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I primi protagonisti della fantascienza italiana post-bellica
a cura di Ugo Malaguti
Pubblicato su PB19



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Con l'uscita del primo numero de I romanzi di Urania, lanciata da Giorgio Monicelli nell'ottobre del 1952 insieme a una rivista di racconti, Urania, che sarebbe vissuta solo per un paio d'anni, viene lanciato nel nostro paese anche il termine fantascienza, libera traduzione dell'inglese science fiction. Inizia anche la storia degli scrittori specializzati che diedero inizio a una solida tradizione nazionale nel settore, che all'inizio degli anni '60 contagiò anche buona parte degli scrittori mainstream - da Primo Levi a Dino Buzzati, da Carlo Della Corte a Guido Piovene, da Luce d'Eramo a Ennio Flaiano, tanto che la prima metà degli anni '60 vide in Italia un fiorire d'interesse della cultura per questa letteratura simile a quello che segnò la felice stagione della Parigi anni '50, quando i maggiori intellettuali, sull'onda del surrealismo e dell'esistenzialismo, formarono circoli fantascientifici e scrissero opere molto pregevoli di argomento futuristico.
Ma la fantascienza nel nostro paese aveva già una solida tradizione. Persino Giacomo Casanova, Gabriele D'Annunzio e Pirandello firmarono opere che possono comprendersi tra gli antesignani del genere (una serie di documentati articoli sull'argomento è apparsa a cura di Bruno Vitiello su Futuro Europa); e grande vigore ebbero le sollecitazioni del futuro e dello spazio e del progresso nel movimento futurista (il manifesto di Marinetti somiglia molto a quello che Ballard, cinquant'anni e passa dopo, lanciò come "manifesto dello spazio interiore"). Letterati come Papini scrissero numerosi racconti che possono considerarsi tra i precursori della fantascienza moderna, e in anni recenti alcune pregevoli antologie (come Le astronavi dei Savoia, curata da Gianfranco De Turris per l'editrice Nord) hanno riesumato dai polverosi archivi di biblioteche ancor più polverose alcuni esempi interessanti del genere.
E non dimentichiamo che alla fine degli anni '30 Giorgio Monicelli pubblicava ne Il cerchio verde regolarmente opere italiane di science fiction, mentre mitici rimangono alcuni fumetti nazionali, come il celebre Saturno contro la Terra, tutti saldamente apparsi prima della guerra mondiale.
Ma ritorniamo al periodo che più ci interessa, quello degli anni '50, quando finalmente la fantascienza cominciò ad apparire non sporadicamente, ma regolarmente, e l'Italia - rimasta molto indietro nelle traduzioni delle maggiori opere americane, che apparivano dal 1926 sulle pagine di pubblicazioni come Amazing Stories e Astounding, per motivo complessi sui quali mi sono soffermato in altra sede - al di fuori di rari romanzi tradotti in collane di narrativa varia, scoprì che esisteva tutta una serie di libri, e di autori, che avevano affrontato organicamente e in modo omogeneo le sollecitazioni del futuro, della scienza, della società futura e delle nuove tecnologie.
Con la comparsa de I romanzi di Urania, che non furono la prima pubblicazione italiana di fantascienza - Lionello Torossi, scrittore, giornalista ed editore romano, aveva tentato circa un anno prima di lanciare una rivista che si chiamava Scienza Fantastica e che venne travolta dall'irruzione della potente Mondadori nel settore, e aveva pubblicato vari scrittori italiani, tra i quali se stesso, sotto lo pseudonimo di Massimo Zeno - ma certamente fecero conoscere a un pubblico giovane e vastissimo (oltre 35.000 copie vendute in quel periodo) le meraviglie di questa nuova letteratura e il fascino di scrittori mai tradotti in precedenza nel nostro paese, come Clifford D. Simak, Ray Bradbury, A. E. van Vogt, Edmond Hamilton, Robert Heinlein, ecc., apparvero anche i primi scritti specializzati di autori del nostro paese. Iniziò Urania rivista, con racconti di Mutti Maglione (la compagna di Monicelli), dello stesso Monicelli e di un paio di altri autori nazionali dei quali non si è mai conosciuto il vero nome; ma fu nel secondo anno di vita di Urania che venne pubblicato il primo romanzo di autore italiano dichiaratamente tale, L'Atlantide svelata di Emilio Walesko, autore un po' all'antica, non privo di fascino, ma orientato più sull'imitazione dei classici del fantastico come Rider Haggard e Rosny Ainé che sulla fantascienza americana.
Il primo grande successo su scala mondiale della fantascienza nazionale doveva aspettare quindi ancora qualche mese, quando venne pubblicato il romanzo C'era una volta un pianeta di L. R. Johannis, tradotto in varie lingue e origine di quella che sarebbe stata definita "archeologia spaziale" in anni successivi.
