SCARICA GRATUITAMENTE LA RIVISTA IN FORMATO PDF ACQUISTA UNA COPIA STAMPATA DELLA RIVISTA SCARICA O COMPRA I NUMERI ARRETRATI DELLA RIVISTA
HomePage Contatta PB Contatta il WebMaster help&faq
IL FORUM DI PB    Ultimo topic: L'editoria italiana non paga, scordatevi la carriera di Sergio Sozi inserito il 2010-04-02 (ultimo aggiornamento 2010-05-13)    Ultimo post: inserito da trismegisto il 2010-05-13 sul topic L'editoria italiana non paga, scordatevi la carriera di Sergio Sozi    PB NEWS:    [22/06/2010] Da …incostieraamalfitana.it un appello per unire i Piccoli Premi Letterari in Italia    [21/06/2010] Muore a 87 anni José Saramago - Fallece a los 87 años José Saramago    [21/06/2010] A Firenze nasce DOCUMENTARISTI ANONIMI, l’associazione dei documentaristi toscani    [08/06/2010] Michael Lawson Bishop: gli alieni, la preistoria, e l'essere umano di oggi    [08/06/2010] Roberto Saviano si racconta nel numero di Giugno di Stilos    [12/04/2010] Nasce ETULETO, IL MENSILE PER BAMBINI    [26/03/2010] On line il Book trailer del nuovo romanzo di Emiliano Grisostolo    [26/03/2010] Forme Libere cerca giallisti di razza (e Gaia Conventi indaga)...    [03/09/2010] 9 concorsi letterari in scadenza nei prossimi quattordici giorni    EVENTI, PRESENTAZIONI, CORSI, SEMINARI, FIERE E SPETTACOLI    Fiera del Libro di Trieste scadenza 2010-09-12    2° Festival del Cortometraggio “I Corti sul Lettino - Cinema e Psicoanalisi” Dopo il notevole successo della precedente manifestazione, suggellata dal scadenza 2010-09-07    presentazione del corso di scrittura creativa scadenza 2010-09-14    ULTIMI INSERIMENTI SUL SITO AL 03/09/2010    Recensioni     Full of Life di John Fante     squalo;Lo di Peter Benchley     Janara;La di Luigi Boccia     Settima Strega;La di Zannoner Paola     Perchè no di Cristina Zagaria    Il parere di PB     parole e la pietra;Le di Fabio Clerici     Condannato non vita di Leonardo Colombi     Due ali nel buio di Alessandro Annulli     Leggerezza di Sergio De Angelis     Heartjob di Marco Mazzucchelli    Articoli e saggi     I gelati di Leopardi     L'anacronismo del possibile, dalla fantascienza alle pratiche radicali     Una magna charta sui diritti e i doveri del signor Testo     Adam Smith: pensiero ed opere     Gyorgy Lukàcs e il pensiero comunitario    Racconti     Un amore particolare di Chiara Del soldato     Notte Stellata di Cinzia Baldini     l'ultima corsa di Valeria Biffi     Esterina di Anna Maria Bonfiglio     Il Dio Ade di Emiliano Grisostolo    AUDIOLIBRI     Osiedle Zawiszòw, Swidnica, Poland di Alessandro Hellmann letto da Viviana Mattei     Cimitero, Garbagnate (MI), Italy di Alessandro Hellmann letto da Viviana Mattei     La vampira di Giampaolo Giampaoli letto da Sandra Tedeschi     Legami di sangue di Monica Mossa letto da Simone Ruggeri     Il senso della vita di Patricia Wolf letto da Gina Sfera    Biografie     Sturluson, Snorri (1176-1241)     Proust, Marcel (1871-1922)     Pierri, Michele (1899-1988)     Ionesco, Eugène (1909-1994)     Padilla, Heberto (1932-2000)    Traduzioni     Il calice di Verlaine di Emilio Carrère trad. di Maria pina Iannuzzi     Desaparecidos di Mario Benedetti trad. di Nicoletta Isola     Il giornalista ed il suo merito letterario di Rubén Darío trad. di Maria pina Iannuzzi     Ragazza di O.Henry trad. di Anna Paradiso     La figlia del sole e della luna di Mitrush Kuteli trad. di Adelina Kosumaj    Poesie     Mi hai chiesto di Sara Janni     Commento alle poesie di Andrea Cambi di Pietro Pancamo     Sei poesie di Beno Fignon di Beno Fignon     Lunare di Daniela manzini kuschnig     Serena di Simone Veltroni    Cinema     Colour from the dark - Il colore del male (ITALIA 2009) regia di Ivan Zuccon     John Rambo (USA - GER 2008) regia di Sylvester Stallone    La banda (Israele - Francia 2007) regia di Eran Kolirin     Into the wild (USA 2004) regia di Sean Penn     Shadows (Ombre) (USA 1959) regia di John Cassavetes    
 
