Progetto Babele Rivista Letteraria
© 2002 - Progetto Babele Rivista Letteraria - fondata da Marco R. Capelli
Audiolibri BookShop SCARICA O COMPRA I NUMERI ARRETRATI DELLA RIVISTA
HomePage Contatta PB Il gruppo di Progetto Babele su Facebook Seguici su Youtube Linkedin
TeleScrivente:    I libri di PB, saldi di fine stagione (28/12/2018)    Nasce FIAMMIFERI, la nuova collana della casa editrice Pagine d’Arte (08/11/2018)    Concorso Letterario Nazionale di Ostia “500 PAROLE”: annunciati i 18 finalisti (27/09/2018)    Versante Ripido è morto? (27/09/2018)    Arriva Solaris, e ci (ri) porta i capolavori della fantascienza russa (08/05/2018)    [20/02/2019] 11 concorsi letterari in scadenza nei prossimi quattordici giorni    Francesco Gemito scadenza 2019-02-20    Daniela Cairoli scadenza 2019-02-23    Lorenzo Da Ponte scadenza 2019-02-28    Storie romantiche Contest scadenza 2019-02-28    Senagalactica, edizione 2019 scadenza 2019-02-28    Un Libro per Tutti (ovvero la scrittura per vivere l'emozioni) scadenza 2019-02-28    OBIETTIVO LIBRO scadenza 2019-02-28    Tu, io e i mondi possibili scadenza 2019-02-28    Concorso Letterario Tempra Edizioni - 2019 scadenza 2019-02-28    «Storie di donne» scadenza 2019-03-01    Con gli occhi del cuore scadenza 2019-03-04    EVENTI, PRESENTAZIONI, CORSI, SEMINARI, FIERE E SPETTACOLI    AUDIOLIBRI     La Strega di Marco R. Capelli letto da C. Fratarcangeli e S.Ferrara     Carrozza n.6 di Matteo Bertone letto da Samuele Arena     Fino alla fine dell`alba di Matteo Bertone letto da Samuele Arena     Hannah di Beppe Calabretta letto da Sandra Tedeschi     Delusione di Christian Bigiarini letto da Alberto Sannazzaro    RECENSIONI     Tenebra Lux di Alessandro Del Gaudio     Epiphaino di Guglielmo Campione     Fermento di Falesia di Stefano Giannotti     Guida ai cantautori italiani - Gli anni Settanta di Mario Bonanno     Epiphaino di Guglielmo Campione    Il Parere di PB     Sandino Il generale degli uomini liberi di Maurizio Campisi    La gallina volante di Paola Mastrocola    Il 1848 e le cinque giornate di Milano di Antonio Monti     Rapsodia su un solo tema - Colloqui con Rafail Dvoinikov di Claudio Morandini    La vigilia di Natale di Maurizio Bassani    Articoli e saggi     Jack London (1876-1916), ovvero il mare sfidato     La scienza dell’impresa secondo Filippo Picinelli (1604-1679): indagine sulle fonti dell’Introduzione al “Mondo Simbolico”.     Joseph Conrad ovvero il mare professionale     Apollo e Dafne: Quando il marmo diventa carne     L´horror psicologico di Michele Pastrello    Racconti     La Strega di Marco R. Capelli     I bossoli dei fratelli James di Massimo Martinelli     Ambrosia per due di Francesco Nucera     Compagni di scuola di Maria cristina Pazzini     La via uruguagia alla felicità di Frank Iodice    Biografie     Svevo, Italo (1861-1928)     Deledda,Grazia (1871-1936)     Némirovsky,Irene (1903-1942)     Walsh, Rodolfo (1927-1977)     Sturluson, Snorri (1176-1241)    Traduzioni     Der Panther / La Pantera di Rainer Maria Rilke trad. di Paolo Esposito     Maternità trad. di Maria giovanna Varasano     L'oscurità amica trad. di Nicoletta Isola     Strana contrada trad. di Nicoletta Isola     Il silenzio del mare trad. di Nicoletta Isola    Poesie     Poesie Nuove (silloge) di Alberto Accorsi     Istantanea di Natascia Secchi     Gemme rare di Elisabetta Santirocchi     Semplicemente luce di Elisabetta Santirocchi     Testamento di Antonio Sacco    Cinema     Forbidden Voices - How to start a revolution with a laptop (Svizzera 2012) regia di Barbara Miller     Hamlet (UK - USA con Kenneth Branagh: Amleto Julie Christie: Gertrude Derek Jacobi: Claudio Kate Winslet: Ofelia 1996) regia di Kenneth Branagh     Becoming Jane (Con Anne Hathaway, James McAvoy, Julie Walters, Maggie Smith, James Cromwell 2007) regia di Julian Jarrold    Musica     Scimpanzè (2015) - Loris Dalì     FIN (2014) - - Thomas -     Chimera (2014) - Ottodix    
Email
PSWD
AddsZone
Save the Children Italia Onlus


