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I gatti di Fiesole
di Paolo Cardoso
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RACCONTO SEGNALATO DALLA GIURIA NELLA
II EDIZIONE DEL CONCORSO LETTERARIO UNIBOOK - PROGETTO BABELE

Quest’anno a Fiesole l’inverno era particolarmente freddo e la vita per la colonia dei gatti, che viveva nelle antiche rovine etrusche, non era certo facile.

Trovare da mangiare intorno ai cassonetti della spazzatura era sempre più difficile ed i topi si erano fatti sempre più furbi e guardinghi.

Ma la gente, in fondo, era buona e qualcosa da mangiare lo lasciava sempre.

Certo la sera vedere, attraverso le finestre appannate dal freddo, dentro le case illuminate, i gatti più fortunati che dormivano su comodi cuscini, al caldo, faceva un po’ invidia.

Ma poi il pensiero che loro non potevano uscire, correre e guardare la luna rendeva meno duro vivere all’aperto esposti alle intemperie.

Quella sera c’era una bellissima Luna che risplendeva in un cielo terso dal freddo vento di tramontana.

Vicino alle antiche rovine romane, in Via Marini, un piccolo gatto di 3 mesi circa, che si chiamava Scart, se ne stava in cima ad una colonna di un cancello, guardava la Luna e cercava di afferrarla, ritto sulle zampe posteriori.

Impresa inutile!

Agitava le zampe verso il cielo, ma non ci arrivava, alla Luna. Alla fine perse l’equilibrio e cadde giù dalla colonna. Non si era fatto niente, era solo rimasto un po’ stordito.

“E bravo gatto furbo…non lo sai che la luna è lontana?” gli disse un grosso gatto a strisce rosse e bianche. Scart lo guardò curioso perchè non l' aveva mai visto prima.

“Chi sei ? Da dove vieni ?” gli chiese.

“Mi chiamo Romeo. Vengo da Firenze ed ho deciso di venire fin quassù perché non mi piacciono le automobili e la confusione. Troppi turisti! Qua ci sono stato cinque o sei anni fa, da giovane e mi era piaciuto il posto. Ma tornando alla Luna, sai, è lontana. Però è un posto bellissimo, magico,”

“Tu ci sei stato?”-chiese Scart

“No- rispose Romeo - ma un mio amico gatto che era scappato, nascosto in un autobus di turisti che venivano dall’Anatolia, mi ha raccontato che qualcuno di loro c’è stato e che è un posto bellissimo. Non ci sono uomini, né cani. Solo gatti. Milioni di gatti. Lì c’è sempre caldo e i topi non scappano, ma crescono sugli alberi. Vi sono valli intere piene di cespugli di croccantini.

Un vero paradiso per noi. Per questo gli uomini non ci stanno. Non capisco perché ma a loro i topi non interessano".

“Non è vero! Sono tutte baggianate!” Intervenne Biagio, un vecchio gatto schivo e facilmente irritabile. “Non raccontare stupidaggini a Scart che magari ci crede! Ah, mi presento, sono Biagio. Ero qui e ti ho sentito parlare”

Prima che Romeo potesse replicare una buffa gattina di moltissimi colori e padre molto incerto che si chiamava Minù disse: ”Stai zitto Biagio, quello che Romeo dice è vero. L’ho sentito dire anche io da un gatto di un turista inglese che passeggiava qui e con il quale ho scambiato…diciamo quattro miagolii…”

“Baggianate! Tu crederesti anche ai topi che volano!”, rispose Biagio.

“Ma se è così bello, perché non proviamo ad andarci?” Disse pieno d’entusiasmo Scart.

“Non è poi così facile –intervenne Romeo- se no ci sarebbero già andati tutti!”

Intanto tutti i gatti della colonia, che poi erano sette od otto, si erano avvicinati e stavamo ascoltando con molto interesse.

Neanche il fitto abbaiare di un vecchio cane nel giardino lì vicino riuscì a distogliere la loro attenzione.

Ognuno di loro volle dire la sua sull’esistenza o meno del paradiso dei gatti sulla Luna. La maggioranza di loro, era composta dai gatti più magri e mal ridotti, era molto favorevole a credere a quel che Romeo aveva detto e solo Biagio e la vecchia Rosa, una gatta persiana molto coccolata dalla signora della casa d’angolo, erano assolutamente scettici e ridevano, sotto i baffi, degli altri.

“La fame vi fa credere a tutto, poveri gatti ingenui!” disse la Rosa.

“Siete disposti a credere al paradiso dei gatti solo perché qua nessuno vi ha voluto ospitare nella sua casa perché eravate troppo brutti o troppo selvatici! Poveri illusi accettate la vostra realtà".

“Non è vero- disse Romeo- bisogna crederci nelle cose e volerle. Se siete tutti d’accordo proviamo a cercare la strada per la Luna. Domandiamo in giro, guardiamoci intorno. Sono sicuro che la troveremo!”

Tutti acclamarono Romeo e decisero che il giorno dopo avrebbero iniziato la ricerca. Scart era contentissimo. Lui non aveva né un babbo né una mamma, ma tutti lo aveva accolto come un figlio e lo aiutavano. Tra l’altro due o tre volte degli umani avevano cercato di prenderlo, ma lui era scappato perché le loro facce erano brutte e non gli avevano ispirato nessuna fiducia.

