Il gruppo di Progetto Babele su Facebook
SCARICA GRATUITAMENTE LA RIVISTA IN FORMATO PDF ACQUISTA UNA COPIA STAMPATA DELLA RIVISTA SCARICA O COMPRA I NUMERI ARRETRATI DELLA RIVISTA
Condividi questa pagina su FACEBOOK HomePage Contatta PB Contatta il WebMaster help&faq
 
IL FORUM DI PB    Ultimo topic: Niba - De humana physiognomonia inserito il 2013-05-21 (ultimo aggiornamento 2013-05-21)    Ultimo post: inserito da dariociferri il 2013-05-21 sul topic Niba - De humana physiognomonia    PB NEWS:    [13/06/2012] Terremoto in Emilia - sospensione temporanea attività Progetto Babele    [18/03/2012] Novità in arrivo per le edizioni Anordest    [13/10/2011] Il cacciatore di titoli    [13/10/2011] Esce in questi giorni LA RUGGINE di Devis Bellucci    [22/05/2013] 15 concorsi letterari in scadenza nei prossimi quattordici giorni    EVENTI, PRESENTAZIONI, CORSI, SEMINARI, FIERE E SPETTACOLI    ULTIMI INSERIMENTI SUL SITO AL 22/05/2013    Recensioni     Nell'aria inquieta del Kalahari di Barolong Seboni     Rose rampicanti. Appunti di viaggio nelle terre dei trovatori di Ezra Pound     Desperation di Stephen King     Anteprima della stoffa dell'universo di Nino di Paolo    Il Possidente (La Saga dei Fisrsyte I) di John Galsworthy    Il parere di PB     A piedi scalzi dentro l anima di Sergio De Angelis     Lucide ossessioni di Valeria Francese, Roberta De Tomi, Claudia Barbarano     Quando gli squali mangiano vento di Enrico Meloni    Il Funzionario e altri racconti di A.A.V.V.     Sia fatta la tua comicità. Paradise strips di Pietro Pancamo    Articoli e saggi     Il caso di Italo Svevo ovvero l'artista può anche essere un bottegaio?     Gustavo Strafforello: Chi si aiuta Dio l'aiuta     Pietro Rotondi. Traduttore e autore     Traduzioni o adattamenti? Le letture per gli operai edite da Emilio Treves     Umberto Eco, Pericle, la democrazia e il populismo...    Racconti     Pink Floyd, la pazzia e la grandezza di Ettore Bonato     L’incapacità del verbo essere. di Carla Montuschi     Sinistra del porto di Ettore Bonato     E di questo nessuno parla di Vagabondo Ebbro     Della saggezza nascosta nella natura sin dalle sue origini remote di Bruno Corino    AUDIOLIBRI     Hannah di Beppe Calabretta letto da Sandra Tedeschi     Delusione di Christian Bigiarini letto da Alberto Sannazzaro     L`ultimo di Giuseppe Foderaro letto da Luca Govoni     Pettorosso di Alessandro Cancian letto da Luca Govoni     Impossibile di Cesarina Bo letto da Alberto Morella, realizzato da Riccardo Cerutti    Biografie     Deledda,Grazia (1871-1936)     Némirovsky,Irene (1903-1942)     Rodolfo Walsh (1927-1977)     Sturluson, Snorri (1176-1241)     Proust, Marcel (1871-1922)    Traduzioni     I piedi di Grgur Ninski di Mihajlo Pantic trad. di Alessandra Cargnel     A la mystérieuse (1926) di Robert Desnos trad. di Alessandra Cargnel     Nuova scuola filosofica di Tadeusz Rozewicz trad. di Aldona Palys     Quella donna di Rodolfo Walsh trad. di Diana Facile     Il cavaliere doppio di Théophile Gautier trad. di Tania Ianni    Poesie     Fotografia di Maria luisa Donatiello     Orme di Primavera di Rosanna Affronte     Mi hai chiesto di Sara Janni     Abbastanza tardi di Eugenio Solla     Commento alle poesie di Andrea Cambi di Pietro Pancamo    Cinema     Forbidden Voices - How to start a revolution with a laptop (Svizzera 2012) regia di Barbara Miller     Hamlet (UK - USA con Kenneth Branagh: Amleto Julie Christie: Gertrude Derek Jacobi: Claudio Kate Winslet: Ofelia 1996) regia di Kenneth Branagh     Becoming Jane (Con Anne Hathaway, James McAvoy, Julie Walters, Maggie Smith, James Cromwell 2007) regia di Julian Jarrold     The Blind Side (USA - con Sandra Bullock: Leigh Anne Tuohy Tim McGraw: Sean Tuohy Quinton Aaron: Michael Oher Jae Head: S.J. Tuohy Kathy Bates: Miss Sue 2010) regia di John Lee Hancock    Una vita nel mistero (ITALIA 2010) regia di Stefano Simone    
 
