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Camminando
di Mara Masolini
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CAMMINANDO

Marilena cammina di buon passo per la strada che si apre in mezzo alla campagna: campi e prati ai suoi lati , qui il cielo è incredibilmente alto. Qui il cielo respira, dice lei. Un giovane la sorpassa correndo, è in tenuta da jogging: pantaloni corti e canottiera bianca. Lui è negro. Marilena lo guarda allontanarsi, sparire alla sua vista dietro la curva. Dalla vecchia casa,con le pareti scrostate, la casa che sta sulla curva, escono due cinesi, un uomo e una donna giovani , con la faccia seria, assorta, e dietro di loro fanno irruzione due bambini che si rincorrono sotto il grosso noce.”Bjooo iuooo, ilao too, ihh, ighighh….”
Marilena ha appena superato la casa dei cinesi che le passa a fianco un vecchio in bicicletta. Porta pantaloni arricciati al ginocchio e un cappello di paglia in testa.
E’ subito dopo aver superato l’albero delle more, quando la strada corre diritta per un lungo tratto che scorge, a una certa distanza, quattro strani esseri che avanzano verso di lei. Sono piccoli di statura e lei pensa subito che siano bambini. Avverte però che hanno qualcosa di strano quei bambini, anche se non saprebbe dire cosa di preciso .Sono vestiti con abiti coloratissimi, si tengono per mano, saltellano, si tirano i capelli, sembrano accennare a degli inchini, sente che hanno delle voci graffianti. “Griuff fffifrì! rodrà ffaffà !gruuuu!” sghignazzano. E lei nota le loro grosse teste, troppo grosse per la loro altezza e poi le mani che non le sembrano mani infantili, con qualcosa di duro, di legnoso nei movimenti.”Massì, sono bambini che stanno giocando” si dice un istante prima di poter mettere a fuoco le loro facce, che nel frattempo si sono avvicinati. Hanno pieghe all’interno delle guance e sulla fronte, non sono certo facce lisce di bambini,e nodose sono le loro mani, tozze e con una pelle che sembra cuoio. Quegli esseri sono dei
nani, realizza con raccapriccio. E all’improvviso lei ha paura. “Diridingheta dangheta !” dice uno dei nani, allungandole un pugno che la colpisce nella pancia. “ Ahi!” grida Marilena.
“ Via, bella signora, non dica che le ho fatto la bua!era piuttosto una carezza!” gracchia, con una voce raspante, il nano che le ha sferrato il pugno.”E non faccia la smorfiosa ora!”, le intima un altro nano, puntandole contro l’indice, mentre strizza gli occhi e smorfieggia con le labbra, arricciandole, protendendole, come volesse mandare un bacio. D’un tratto i quattro nani le sono addosso. Uno cerca di arrampicarsi sulla sua schiena, due la tengono ognuno per un braccio, torcendoglielo, e intanto berciano “ Ghirighio ghirighio iò iò questo braccio a chi lo do” e tirano fuori la lingua, che fanno schioccare come una serpe che si avvitortola. Il quarto nano, quello coi capelli rossi-ma deve trattarsi di una parrucca-le ha afferrato un ginocchio e ora glielo sta mordendo. “Un morsetto, solo un morsetto dal tuo cagnetto!” grida. “Ma lasciatemi andare!”protesta Marilena, cercando di muoversi. “Ah, tu cattiva con noi poveri nanetti!” “Tu vuoi andare senza di noi!” “Senza di noi non fai un passo, bada!” la ammonisce il nano dai capelli ricciuti, e quello che le ha morso il ginocchio e che sui suoi, di ginocchi, esibisce dei pezzi di stoffa verde e gialla fermati con nastro adesivo rosso, che sembrano toppe più che cerotti, le calpesta i piedi “Tiumbi eh/tiumbi eh/meglio di noi non ce n’è…..” canterella il nano dalla parrucca rossa, che ha rosso pure il naso, bitorzoluto. “Siete ubriachi!Lasciatemi andare!E lasciatemi, andare vi dico! “ grida stizzita Marilena, dimenando le gambe e le braccia e assestando una gomitata nel collo del nano che la tiene per il braccio destro. “Brutta cattiva” protesta quello, barcollando e furioso le addenta una mano.”Cirumbie ettè cirumbie ettè meglio di noi non ce n’è “ cantilenano quegli esseri dispettosi.
