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I dispetti di Pandora
di Carla Montuschi
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I racconti di Progetto Babele

Il segreto del dispetto di una bimba è nascosto ai più. Fuori si capisce solo che è irrequieta, come acqua ribelle di un rivolo di montagna che nasce dal fondersi delle nevi dell’ultimo inverno. Acqua gelida, che non avendo ancora trovato la costrizione di un suo letto, cade impavida ed irruente rimbalzando fra pietra e pietra.

Il capriccio di un momento è, per i più, il risultato di un qualcosa che non è stato ancora domato, guidato ed instradato nel giusto corso. Un momento prima il viso pare essere disteso ed irradiare felicità in ogni suo tratto, e poi in un attimo tutto si contorce in una smorfia. Tutto ne viene trasfigurato all’istante, e in un riverbero immediato le inquietudini che si riversano nell’aria circostante divengono tempesta.

Gli adulti non comprendono il segreto del reale dispetto di una bimba che in vero non risiede nella tempesta generata dal capriccio, ma in tutto ciò che ne consegue. Può mai essere arrestata l’inquietudine dell’acqua quando la vita non ha ancora avuto il tempo di ammorbidire i pendii? Ciascuno nel suo fluire scava da sé il proprio letto, consente o meno di farsi attraversare dagli altri diluendone o compenetrandone il senso. Ed ecco che così le venature di centinaia di fiumiciattoli che anelano a raggiungere il senso di completezza del mare, si differenziano strada facendo. Un adulto è spesso dimentico della propria sorgente e del capriccio di una bimba ne comprende solo il fastidio.

Il dispetto di una bimba invece è molto più potente, scuote gli animi nel profondo, è capace di sconvolgere persino la quiete apparente della saggezza più bigotta. In un momento anche il fiume più assennato entra in una risonanza segreta e si fa scuotere nel profondo. Sebbene spesso gli adulti palesino una saccente sicurezza, non sono quasi mai in grado di fronteggiare l’apparente insensatezza di un capriccio. Questo accade perché, nato di getto, il capriccio è talmente irruente da celare in sé la fondatezza del suo significato. Ci vuole tempo per imparare a comprendere le proprie emozioni e spesso accade che il lavorio che bisogna attuare su sé stessi sia così lungo e faticoso, che i più rinuncino a favore di una più quieta apparenza, di una tranquillizzante superficialità.

Pandora era una bambina dispettosa, molto dispettosa. Prima ancora che gli adulti avessero digerito il capriccio precedente ecco che subito ne nasceva un altro. Pandora era un incontenibile susseguirsi di cascatelle e vortici, di vuoti e di colmi. Acqua viva ed irruente, in vero sempre coerente con la propria trasparenza.

Pandora… il significato del suo nome voleva contenere tutti i doni, le meraviglie che gli Dei avevano offerto ad una sola Donna ove la sua missione era quella di irretire e dunque punire l’intera umanità.

Se solo avessero saputo l’origine di quel nome e non lo avessero semplicemente tramandato come una consuetudine di famiglia, probabilmente i suoi genitori lo avrebbero cancellato a favore di un destino meno irruente. Ma Pandora era ormai quella, coerente con l’incanto del suo nome, bella da far perdere i sensi, bella da scatenare le pulsioni più celate. I capricci di Pandora avevano la capacità di far perdere il lume della ragione e generare tempesta non solo per il motivo del contrasto, quanto più per ciò che sfuggiva al controllo del raziocinio. Lei, sin da subito, sapeva sciogliere le catene e levare la museruola all’istinto animale di coloro che incappavano sul suo cammino. Tentare di domarla significava duellare con la parte più remota di sé, quella che si seppellisce nel profondo  a favore delle regole di una tanto civile quanto scialba convivenza.

Pandora non trovò compromessi neppure crescendo. Anzi, Bellezza e Curiosità si fecero sempre più prepotenti,  tanto forti da  farla sembrare sempre più come acqua di sorgente, felicemente incapace di scorrere entro i margini. Chiunque la incontrasse ne rimaneva letteralmente travolto, spesso trasportato oltre le righe del lecito. Pandora era esuberante in ogni sua sfaccettatura, nulla poteva contenere la sua arguzie, la sua favella. I suoi genitori stanchi di esortarla continuamente a stare zitta, a stare ferma, avevano capitolato alla normalità di una fanciullezza che proprio non voleva saperne di piegarsi ad un’esistenza più quieta ed educatamente saggia.

Ma quella situazione, con il rafforzarsi della giovinezza e l’accrescersi delle forze, divenne insostenibile. Così un giorno la madre di Pandora, in un momento di rabbiosa disperazione, rivolgendosi con i pugni verso il cielo, imprecò contro il destino avverso di avere una figlia tanto bella quanto “diversa”. Livida di impotenza, urlò verso il cielo che forse per quella figlia ci sarebbe dovuto essere un “tappo”, un freno alla lingua ed alle intenzioni, che di quando in quando regalasse un po’ di tempo quieto all’invecchiare di loro due poveri genitori…

Ed il cielo inaspettatamente rispose…

Il giorno seguente nella stanza di Pandora comparve uno scrigno. Quella mattina Pandora si svegliò diversa. Decisamente più quieta ma al contempo sbiadita. Il viso era di un pallore innaturale tanto da rendere la sua Bellezza statuaria. Ogni traccia di irrequietezza era scomparsa ed era come se Pandora fosse improvvisamente divenuta adulta. Lo sguardo si era fatto placido ma al contempo era divenuto distante. Ogni ripido pendio pareva addolcito, ogni voluttuosa cascata aveva lasciato spazio ad uno scorrere lento e meditabondo.