 
Email
PSWD
CONSIGLI DI LETTURA
Arretrati e copie stampate
PB International
PB Interactive
IN PRIMO PIANO
Ricerche nel sito
Google
Yahoo
MSN
Scegli mot.


OnlineUtenti connessi: 4
Utenti collegati in chat 0

Dal 01/01/2003
questo sito ha generato
37.109.414
esposizioni

 
     

Fa male, sai?
di Carlo Mocci
Pubblicato su SITO



VOTA QUESTO RACCONTO
Insufficiente Sufficiente Discreto Buono Ottimo
(Votanti: 1747 / Media 79 %)

 

Bene, allora, che ti dicevo? Ah, sì. Ti ricordi quel nostro compagno di liceo, con i capelli rossi, come si chiamava… sì, insomma, quello piccolo e scheletrico, mezza cartuccia, con una gamba più corta dell’altra, che quando veniva avanti sembrava un motore sbilenco… Dai, davvero non ti ricordi il nome? Guarda che Forti, quel cinghiale che si esprimeva solo a ceffoni, lo chiamava Rosso Malpelo! Che fantasia, detto tra noi… insomma, ci siamo capiti.

Bene, ti dicevo. Ero in fila all’ufficio postale per pagare la bolletta della luce. Sì è vero, potrei pagarla su Internet magari dopo avere fatto un corso, o al bancomat, o potrei farmela addebitare direttamente sul conto, però… vedi, non mi fido. E se poi succede qualcosa? E se poi ti dicono che non hai pagato? La ricevuta, dici? Ma è stampata da te, che valore legale può avere? Invece così c’è il loro timbro, non possono fregarmi.

Comunque, ero in fila all’ufficio postale. C’era tantissima gente. Non capisco perché tante persone continuino a andare di persona a pagare le bollette con tutte le tecnologie che abbiamo oggigiorno. È pazzesco, evidentemente è tutta gente che non ha di meglio da fare.

Insomma, non divaghiamo. Ero lì in fila che aspettavo il mio turno. L’impiegata della mia fila era particolarmente lenta, come sempre. Mi capita sempre la fila peggiore, non c’è niente da fare. Vabbé che sono tutti dei fannulloni. Nell’attesa mi guardavo intorno. Il salone delle Poste Centrali era proprio pieno, tanto che il condizionamento soffriva e arrancava. C’era odore di soffritto per il tanto sudare. Che schifo! Non tutti purtroppo sono come me, che tengo all’igiene e ogni settimana faccio il bagno, anche se a volte non è che sarebbe proprio necessario. Ma io sono fatto così, che ci posso fare, è colpa della mia mamma che mi ha abituato all’igiene personale.

A un certo punto la folla ha cominciato a ondeggiare. C’era qualcosa che attirava l’attenzione di tutti verso un punto del salone. Si sentivano degli scoppi di voce. Il caldo era insopportabile. Ho deciso di fissare nella mente per ricordare questo giorno proprio il caldo e quegli scoppi di voce, come delle piccole esplosioni in un crescendo.

La folla ripiegò, si udirono ancora quelle voci. Da dove ero, in un anfratto laterale dell’enorme ufficio postale, non riuscivo a vedere che cosa stesse succedendo.

Qualcuno urlò, lontano: “Lo lasci stare! Chiamo la polizia!”.

Insieme a tutti gli altri mi misi in punta di piedi per cercare di vedere, senza spostarmi. Eravamo tutti molto incuriositi, ma nessuno intendeva andare a vedere e perdere il posto in fila.