Le Vendicatrici
La Rivista
Copertina
Scarica gratuitamente
l'ultimo numero della rivista
Cart ARRETRATI
BookShop
PB Interactive
>>Stazione di servizio
Consigli & indirizzi per aspiranti scrittori
>>Telescrivente
Le NEWS di PB - quasi un Blog
>>L'angolo di Simone
Dedicato ai più piccoli
>>Piccolo spazio pubblicità
Le vostre inserzioni su PB
PB consiglia
Concorsi e premi letterari
61 concorsi in archivio
Eventi Mostre Presentazioni Spettacoli
1 eventi in archivio
Novità in libreria
NOVITA' IN LIBRERIA
9 novità in archivio
Assaggi
Le Recensioni
     

Il paziente del dottor Sclerozzi
di Luca Palumbo
Pubblicato su SITO


VOTA QUESTO TESTO
Insufficiente Sufficiente Discreto Buono Ottimo

Votanti: 13083
Media 79.82 %



RACCONTO SEGNALATO DALLA GIURIA NELLA
II EDIZIONE DEL CONCORSO LETTERARIO UNIBOOK - PROGETTO BABELE

Totonno Sclerozzi, medico e carissimo amico di famiglia da circa vent'anni, mi ha detto che sono pazzo. No, non l'ha detto sfacciatamente, ma l’ha lasciato trapelare chiaramente attraverso metafore e strane allegorie. Per carità, non mi sono offeso. Sono soltanto un po’ preoccupato. Insomma, sono turbato; le giornate scorrono come fossero pervase da un alone di perenne malessere e gli ameni avvenimenti sono soltanto il sogno di notti febbrili. Il motivo della mia presunta follia? Il dottor Sclerozzi sostiene che avverto dei suoni che però non sento. Cioè, voglio dire che il mio cervello percepisce dei suoni immaginari che le mie orecchie, nella realtà, non sentono. E, naturalmente e soprattutto, non odono nemmeno quelle di chi mi sta sfortunatamente accanto.

- Credi che sia grave? - ho chiesto a Sclerozzi quando ormai ero sicuro di quello che stesse dicendo.

- No, non devi preoccuparti. Solo, dovrai fare attenzione. Devi essere più calmo, altrimenti le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Però direi che non hai motivo di preoccuparti.

- Sta' tranquillo dottore mio, non mi preoccupo. Ma quali sono le cause di questi disturbi?

- Stress, semplicemente.

Ha vinto molti premi il mio dottore.

Nonostante non mi abbia detto niente di significativo, lo Sclerozzi mi ha messo addosso un'angoscia e un'agitazione quotidiana da brividi.

Il principio del mio tormento risale a tre mesi fa, quando ancora potevo definirmi, seppur con una punta di sana ironia, un essere umano decente e dignitoso.

Era notte, l'inizio della primavera più triste e grigia che io abbia mai visto. Tra la veglia ed il sonno udii raschiare, con non so cosa, la porta di casa. Accanto a me mia moglie: dormiva e ronfava serenamente. Era una casa a due piani e noi eravamo situati a quello superiore. Non avevamo figli, ringraziando il padreterno. Poi capirete voi stessi perché.