” Sentite” si fa coraggio Marilena, “io ho una certa fretta, o mi lasciate andare o…….” e li guarda a muso duro,serrrando i pugni. “ O….cosa? “ le sbiffeggiano in faccia, schernendola, i nani. “Carum carramba!Vorrai mica prenderci a pedate, eh?” le grida il nano più alto, quello con le lentiggini sul naso, e le fa marameo. “Se riesce a tirarceli i calci iii iiighhhi” sghignazza il riccioluto. “Attenta segnora, che nei calcetti siamo bravi anche noi!” Intanto il nano dai capelli di stoppa si è arrampicato sulla sua schiena e la tiene per il collo, tirandola all’ indietro.Marilena si vede già per terra, calpestata dai nani. “Ma se vuoi andare, allora andiamo!Su, muoviamoci, bella!” sbercia il nano ricciuto aggrappandolesi a un braccio e spingendola.Il nano dai capelli rossi è dietro di lei e preme le mani sul suo sedere, facendola avanzare.”Che bel didietro, signora!davvero una meraviglia!”sghignazza, battendo i piedi a terra.Il nano dai capelli di stoppa le è salito a cavalcioni sulle spalle e le tiene il mento fra le mani.”Trotta trotta cavallino” dice dandole dei gran colpi con il suo sedere che muove all’insù e all’ingiù.”bella mia, ora andiamo!Non volevi andare?Su, svelta, al galoppo!”
Marilena guarda la strada davanti a sé, poco oltre sulla sinistra c’è una casa, vede una donna in giardino a innaffiare i fiori, pensa che chiederà aiuto a lei , che quella donna potrà aiutarla a liberarsi dai nani. Ma quando passano davanti al giardino la donna, con un fazzoletto a fiori in testa,sorride, divertita e, le mani sui fianchi,si mette a guardare i nani che assediano Marilena , compiaciuta dello spettacolo.” Ah, sono sempre a giocare loro!” dice, “Mi aiuti, la prego “ fa Marilena alla donna “non mi lasciano andare, mi tengono prigioniera! “Iiiighh! Prigioniera!Ma sentila la smorfiosa” “Osa osa!” “ Osa iè!” sghignazzano i nani.
“ Non abbia paura signora, vogliono solo scherzare, divertirsi un po’.Perché non sta al gioco, invece di lamentarsi?” dice la donna,e intanto sorride, ammiccante, ai nani.”Ma ci stia lei al gioco!” si risente Marilena.”Ah, ah, la signora Palmira gioca sempre con noi!E’ nostra amica lei!Non fa la smorfiosa come te, bella mia” le grida il nano riccioluto che, facendo un salto, le afferra il naso e glielo storce. “ Che carini!Sono divertenti, non trova?” dice la signora Palmira. “Divertenti un corno!” sbotta Marilena, esasperata. Ormai non spera più nell’aiuto della donna e si lascia sballotolare dai nani, avanzando a fatica. “ Un po’ di pazienza, signora, con queste ….creaturine. Sono come bambini loro, bambini un po’ birichini ma buoni” “Buoni nell’anima!” bercia il nano dai capelli di stoppa che ora tiene Marilena avvinghiata per la vita e la spinge saltellando, e intanto fa sgusciare i piedi come scoiattoli contro le sue gambe.” Ah, anche la signora Palmira è buona!”, fa il nano dai capelli rossi, strizzando l’occhio alla donna.”Non vuole unirsi a noi, signora Palmira?” “Meglio di no!Non mi sembra il caso!” dice la donna, ridendo. “Eh, è riottosa la nostra …nuova amica!” e il nano con le lentiggini fa una smorfia di dispiacere.”Ma già, lei non vuole essere nostra amica!” “Iallallà iallallà, eccola qua!” gridano i nani, spingendo Marilena. “Non abbia paura, signora!non ha niente da temere da loro! E si diverta!” le grida dietro la donna, mentre superano la casa.”Trallallera lallera lallà, questa signora impazzire ci fa “ canterellano i nani, addosso a Marilena.Le si strusciano contro, le danno pizzicotti, la spingono in avanti e poi all’improvviso la fanno indietreggiare, la tirano e strattonano per le gambe, per le braccia, per la vita, saltano sulle sue spalle, le acchiappano il naso, le fanno :”Buuuuuu!” negli orecchi, le danno morsi sulle mani e pizzicotti sulle gambe.