Sullo scrigno in una lingua arcaica v’erano incise le parole “Non aprire”…

La madre di Pandora capì all’istante di essere stata esaudita e, facendosi cullare da una tranquillità del tutto nuova, non si chiese neppure per un istante se quel cambiamento repentino avrebbe avuto delle conseguenze negative.

Spesso accade che si debba mettere un freno a determinate situazioni, che si debbano “tappare” discorsi od azioni come fossero falle di un agire altrimenti adeguato. Spesso si mette a tacere la diversità di un’opinione per il semplice fatto che essa, nata dall’irruenza di quello che può sembrare un capriccio, è troppo distante dalla norma, troppo inconsueta per dimostrarne la fondatezza… è più semplice non oltrepassare i margini, non lasciarsi andare alla pericolosità dei vuoti. Accade così che non si scopra mai la pienezza che, subitanea, segue solitamente il vuoto. Una rapida, un salto nel vuoto e subito si potrebbe riprendere a scorrere fra pietra e pietra. Lasciandosi semplicemente andare si potrebbe conquistare il proprio spazio scavando a mani nude il diritto di essere come si è, e non lasciando che la semplice rinuncia ci releghi ad essere come gli altri vorrebbero che fossimo…

Declinare al comune senso del “Buonsenso”, la madre di Pandora era stata mero strumento di questo destino e, data la sua comune sensibilità, non si accorse dello scempio che stava perpetrando. Pandora, ormai educata, trovò il significato di una vita comune. Trovò la promessa di un uomo, il calore di una casa e mille giorni dai colori normali. Ma il suo cuore era triste. Lo scrigno l’aveva seguita nella sua nuova vita e, dimenticato ed incompreso, giaceva coperto di polvere in un angolo della sua stanza nuziale. Le parole “Non aprire” sbiadite dal tempo coincisero con il vuoto del silenzio del cuore di Pandora che, ammutolito nel suo fluire impetuoso, batteva di un suono talmente quieto da sembrare spento. La Bellezza senza vita però non basta. Una statua può essere tanto bella da sembrare viva, ma un cuore che batte in sordina spesso non basta a fornirle il calore sufficiente poiché essa respiri davvero.

Una sorgente sigillata tenta dapprima di sopravvivere e dunque scorre nascosta nelle viscere della Terra, ma non può respirare in segreto per sempre. Una sorgente che non veda mai la luce del sole scava dolorosi percorsi interiori che prima o poi erodono la solidità ipocrita della superficie, facendola crollare in un baratro che i più guardano con stupore. Già… tutti si stupiscono rumorosamente delle voragini che, silenziose e non riconosciute, hanno avuto accanto per chissà quanti anni. Tutto sembra essere normale e, all’improvviso, ecco che il terreno sprofonda in un buco gigantesco. Nessuno prima pare essersi accorto delle avvisaglie; sino a quell’istante tutto pareva così quieto, così normale…

Un giorno di autunno il rivolo tacque per sempre, la fonte sigillata smise di lottare e soffocò sprofondando per sempre nel suo stesso silenzio. Lo specchio divenuto fermo guardò cristallino e severo i più, e di Pandora non rimase che lo scrigno e i segreti delle passioni che esso conteneva.

Da allora ogni anno la Primavera, che non si rassegna allo scempio di una vita messa a tacere da quanti sedano l’irruenza con l’ipocrisia, in uno sbuffo di vento apre per qualche istante quello scrigno affinché ogni bimba possa ricevere in dono un po’ della viva irrequietezza di Pandora.

I più però… non ne hanno ancora compreso il senso, e ammettono in ogni Donna non il dono, quanto il mero significato, di un capriccio…

 

© Carla Montuschi



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Testi di Carla Montuschi pubblicati su Progetto Babele

(1) La porta di Carla Montuschi - RACCONTO
(2) I dispetti di Pandora di Carla Montuschi - RACCONTO
(3) L’incapacità del verbo essere. di Carla Montuschi - RACCONTO
(4) Riflessioni dello specchio di Carla Montuschi - RACCONTO
(5) Gorgo di Carla Montuschi - RACCONTO
(6) Velocità ZERO di Carla Montuschi - RACCONTO
(7) Dialogo con un cranio di Carla Montuschi - RACCONTO
(8) Il soffiatore di vetro di Carla Montuschi - RACCONTO
(9) Primavera di Carla Montuschi - RACCONTO
(10) Laila di Carla Montuschi - RACCONTO
(11) Lui e Lei di Carla Montuschi - RACCONTO



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