A quel raccapricciante suono ovviamente rabbrividii, con tutte le parti del corpo. Praticamente un gesto inconsulto mi fece balzare dal letto, e mi ritrovai direttamente sulla soglia della camera. Sapete, m'hanno sempre terrorizzato i rumori di notte, sin da fanciullo. Purtroppo non potei fare a meno di svegliare Carolina, mia moglie. Le misi a mia volta paura e rinvenne immediatamente dal sonno profondo e dal dolce ronfare in cui era immersa poco prima.

- Che succede? - mi chiese con voce impastata.

- Hai sentito?

- Cosa?

- Raschiare la porta.

- Ma è aperta.

- Non questa della camera, cristo! Parlo di quella di casa!

Mia moglie si stropicciò gli occhi indiscutibilmente assonnati e provò a drizzarsi sul letto. Ci riuscì.

- E chi ha raschiato la porta? - chiese.

Anche mia moglie ha vinto molti premi.

- E che minchia ne so!

- Sarebbe meglio andare a dare un'occhiata giù.

- Sì, sarebbe decisamente meglio.

- Vai tesoro.

- Vado? E tu?

- E a cosa ti servo io? Va' a vedere, su!

Il panico incominciò a fumare dal mio cervello. Sudavo freddo, copiosamente. Guardavo Carolina quasi con le lacrime agli occhi.

- Lo sai benissimo che ho il terrore dei rumori di notte, cara. E' quello che si può definire il mio complesso d'infanzia. Me l'ha detto Sclerozzi. Dai, su, vieni con me.

L'afferrai per un braccio e la condussi fuori dalla stanza.

- Copriti, la notte è gelida - dissi.

Mia moglie mi offrì il suo scialle.

Poi ci apprestammo a scendere lentamente gli scalini di legno massiccio, tenendoci reciprocamente le braccia.

- Attenta a non cascare, cara. Non senti come scricchiolano questi scalini?

Mia moglie si fermò di colpo per guardarmi meglio in faccia. Pareva sgomenta.

- Io non sento niente tesoro. E poi gli scalini non hanno mai ceduto; mai uno scricchiolio.

Non mi degnai neppure di ricambiarle lo sguardo, avevo la pelle tesa dal terrore. Di nuovo mi parve di udire raschiare la porta.

- Hai sentito, ora? Stavolta è stato molto chiaro. C'è qualcuno che si diverte a raschiare la porta con qualcosa.

- Ne sei proprio sicuro?

- Perché me lo chiedi?

- Io continuo a non sentire niente, mi dispiace.

Scossi violentemente la testa, stavo quasi per staccarmela.

- Cristo, è impossibile! Mi vuoi sfottere? E' inconcepibile che tu non senta un cazzaccio di niente! Come puoi! Come osi!

Il mio tono doveva avere un che di minaccioso in quanto mia moglie fece un gesto come per coprirsi il volto. Povera donna.

- Io…Io non so… - sussurrò timidamente.

- Tu stai ancora dormendo! - urlai ancora.

- Può darsi.

- Comunque c'è qualcuno, ne sono sicuro.

- Forse è solo un cane, ce ne sono molti qui intorno che girano liberamente.

- No, non ci credo, avrebbe abbaiato.

- Non è detto che debba per forza abbaiare.

- Certo che si!

Mia moglie tentò di accarezzarmi una spalla per calmarmi. Ci riuscì solo in parte. Discendemmo con molta cautela l'intera scalinata, tra lo stupore di Carolina e l'ardua impresa. L'ossessionante scricchiolio degli scalini era da paragonarsi a una tortura infernale. Per un attimo mi apparve il volto tormentato dalla masturbazione mentale di Edgar Allan Poe sollazzarsi al cospetto della mia ridicola tremarella, da racconto di serie-B. Si intromise anche l'ululato dell'egregio signor Vento ad incutermi impietosamente timore.

- Lo senti almeno il vento che soffia forte?

- No, tesoro, non lo sento. Sono mortificata.

Cominciai seriamente a pensare che quella donna stesse prendendomi indegnamente in giro. Lo ammetto, avrei voluto strangolarla, ma mi tremavano troppo le mani.