Ogni tanto anche lei riesce ad assestar loro una gomitata o una pedata, ma non ce la fa più a chiederle di lasciarla andare.Non spera nemmeno che qualcuno accorra in suo aiuto ormai, le rade persone che incontra per strada si limitano a guardare divertite, ridono, battono le mani.”Prima o poi finirà”, si dice lei per farsi coraggio .Quando passano davanti alla chiesa dalla porta sta uscendo don Giuseppe che, tutto allegro, le dice :”Ah,che onore ti è capitato Marilena! I nani vogliono giocare con te!” “Mi aiuti, don Giuseppe!Non mi vogliono lasciare!” grida lei. “Eh, un po’ di pazienza, figliola, Santiddio!Pazienza e umiltà ci vuole!”dice lui, tracciando per aria il segno della croce. “Don Giuseppe, questi sono dei diavoli!Me ne liberi, la prego!”
“Noi diavoli!?!Iiighigghiggh! Sentila la segnora ombrosa!” bercia il nano riccioluto.”Se qui ci sono diavoli non siamo certo noi! Siamo creature innocenti noi!” “Ma perché parli di diavoli, figliola?” le chiede don Giuseppe, stropicciandosi le mani. “Questi sono tuoi fratelli!Tu devi essere paziente con loro!Pazienza e umiltà, Marilena, ricordati” e don Giuseppe si allontana con un sorriso sornione.”Anche don Giuseppe è amico nostro, capito?” le gracchia sul collo il nano dai capelli rossi.”Tutti qui sono amici nostri!Ci sei solo tu che non vuoi essere nostra amica!Ma perché, non ti siamo simpatici?” sghignazza il nano riccioluto.
Poco dopo aver superato la chiesa_____e Marilena si sente ancora ribollire di rabbia contro don Giuseppe , accidenti a lui, invece di venirle in soccorso l’ha perfino reguardita con l’invito ad essere paziente e umile, davvero accidenti a lui che l’ha lasciata in balia di quei bruti, di quei diavoli____una grossa serpe attraversa la strada,sbucando da un cespuglio sul ciglio del fosso.La serpe sfiora un piede del nano dai capelli di stoppa, che fa un balzo per lo spavento.”Attento” gli grida il rosso, storcendo la bocca.”Uuuuu, brutto segno una serpe sulla propria




strada!”, mugola il nano lentigginoso.”Già, significa insidia, tranello”.E i nani si staccano da Marilena e si mettono a guardarla a braccia conserte.Le annunciano che loro torneranno indietro. A Marilena non sembra vero che così, d’un tratto e per caso, lei si è finalmente liberata di loro, oh, stanno per lasciarla, davvero! E si sente colma di gratitudine verso quella benedetta serpe, lei che pure ha paura delle serpi e ne prova ribrezzo.Ma questa è stata davvero provvidenziale. La guarda riconoscente mentre scivolando sparisce fra l’erba.
“Bada, se prosegui su questa strada andrai incontro ad ostacoli e a disgrazie.Pensaci!” la ammoniscono i nani. “Non vuoi tornare indietro con noi? Ascoltaci! Fa’ tesoro della nostra saggezza!”
“Tornare indietro con voi!?” No, grazie tanto, non ci penso proprio!” esclama lei e riprende, sollevata, il suo cammino. I nani, sghignazzando, partono di corsa nella direzione opposta alla sua.
Marilena si sente leggera, le sembra di volare ora che non ci sono più quei maledetti nani ad assillarla.La strada è deserta, presto raggiunge la curva che passa davanti alla cascina con ampio cortile.Mentre si trova ancora sulla curva sente dietro qualcuno, qualcuno che sta correndo.A voltarsi non ci pensa, sicura che tanto non si tratta dei nani, lo sente dal rumore e dalla cadenza dei passi.La persona che sta correndo dietro di lei presto la raggiunge, è alle sue spalle.Marilena ne sente il fiato sul collo, una zaffata di fiato rancido.E subito dopo una grande mano, ossuta e squadrata, si protende davanti al suo viso, le batte sul naso e preme sulla sua bocca.Marilena si divincola e prova a gridare ma il suo grido rimane imprigionato in gola, gola e guance che si gonfiano nello sforzo mentre lei afferra con le sue mani quella mano che la sta soffocando.Gelida e precisa una coltellata la colpisce al centro della schiena e subito dopo un’altra e un’altra
ancora. Con un rantolo Marilena cade bocconi sulla strada mentre la persona che l’ha accoltellata, un uomo sui quarant’anni dal fisico asciutto , scattante, si allontana correndo dopo aver gettato il coltello nel fosso che corre lungo la strada.