 
Email
PSWD
CONSIGLI DI LETTURA
Arretrati e copie stampate
PB International
PB Interactive
IN PRIMO PIANO
Ricerche nel sito
Google
MSN
Yahoo
Scegli mot.


OnlineUtenti connessi: 17
Utenti collegati in chat 0

Dal 01/01/2003
questo sito ha generato
11.073.057
esposizioni

 

 
     

a cura di Enzo Sardellaro

Vincenzo Cardarelli e la lingua italiana nel 50° anniversario della morte
Pubblicato su PBHO


L' «Orecchio»(1) di Cardarelli

Cardarelli, oltre che un poeta fu un professore. Amante della lingua elegante, mal sopportava il basso livello della lingua italiana dei tempi suoi. Responsabili del fallimento della lingua italiana erano in parecchi, dal Da Sanctis ai Futuristi, passando attraverso il Romanticismo, i puristi, e poi Croce, con la sua indifferenza verso gli strumenti dell'arte. Tutti quindi messi sotto accusa, tutti responsabili del «deficit» ormai ben visibile in cui versava la lingua di Dante. Il pessimo gusto, la mancanza di criteri critici certi, l'aver voluto esaltare il Trecento deprimendo invece il Cinquecento, secolo in cui i maggiori letterati e artisti si dettero a forgiare una lingua comune, sono altri aspetti negativi della nostra lingua letteraria (2). Neppure i poeti si salvano: a eccezione di Leopardi, gli altri, a partire da Pascoli, sono altrettanto responsabili del mal gusto imperante. Pascoli non è, all' «orecchio» di Cardarelli un grande poeta, bensì uno «stornellatore» (3), sia pure colto. Il gusto classico-elitario di Cardarelli remava però contro una tendenza inarrestabile della nostra lingua letteraria e non, per cui, rispetto ai tempi, la sua proposta risultava, alla resa dei conti, anacronistica. Di ciò si era accorto molto acutamente Luciano Anceschi, che, ripercorrendo le idee linguistiche di Cardarelli, scriveva che lo scrittore di Viterbo «...intese fermare con un gesto imperioso la parola in una sua dimensione storica anticamente moderna, e fu gesto definitivo e irrevocabile, quasi un lucido delirio di lotta contro il tempo...» (4). L' «orecchio» di Cardarelli s'era quindi irrevocabilmente soffermato tra il Cinquecento e Leopardi: ma questo «blocco storico», questa «sordità» del suo orecchio all'indirizzo moderno della lingua italiana è indice del fatto che Cardarelli, al di là del gusto molto personale, aveva semplicemente sottovalutato la portata storica di alcuni fatti, di alcune «spie», soprattutto sintattiche, che si erano manifestate già a partire dal Settecento e nel primo Ottocento in ambienti prestigiosi e molto influenti sulla Repubblica delle Lettere, ovvero a Milano e Venezia, capitali intellettuali nell'Italia fra Sette e Ottocento. Che cosa era successo in quegli anni alla lingua italiana? A livello sintattico era accaduto un fatto fondamentale, ovvero che il periodo si era estremamente semplificato, cosicché all'ampio periodare boccaccesco si sostituivano frasi brevi e snelle, mentre le subordinate tendevano a ridursi alle sole relative. Per le ipotetiche, sottolinea Giulio Herczeg (5) , ci si limita al solo «se», mentre per le temporali si usa quasi esclusivamente «quando», scartando di proposito ogni altra congiunzione subordinativa che avesse il sapore di una ricercata classicità. Un esempio di periodo a frasi brevissime di Pietro Verri:

«... Molto egli fece per mantenere e introdurre l'ordine sociale nel dominio.| Ei preservò Milano dalla peste l'anno 1348.| Egli non volle proteggere veruna fazione.|...»