- E no, cara, questa no! Il vento lo devi sentire! Io lo sento!

Poi nuovamente il raccapricciante suono proveniente dalla porta mi portò all'accenno di un infarto.

- Sarà un ladro, caro.

- Mi auguro di no!

- Hai paura? Non c'è problema, abbiamo due televisori, gliene diamo una. Magari pure qualche bomboniera, ce ne sono fin troppe in casa.

Ebbene sì, crepavo dalla paura e non me ne vergognavo affatto. Inoltre, non avevo mai udito rumori così agghiaccianti prima d'ora, non ero abituato a questo tipo di cose.

- E se fosse solo quel barbone che ogni tanto si fa vedere al mercato? Forse avrà freddo.

Mia moglie, in quelle occasioni particolari, era una maestra nello sparare a raffica miliardi di ipotesi nel giro di pochi minuti.

- Lo credi davvero? - chiesi speranzoso.

- Non lo so, può darsi. Va' a vedere.

- Forse ha paura di questo vento così violento. Che cazzo, è primavera!

- Quale vento?

Ma non ebbi il tempo di schiaffeggiare mia moglie. Qualcuno continuava imperterrito a raschiare la porta.

- Senti che veemenza? Ma dico: solitamente un essere umano suona il campanello. Possibile che questo rumore non ti dica niente?

- Ma io non sento niente! Niente! Niente!

Carolina era sul punto di versare lacrime. Povera donna.

Mi avvicinai finalmente e coraggiosamente alla porta e accostai con prudenza un orecchio a essa. Un attimo di silenzio, poi il cervello mi parve fosse sul punto di andare in fuga dalla mia testa per le dolci colline del mio paese, dove si fa il vino buono.

Stavolta ero riuscito a distinguere il suono di un arnese affilato.

Anch'io avevo vinto dei premi.

Sospirai, mi feci coraggio, mi vidi eroe domestico, partigiano di casa Malamente, il mio cognome. Spalancai la porta e uscii fuori correndo. Udii chiaramente dei passi e dei colpi contro la mia casa. Il vento mi urlava contro, ma non secondo mia moglie. Il cuore ballava sballato ritmi ossessivi e io potevo sentire la baraonda nel mio petto. Poi rientrai a casa agitatissimo.

- Va' di sopra! - urlai a Carolina, non accorgendomi di averla violentemente urtata con una forza che ancora oggi stento a credere di aver avuto. Finalmente arrestai la mia folle corsa, ma fu troppo tardi, o meglio, successe tutto troppo in fretta. Dio mio, che spettacolo pietoso! Che scena! Povera donna! Il suo piccolo cervello era spiaccicato sul pavimento. Mi venne subito da vomitare e, inspiegabilmente, le lacrime non vollero sgorgare dagli occhi.

D'improvviso, ovviamente, tutto sembrò calmarsi, tranne l'ululato del vento che mia moglie mai ammise di aver udito. Ah, povera donna!

Corsi di sopra e mi rimisi a letto acciambellandomi su me stesso.

Chiamai la polizia soltanto il giorno dopo.

 

Questo è quanto è accaduto esattamente tre mesi fa. Era stata una disgrazia, ma il dottor Sclerozzi, medico e amico di famiglia, anche in questo caso è stato abbastanza chiaro nel dirmi che ho avuto almeno il 75% delle responsabilità sulla morte di mia moglie. Questo secondo i suoi studi psico-statistici. Naturalmente non gli credo, ma le sue parole, come sempre, hanno seriamente influito sulla mia integrità mentale. Alterno momenti di perfetta lucidità in cui sono consapevole dei miei assurdi disturbi, a momenti invece di devastante crisi: i suoni e i rumori che assorbe l'immaginazione della mia mente sembra che io li ascolti realmente, sembra che davvero passino per le mie orecchie.

Spesso, durante le lunghe notti insonni, scorgo l'immagine goffa di Sclerozzi che mi punta un dito contro, come per dirmi che sono uno spietato omicida di questo inizio secolo, nonché pazzo.

