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Malinconico Leprechaun
di Patrizio Pacioni
Pubblicato su SITO


Anno 2004 - Sampognaro e Pupi
Prezzo € 10 - 104 pp.
ISBN 9788895760070

Una recensione di Simonetta De Bartolo
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Malinconico Leprechaun

L’inizio è l’Irlanda vista dal finestrino di un’auto, o nel corso di una tranquilla passeggiata in bicicletta: le cappe di nebbia, i “preziosi tappeti di verde brillante” dei prati, i dolci declivi, i piccoli cimiteri, consumati ma non umiliati dal trascorrere dei secoli. E poi Dublino, col suo parco e il suo centro cosmopolita e pittoresco.
Scorci singolari, per non dire unici, che, nel romanzo di Patrizio Pacioni (corredato dalle suggestive tavole del disegnatore siculo-veneto Fabio Follia) da semplici sfondi e necessarie ambientazioni si trasformano quasi in autentici protagonisti della vicenda d’amore e morte dei giovani innamorati Alice e Patrick.
Una vicenda fatta di sogno, passione travolgente, ma anche di vizi e di degrado, di crisi di astinenza devastanti che portano all’annullamento di sé, gradino per gradino, sempre più giù. E quando la volontà di redimersi prima che sia troppo tardi, istinto di sopravvivenza di un sentimento forte prima ancora che delle due vite che in esso si intrecciano, sembra condurre entrambi ragazzi verso l’uscita di un tunnel buio e spaventoso, come spesso accade è il destino a porsi di traverso in modo cinico e beffardo.
All’inizio è l’agente Gargiulo, pittoresco ma mai banale stereotipo del poliziotto mediterraneo, che da fedele collaboratore del commissario e abile “spalla” si incarica di innescare nel lettore la curiosità di conoscere cosa abbia portato Cardona nelle gelide brume d’Irlanda.
Poi, passo dopo passo, è lo stesso “Leone di Monteselva” a reclamare per sé il proscenio: osservatore sempre attento alla vita e a ciò che gli si muove attorno, in un clima di suspense che cresce quasi a insaputa del lettore, intuisce la morte anche nel più idilliaco degli scenari e (dal sagace e infaticabile segugio che si rivela anche “fuori servizio”), ne persegue chi ne sembra responsabile.
Ed ecco che, come se non aspettasse altro, il commissario sfodera le sue ben note capacità di esplorazione, analisi e deduzione, cioè quelle facoltà mentali che “costituiscono una delle più vive fonti di piacere”, i cui “risultati, ricavati genialmente dallo spirito e dall’essenza del metodo, hanno, in realtà, tutto l’aspetto dell’intuizione” (da “I delitti della Rue Morgue” di E. A. Poe), rivelando al tempo stesso un’inaspettata -e per questo ancora più ruffiana- umanità pensosa, sensibile e, per certi aspetti, romantica.
Realismo delle vicende umane e sociali e folklore modernamente rivisitato si fondono con la solidità dell’intreccio narrativo e una sotterranea ma persistente tensione, determinando via via l’abbandono dell’iniziale ironia e della ritmicità del linguaggio per far posto ai toni più austeri del romanzo.
Un percorso narrativo la cui efficace sintesi fornisce a Marina Torossi Tevini lo spunto per un “Elogio del romanzo breve” che, partendo da lontano, argomenta con competenza sulla relazione che intercorre tra la lunghezza di un’opera letteraria e la sua validità artistica, approdando a un giudizio di non comparabilità, ragionevole ma non scontato, tra “miniatura” e “affresco”.

E il Leprechaun del titolo?
Una presenza magica e inquietante.

Oppure, semplicemente il catalizzatore delle forze spesso contrapposte che si intersecano e si combattono all’interno di ciascun essere umano.
“I folletti? Forse esistono...” scrive Maria Giovanna Luini nella sua concisa ed essenziale prefazione.

Buoni, vendicativi, difficili da trattare, dispettosi, rappresentano le nostre paure, il senso medievale del peccato, dell’offesa e della inevitabile vendetta di “chi sta sopra di noi”, ma anche l’assurdità di certe avversità, di certi accadimenti, dispetti, scherzi malvagi del destino, che colpiscono i buoni e non trovano una possibile spiegazione logica, né consentono una fideistica e rassegnata accettazione.
La capacità e la volontà di opporsi con l’intelligenza e con la filosofia di un “contro-scherzo” al dispetto del Leprechaun, ma anche la capacità di un pizzico d’ottimismo creano, in qualche caso, un sottile ma reale spiraglio per una sempre possibile, pur se difficile, rivincita.


Una recensione di Simonetta De Bartolo






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