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Versi tra le sbarre
AA.VV. a cura di William Navarrete
Pubblicato su SITO


Anno 2006 - Editore Ass. Culturale Il Foglio
Prezzo € 10 - 100 pp.
ISBN 2147483647

Una recensione di Simonetta De Bartolo
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Versi tra le sbarre

Per cercare di attirare l’attenzione della comunità internazionale e soprattutto della società civile italiana, le Edizioni Il Foglio pubblicheranno un libro intitolato Versi dietro le sbarre - antologia di poesia dissidente cubana. Il volume raccoglierà le liriche di alcuni giornalisti che devono scontare pene detentive per reati di opinione come Omar Moisés Ruiz, Luis Mario Mayo Hernández e Ricardo Gonzáles Alfonso. A questi poeti si aggiungeranno le opere di Jorge Olivera Castillo, giornalista da poco uscito dalle galere castriste che vorrebbe optare per l’esilio, ma il governo cubano nega il visto di espatrio per gli Stati Uniti. L’ultimo poeta che sarà pubblicato è Manuel Vásquez Portal, giornalista del Gruppo dei 75 che è uscito di galera con una licenza per malattia e ha scelto la via dell’esilio a Miami dove lavora al periodico Cubanet. Le liriche sono state ottenute grazie a William Navarrete, poeta cubano in esilio a Parigi e Presidente dell’Associazione per la Terza Repubblica Cubana. La speranza è che il libro faccia aprire gli occhi a molte persone che dovrebbero occuparsi della tutela dei diritti umani. Siamo consapevoli che esistono situazioni più gravi di Cuba, ma anche la mancanza di libertà nell’isola caraibica non deve passare sotto silenzio. Leggiamo alcune poesie tratte dalla raccolta nella traduzione di Elisa Montanelli. Il libro può essere ordinato a: Edizioni Il Foglio – via Boccioni 28 – 57025 Piombino (LI) - tel.: 056545098 – e-mail: ilfoglio@infol.it, al prezzo di euro 10 compreso spese postali.

La recensione di Simonetta de Bartolo

La pubblicazione di Versi tra le sbarre, antologia di autori vari, tutti vittime della violenza del regime di Castro, terzo volume della Collana letteratura cubana, impreziosito dalla copertina originale di Elena Migliorini, si avvale del puntuale lavoro di traduzione di Elisa Montanelli, nonché del serio impegno di cura redazionale di William Navarrete, che, nella sua essenziale prefazione, ha ritenuto doveroso sottolineare che “l’entusiasmo e la determinazione di Gordiano Lupi e della casa editrice Il Foglio da lui diretta” hanno permesso ai poeti di questa antologia di venire alla luce. Di Gordiano Lupi, piace ricordare, da una parte, lo sdegno manifestato sulle pagine di noti quotidiani verso certe “balle propagandistiche” sulla bontà del “vecchio dittatore” Castro, sulle strutture pubbliche ottimamente funzionanti a beneficio del popolo cubano e il suo impegno a far conoscere “il vero volto di Cuba”, dall’altra parte, e di non minore intensità, il suo amore per una terra che sopporta, con dignità estrema, da tanti anni oramai, la miseria materiale e morale causata dalla dittatura, un amore sottolineato in alcune sue opere, come Nero tropicale, Cuba magica, Un’isola a passo di Son. Opera meritoria, quindi, che contribuisce a rompere quello strano silenzio internazionale sui crimini della dittatura di Castro e a marcare l’insensibilità verso la sofferenza del popolo cubano da parte di chi nutre scarso amore per la verità.
Se il motivo ispiratore che lega i vari componimenti dell’antologia è la sofferenza provata direttamente dagli autori a causa della persecuzione della dittatura, diversi sono i registri poetici, diversi i fantasmi poetici che veicolano il personale sentire, diversi gli esiti artistici, dal momento che alcuni degli autori già da tanto tempo hanno lasciato alle loro spalle l’apprendistato ed hanno già conseguito meritevole fama, mentre altri si sono cimentati per la prima volta nella poesia.
Attraverso l’essenzialità del verso, il messaggio di fermezza morale di Ricardo González Alfonso, ancora oggi in prigione, penetra e pervade l’animo del lettore, mentre un dolore non urlato lascia spazio all’amore, fuga la rassegnazione, si tempra di eroica dignità, che sfida gli “sguardi da tridente” degli aguzzini e fa scoprire “un’altra versione/della morte/della vita/dell’amore.” (Giudizio finale).
Nei versi di Regis Iglesias Ramírez, ancora oggi in carcere, versi pervasi da delicati toni elegiaci, rinvigorisce, nel deserto della libertà negata e dell’odio di regime, il verde dell’oasi della speranza, la fonte consolatrice dei ricordi, il senso della vita come armonia di colori e di luce, il sentimento profondamente cristiano dell’amore universale “E ai miei nemici:/Dio li ama. E anch’io.”.
Né la sofferenza causata dal regime di Castro riesce a sgualcire la freschezza giovanile del sogno d’amore dei versi di Mario Enrique Mayo Hernández, ancora oggi in prigione, anzi il ricordo della donna lontana si fa più caldo e sensuale.
Pudico nel mostrare il suo profondo dolore, consapevole che il regime semina “sofferenze onorifiche”, Jorge Olivera Castillo, liberato con “licenza extrapenale”, affonda, con fierezza che ricorda il Farinata di Dante, il bisturi nelle piaghe della dittatura e col suo verso tagliente, fatto di cose e non di parole, squarcia il maleodorante velame dell’ipocrisia e della retorica del potere, svelando il dramma della morte della ragione, del silenzio imposto al pudore, della catastrofe di Cuba.
Il poeta Raúl Rivero Castañeda, esiliato a Madrid dopo aver subito per un anno e mezzo il carcere, perviene a risultati artistici di alto valore, in cui l’uso magistrale dei mezzi espressivi si fonde con motivi ispiratori profondamente interiorizzati. Il poeta non lascia spazio ad autocommiserazione, nega che la prigionia annichilisca la nobiltà d’animo e possa privare della fantasia e dei doni della poesia, proclama che la tirannia è destinata alla sconfitta, mentre “Leggera la cenere. Chiara l’eternità.” sarà di colui che è perseguitato dal regime
I versi di Omar Moisés Ruiz Hernández, attualmente in carcere, denunciano il tradimento degli ideali del socialismo e dell’uomo verso il suo simile. La sua poesia, che a volte ha un andamento quasi prosastico, fa tutt’uno con una fede combattiva, addolcisce il tema del ricordo, veicola la certezza di tempi migliori in una Cuba diversa.
Severo con se stesso, ma soprattutto contro il regime che ha distrutto la felicità, intollerante della perdita d’identità, Manuel Vázquez Portal alterna nella sua poesia momenti di accorato dolore per una patria che non c’è a momenti di consolante ottimismo: “Vengo, patria, ad abbracciarti/per risorgere insieme a te.”.


Una recensione di Simonetta De Bartolo






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