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Raymond Chandler (1888-1959) - Una nota nel cinquantesimo anniversario della morte
a cura di Licia Ambu
Pubblicato su SITO


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Gli autori più originali non lo sono perché promuovono ciò che è nuovo, ma perché mettono ciò che hanno da dire in un modo tale che sembri che non sia mai stato detto prima. (W. Goethe)

La sola idea di essere condannato a uno schema prestabilito mi atterrisce (R. Chandler)

Probabilmente Chandler avrebbe detestato ritrovarsi in un articolo. Più in senso manifesto che latente. "Perchè mai la gente vuole notizie biografiche? E perché mai uno scrittore deve parlare di sé come persona? E' una tale seccatura". Così scriveva all'amico Hamish Hamilton, nel 1950. Chandler prolisso nella corrispondenza, alcolizzato nella scrittura, nocivo nella critica e più che mai nell'autocritica. Alla ricerca dell'indipendenza dalle spalle di Hammett, maestro dichiarato, e al contempo diffidente nei confronti della consacrazione. Un'ambizione sfrenata il cui sostrato era duro lavoro, sconvolgimento di materia esistente per la ricerca del meglio, il tentativo di uno scrittore che aveva deciso di cimentarsi nel pulp, stampato su carta scadente, per sollevarne le sorti ed assurgerlo a genere degno di nota. Una letteratura in cui le pistole di Hammett si coniugano con il malessere sociale, il disagio, l'umanità.

Nasce a Chicago nel 1888, da genitori quaccheri irlandesi. La madre ottiene il divorzio dal marito, alcolizzato, nel 1895 e da questo momento padre e figlio non si rivedranno più. Raymond respira europeo da subito, dopo il college soggiorna in Germania e Francia, lui che di commistioni ne ha già nel sangue e che sempre sarà diviso tra America e Inghilterra, sognando un avvenire da filologo comparatista. Rientra in Inghilterra, dove supera un concorso presso l'amministrazione pubblica, ottenendo un impiego che lascerà dopo sei mesi. A vent'anni i primi tentativi letterari in campo poetico e le collaborazioni con alcune testate giornalistiche. Spirito originale e faccia tosta lo spingono a contattare George Newnes, titolare del settimanale Tin-Bits, per offrirsi di comprarne una quota, stesso copione con The Academy, di tale Cowper. Entrambi rifiuti, ma nel secondo caso gli vengono indicati scaffali di libri da cui attingere per dedicarsi all'arte della recensione.                  

In seguito si trasferisce negli Stati Uniti, dove trova un impiego e viene raggiunto dalla madre. Si arruola nell'esercito canadese e poi nella R.A.F. Smobilitato, rientra a Los Angeles. La carriera di contabile sembra decollare, ma il licenziamento è prossimo. Scrive, beve e conosce l'amore della sua vita, Cissy Pascal. 18 anni più grande, ex modella, due matrimoni alle spalle, sposa Chandler all'inizio degli anni '30. Recensioni, esperimenti, fino all'incontro prolifico con Black Mask, giornale pulp diretto dal Capitano Shaw. Decide di tentare e va a segno con Blackmailers don't shoot, primo di numerosi racconti pubblicati, fino al compimento del primo romanzo The Big Sleep (1939), noto ai più per l'iconografia Bogart-Bacall. Tre mesi di gestazione, con annessa cannibalizzazione, tecnica insita nella sua scrittura, che prevede la sintesi di più racconti fino a formarne un romanzo. E così nacque Marlowe, o meglio, germinò in quella che si può considerare la sua prima forma compiuta, rispetto ai vari avatar dei racconti precedenti. Cinico e sentimentale,

