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Che tu sia per me il coltello
di David Grossman
Pubblicato su PBSR2006



Anno 1999 - Mondadori
Prezzo € 7 -

Una recensione di Olga Rapelli
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“La realtà è, in fin dei conti, solo una coincidenza momentanea su un globo enorme, brulicante di possibilità che non si realizzeranno mai”. È questo il terribile segreto che David Grossman sembra volerci sussurrare nelle sue intense ed estremamente liriche pagine.
Sembra una storia d’altri tempi. Yaris vede Myriam tra la gente. Eppure percepisce in lei il fascino discreto di chi, in un mondo pervaso dal rumore, riesce ancora a sentirsi solo. E le scrive una lettera. E le chiede di accettare un rapporto che superi le normali congetture, i normali schemi e rigori, che vada al di là di qualsiasi altra relazione lei abbia mai vissuto. Le chiede di accettare un rapporto fatto solo di parole. E le chiede di affidare alla parola scritta solo ciò che lei di volta in volta si sentirà libera di voler raccontare.
Myriam resta conquistata da questa proposta e, senza rendersene neanche conto, comincia a percepire che la sua vita ha assunto un altro tono e un altro spessore, ora che Yaris è entrato a far parte del suo immaginario.
La “corrispondenza di amorosi sensi” che si istaura tra i due dà vita ad un processo di avvicinamento che in qualche modo li fa crescere e li fa uscire da quel senso di solitudine interiore nel quale erano imprigionati e fa maturare giorno dopo giorno in loro la consapevolezza che i momenti più belli della loro vita sono quelli che non hanno mai vissuto, quelli nei quali l’attesa per il realizzarsi di qualcosa è più bello e piacevole del realizzarsi stesso dell’evento. Ed ogni desiderio svela il massimo della sua sensualità proprio nel momento in cui cela la sua impossibilità nel realizzarsi.
In una delle sue lettere, Yaris confessa che quella mattina stessa, mentre era in giro per Tel Aviv, nei dintorni di Beit-Lessin, avrebbe voluto avere Myriam lì vicino a sé: “Niente di particolarmente audace, solo camminare con te, mano nella mano. Sedere insieme in un bar”. E poi aggiunge: “Ho persino ordinato due caffè”. Questo romanticismo sensuale, questa continua tensione verso l’altro che non perde mai la sua dimensione naturalmente poetica, ne fa veramente di una storia dai contorni così gradevolmente sfumati, da lasciare il lettore avvolto in quella sorta di malia ed ancorato alla pagina come se potesse trovare lì tra quelle righe l’appagamento dei suoi stessi desideri.
E la grande invenzione di David Grossman sta nell’essere riuscito a raccontarci la storia da entrambi i punti di vista, con una sensibilità non comune, mettendo a nudo pensieri, paure, incertezze ed entusiasmi di un uomo e di una donna che hanno saputo, lontani dal resto del mondo, affidare l’uno all’altro la propria anima.


Una recensione di Olga Rapelli




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