A volte quando pioveva ed il freddo era così intenso che nessuna scatola bastava a fermarlo, lui pensava che aveva commesso uno sbaglio. Che se si fosse fatto prendere a quest’ora sarebbe stato in una bella e calda casa. Ma la tristezza scompariva quando tornavano alla mente i racconti che si facevano sugli umani che li mangiavano a cena, dopo averli bolliti.

Mah, tanto il passato ormai non c’è più per nessuno.

Furono giorni di grande attività nella colonia dei gatti di Fiesole.

Domandarono a tutti, ai Cani buoni delle ville dei ricchi che non li rincorrevano, ai vecchi e saggi Gufi. Ai Piccioni (ma si sa loro sono stupidi e non conoscono niente). Chiesero anche alle Talpe nelle loro tane, ai Germani che volano oltre ai monti. Ma nessuno conosceva la strada per la Luna.

Si ritrovarono una sera, intorno alla solita colonna di via Marini. C’era una gran nebbia e non si riusciva a vedere nulla e men che mai la Luna.

Il freddo umido entrava senza pietà nelle loro ossa.

Erano molto sconsolati e silenziosi. Alla fine Romeo esordi:

“Forse ha ragione Biagio. Forse non c’è modo di andare sulla luna.”

“Ve lo avevamo detto, stupidi” disse la Rosa, con aria saccente. “Siete solo dei poveri illusi pieni di fame e speranze sciocche!”

“No – disse Scart - che era sempre stato zitto – No, io sono sicuro che la strada per la Luna c’è. Siamo noi che abbiamo sbagliato. Dovevamo chiederlo a Colui che sa tutto, a Dio. Io sono piccolo e ho capito che Dio è molto occupato. Si deve occupare di tutto l’Universo e di tutti. Uomini, gatti e perfino dei topi. Bisogna metterci qui e pregarlo, tutti insieme, di dirci come si fa. Lui ci darà sicuramente la risposta giusta".

Tutti lo guardarono ammutoliti e sorpresi della sua saggezza e semplicità.

“Certo - disse Romeo – il piccolo a ragione. Mettiamoci tutti qui e chiediamo, in silenzio a Dio, la strada per la Luna. Lui ce la indicherà sicuramente. Vedete Lui che non ci lascia mai davvero senza mangiare, non ci lascerà senza risposte.”.

Biagio guardò perplesso Rosa e disse

“Mah, non ci costa niente e comunque parlare a Dio fa sempre bene”

Furono tutti d’accordo ed iniziarono. Ogni sera si ritrovavano e tutti insieme e chiedevano a Dio la strada per la Luna.

E non smisero neanche dopo una settimana. E neanche dopo un mese.

Poi una Domenica sera, dopo essersi riposato, Dio si mise, come al solito, ad ascoltare i racconti dell’Universo. Cosa che lo diverte molto. Ad un tratto, un suo Angelo gli fece notare quella strana colonia di gatti di Fiesole che chiedeva a Lui la strada per la Luna.

“Già, gran bel posto Fiesole – disse Dio al suo angelo – e quei gatti hanno avuto una gran fede in me. Sperare che io li ascoltassi con tutte le cose belle e brutte che devo fare richiede una gran fede! Angelo, stasera vai da loro e prendili tutti e portali sulla Luna e non dimenticarti di sistemarla come loro vogliono. Mettili nella parte di dietro della Luna, così gli umani per un bel pezzo non li vedranno e li lasceranno in pace. Ora vai. Io vi guarderò da qui.”

Allora quella sera, mentre pioveva a dirotto ed i gatti tutti bagnati erano lì a chiedere a Dio che gli indicasse la strada per la Luna, apparve loro, all’improvviso, un gentile signore che ispirava un gran senso di pace. Infatti nessuno di loro fuggì ma rimasero tutti immobili a guardarlo.

Lui si rivolse a loro, non nella lingua degli uomini ma in quella dei gatti e disse:

“Salve io sono un Angelo. Mi manda Dio. Per favore salite su questa auto. Vi porterò io sulla Luna.

Lì per lì tutti rimasero attoniti, ma Scart, con calma e decisione disse “Andiamo, ve lo avevo detto che Dio ascolta sempre tutti” e salì in macchina.

Anche gli altri lo seguirono e dopo un attimo una luce strana gli abbagliò. E subito dopo si trovarono in posto strano. Faceva caldo. C’era una luce bellissima. Alberi pieni di topi e croccantini e tanti gatti dall’aria felice che li accolsero con grandi miagolii allegri.

Capirono così di essere sulla Luna!

Tutti si misero a correre e saltare. Ringraziarono molto l’Angelo e lo pregarono di salutare Dio e naturalmente di ringraziarlo molto.

Poi si mescolarono agli altri gatti. Sono ancora lì, felici e contenti, lontano da questo nostro strano mondo di pazzi troppo occupati a farsi male.

Voi direte, ma perché i satelliti che sono stati nella parte oscura della Luna non gli hanno visti? No, i loro occhi elettronici li hanno visti, ma i nostri no, perchè non sanno più vedere i miracoli di Dio.

© Paolo Cardoso



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(1) La vera storia del burattino Pinocchio (scritta da lui medesimo) di Paolo Cardoso - RACCONTO
(2) I gatti di Fiesole di Paolo Cardoso - RACCONTO



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