"Che cosa volete sapere? Sono un investigatore privato autorizzato e faccio questo mestiere da un pezzo. Sono un lupo solitario, non ho moglie, sto arrivando alla quarantina e non sono ricco. Mi hanno messo dentro più di una volta e non mi occupo di divorzi. Mi piacciono i liquori, le donne e il gioco degli scacchi e alcune altre cose. I poliziotti non mi hanno eccessivamente in simpatia, ma ne conosco un paio con cui vado d'accordo. Sono di origine americana, nato a Santa Rosa; ho perduto entrambi i genitori, non ho fratelli né sorelle e quando, una volta o l'altra, mi faranno la pelle in qualche vicolo scuro, come potrebbe accadere a chiunque nel mio mestiere, e a moltissima gente che faccia altri mestieri o non ne abbia alcuno, di questi tempi, nessun uomo o nessuna donna se ne dispereranno."[1]

Un secondo matrimonio, quello con Marlowe. Back ground californiano, un metro e ottanta, 38 anni per parecchio tempo, whiskey, scacchi e malinconia. Otto i romanzi che lo vedranno protagonista. Chandler non è stato uno scrittore eccessivamente prolifico, rispetto al ritmo dei colleghi, il suo interrogarsi sulla tecnica, la teoria, il contesto sociale e letterario del suo tempo, ne fanno un paladino dell'auspicato riconoscimento letterario. Chiamato per collaborare con Wilder (Double Indemnity), approda a Hollywood. Lui arruolato sceneggiatore, Marlowe protagonista. Sono gli anni ‘40, il noir colonizza il grande schermo e con lui il maccartismo. La relazione con il cinema si presenta ostica, così come talvolta lo è quella con l'editoria, ma si tratta più dei rapporti umani (basti citare Hitchcock di Strangers on a train) che non delle parole, per queste ultime, Chandler è pubblicato, letto e candidato all'oscar:

"Se i miei libri fossero stati peggiori non avrebbero dovuto invitarmi a Hollywood, e se fossero stati migliori non sarei dovuto andarci".

Una vita fatta di scissioni, spostamenti, instabilità, che ruota attorno al punto fermo, Cissy, fino al 1954, anno in cui la moglie, dopo una lunga malattia, muore: "Per trent'anni, dieci mesi e quattro giorni Cissy è stata la luce della mia vita, la mia unica ambizione. Qualsiasi altra cosa abbia fatto, è stata solo per procurarle quel po' di calore di cui aveva bisogno per riscaldarsi le mani. Non c'è altro da dire". Il buio dell'alcolismo, di nuovo, tentativi di suicidio e al contempo viaggi e legami con il mondo letterario. Quel Chandler uno e trino che i posteri hanno letto nel suo The long goodbye: l'elegante britannico Lennox, lo scrittore finito Wade e poi... Marlowe.     Nel 1958, Ian Fleming gli propone di intervistare il gangster Lucky Luciano, finirà a wodka e chiacchere, il pezzo ci sarà, ma più che altro si tratterà di una sparata contro il proibizionismo che la testata giornalistica Sunday Times si rifiuterà di pubblicare. Perché questo era, in parte, Chandler: uno che amava la verità e la sparava dritta in faccia, senza tanti giri di parole. Morirà il 26 marzo 1959 a La Jolla, California.

Una vita di contraddizioni trasversali, uomo polemico, dicotomico, complesso. Scrittore, critico, saggista, soprattutto inquieto osservatore e lettore. Narrava la vita, scriveva sul modo di scrivere, osservava, incamerava, si buttava, buttava e poi riscriveva. L'attività dell'artigiano, con fatica, dolore, silenzi e tempo. Nero su bianco la crudezza nello stereotipo, le fattezze del pulp, la natura umana della detestata Miss Marple a suon di schiaffi, sangue e alcol. Chandler che temeva i limiti di genere. Odiava lo schema prestabilito e detestava la discriminazione praticata verso il poliziesco. Lui che aveva solo tentato qualche esperimento e che anni dopo si dirà sbalordito del trattamento da scrittore che gli riserveranno durante un soggiorno londinese. Una dichiarazione di guerra al nemico endemico, il giallo canonico formula whodunnit, il cui manifesto è The Simple art of murder (1944).