Si udì ancora urlare: “Lo lasci stare, mi sente?”.

Finalmente un giovanotto vicino a me si decise a muoversi, bontà sua. Era uno di quegli energumeni che si vedono oggi così spesso nelle nostre strade, sai, alti e grossi con gli anfibi e il giubbotto di pelle nera. E non sono nemmeno sicuro che fosse italiano puro al cento per cento, anzi, sai che cosa ti dico? Doveva essere del Nord-Africa o giù di lì, una specie di mezzo arabo. Ci stanno invadendo, tra poco non avremo nemmeno più il diritto di respirare la nostra aria.

Comunque, questo tizio ha cominciato a farsi largo tra la folla, dirigendosi verso il punto da dove arrivavano le urla. Era proprio un energumeno, ma la gente non accennava a spostarsi perché erano tutti rivolti verso il punto dove stava succedendo quella cosa e non lo vedevano arrivare. Lui allora ha cominciato a farsi largo a botte e spintoni, e qualcuno protestava a bassa voce, qualcuno lo guardava storto. Ma lui non rallentava nemmeno, era come una nave rompighiaccio che fili tra piccoli iceberg, e nessuno si fidava troppo a importunarlo.

Intanto in mancanza di meglio tutti si tiravano al massimo su sulla punta dei piedi per cercare di vedere..

A quel punto successe qualcosa d’altro. Lì davanti doveva essere cambiato qualcosa: mi accorsi di tutta un’agitazione nuova mista a paura. Si udì un suono forte e indecifrabile. L’impiegata abbandonò il suo posto allo sportello e scomparve nel retro dell’ufficio postale. È a quel punto che mi decisi ad andare a vedere, tanto ormai la coda non esisteva più e non c’era più né capo né coda, scusando il gioco di parole.

Lontano si capiva che la folla si era aperta lasciando libero uno spazio circolare. Avvicinarsi era impossibile, così presi una poltroncina imbottita, di quelle verdi, hai presente?, e la avvicinai a uno di quei tavolini alti divisi da setti ai quali ci si appoggia in piedi per compilare i moduli. Sono salito sulla sedia e da lì sul tavolino.

Era di plastica e metallo e ondeggiava un po’, però non ha ceduto, a parte un setto che ho divelto afferrandolo per tirarmi su, pazienza. Sono cose che capitano, e comunque ci sono cose più importanti, con tutti i soldi che si mangia lo Stato. Non ho mai cheisto un soldo, se una volta tanto faccio spendere io loro, non mi toglierà certo il sonno. E poi con la gente che ho dovuto spintonare per conquistare quel posto, era l’ultimo dei problemi.

Da là sopra finalmente potevo vedere che cosa stesse succedendo. Nel cerchio lasciato libero dalla folla c’era un ciccione gigantesco, la pelle unta. Anche i capelli erano unti, veramente, e anche i vestiti. Era voltato nella mia direzione e si agitava.

Di fronte a lui stava il mezzo arabo, che lo fronteggiava. Il ciccione è scomparso per un attimo e quando si è tirato di nuovo su teneva per il colletto un tipo piccoletto, tutto spettinato e con gli occhiali di traverso, i capelli rossicci con fili grigiastri.

Dapprima non l’ho riconosciuto: era proprio brutto, tutto rinsecchito. Ma ha sempre la stessa espressione un po’ offesa e un po’ triste, e questo mi ha messo sulla strada: era il rosso! Sì, proprio lui. Certo che di tempo ne è passato! Quanti anni saranno? Trenta? No, di più, devono essere almeno quaranta, avevamo quindici o sedici anni. Pensa, non l’avevo mai incontrato, da allora.

Comunque sia, il ciccione l’ha tirato su come se raccogliesse una giacca da terra, poi, tenendolo tra sé e l’energumeno mezzo arabo, gli ha assestato un altro paio di ceffoni facendo volare via gli occhiali, che sono scomparsi nel mare di teste.

