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Riflessioni dello specchio
di Carla Montuschi
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(VISO EBETE)

Ma ti sei mai guardato veramente allo specchio?

No, non intendo dire “visto” nel senso abituale del termine…  non quel “visto” che di sfuggita ti fa verificare se tutto va bene o se qualcosa è fuori posto o quel “visto” che talvolta improvvisa specchi in oggetti deambulanti e ti consente di controllare se sei ancora integro, ordinato od ancora quel “visto” fatto di mezze ore spese a rimirare la ricostruzione che hai fatto di te stesso, la facciata da mostrare agli altri, quella in regola con tutti i dettami…

Intendo dire se hai mai guardato davvero in quel dannato specchio, se hai scrutato da vicino ciò che vedono gli altri, l’immagine viva delle tue azioni e non solo un frammento fotografico del tuo profilo migliore.

“No, per cortesia non fatemi  foto…. Detesto come vengo in foto, prima di sceglierne una che non mi ritragga in modo troppo crudele, debbo scartarne centinaia e lo spoglio si compie sempre in un rito penoso e convulso, da consumare prima che qualcuno veda gli attimi di me stesso che “non sono venuti bene”.

Ti deprimi quando non vieni bene. Quelle istantanee congelano istanti maldestri, istanti che ti ricordano brutalmente tutto ciò che non sei…

Già… ma che sei tu oltre a quegli istanti… la scelta salva sempre meno attimi di te stesso e più vai avanti più ti accorgi che attimi passati che reputavi  scadenti diventano nell’oggi sempre più importanti, il ritratto malinconico del tuo passato. Chissà perché ironicamente tu non riesci mai a comprenderti nell’oggi delegando sempre a domani, chissà mai perché la clemenza giunga  a riabilitar te stesso sempre quando ciò che sei  è irrimediabilmente già passato.

Io ti vedo. Ti vedo in molti più degli istanti che giudicheresti degni a rappresentar te stesso. Per questo ti consiglio di fermarti un momento o meglio, ti consiglio di soffermarti a guardare, ad osservare.

Immagina che io sia il tuo specchio e guardati attraverso di me….

(VISO CORRUCCIATO)

Vedi, così non va… troppa veemenza nell’esser serio  e potresti soffrire di gravi conseguenze. Un anno così, due, cinque, dieci et  voilà…. ecco che ti sei appena regalato un viso solcato da segnacci tortuosi che neppure un intervento estetico  saprebbero correggere. Il disgusto rimarrebbe tatuato sulla tua faccia ed avresti un bel da tentare di recuperare le foto di quando dicevi d’essere una persona migliore… tutti penserebbero ad un artificio fotografico, ai colori sbiaditi dal tempo che tutto mitigano, molto cancellano…

Pensa a qualcosa di tenero e riprova

(VISO TRISTE)

No, nemmeno così direi che vada bene. E’ vero, ti stai specchiando attraverso di me ma non è sempre detto che l’Altro debba essere così intransigente. Questo mi fa pensare al fatto che devi aver sofferto molto. Devi aver camminato per anni ed anni sentendoti il peso del  giudizio addosso.

Rifletti, è mai possibile essere senza giudicare? Siamo o non siamo noi che reclamiamo a gran voce il libero arbitrio, siamo o non siamo noi a cui inculcano come essere, come comportarsi. Giudicare è istantaneo, quasi vitale. Il confronto in un attimo ci indica la direzione,  sta poi al raziocinio vedere se questa sia o meno errata, e non è sempre detto che il fluire della vita abbia voglia di perdere istanti preziosi dietro al raziocinio…

Sì, è vero… anche io ti sto giudicando ma non devi spaventarti. Comincia a darlo “per scontato”, prova a non preoccupartene, in fondo mica potrai risultare simpatico a tutti quelli che incontri… in fondo, se ci pensi bene, il giudizio che pesa più di tutti sopra il tuo capo, quasi fosse una condanna, è proprio il tuo...

Non ci credi? Ipocrita! Ma non eri proprio tu che un momento fa stavi buttando la maggior parte degli istanti di te stesso perché non erano venuti  bene?

Calma, calma, calma… non volevo irritarti. Volevo solo condurti ad uno sguardo un poco più benevolo, più tollerante. Prova a pensare a qualcosa di buono, di vitale che  ne so… all’aria, all’acqua…

(VISO PERSO NEL TEMPO)

Possibile che tu non riesca a vivere nell’oggi? Per trovare un’immagine decente devi necessariamente specchiarti sempre nel passato. Si, lo so che l’aria  e l’acqua di ieri parevano esser meno inquinate di oggi. E’ vero che ieri potevi permetterti di bere ad un ruscello che probabilmente oggi è stato seppellito dal cemento ma anche oggi devi pur bere, devi pur  respirare ed il farlo con un altro livello di coscienza mi pare che sia ciò che, in vero, ne vizia di più la sostanza. Sposta un poco i confini della tua ricerca, forse quella che tu chiami esperienza, dimentica della capacità di sorprendersi, è diventata limite. Qualsiasi sorgente non alimentata dall’entusiasmo prima o poi si esaurisce, si inaridisce. Investi in questo tuo oggi poiché esso è il tuo futuro e quando non avrai più abbastanza strada per poter avere il tempo necessario ad immaginare un futuro, quando sarai naturalmente portato a voltarti sempre più indietro, allora e solo allora varrà la pena di vivere in compagnia di un glorioso passato, ricco ed intenso poiché costruito solido… nell’oggi!