"sarei costretto  a tornare indietro, a pagina quarantasette, per rinfrescarmi la memoria sull'ora esatta in cui il secondo giardiniere ha trapiantato la begonia color tè"[2]

La struttura macchinosa contro la spudorata bravura linguistica, l'immediatezza scenica. La trama arabesca contro la parola esplosiva. La scrittura di Chandler è cinematografica. Leggere un dialogo è ascoltarlo, vederlo. Marlowe sa il fatto suo e parla per andare a segno, armato d'ineccepibile ironia e talvolta prodigo di una proprietà di linguaggio che ne idealizza i toni fiabeschi.

Chandler che in fondo condivide qualcosa con il suo Marlowe, lo sente invadere la sua vita e sa di non poterne fare a meno, battezzato paladino di una letteratura tanto americana quanto poco vittoriana. Lui che non è mi stato il maggiordomo. Culto del personaggio, dell'azione più che vocazione all'intreccio, come scrive a James Sandoe il 23 settembre 1948

"Per lo più gli scrittori escogitano una trama attorno a una situazione intrigante e poi procedono adattandovi i personaggi. Per me, al contrario, l'intreccio di un libro, se si può definirlo così, è una cosa organica. Cresce da solo"

L'iliade metropolitana della California corrotta, malata, nevrotica, assassina, trasposta su carta con un sarcasmo, a tratti, parossistico. Criticata, poiché amata, da chi ci ha vissuto tutta la vita, con l'onestà di ammettere l'evanescenza dei giardinetti puliti del vicariato. In Chandler la critica appare sempre una spudorata manifestazione di fastidio e al contempo d'importanza. L'onestà, l'onestà è il punto. Laddove si riconosce che l'artificio della scrittura è mistificazione più che arte. Hammett è colui che ha scardinato l'artificio sbattendoci verosimiglianza, Chandler è colui che ha raggiunto l'apice con il principio di redenzione: è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. Hard boiled è azione, alcool, botte. Hard boiled è duri da strada, dove Dark ladies spodestano vecchie zitelle compite, fumano l'inverosimile, bevono come un congresso di reduci e hanno meno remore di un uomo nell'uso delle armi. Il velo di maledizione, la constatazione del peggio, dell'inferno, le rende interlocutrici dalle spalle larghe, che si aspettano cattiveria verbale e se ne offendono meno che se si offrissero loro ferri da calza, ormai roba da illibate ottuagenarie. Poirot sfoggiava le cellule grigie, Marlowe sfama il suo senso di giustizia. Riportando Walter Benjamin: "Questo carattere dell'esistenza borghese, tremante e in attesa dell'assassino senza nome, come una vecchia lasciva che attende il suo spasimante". Hammett infrange lo schema del perbenismo, delle governanti sconvolte dalla macchia di sangue sul tappeto antico, che mai hanno visto in vita loro una colt,

"vecchie signore esagitate e confusionarie d'ambo i sessi (o prive di sesso) fanatiche di delitti olezzanti di magnolia e che non desiderano sentirsi rammentare che un assassinio è un atto di infinita crudeltà, anche se chi lo commette a volte ha l'aspetto d'un play-boy, d'un professore universitario o d'un amabile signorina dall'aria materna"

Il detective è riservato, reticente. Paladino dei giusti, ignora norme e convenzioni di comportamento (il cliente lo paga per questo!). Mediamente allergico all'empatia emotiva: Marlowe per principio non va mai con le clienti. Marlowe misogino e Cristo sentimentale, sagace, sarcastico provocatore, razzista quanto protettore degli indifesi, forse omofonico. Lui che mastica amaro a ogni sconfitta, a cui non resta che ritentare la riappacificazione con sé stesso. Pronto al rischio, all'azione, quasi dovere morale, più che scelta. Il nostro paladino ha ben altri grilli per la testa che non andare a caccia di canarine in un salotto liberty inglese che probabilmente lo indurrebbe a dare di stomaco. Va per la sua strada, consapevole di un fallimento potenziale. Se fosse stato Poirot avrebbe sgominato e punito le forze del male comodamente seduto in poltrona. Il noir non segue questo procedimento, il poliziesco non ha lieto fine garantito, neanche in caso di risoluzione, perché nella società in questione si perde sempre, una vittima è sempre una vittima, renderle giustizia è morale, ma non riporta indietro il tempo, i fatti. Peripezie dense di fisicità, di violenza, di crimine. La ferita si può rimarginare, ma la cicatrice resta,

"Il bianco chiarore della luna era freddo e chiaro, come la giustizia che sognamo ma che non troviamo mai".

