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Independence Day e Mars Attack: una retrospettiva
a cura di Paolo Verucci
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Il 2 luglio 1996 usciva nelle sale americane Independence Day di Roland Emmerich film che ebbe uno straordinario successo al botteghino negli Stati Uniti ed in Europa. Uscendo in America proprio alla vigilia del 4 luglio, data storica per il popolo americano, il film è costruito sull’esaltazione dell’orgoglio di una nazione che da sempre paventa una superiorità ed un ruolo guida per il Mondo. Qui la demonizzazione del nemico di turno, rappresentato da Esseri Alieni, la guerra come “cemento” della nazione in difesa dei sacri valori americani sono l’armamentario classico che permette ad Emmerich di sviluppare una trama che a detta dello scrivente, prepara o comunque è il substrato culturale della nuova stagione di guerre globali; infatti solo 5 anni dopo il Presidente George Bush j., a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001, sferra l’attacco al “nemico” identificato prima nell’Afganistan culla del terrorismo internazionale e poi nell’Iraq di Saddam Hussein.
Pochi mesi dopo l’uscita di Independence Day esce nelle sale USA Mars Attacks! di Tim Burton che ebbe minor successo al botteghino soprattutto negli Stati Uniti. Ispirandosi ad una serie di figurine degli anni ’60, ritirate dal mercato perché “troppo forti”, il geniale regista americano costruisce un film per certi versi speculare ed opposto, complesso ed a tinte forti, dove attraverso il comportamento spesso straniante dei macrocefali marziani svela le ipocrisie e demolisce i miti delle società umane non risparmiando ovviamente la maggiore potenza mondiale e cioè il potere politico, militare ed economico degli Stati Uniti d’America.
Il messaggio antimilitarista del film di Burton unito alla critica feroce delle fallaci ideologie occidentali (e non solo) basate su falsi miti come il Dio Denaro, i Credi e le idolatrie religiose, svela un’altra America rispetto a quella esaltata nel film di Emmerich, fortemente autocritica e bisognosa di nuovi valori in cui credere (solidarietà verso i più deboli, amicizia, tolleranza).
Attraverso questo articolo cercherò di analizzare più in dettaglio i due film rievocando anche alcune delle scene e dei personaggi principali.
L’inizio di I.D. vede un paesaggio lunare con raffigurata l’effige lasciata dai primi astronauti americani recitante “siamo venuti in pace per tutta l’umanità” quasi subito oscurato dall’ombra di un’immensa astronave aliena che si dirige verso la Terra; già questo inizio prefigura la visione dicotomica del film dove il Male è la minaccia esterna ai valori fondanti l’umanità ed il Bene è la difesa di questi valori da parte del popolo americano.
L’inizio di M.A. ci trasporta invece in uno scenario “tipico” delle fattorie americane dove un odore di bruciato viene scambiato per “barbecue”, mentre agli astanti si para innanzi una scena da apocalisse rappresentata da una mandria terrorizzata in fuga avvolta dalle fiamme e sullo sfondo un disco volante; la scena poi si sposta sul Pianeta Rosso da cui miriadi di piccole astronavi, rappresentate nella forma tipica di “piatti volanti” visti in tanti B-movie degli anni ’50, si dirigono verso la Terra.
Vorrei ora approfondire come i due film presentano la fisionomia marziana o aliena e gli aspetti relativi alla comunicazione.
In I.D. gli alieni si vedono solo a metà film ed hanno encefali dilatati, occhi sporgenti e lunghe appendici (si notano alcuni esemplari repertati dalla cosiddetta “area 51”); in M.A. i Marziani si vedono quasi subito con il loro piccolo corpo su una testa a forma di teschio e cervello gelatinoso scoperto, insomma vere e proprie caricature umane che spesso scimmiottano anche i comportamenti umani. Relativamente alla comunicazione, aspetto fondamentale della Science Finction messo in luce ad esempio nei due più famosi film di Spielberg (Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo ed E.T.), i due film per certi versi si assomigliano in quanto gli alieni di I.D. sembrano non interessati a comunicare con gli umani, che d’altra parte non provano nemmeno a stabilire contatti, ma hanno solo intenzioni belligeranti ed hanno l’unico obiettivo di distruggere l’essere umano e colonizzare il Pianeta Terra, mentre i Marziani di M.A. sono piuttosto oggetti di tentativi di comunicazione da parte dei Terrestri (che cercano invano di “tradurre” il linguaggio dei Marziani), e rispondono prima con ambiguità in modo apparentemente conciliante, ma poi non riescono a controllare la loro furia distruttrice. In particolare I.D. ha la dichiarata intenzione di capovolgere la conciliante ed idillica visione spielberghiana come si evidenzia dalle esplicite battute di uno dei protagonisti (il capitano nero interpretato da Will Smith) quando dichiara l’intenzione di “Spaccare il culo ad E.T.” e quando si appella all’Alieno dandogli un benvenuto sulla Terra con un pugno ed affermando che lui intende questo per incontro ravvicinato. M.A. in realtà ha invece l’obiettivo di svelare le ipocrisie, le bassezze umane e le brame di potere che non fanno altro che portare alla distruzione del Pianeta Terra.
Ma come invece i due film rappresentano i Terrestri ?