Il mezzo arabo a quel punto ha afferrato il ciccione unto per il bavero e gli ha dato un bellissimo pugno proprio in mezzo alla faccia. Ho visto il muso del trippone rientrare accartocciandosi. Come minimo gli ha rotto il naso, fantastico! Il sangue ha cominciato a colargli. La folla rumoreggiava in segno di apprezzamento. Al diretto al viso il mezzo arabo ha fatto seguire un pugno proprio sotto lo sterno, e il sacco di lardo è andato giù. Eravamo tutti eccitati e allegri.

Volendo vendicare il mio compagno di scuola, ho lasciato il mio trespolo usando la sedia di prima. Ero deciso a dare una bella lezione al grassone, se l’era proprio meritata. Ho sollevato il alto sulla testa la sedia e ho cominciato, a spintoni, a farmi largo tra la folla.

Tra spinte e imprecazioni sono riuscito ad arrivare al bordo del cerchio. Il mezzo arabo stava lì immobile, sorvegliando il ciccione privo di sensi.

Ho sollevato il più possibile la sedia e con tutta la forza che avevo l’ho abbattuta sulla testa del ciccione: avrebbe imparato ad approfittarsi delle persone deboli e  inermi, a far male al mio compagno di scuola!

Ma qualcosa è andato storto. Nel cercare di dare al colpo più forza possibile, mi sono sbilanciato e ho abbattuto a tutta forza la sedia sulla spalla del mezzo arabo.

Quel bastardo non ha capito che stavo solo dando una lezione al ciccione e difendendo il mio compagno. Come uno stupido ha reagito dandomi un pugno proprio sull’occhio. Ho visto tutte le stelle del cielo. Poi non contento mi ha colpito al petto, togliendomi il fiato. Un vero figlio di puttana!

E come se non bastasse, le persone lì vicino si sono incazzate come se fossero affari loro. Hanno cominciato a tempestarmi di pugni, e quando sono caduto mi hanno preso a calci nelle costole e mi hanno coperto di sputi.

Non so poi che cosa mi sia successo. Mi sono svegliato su un’ambulanza che correva a tutta velocità, senza aprire gli occhi tanti erano gonfi, e con le ossa rotte.

Mi hanno portato qui al pronto soccorso, io non volevo. La mamma starà in pensiero, mi dicevo, e poi che cosa ci faccio qui? Volevo ritornare a casa, i miei canarini e i miei pesci rossi avrebbero sentito la mia mancanza.  Ma non riuscivo a parlare, ogni volta che aprivo la bocca sentivo il sangue colare e non riuscivo a controllare bene il movimento delle labbra.

Alla fine quei rozzi infermieri mi hanno sbattuto su una lettiga e via dentro. Come se fossi un delinquente o un pazzo.

Guarda, avevo già deciso di chiamare la polizia e di farmi riportare a casa, quando ti ho visto. Ma guarda il caso! Un mio compagno di scuola proprio qui, al pronto soccorso. E’ il secondo in un giorno! Che coincidenza. Ti ho riconosciuto subito. Se, sei… Aspetta, non ricordo il tuo nome, ce l’ho sulla punta della lingua, non dirmelo. Ti sei sistemato proprio bene, eh? Si vede. Certo anch’io non me la passo male, tra la mia pensione di invalidità per quella vecchia faccenda, non so se hai sentito qualcosa, e la pensione di mamma. Però sicuramente a te va proprio bene, a me puoi dirlo. Lo so, lo so, i medici guadagnano bene, stanno bene, eh? Senti, piano però con quel disinfettante. Fa male, sai? FA MALE, SAI?

© Carlo Mocci

 

Recensioni ed articoli relativi a Carlo Mocci

Nessun record trovato

Testi di Carlo Mocci pubblicati su Progetto Babele

(1) Bugiarda no, reticente di Franca Valeri - RECENSIONE
(2) Una famiglia americana di Joyce Carol Oates - RECENSIONE
(3) Aperto tutta la notte di David Trueba - RECENSIONE
(4) La commedia umana di William Saroyan - RECENSIONE
(5) Una catena di rose di Jeffrey Moore - RECENSIONE
(6) Fa male, sai? di Carlo Mocci - RACCONTO


>>ARCHIVIO RACCONTI

>>GLI AUDIOLIBRI DI PB



dal 2011-04-26
VISITE: 2073