Marlowe infarcito di coscienza personale (non sociale!). Scrive Chandler: "Può essere assolutamente realistico sotto tutti gli aspetti tranne uno, e cioè che nella vita reale, quella che conosciamo, uno come lui non farebbe mai l'investigatore privato". Sapore di sognatore solitario. Un cavaliere con macchia e peccato, ma anche coscienza, che la dark lady di turno, peccatrice di perdizione, attende tra una bisca e un cicchetto. Il cadavere nella biblioteca che affaccia sulla siepe di orchidee è senz'altro più aureo, ma chi ha una biblioteca a Hollywood?, chioserebbe forse Chandler. La polemica è forse richiamo alla falsità del percorso salvifico che l'America promuoveva e ancora promuove, spesso. Il sogno americano quantificato, calcolato, concettualizzato. La patina dorata con cui si tentava di ricoprire il fango del vero. E questo a Chandler non bastava.

Articolo apparso originariamente su SHERLOCK MAGAZINE
Per gentile concessione di Licia Ambu e www.sherlockmagazine.it
http://www.sherlockmagazine.it/rubriche/3560/

Bibliografia principale:

1939 The Big Sleep (Il Grande Sonno)

1940 Farewell, My Lovely (Addio, Mia Amata)

1942 The High Window (Finestra sul Vuoto)

1943 The Lady in the Lake (La Signora nel Lago)

1949 The Little Sister (La Sorellina)

1953 The Long Goodbye (Il Lungo Addio, vincitore di un Edgar)

1958 Playback (Ancora una Notte)

1959 Poodle Springs Story, incompleto

1989 Poodle Springs, completato da Robert B. Parker

1933, I ricattatori non sparano (Blackmailers Don't Shoot)

1934, Un delitto imperfetto (Smart-Aleck Kill)

1934, Il testimone (Finger Man)

1935, In un giorno di pioggia (Killer in the Rain)

1935, Gas di Nevada (Nevada Gas)

1935, Sangue spagnolo (Spanish Blood)

1936, Pistole al "Cyrano" (Guns at Cyrano's)

1936, L'uomo a cui piacevano i cani (The Man Who Liked Dogs)

1936, Pick-Up in Noon Street (Noon Street Nemesis - Nemesi in Noon Street)

1936, Pesci rossi (Goldfish)

1936, Lo scomparso (The Curtain)

1937, Cercate la ragazza (Try the Girl)

1937, La giada cinese (Mandarin's Jade)

1938, Il vento rosso (Red Wind)

1938, Il re in giallo (The King in Yellow)

1938, Blues di Bay City (Bay City Blues)

1939, Che scocciatura le perle (Pearls Are a Nuisance)

1939, Specialista in guai (Trouble Is My Business)

1939, Aspetterò (I'll Be Waiting)

1939, La porta di bronzo (The Bronze Door)

1941, In montagna non c'è pace (No Crime in the Mountains)

1951, La polverina del professor Bingo (Professor Bingo's Snuff)

1957, Estate inglese (English Summer)

1958, The Pencil (Marlowe Takes on the Syndicate (Wrong Pigeon)

 

Lettura consigliata: Raymond Chandler, Marlowe e io, Rosellina Archinto Editore, 1988

 


 

[1] R. Chandler, Il Lungo addio, Feltrinelli, Milano, 2006, pp.80

[2] Raymond Chandler, The simple art of murder, 1944

[3] Lettera a Dale Warren, 7 novembre 1951 in Marlowe e Io, Milano, Rosellina Archinto Editore, 1988 

© Licia Ambu



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