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I nanetti portafortuna
di Giovanna Frascolla
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I nanetti portafortuna
Da diversi anni due anziani coniugi collezionavano nani da giardino, acquistati in varie riprese durante le vacanze in Sud Tirolo, Austria, Svizzera e in Germania.
La loro passione era nata tanto tempo prima, a seguito del primo soggiorno in Alto Adige. Avevano subito notato che, in quasi tutti i giardini, c’erano sempre differenti nani sistemati in una posizione strategica, in modo che potessero essere ben visibili da ogni direzione. Qualcosa di magnetico attirava lo sguardo dei passanti ed era spontaneo soffermarsi un attimo per rimirare ogni nano, nelle diverse forme, pose e misure.
La passione degli sposi iniziò così: un giorno, mentre osservavano le vetrine di un negozio di ferramenta, rimasero improvvisamente attratti dal sorriso vivace, allegro e malizioso di un nano in particolare. Le altre statue, che lo circondavano, parevano inanimate, ma quello sembrava pronto a spiccare un balzo per uscire dalla vetrina.
Li fissava intensamente e tendeva loro le braccia, come per invitarli ad entrare.
All’unisono esclamarono:
• Osserva gli occhi del nano in centro! Sembra vivo! Pare che voglia dirci qualcosa. Entriamo, così potremo guardarlo meglio da vicino.
Uscirono dal negozio, sorridenti e soddisfatti dell’acquisto, stringendo un pacco voluminoso. La moglie disse:
• Lo chiameremo “Felice” e lo sistemeremo fra le azalee, davanti all’ingresso. Con il suo sguardo birichino e contento ci rallegrerà quando torneremo a casa, e darà il benvenuto anche ai nostri amici.
Poco tempo dopo, in Svizzera, acquistarono un altro nanetto: “Drink”, che sollevava un calice di birra, come per festeggiare un avvenimento importante, e sembrava voler esclamare:
• Siate sempre allegri anche voi –
“Verde”, acquistato l’anno successivo, in Germania, afferrava saldamente i manici di una carriola che conteneva anche un rastrello e un piccolo annaffiatoio. Nel luogo dove lo sistemarono i fiori si moltiplicavano a vista d’occhio e il loro profumo si diffondeva nell’aria. Forse di notte il piccolo giardiniere si occupava della manutenzione e fioritura poiché al mattino tutto sembrava sempre rinnovato e fresco.
Altri nani arrivarono in poco tempo a casa loro.
“Luce”, messo ai piedi della scala d’ingresso, teneva in mano un lampione spento. Stranamente i gradini risultavano ben visibili, nelle ore notturne, illuminati da un chiarore del quale non si capiva la provenienza.
L’unico nano della serie di Walt Disney, “Pisolo” sembrava che dormisse ma, anche se i suoi occhi erano semichiusi, seguiva con lo sguardo abbassato i passanti e pareva far la guardia alla casa.
C’erano altri due nani, piuttosto piccoli: i fratellini “Pik” e “Puk”, sistemati davanti a un grande fungo di pietra. Ai loro piedi spuntavano sempre vari tipi di funghi, molto decorativi e commestibili.
Un brutto giorno, al ritorno dalle spese, i due coniugi constatarono che i nanetti erano spariti.
Un ragazzo, introdottosi nella proprietà, li aveva infilati tutti in una grossa bisaccia. Una vicina l’aveva visto uscire tranquillamente dal cancello, non immaginando che fosse un ladruncolo, e poi caricare il sacco nell’auto che sostava davanti alla casa.
Il giardino adesso sembrava diverso, disadorno e triste ed era avvolto da una fitta nebbia. I fiori s’erano improvvisamente seccati e non si sentiva più quel delicato balsamo nell’aria. Il colore delle azalee era spento. I funghi apparivano calpestati e sradicati e le scale era diventate buie e tetre, anche di giorno.
Da quel momento in casa regnò la tristezza e l’apatia. Gli sposi si cercavano con lo sguardo, ogni tanto, ma poi distoglievano quasi subito gli occhi, fingendo di fissare un punto lontano. Non riuscivano più a godere della loro vicinanza, della casa e del giardino, trascorrendo le giornate in silenzio.
Il ragazzo lasciò passare diversi giorni, tenendo nascosto il sacco nell’auto, e poi si recò presso uno dei tanti mercatini dell’antiquariato per vendere il suo bottino. L’ambulante esaminò ogni nano e poi disse:
• No, non m’interessano: sono soggetti che non incontrano il nostro gusto. C’è richiesta solo per quelli di Walt Disney. Ecco, forse l’unico che potrei acquistare è questo: “Pisolo”.