La realtà settecentesca era profondamente mutata rispetto ai secoli precedenti. Anche in Italia si leggevano ormai i giornali, le «gazzette», come si diceva allora; e attraverso di essi si stava via via formando quella che oggi chiamiamo «opinione pubblica». In tempi di grande rivoluzione culturale e sociale, gli scrittori del Settecento si rendono conto che occorreva re-inventarsi una lingua per riuscire a entrare in contatto con un pubblico vasto. Prospettiva che faceva dire a Ludovico Antonio Muratori: «... Certo egli è legge non dirò del dilicato gusto, ma della stessa natura che, chi scrive ad altri, scriva per farsi intendere, e debba ingegnarsi di farsi intendere per quanto può...» [Corsivo mio]. Così, sul versante lessicale si coniano termini e campi semantici che sono oggi patrimonio di tutti: «giornalismo», «giornalista», «opinione pubblica», «industriale», «finanziario», «produzione», «distribuzione», «consumo», «pubblicità», «progettista», «punto di vista», «mano d'opera», e altre centinaia di termini che sembrano coniati oggi (6). La lotta contro la classicità toscana del Trecento fu dura e aspra. Come scrisse acutamente il nostro grande Alfredo Schiaffini, grazie alla provvidenziale «crisi linguistica» del Settecento, «...si trasformarono la nostra sintassi, il nostro stile e il nostro lessico - perché il contatto con lo stile e la lingua della letteratura francese ( meglio, la ricezione del pensiero francese) ci fa abbandonare il gusto della toscanità, vale a dire dell'italianità, trecentesca e cinquecentesca...» (7). Cardarelli, che pure era uomo coltissimo, non volle porgere il suo «orecchio» a siffatte argomentazioni, ma fu essenzialmente concentrato sul concetto di «italianità della lingua», una politica linguistica fortemente sostenuta dal fascismo, e che investì gran parte dei nostri intellettuali. Però, mentre il «Neopurismo» degli anni '30, di cui furono promotori i nostri linguisti di punta attraverso la rivista «Lingua Nostra», da Bruno Migliorini ad Alfredo Schiaffini al Devoto, per non citare che i più noti, si soffermò, con qualche successo di rilievo occorre dire, esclusivamente sul versante lessicale, tentando di espungere dalla nostra lingua i termini stranieri (8), Cardarelli si mostrò decisamente retro, nel senso che egli pensava non tanto, o non solo, al lessico, ma a un recupero delle strutture sintattiche particolarmente elaborate fissatesi nella prosa del Cinquecento. «...Tutta la grandezza della nostra letteratura - scriveva -non è, se si guarda bene, che una grandezza quasi esclusivamente formale...» (9). Cardarelli quindi vagheggiava le ampie architetture sintattiche che seppero costruire i nostri grandi scrittori fra il Trecento e Cinquecento, secolo quest'ultimo a parer suo non particolarmente apprezzato, e che andò a completare il grande lavorio sul periodo iniziato dal Boccaccio. «Architettura» è termine ricorrente in Cardarelli, a qualificare appunto la maestosità dell'eloquio dei nostri classici.

«...Fra il Trecento e il Cinquecento non c'è conflitto, anzi storica concordia e fecondissime relazioni, se è vero che air uno scrivente in lingua toscana, spetta la gloria della poesia, all'altro quella d' aver formato la lingua italiana comune e condotto la nostra prosa a quell'estremo limite di perfezione che, per la sua universalità, non fu soltanto artistica, ma civile...» (10).

E perché Pascoli al suo orecchio è un semplice «stornellatore»? Perché il suo periodo, al suo orecchio, è asfittico, breve, troppo breve: una scrittura distruttrice e corruttrice dei grandiosi quadri sintattici dei nostri Cinquecentisti.

«...Io non ho da fare a Pascoli altra obbiezione se non questa: cioè ch'egli è più uno stornellatore, un verseggiatore elaborato, colto, fino quanto si vuole, che un poeta. Come dire più discretamente quanto poca individualità di linguaggio e di forme metriche (ho detto, senz' altro, i due elementi costitutivi dell' arte lirica) si riscontri nella poesia del Pascoli? Chi sa che cosa significa mettere un pensiero, una sensazione, un' immagine, in forma di discorso lirico non di maniera, dare alle parole un tono non indifferente, sa pure (se è lecito parlare colla nostra autorità di lettori, dimenticando di

essere anche noi gente che s'arrisica a fare poesia) che cosa io voglio dire. Dal Pascoli non ci si può aspettare che qualche malizia grammaticale. Troppo poco per paragonarlo, in qualunque caso, ai nostri grandi poeti di lingua...» (11).

