per andare a svegliare il marito. "Non ci sta tempo, non ci sta tempo! Devi venire perché Angela sta per partorire di mio figlio!"

"Auguri, donna C.! Non lo sapevo, me lo potevate dir..." La boss la guardò con uno sguardo infuocato  "E statti zitta, quante chiacchiere! Muoviti che lo devi fare nascere tu il creaturo!"

" Io! E ce ne saccio io?"

"Ma non ti vergogni? Come, tua madre non faceva la levatrice?"

"Mia madre...mica io! E pare che non lo sapete che sono pescivendola!"

"Vieni, muoviti!"

"Ma donna C., questo proprio non me lo potete chiedere!"

"E invece sì: se va tutto bene, è merito tuo. E sarai ricompensata."

"E se crepa?"

"Se crepa è colpa tua e...sarai ricompensata, muoviti!"

 A questo punto la povera pescivendola, ancora intorpidita dal sonno e tremante, non sapeva se più di freddo o di paura, non ebbe altra scelta se non quella di seguire la boss.

"Donna C., ma veramente non si può chiamare un'ambulanza? Io non ho mai fatto nascere bambini. Pensate che io stessa ho partorito in ospedale..."

"Mariolina, ma sei proprio una cacasotto! Ebbasta! Se lo vuoi fare, il lavoro, fallo...se no...so' cazzi. Deciditi." La pescivendola si cucì la bocca e si mise a camminare muta dietro dietro la matrona, pregando che il Signore l'accompagnasse.

Ignare le due, chiaramente, che l'avvocato Mancuso le seguisse come un'ombra; perché troppa era la curiosità di sapere in che razza di affare la boss volesse cacciare la pescivendola.

Ad un certo punto, Mariolina, fattasi coraggio, si disse che forse non sarebbe stato un gran peccato dare sfogo anch'essa alla propria legittima curiosità, o, se non altro, qualche chiacchiera l'avrebbe aiutata a scaricare la tensione.

" Donna C., non per essere invadente, ma io non lo sapevo proprio che Angela era incinta..."

"E tanto hai detto, tanto hai fatto, mi vuoi fare proprio parlare, eh? Ciccio il verziere non sa niente neanche lui, per questo non si deve andare in ospedale. Quando la pancia ha iniziato a diventare grossa, troppo grossa che si vedeva, lei e quel disgraziato di mio figlio si sono decisi a raccontarmi. Angela mi ha detto che se il padre lo sapeva, la doveva ammazzare di botte e così morivano lei e il bambino; e, pure se le ho detto di stare tranquilla, ché se Ciccio ammazzava mio nipote, allora io lo ammazzavo a lui, lei non ha voluto sapere niente. Allora ogni mattina passava da casa mia che le fasciavo la pancia stretta stretta e ho lavorato così bene, che nessuno, effettivamente, se n'è accorto."

"Eh, avete fatto bene Donna C., neppure io me n'ero mai accorta...che vi devo dire? Non ci pensavo proprio!"

Con quel compiacimento un po' seccato, che era la sua caratteristica più spiccata - dopo il culone, chiaramente - la boss non trovò niente di meglio da risponderle, all'infuori di un'insofferente " E statt' zitt'!"

Arrivati nell'appartamento, Mancuso si appostò ad origliare alla porta di donna C.,  semiaperta, dalla quale si sentiva gemere di dolore la povera Angela, protestare per il rumore la figlia della boss, che aveva il bambino piccolo in braccio e cercava di cullarlo perché smettesse di piangere ché, povera creatura, era stato svegliato nel pieno del sonno da tutto quel trambusto.

"Sta per nascere." Esordì donna C., facendo alla pescivendola un gesto eloquente con la testa. Nel frattempo Angela aspettava, gambe all'aria, che qualcuno le tirasse via il bambino da lì sotto e toccava, dunque, alla nostra pescivendola. Poveretta, sudava freddo.