Credo che il dottor Sclerozzi, ormai ex medico ed ex amico di famiglia, sia la causa di un mio secondo malessere, ossia la voglia irrefrenabile di prendere a calci nel culo gli esseri umani. Mi ha fatto intendere di essere un demente, e lo sono parzialmente diventato. Mi ha fatto capire di aver assassinato mia moglie, ed ora, quando la porta viene raschiata da qualcuno, vedo Carolina che accosta un orecchio alla mia testa e poi mi dice "caro, perché mi hai ammazzato?".

Purtroppo quello di tre mesi fa non è stato l'unico evento drammatico ed assurdo dovuto alla mia allucinante malattia. Altri ne sono accaduti, più drammatici e meno drammatici, più assurdi e meno assurdi.

Due mesi or sono è avvenuto un episodio che l'assennato lettore potrà forse trovare alquanto paradossale.

Lavoro, pardon, lavoravo per una società finanziaria la cui sede principale è situata all'ultimo piano di un enorme edificio nel centro direzionale della città.

Quel giorno, una volta entrato nell'edificio, mi apprestai a fare ciò che puntualmente facevo da dieci anni tutte le santissime mattine: prendere semplicemente e innocentemente l'ascensore. Con me salì a bordo una vecchia signora pesantemente truccata.

- A che piano va, signora? - le chiesi con cortesia.

- Al quindicesimo.

Bene, anch'io dovevo salire al quindicesimo.

- Mi scusi signore, lei lavora qui?

La sua voce era fastidiosamente acuta.

- Sì, nella società finanziaria.

- Nella T.E.B.?

- Sì.

Mi sforzai di sorriderle.

- E lei dove va? - le chiesi.

- Proprio nel suo ufficio.

- Magnifico!

Non gliel'avessi mai chiesto dove stesse andando! La vecchia mi pose una raffica di domande astratte sulla società, mentre io scalpitavo nella speranza che l'ascensore giungesse presto a destinazione dopodiché l'avrei lanciata nella rete di certi miei sadici colleghi. Ma un modo avvenne per interrompere bruscamente le sue domande: si bloccò l'ascensore. Accadeva raramente ed io comunque sapevo sempre come comportarmi. Ma, per nostra tremenda sfiga e come è naturale che fosse in un racconto del genere, proprio in quel momento i disturbi del mio male si riacutizzarono spietatamente. La vecchia si fece subito giallastra in volto e il trucco cominciò a dileguarsi.

- Oh mio dio, e che si fa?

In un momento di lucidità avrei senz'altro saputo come agire, ma ora ero in balia della mia folle malattia.

- Non si preoccupi signora. Non si agiti, eh?

Ma la vecchia dovette accorgersi delle mie mascelle sotto l'estasi di un ballo sudamericano.

- Anche lei è spaventato, vero?

Non seppi negarlo e la vecchia si prodigò in innumerevoli versioni del segno della croce.

Udii, anzi, oramai è il caso di dire che il mio cervello percepì un suono metallico che raggelò quel poco di sangue che ancora scorrazzava nelle mie vene.

- Ha sentito anche lei questo rumore agghiacciante?

- Che rumore? Oh sant'Antonio, cos'è? Io non sento nulla!

Il suono mi trapanava la scatola cranica e lo sentiva solo la mia mente.

- Ho paura che sia accaduto qualcosa di spiacevole all'ascensore.

- La prego, non lo dica. Stia zitto!

Tremavo, e le ginocchia mi si piegavano. La vecchia tentò di sostenermi.

- Stia su, per l'amor di santa Chiara!

Mi parve di sentire la rottura di un cavo e mi accovacciai al suolo coprendomi le orecchie.

- Cosa le prende?

- Credo che si sia rotto un cavo. Non ha sentito?

Fece cenno di no con la testa. Non riusciva più a parlare, e sentii nostalgia delle sue domande sulla società per cui lavoravo. La vidi boccheggiare e tentare di strapparsi il cuore.

- Cristo, si sente male?

S'accasciò a terra, appesantita dal suo trucco, e crepò, senza nemmeno dire amen.