Mentre lo rigirava, per osservarne lo stato di conservazione, il nano gli scivolò dalle mani. Cadendo al suolo si ruppe in due pezzi; a quel punto l’uomo raccolse i cocci e li rimise nuovamente nel sacco, rifiutando di risarcire il ragazzo per il guaio che aveva combinato:
• Non te lo pago: non l’ho rotto io. Guarda che era vecchio e già incrinato. Puoi buttarlo via!
Il giovane a quel punto decise di tenere per sé i nanetti.
Abitava nella cascina del nonno, in un paesino non lontano.
Arrivato a casa depose “Felice” davanti alla stalla delle mucche, “Verde” nel recinto dell’orto, “Drink” in cortile, sul piedestallo della fontana, e il povero “Pisolo” rimase rotto, solo solo, nel sacco. “Pik” e “Puk” vennero appoggiati alla vecchia quercia, ai piedi della quale ogni anno si raccoglievano ottimi funghi.
“Luce” fu sistemato su un gradino, a metà della scala che conduceva al piano superiore dove c’erano le camere da letto.
Quella sera stessa il giovane, rientrato assai tardi e di malumore dal bar del paese, trovò la scala debolmente illuminata e fece per salire. Per uno strano effetto di luce, il primo gradino però non si trovava dove lui lo vedeva. Cercò due o tre volte di montare nuovamente ma annaspava sempre nel vuoto. Infine riuscì a percorrere alcuni gradini ma inciampò urtando “Luce”. Imprecando ad alta voce cadde malamente, procurandosi un grosso bernoccolo sulla testa.
All’indomani, recatosi alla fontana per lavarsi con l’acqua fresca e vivificante, vide che da questa usciva solo un piccolo rivolo verdastro e maleodorante.
Andò subito nell’orto per cogliere un po’ d’insalata per le galline e i conigli. Tutto appariva sconvolto, appassito e schiacciato e il sorriso del nano “Verde” era piuttosto beffardo.
Dove aveva messo “Pik” e “Puk”, nella nottata erano cresciuti numerosi funghi, ma tutti velenosi.
L’ultimo posto dove si precipitò fu nella stalla, passando prima davanti a “Felice” il cui sguardo però era corrucciato ed accusatorio. Le mucche gemevano e muggivano forte, poiché il ragazzo aveva tardato a mungerle. Cominciò a spremere le mammelle della prima e quale fu la sua sorpresa: usciva solo un liquido tiepido, incolore, inodore e insapore. Passò alla seconda e poi alla terza e così via fino all’ultima. Tutto il latte era diventato acqua.
Gli incresciosi episodi si ripeterono, nella stessa maniera, per diversi giorni.
A quel punto il ragazzo pensò che quei nani portafortuna dovevano invece arrecare sfortuna a chi li rubava e decise di restituirli ai legittimi proprietari.
Una notte, con il pesante sacco in spalle, scavalcò il cancello della villa. Deposta la refurtiva davanti alla porta d’ingresso si allontanò, in punta di piedi, guardandosi attorno nel timore di essere avvistato da qualcuno.
All’alba l’anziano uomo trovò il grosso contenitore di tela. Lo aprì e chiamò a gran voce la moglie che accorse prontamente. Quale fu la gioia di entrambi nel constatare che tutti i nani avevano fatto ritorno a casa!
Pisolo, come per magia, si ricompose in un unico pezzo e sembrò che, solo per un istante, avesse aperto gli occhi e sorriso ai due vecchi.
Tutti i nani vennero risistemati al loro posto. I fiori ricomparvero all’istante, numerosi, sani e dai vividi colori e il loro profumo inebriante si propagò nuovamente nell’atmosfera.
Un tappeto di funghi mangerecci, di varie qualità, si allargò all’improvviso ai piedi di “Pik” e “Puk”.
Ogni cosa tornò a risplendere di luce e felicità. Sembrava di nuovo un giardino incantato e anche la casa appariva più luminosa.
Il ritorno dei nani aveva restituito il sorriso e la serenità ai due sposi. Si tenevano di nuovo per mano, si abbracciavano, ridevano e parlavano a gran voce, facendo ancora progetti per il futuro.
GIOVANNA FRASCOLLA - JEANFRASC@ALICE.IT




© Giovanna Frascolla



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(1) Il fotografo del secondo piano - ISOTTA UNA GATTA IN GIALLO di Armanda Capeder - RECENSIONE
(2) I nanetti portafortuna di Giovanna Frascolla - RACCONTO
(3) La scala d'oro di Armanda Capeder - RECENSIONE
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