"Ma non lo so..." piagnucolava "l'ho visto fare solo nei film!"

"Appunto. E come fanno nei film?" Chiese strafottente la boss.

"Portatemi dei panni puliti ed una bacinella d'acqua." Si fece coraggio, attingendo a tutta la filmografia in materia, che le girava fotogramma per fotogramma nelle cervella.

Quello che Mariolina chiedeva fu  prontamente portato da A., il compagno di donna C. che, da quell'inguaribile femminaro che era, approfittò della posizione privilegiata  per dare una sbirciatina, con ben poca discrezione, sotto le gonne di Angela. La ragazza, colto lo sguardo, prese ad urlare come se A. l'avesse stuprata per davvero. E la cosa non sfuggì neppure alla pescivendola che, con uno sguardo che in realtà diceva a chiare lettere "Porco maniaco, vattene con i piedi tuoi, prima che ti porti fuori io per le palle" gli disse invece " E don A., però non si fa così. Vi ho chiesto una mano d'aiuto, non di disturbo!" E gli fece cenno con la testa verso la porta, a fargli intendere chiaro e tondo di andarsene. Mariolina si rese conto in quei pochi secondi, che a vivere una vita da vigliacchi si finisce con l'abituarcisi, e che il coraggio, quando lo si cerca nella disperazione, bene o male, finisce con l'arrivare e tempra lo spirito. Tant'è che la nostra pescivendola non si sentì mai così coraggiosa come in quel momento, né mai più ebbe bisogno di esserlo. Infatti, andato a buon fine quel travagliato parto, godette della piena protezione della boss, fino addirittura a diventarne una parente acquisita. Le fu dato il privilegio di tenere a battesimo il piccolo Diego, il figlio di Angela, attirandosi le invidie di tante altre aspiranti comari, in piazza. Nel frattempo, la madre del piccolo, si aggirava con la carrozzina, mostrando il sorriso sghignato, sul quale si arricciava di materna tenerezza un occhio nero: tutti ricordini lasciategli in faccia da Ciccio il verziere, alla notizia di essere diventato nonno. E da chi andò a piangere la povera Angela, quando il suo gentil fidanzato le disse che se ne andava con un'altra, perché senza denti non la voleva più, se non da Mariolina la pescivendola? Ed anche in questa occasione, la nostra eroina, dette grande dimostrazione di coraggio, affrontando a muso duro la boss. Le disse che adesso, Angela, era come se fosse figlia sua e che, se il padre del bambino avesse attuato il proposito di lasciarla, allora lei - la pescivendola - l'avrebbe inteso come un affronto personale. Donna C, messa alle strette, non poté che costringere suo figlio a comportarsi da galantuomo, e lui le rispose che sì, l'avrebbe fatto, ma solo a patto che la pescivendola, come regalo di battesimo, avesse donato ad Angela la cifra necessaria a rimettersi in sesto i denti.

" E al bambino?" Chiese Mariolina "non gli faccio niente?"

"Al bambino ci penso io che sono la nonna." Rispose secca la boss.

* * *

Il ticchettio di qualche gocciolina d'acqua nel lavandino dietro il bancone, risvegliò Mancuso dalle memorie di quella notte epica, e si accorse che il cappuccino oramai s'era freddato e non era più buono. Ma lo bevve lo stesso, perché sapeva che P. su queste cose era molto permaloso e non gliel'avrebbe rifatto gratis.

"Tant'è" disse, mentre sorseggiava di malavoglia, a Peppino Malatesta " sarà pure brutta come la fame e la morte messe insieme, Mariolina la pescivendola, ma è una femmina con le palle."

Peppino, che nulla sapeva di quella notte, fece una parentesi tonda rovesciata con le labbra, a mostrare di non capire quell'affermazione sentenziosa del suo amico, l'avvocato. E rispose solo:

"...Sarà...".

© Anna rita Chietera



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