Poi, come prevedevo, non udii più nulla, silenzio assoluto. L'ascensore venne sbloccata e mi dissero, naturalmente, che nessun cavo s'era rotto. Avevano sentito le preghiere della vecchia ed erano accorsi.

Povera vecchia con la passione del meraviglioso mondo della finanza, ancora oggi ho impressa la sua immagine boccheggiante. Povera donna, come mia moglie. Povere donne.

 

Un mese fa, poco prima di essere gentilmente sbattuto fuori dalla società, avvenne l'ennesimo caso.

Mi trovavo nel mio studio. Ero tranquillo: un tè indiano fumante sulla scrivania e musica da camera ad allietarmi. Poi successe qualcosa. Sollevai la punta della penna verso l'alto.

- Mi sembra di aver sentito un leggero boato sotto i miei piedi. Ecco, ora lo sento più vicino, ora più forte.

Il mio capo ufficio, buon per lui, non mi ascoltò. La segretaria sì, invece.

- Sta dicendo che ha sentito una scossa di terremoto? - chiese lei istericamente.

- Madonna, sente? Sarà crollato un palazzo! Si tappi le orecchie!

Mi misi sotto il tavolo per ripararmi da non so che cosa. La ragazza tentò il suicidio, considerandosi già vittima di calamità naturale. Si tuffò contro i vetri del finestrone panoramico. Allora, in ufficio, ci fu il vero terremoto.

Per fortuna la ragazza si era procurata solamente un leggero trauma cranico, rimanendo col sorriso ebete sulle labbra per tutto il resto della sua vita.

Povera donna, come la vecchia, come mia moglie. Povere donne.

 

Questi sono solo alcuni casi avvenuti a causa della mia malattia.

Ora sono qui (che vi frega dove?) a scrivere per voi, rendendo testimonianza del mio male attraverso i fatti che più ricordo nitidamente.

Il commissario Pummarola, che si interessò e tuttora si interessa a questi casi, al momento non ha riscontrato in me alcuna responsabilità, oggettiva o che altro, sulle vittime del mio delirio. Quindi sono libero, al contrario di come vorrebbe il carissimo dottor Sclerozzi, il quale va ad abbuffarsi nei salottini della città indicandomi come il peggior assassino degli ultimi trent'anni, gravemente malato di mente.

Sono un omicida. Sono un pazzo. Il dottor Sclerozzi ha giudicato, ha sentenziato.

Scrivo queste pagine tra il fragore di una violenta tempesta e la convinzione di aver sfracellato la testa di mia moglie. Grazie, esimio dottor Sclerozzi.

Scrivo tra le grida di donne terrorizzate per l'invasione dei topi di cimitero nella loro quotidianità e il suono degli arnesi del meccanico sotto casa mia che tenta di rimettere a posto la macchina del dottor Sclerozzi.

Scrivo nel bel mezzo di una festa di suoni e rumori: si balla, si ride, si canta, si suona, si gridacchia.

Ho accanto a me una magnifica mazza di legno. Mi ha telefonato il dottor Sclerozzi comunicandomi che tra non molto passerà a casa mia per riprendersi le lettere che scriveva a mia moglie.

Appena s'avvicinerà a questa scrivania gli spaccherò quella gran bella testa di cazzo che si ritrova. Tanto, con tutti i rumori che ci saranno, chi minchia ci sentirà?

Ssst! Ho appena sentito il campanello della porta.

Voi lo avete sentito?

© Luca Palumbo



Recensioni ed articoli relativi a Luca Palumbo

(1) Il pianista nano di Luca Palumbo - RECENSIONE

Testi di Luca Palumbo pubblicati su Progetto Babele

(1) Il paziente del dottor Sclerozzi di Luca Palumbo - RACCONTO
(2) Trentanove e mezzo di febbre di Luca Palumbo - RACCONTO



>>ARCHIVIO RACCONTI
>>GLI AUDIOLIBRI DI PB



-

dal 2010-09-03
VISITE: 24625


© Copyright Note: Tutto il materiale qui pubblicato è proprietà intellettuale degli autori.
Come tale non può essere riprodotto, tutto o in parte, senza preventivo consenso degli autori stessi.