Johannis era un pittore e avventuriero friulano, che aveva aderito al movimento futurista realizzando opere di notevole valore, che era stato per alcuni anni negli Stati Uniti, dove aveva lavorato come pittore e aveva realizzato affreschi per chiese cattoliche, appassionandosi all'esoterismo e ai circoli ufologici prima che questi diventassero una moda nel nostro paese. Il suo romanzo postulava, con abbondanza di riferimenti e documentazioni parascientifiche, che la Terra fosse stata popolata dagli eredi di un'antica civiltà nata sul quinto pianeta del sistema solare, esploso per un uso incontrollato della scienza e diventato poi la cintura degli asteroidi. La civiltà umana che noi conosciamo sarebbe quindi una faticosa riscoperta da parte degli eredi del cielo di una scienza e di una saggezza che affondano nel passato più remoto. Collegando miti e leggende, usando con abbondanza le dottrine segrete degli esoterici come Madame Blavansky, Johannis colpì la fantasia del pubblico europeo e mise in movimento una sorta di valanga che ancor oggi possiamo vedere nei numerosi libri, romanzi e articoli che si occupano dell'origine stellare degli uomini.
Johannis pubblicò vari romanzi, lavorò assiduamente con Giorgio Monicelli, suo carissimo amico e compagno di memorabili bevute (da buon friulano amava moltissimo i bar e le osterie) e tra le sue opere più notevoli, ricordiamo il seguito del primo romanzo, Quando ero aborigeno, il dittico lunare de I signori della Luna, lo splendido Risonanza cosmica scritto con lo pseudonimo di N. H. Laurentix.
Altro scrittore del periodo che ebbe grande successo fu Franco Enna, considerato a lungo il migliore giallista italiano - era una delle poche firme che si affermarono nei Gialli Mondadori - tradotto in vari paesi, e perfettamente a suo agio nella fantascienza. Il suo romanzo L'astro lebbroso, del 1955, è un ottimo esempio di fantascienza spaziale italiana.
Altri scrittori di valore furono il giornalista e commediografo Samy Fayad, lo sceneggiatore e regista Ernesto Gastaldi, che si firmava "Julian Berry", e una infinità di giornalisti e scrittori noti che, nella seconda metà degli anni '50, scrivevano ininterrottamente romanzi di fantascienza sotto pseudonimo per pubblicazioni dai nomi fantasiosi come Le cronache del Futuro, I narratori dell'Alfa Tau, Cosmic, ecc. ecc.
Queste pubblicazioni avevano il pregio di pagare benissimo gli autori, e rapidamente, e così molti insospettabili e arcigni uomini di cultura si misero a scrivere improbabili avventure di invasioni della Terra e di viaggi su altri pianeti. Alcuni tra questi erano di un certo valore: ricordiamo Maurizio Checcoli, Peter Kolosimo e Leonia Celli, che si firmavano "Morris Williams McLiulian, Omega Peter, Lionel Cayle".
Nel 1957 apparve il primo numero di Oltre il Cielo, rivista romana edita da quello che potremmo definire il Gernsback italiano, Armando Silvestri, ingegnere ed esperto di pubblicazioni aerospaziali, insieme al giornalista Cesare Falessi. Questa pubblicazione, che si affermò rapidamente sulla scia del lancio dei primi satelliti artificiali, cominciò a presentare giovani scrittori italiani senza pseudonimo, contribuendo a creare un'autentica scuola di autori alcuni dei quali - come Renato Pestriniero e Lino Aldani - sono diventati poi famosi, tradotti in tutto il mondo e attivi ancora oggi.
La fantascienza italiana, ho scritto in altre occasioni, come storia, corpus narrativo, personalità di spicco e successi editoriali, è seconda nel mondo solo a quella americana, e sopravanza anche se non di molto quella francese, che pure ha dato grandi prove di sé. Non dimentichiamo che i vari Emilio Salgari, Luigi Motta, Yambo, ecc., scrissero opere sul futuro il cui successo può equivalere a quello dei Flammarion, dei Barjavel e degli altri classici della sf transalpina. Il fatto che per dare soltanto qualche accenno storico di un periodo circoscritto abbia già usato molto più spazio di quello previsto ne costituisce una buona prova. Invito soprattutto i giovani lettori a documentarsi su questa storia affascinante e sorprendentemente attuale, visto il successo che recenti ristampe delle opere di quegli anni lontani hanno prodotto tra le nuove generazioni. C'è molto da scoprire.

© Ugo Malaguti




Recensioni ed articoli relativi a Ugo Malaguti

(1) La fantascienza ed il fandom italiani (Un tentativo di inquadramento storico) a cura di Fabio Calabrese - ARTICOLO
(2) Ugo Malaguti: 47 intensi anni di fantascienza a cura di Vittorio Catani - ARTICOLO

Testi di Ugo Malaguti pubblicati su Progetto Babele

(1) I primi protagonisti della fantascienza italiana post-bellica a cura di Ugo Malaguti - ARTICOLO


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