Marilena giace stesa a terra, le gambe piegate ad angolo, scomposte, le braccia allargate .Sulla schiena__Marilena indossa un maglioncino beige_____macchie di sangue.Il suo corpo si trova vicino al bordo della strada che è piuttosto stretta, tanto che è impossibile in molti tratti ci passino contemporaneamente due automobili che procedano l’una nel senso opposto all’altra. Del resto sulla strada di rado transitano automobili. Ora la strada, non fosse per il corpo di Marilena steso a terra, a ridosso del ciglio erboso, è deserta. A destra si stendono prati e oltre i prati campi coltivati a grano e granturco:per tutta la zona pianeggiante non si vedono case nemmeno in lontananza. Anche a sinistra si stendono prati e più oltre ci sono capannoni dall’aspetto vacillante che forse sono serviti in passato per alcune coltivazioni che poi sono state abbandonate. Le case più vicine al punto dove si trova il corpo di Marilena sono a poco più di un centinaio di metri ma nessuno che si trovi nei loro giardini, nei loro orti, nei loro cortili sembra essersi accorto di quello che è successo.La strada è deserta, i prati e i campi sono deserti__non c’è neanche un cane, eppure i cani sono numerosi da queste parti______nel silenzio della campagna assolata si ode il ronzio degli insetti, e il gracidare delle rane. Ogni tanto si sente anche il rumore del battito delle ali di stormi d’uccelli che si levano in volo. Ne passa di tempo prima che appaia qualcuno.La prima persona che transita su quel tratto di strada è un uomo anziano, ossuto, che va in bicicletta____una vecchia bicicletta___tenendo il cane, un labrador, al guinzaglio. L’uomo pedala e intanto fischia, tutto allegro.Sembra non accorgersi del
corpo che giace a terra,proprio come se non lo vedesse.Il labrador, strattonando il guinzaglio, si avvicina a Marilena, la annusa, si mette a mugolare.L’uomo è costretto a fermarsi.Tuttavia non scende di bicicletta, sta con i piedi posati a terra, una mano sul manubrio mentre con l’altra tira il guinzaglio del cane.” Vieni via, Foffo,”dice tranquillo al cane”questi sono fatti che non ci riguardano.Suvvia, svelto che si riparte” e riprende a pedalare fischiettando allegramente.Il cane lo segue ciondoloni, continuando a mugolare.
L’uomo in bicicletta è appena sparito andando verso nord che da sud sbucano, schiamazzando, due uomini e due donne con tre bambini, sui sette, otto anni.I bambini precedono le donne, che camminano chiacchierando animatamente e ogni tanto danno una voce agli uomini che le seguono, e pure loro sono impegnati a discutere.” A me mi fa proprio ridere Carmela” sta dicendo la donna bruna alla sua amica bionda “ che fa finta di non sapere che il marito le fa le corna.Ma se lo sanno tutti!” “Tanto l’è così……..quando non si vuol vedere non si vede” commenta compiaciuta la donna bionda. “L’atra sera siamo stati a cena dai Rosai, e sai, c’era anche lui, il vicesindaco…..” sta raccontando uno degli uomini all’altro: “Ah, il Colussi.E com’è, com’è?” “ E’ un tipo simpatico, disponibile, insomma non sta per nulla sulle sue…..” “Lo sai che io conoscevo il padre del Colussi? Lo conoscevo perché faceva l’avvocato e quando ho avuto problemi con i vicini che disturbavano sono andato da lui----“
“Mamma, mammma, guarda là!” dice uno dei bambini tirando la madre per un braccio e indicando il corpo di Marilena. “E cosa c’è da guardare?” fa la donna,assestando un sonoro ceffone al figlio. “Baaabbo!” si lamenta lui, “la mamma mi ha picchiato!” “ Sei impertinente Roberto! Impertinente e curioso!curioso come una scimmia!” “Ma babbo, guarda là…..” , e Roberto fa un cenno a braccio teso verso il corpo di Marilena . “Dio santo, se ci
dovessimo occupare di tutti quelli che stanno a terra, staremmo freschi” dice il padre del ragazzo. “E’ quello che penso anch’io “ assente il suo amico. Roberto si serra il volto fra le mani, scuote la testa, batte i piedi per terra e dice”No!No!No!”Gli altri due bambini___si chiamano Michele e Giacomo____lo guardano immusoniti, imbronciati. “Via, muoversi tu!Svelto!” dice il padre di Roberto passando vicino al figlio, che s’è piazzato di fronte al corpo di Marilena, e gli tira uno scappelloto. “devi smetterla di fare i capricci!Su, svelto, cammina!Che la nonna ci aspetta….”Roberto,serrandosi le braccia al torace, a testa bassa, riprende a camminare.Gli altri due bambini, Michele e Giacomo, sono tenuti per mano dalle due donne che gli trascinano, perché loro sembrano recalcitranti.I quattro adulti e i tre bambini si allontanano sulla strada, superando il corpo di Marilena che giace riverso sul ciglio.
