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La letteratura al tempo del web
a cura di Bruno Corino
Pubblicato su SITO


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Non mi occupo di quella letteratura che va a finire sul web, bensì mi occupo di tutta quella “letteratura” che viene generata nel web. La prima è letteratura cartacea che viene veicolata dal web; la seconda, invece, è letteratura che in linea di massima non è stata generata da un supporto materiale, bensì da un supporto virtuale. Sulla base di questa differenza mi pongo delle domande. In primo luogo che fine faranno domani le cattedre di letteratura contemporanea nell’epoca dell’èra digitale? Resisteranno? Resteranno in piedi e continueranno a dar da mangiare a quattrocento docenti insediati nei loro fortilizi? Inoltre, questo fenomeno che sviluppi avrà in futuro? 

Quando mettiamo piede in una libreria qualsiasi possiamo confortarli e dire: non vi preoccupate, la migliore letteratura passa ancora al vaglio del supporto materiale. Vedete come ancora tutti i romanzi, i racconti e le raccolte poetiche stanno lì tutti accatastati e ordinati in ordine alfabetico o di case editrici? Consolatevi, dunque, consolatevi. Ma cosa rappresenta effettivamente quel mondo cartaceo? La punta di un iceberg, perché poi accanto o sotto quel mondo fatto di carta c’è tutta una moltitudine di aspiranti scrittori, poeti e narratori lasciata fuori dalla porta.

Questa immensa moltitudine, come nuova orda barbarica, preme sui limes dell’editoria. Molti di loro non aspettano altro che d’essere “civilizzati” e acquistare finalmente la cittadinanza “editoriale”, essere, dunque, convertiti alla logica dell’imperio editoriale. Solo così possono anche sperare di essere domani oggetto di programmi di cattedre universitarie. Il potere d’attrazione che l’imperio esercita sulle menti di questa orda barbarica è forte. Essere cooptato da questo imperio vuol dire vedersi “consacrati” nel novero dei nuovi autori, far parte, finalmente, di quella schiera di Autori il cui valore viene alfine riconosciuto. Da quel momento, se l’Autore mostra d’avere talento vero, egli potrà vivere del suo “mestiere”. E se sa promuovere bene la sua immagine, potrà guadagnare altrettanto bene.

Voi pensate che tra un Autore consacrato e un neobarbaro ci sia un fossato incolmabile, un divario incommensurabile dal punto di vista qualitativo. Se il primo è stato consacrato e l’altro, invece, rimane fuori dal limes, si dirà, una ragione valida ci sarà. Allo storico e critico della letteratura contemporanea questa ragione non interessa affatto. La sua figura proviene dallo stesso mondo editoriale. La sua funzione culturale è nata proprio dal bisogno di mettere ordine all’interno di quel mondo, di costruire gerarchie, di assegnare posti, di porre processi di identificazione e di differenziazione, di far emergere affinità o diversità tra i vari autori, le varie poetiche, di sottoporre ai rigori dell’analisi storica le strutture, le forme o i generi letterari, analizzarne le trasformazioni, le mutazioni, sottolinearne la genesi e lo sviluppo. Il critico e lo storico della letteratura ha tutta una tradizione secolare alle sue spalle. Le sue certezze e le sue sicurezze. E soprattutto quella tradizione ha avuto le sue radici e la sua ragion d’essere nel campo del libro stampato. La stessa filologia proviene dal quel mondo.

Fuori da questo mondo c’è caos, rumori di fondo, balbettii: tutta una sterminata produzione “letteraria” che appare sul web, ma che nessuno critico e storico della letteratura la classificherebbe mai con tale nobile titolo. Potrei anche scrivere che è “letteratura” per autocertificazione, cioè perché ogni autore che “posta” il suo racconto, lungo o breve, la sua poesia, la autoetichetta come tale. Attenzione: il critico non la classificherebbe mai come tale non perché qualitativamente inferiore rispetto a quella che viene veicolata dalla carta stampata, bensì perché non la prende minimamente in considerazione. Intendo dire, dare un minimo di giudizio, ad esempio “qualitativamente inferiore o infima”, significherebbe averla almeno in parte analizzata o esaminata. Il motivo del rifiuto comunque non è da individuare in una sorta di snobismo che questi critici della letteratura hanno nei confronti di questa produzione che si autocertifica come tale. Lo snobismo sarebbe comunque sintomo di un qualcosa di cui hai avuto sentore. La chiusura, potrei dire, è dovuta proprio a ragioni intrinseche a tale produzione “letteraria” esplosa sul web: praticamente sono saltati tutti i criteri parametrici con i quali questa lunga tradizione ha da sempre esaminato le opere letterarie.

È saltato, ad esempio, il contesto autoriale: chi è che scrive? Quale la sua storia, i suoi studi, qual è la sua provenienza geografica, la sua storia, ecc.;
quindi, è saltato il criterio del paratesto: note, informazioni addizionali sull’opera e l’autore, commenti, ecc.;
è saltato il criterio dell’avantesto: il processo di genesi e di sviluppo dell’opera;
è saltato il criterio dell’intertestualità: la possibilità di collegare il singolo testo di un autore al complesso della sua produzione;
è saltato il criterio filologico; la possibilità di individuare le variazioni subite da un testo nel corso del tempo (la funzione “modifica” di un testo non lascia tracce delle variazioni apportate);
ecc. ecc.

Sono saltate, in sostanza, tutte le dimensioni entro le quali il criterio e storico tradizionale si muoveva.

Insomma, se questi non si avventura nella “letteratura” generata nella pagina virtuale è perché si trova a disagio in un mondo dominato dal caos più totale.

Il criterio in base al quale il critico letterario discrimina tale “letteratura” non è quello della qualità, ma quello della caoticità, la quale gli fa perdere di vista tutte le coordinate entro le quali finora s’è mosso. Tuttavia, il fenomeno, esploso in questi ultimi anni, ormai è sotto gli occhi di tutti; è sufficiente dare un’occhiata alla proliferazione di siti, dedicati specificatamente alla narrativa e alla poesia, che stanno emergendo in maniera esponenziale. Ma non solo ai siti, anche ai blogs dove si “postano” quotidianamente migliaia e migliaia di “opere” poetiche. Senza entrare nel merito della qualità di ciò che viene “postato” (d’altronde, lo stesso discorso potrebbe valere anche nel caso del supporto materiale), senza dubbio il fenomeno non può essere a lungo ignorato. All’inizio magari tale fenomeno sarà oggetto di studio della “sociologia dei fenomeni letterari”, ma, prima o poi, vedrete che nasceranno nuove cattedre intitolate alla “letteratura dei newmedia”, che vanno al di là della specificità prettamente sociologica, come finora si sono configurate. Inoltre, non è difficile prevedere che, man mano che il fenomeno si diffonderà e si consoliderà nel tempo, nasceranno siti letterari molto più selettivi che punteranno sulla “qualità” dei testi, il cui accesso quindi, da parte di un autore, sarà quasi equiparato alla promozione in campo editoriale.

© Bruno Corino




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