Mentre ordunque il Pascoli è asfittico, la vera italianità della lingua la «...si ritrova nel (giudizio e nella fantasia di Tacito, in Dante, in Machiavelli, in Leonardo, in Leopardi, nella letteratura del Cinquecento e nella familiarità principesca di quel tempo...». Pascoli, invece? Un minuscolo «grammatico»: solo «grammatica elementare» la sua.

«...Quei suoi piccoli espedienti sintattici, quello stare attento alle virgole con una sofisticheria estrema, quel modo di atomizzare il verso in minuscole particelle, riducendone 1' architettura a una specie di tremolìo gelatinoso, lo hanno fatto sembrare un innovatore, un artista pieno di segreti di laboratorio, uno di quei chimici di genio che di quando in quando vengono a salvare l'arte francese, quest'arte melanconica e bella che non riesce quasi mai a toccare la luce delle grandi stagioni senza cadere nel pericolo, sempre incombente, di freddarsi o di degenerare. E non era che grammatica elementare!...» (12).

E il nostro Ottocento? Si salvano solo in due: Manzoni e Leopardi: gli altri sono da buttare. E all' «orecchio» di Cardarelli non poteva essere che così. Infatti, la caratteristica sintattica del nostro primo Ottocento continua a seguire le orme del Settecento. Osserva ancora Herczeg: «...Nella prosa del primo ‘800 è conservata la costruzione a periodi brevi, di corto respiro, con una articolazione semplice in cui predominano le subordinate relative e si nota una certa avversione alle varie congiunzioni...». Quindi Herczeg fa un'affermazione che Cardarelli avrebbe sottoscritto e condannato senza appello alcuno:

«...Lo scrittore non vuole spiegare le sue idee con una forte disciplina logica, consueta... allo... stampo classicheggiante...» (13). Quindi, al di fuori di Manzoni e Leopardi, il nulla. Ma la storia, nel suo avanzare, ha decretato lo scacco netto, senza riserve, di tutte quelle teorie che si fondavano su un'ottica essenzialmente linguistico-statica, sorda ai mutamenti socio-economici. L' «orecchio» di Cardarelli si chiuse pressoché totalmente alla modernità, e oggi, a distanza di tanto tempo, e con gli esempi attuali del processo evolutivo della lingua italiana, che da anni è avviata, sempre di più, verso la "semplificazione" sintattica, con una preponderanza della paratassi sull'ipotassi, possiamo senz'altro affermare, senza tema di smentita, che la proposta tutto sommato «neopuristica assoluta» del professor Cardarelli si è rivelata del tutto perdente.

Note

1) Il titolo del saggio di rifà alle considerazioni linguistiche di Vincenzo Cardarelli contenute in un libro ormai raro, Parole all'orecchio, Lanciano, Giuseppe Barabba Editore, 1929.
2) Ivi, pp. 31 sgg.
3) Ibidem, pp. 79 sgg.
4) L. Anceschi, Le poetiche del Novecento in Italia, Venezia, Marsilio, 1990, p. 219.
5) G. Herczeg, La struttura del periodo nel ‘700, in Saggi linguistici e stilistici, Firenze, Olschki, 1972, p. 281.
6) G. Folena, Il rinnovamento linguistico del Settecento italiano, in L'Italiano in Europa, Torino, Einaudi, 1983, pp. 5-66.
7) A. Schiaffini, Aspetti della crisi linguistica italiana nel Settecento, in Italiano antico e moderno, Milano-Napoli, Ricciardi, 1975, p. 129.
8) G. Klein,  L' ‘Italianità della lingua' e l'Accademia d'Italia. Sulla politica linguistica fascista, in Quaderni storici, 1981, 47, pp. 639-675.
9) V. Cardarelli, Parole all'orecchio, cit. p. 34.
11) Ivi, p. 79.
12) Ibidem, pg 86.
13) G. Herczeg, Appunti per la struttura del periodo nell'epoca romantica, in Saggi linguistici e stilistici, Firenze, Olschki, 1972, p. 307.


Enzo Sardellaro
e.sardellaro@tele2.it


-

VISITE: 1390