In quello stesso momento nella città di provincia a cui margini si stende quella campagna si sta svolgendo uno spettacolo allestito
da giovani e giovanissimi in un locale decrepito denominato “Spazio ai giovani.”Sul palcoscenico un ragazzo dal fisico atletico che indossa shorts e maglietta sta dipingendo una grande tela che raffigura sette donne nude che si tengono per mano mentre stanno ballando in girotondo. Le donne hanno corpi massicci, debordanti e sgraziati e volti dai lineamenti grotteschi, dalle espressioni sguaiate. Il ragazzo dipinge con grande furia, è tutto imbrattato di colore, ha i capelli e il volto, le mani e le braccia impiastricciate di colore. Sotto il palcoscenico, voltata verso il pubblico che è numeroso(e alcuni sono seduti anche sul pavimento)si dimena, completamente nuda, una ragazza alta e robusta, con spalle larghe e seno prosperoso, con muscoli in evidenza nelle gambe, nelle braccia, nell’addome. Un uomo piccolo di statura, completamente vestito, le sta spalmando il corpo di rosso e di giallo. Nel locale imperversa una musica assordante: brani di Beethoven e di Haendel si alternano a pezzi di rock, di jazz e di heavy metal.Dal pubblico , in prevalenza giovanile, partono esortazioni e apprezzamenti gridati al pittore e al piccolo uomo che spalma di colore il corpo della ragazza. “ E dagli nanetto!Tingiglielo bene il culo!Che, hai paura di rovinarglielo?Ah!aah!” “Forza, artista, faccela più scosciata la seconda a sinistra!Più sguaiata la bocca della terza!Coraggio, le vogliamo oscene!” Nella sala,mentre sta suonando a tutto volume un rock indiavolato, si leva potente un rullo di tamburo e la ragazza che si dimena nuda davanti al palcoscenico stramazza a terra, abbattendosi sul piccolo uomo che le sta spalmando addosso il colore.”Aiuto!Aiuto!”grida l’ometto spaventato.”Volete ammazzare anche me?”Non si sente più il rullo del tamburo, anche la musica tace. Il pittore si allontana dalla tela e guarda giù dal palcoscenico.”Ehi!ehi!” grida , facendo gesti agitati con le braccia, ad indicare il fondo della sala.”Ehi Casimiro, non dirmi che è morta!Si era deciso che bastava ferirla!” “Altro che ferita, questa è morta, vi dico!” strilla il piccolo uomo sotto il palcoscenico e si asciuga le lacrime con le mani sporche di vernice. “Aaahhh!Iuuggugg!Evviva….c’è il morto!”gridano gli spettatori, battendo le mani e i piedi. “ Uno spettacolo come questo non si è mai visto, ragazzi!” urla qualcuno estasiato.”E tu cosa aspetti a distruggere la tua tela?”, si leva una voce.”Sì, diiistruggilaaaaa!ce l’hai promesso! Cosa aspetti?o vuoi che faccciamo fuori anche te?” gridano in coro.
“Per carità!basta un morto!” si dispera l’ometto che è rimasto accanto al corpo della ragazza uccisa. E poi urla al pittore:”Presto, accontentali!distruggi la tela!”Il pittore comincia col prendere a calci la sua opera mentre gli spettatori si avvicinano al palcoscenico, salgono sul palcoscenico e si scagliano contro la grande tela.”La vuoi distruggere o no?”urlano.

In quel preciso momento, sono le diciassette e trentasette, per la strada di campagna dove giace riverso il corpo di Marilena ripassa
l’uomo di colore che aveva superato la ragazza mentre stava camminando. L’uomo vede il corpo, per un momento è indeciso se fermarsi e chinarsi, ma decide di passare oltre, di non curarsene e per rafforzare la sua decisione posa un piede sul dorso della ragazza, prende un grande slancio,e si allontana aumentando la velocità.




© Mara Masolini



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