Forza rilassati e solleva gli angoli della bocca, per una volta come un’intenzione genuina e non un doveroso obbligo di protocollo, solleva il viso verso l’alto in un moto di fanciullesca leggerezza. Dischiudi le labbra quasi a sussurrare il tuo respiro in modo che esso, proferito con calma, non venga più rapito nell’informe turbinio di una vita frettolosa. Respira, ricordati di respirare lentamente gusta il sapore di quest’aria che non deve essere più tracannata come se stessi compiendo un furto… tu hai il diritto di respirare, tu hai il diritto di nutrirti… tu hai il diritto di esserci…

(VISO COLMO DI RIMPIANTI)

Tasto dolente? Ti ho forse rammentato involontariamente tutto ciò che avresti dovuto avere ed invece ti è stato negato? Ma dimmi, sei ancora convinto di poter essere pienamente artefice del tuo destino? Non sai neppure come e perché tu sia stato scelto per essere qua ed avresti la presunzione di pensare di poterti costruire da solo la tua strada. Ma ti rendi conto che senza i “requisiti minimi” ovvero Salute, Amore, Stima, denaro, Fortuna….(che tu ora hai la presunzione di dare per scontati) non saresti stato in grado di muovere neppure un passo? “Chi si contenta, gode” e “Chi dorme non piglia pesci”… qual’è la giusta filosofia?

La vita è piena di bivi, prendi quello sbagliato e difficilmente potrai ritrovare la stessa strada. Perdere la strada serve a porsi delle domande, serve a crescere. Perdersi per poi ritrovarsi… qualcuno ci ha messi in cammino ed il cammino non ci appartiene. Con fatica impariamo a camminare, con il tempo fronteggiamo le situazioni avverse che ci forgiano nel bene o nel male e lentamente diveniamo noi stessi cammino, sentieri che si incrociano.

E’ giusto avere degli obiettivi, dei progetti ma non sempre questi si realizzano secondo i nostri disegni… non ti crucciare se si realizzano secondo disegni che ieri pensavi essere tuoi e che oggi appartengono ad altri. Appena dietro la curva ciò che ti è sembrato per anni pressoché insuperabile, la fatica sembra perdere il senso di inutilità e  diviene parte di un significato molto più ampio. La rinuncia non è sempre sconfitta. Essa talvolta  è necessaria,  non è negazione è piuttosto tragitto obbligato per poter aspirare a contenuti molto più alti.

(VISO PREOCCUPATO)

Temi di non farcela? E allora che senso avrebbe il fatto che ci sei? Lavoisier sosteneva che "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" ma  nel tuo caso ricorda che di tangibile hai solo questa vita. Vuoi aspettare di averla conclusa per delegare al dopo ciò che non è stato fatto prima? Non è troppo tardi oggi, potrebbe esserlo invece domani. Hai idea di quanta energia possegga un individuo? Guarda un bambino e rifletti, tu stesso ieri eri tale. Le energie si affievoliscono ma aumenta l’esperienza e se avrai ben seminato, un giorno laddove non riuscirai più ad arrivare tu, arriveranno i tuoi discendenti , i tuoi “allievi”.

Ricorda, sei parte di un progetto più grande e laddove non riesci a trovare i tuoi significati, lasciati andare docile agli incastri che sono stati disposti per te. Non ti affannare a smussare gli angoli degli altri per far combaciare i tuoi. Pensa piuttosto ad addolcire te stesso, a spianare, a farti accogliente.

(VISO PERPLESSO)

Ma come pensi che possano sopportarti gli altri, se a malapena tu sopporti te stesso. Vedi di non inacidirti, nessuno vuol stare accanto ad un vecchio inacidito.

Ricordi l’ultima volta che i hanno parlato della benevolenza, della tolleranza? Quanto esercizio hai fatto in questi anni? Sii sincero. Dichiara a te stesso, oltre ogni falso perbenismo, la tua schietta intolleranza. La tua vita è una danza di estremi in cui ti ami e ti odi a seconda del momento, e più ti incattivisci nel non trovare un equilibrio, più rivolgi i tuoi fendenti giudizi contro gli altri. Speri che nel ferir l’altro tu possa sfuggire dal ferir te stesso.

(VISO ADIRATO)

Vorresti rompermi? Fermo, ricorda che non puoi. Ricorda le tue superstizioni ed i sette anni di sventura che ti si prospetterebbero.

Oppure rifletti. Pensa a che sventura possa essere in verità andar avanti senza riflettere. Non basta guardarsi, bisogna sentirsi, bisogna esser capaci di superare con tolleranza i propri limiti. Forse ti sembrerà un paradosso ma bisogna guardarsi al punto tale di non vedersi più, ma di sentirsi. Bisogna toccare il fondo del proprio intimo e riemergere rinfrancati dall’energia di un respiro.

Ora fatti una carezza.

Riprova con più tenerezza pensando di farla a te bambino.

Smettila di specchiarti, guardati con altri occhi e prosegui la tua strada.

© Carla Montuschi



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