Gli ingredienti umani messi in campo nel film di Emmerich sono rappresentati in particolare dal Presidente degli Stati Uniti Whitmore (ex pilota della prima guerra del Golfo), dall’hacher ed esperto di comunicazioni David (interpretato da Jeff Goldblum) che grazie alle sue capacità informatiche salverà l’umanità dalla distruzione e dal capitano di pelle nera pilota di caccia Hiller. Tutti personaggi che mescolano eroismi a buoni sentimenti senza troppe sfaccettature.
Come in altri film Emmerich non ci risparmia il suo corollario di armi e soldati pronti a tutto. Vorrei sottolineare, riprendendo i concetti espressi ad inizio dell’articolo, come in questo film esista uno stretta correlazione, tra minaccia aliena e prima guerra del Golfo (1991) come testimoniato dalle dirette parole del Presidente “nella guerra del golfo sapevamo quello che dovevamo fare, qui no”; e tale correlazione appartiene all’immaginario collettivo americano, dove l’Arabo che fonda la sua civiltà su principi e modi di vita così distanti dagli occidentali è identificato con l’Alieno.
Di tutt’altro tenore sono i personaggi messi in campo da Burton, che ci fornisce una bella rappresentazione del bestiario umano: dal Presidente degli Stati Uniti (interpretato dall’istrionico Jack Nicolson), al Professor Kessler (saccente esperto di marziani interpretato da Pierce Brosnan) ai due generali (il bianco ossessionato dal dover distruggere i Marziani, il nero invece predisposto a dialogare con loro), ai due giornalisti amanti e rivali; loro tutti faranno una fine più o meno cruenta. Qui mi preme sottolineare una scena centrale del film, dove il regista dà un’immagine a tinte fosche del potere politico.
Il Presidente degli Stati Uniti, nella Sala Comandi, dopo aver assistito inorridito alla morte del generale Decker (uno straordinario Rod Steiger) prima rimpicciolito e poi schiacciato dalla suola della scarpa del Leader marziano e camminando sui resti dei cadaveri degli uomini fulminati dai Marziani, prova un estremo tentativo di conciliazione con l’unico scopo di mantenere il Potere politico. Elogia i Marziani (“siete un grande popolo”) li esorta a superare incomprensioni e divisioni ed unire gli sforzi per una nuova potenza planetaria (“la Terra e Marte una cosa sola”); il discorso colpisce il Leader, dal cui occhio sgorga una lacrima di commozione, ed Egli si avvicina al Presidente tendendogli la mano, ma ad un certo punto mano e braccia si staccano dal corpo e diventano come una lancia acuminata che trafigge il Presidente che cade al suolo, mentre dalla lancia si erge una bandierina marziana. Sicuramente una morte che sbeffeggia il Potere.
Da questo punto di vista i due film sono l’antitesi l’uno dell’altro: il primo esalta il Potere politico (rappresentato dal Presidente americano che “da eroe” addirittura pilota un caccia nelle scene finali), il secondo lo demolisce.
Nel film di Burton emergono anche alcuni personaggi positivi che all’inizio del film sono ai margini della vicenda, ma che poi diventano i protagonisti della riscossa contro i Marziani: l’ex pugile Byron che lavora in un casinò, il musicista Tom Jones (che interpreta se stesso) il semplice ragazzo Richie e la sua nonna a cui è molto affezionato; sono questi ultimi che per puro caso scopriranno “l’antidoto” contro i Marziani, la canzone country “Indian Love call” cantata nella versione del 1952 da Slim Whitman, che fa scoppiare loro il cervello. Tutti personaggi rappresentanti di un’umanità “minoritaria” e “perdente” ricchi di ingenuità e di generosità che daranno al Pianeta Terra devastato dai Marziani una possibilità di riscatto e nuovi valori su cui fondare la civiltà umana.
Un momento spettacolare dei due film è rappresentato dalla distruzioni dei simboli della Civiltà dell’Uomo.
In I.D. tali simboli sono esclusivamente americani: Empire State Building, le Torri Gemelle (anche qui sorprendente premonizione degli attentati dell’11 settembre), la Statua della Libertà, la Casa Bianca, ciò che dimostra lo “strabismo” del film incentrato sul ruolo salvifico degli Stati Uniti d’America, la Potenza Mondiale baluardo degli attacchi del Nemico.
In M.A. cadono sotto i colpi dei Marziani i più svariati simboli mondiali: simboli politici, quali la Casa Bianca, la sede del Congresso a Washington, le Statue dei Presidenti americani del Monumento Nazionale del Monte Rushmore che vengono rimodellati con le facce dei Marziani e la Torre dell’Orologio del Palazzo di Webminster di Londra, simboli economici, quali Las Vegas, simboli religiosi quali il mausoleo induista del Taj Mahal, le Statue moai dell’Isola di Pasqua, un obelisco (di origine egizia, esso rappresenta uno dei simboli della cristianità) che viene usato come oggetto di distruzione di un gruppo di scouts, ciò che dimostra che sotto accusa, nel film, è l’umanità intera senza troppe distinzioni di sorta, come già evidenziato nella prima parte dell’articolo.
Concludo la retrospettiva con un’ultima domanda: come vengono annientati gli Alieni di Indipendence Day e i Marziani di Mars Attack! nelle scene finali ?
In I.D. uno dei protagonisti della vicenda, David, riesce ad introdurre nell’astronave madre aliena un virus informatico che rende l’astronave stessa e le altre gigantesche astronavi che avevano attaccato la Terra vulnerabili perché non più protette dal loro scudo deflettore. Così dopo un tentativo di attacco fallito degli alieni all’area 51 che custodiva i segreti della loro razza, il capitano Hiller e David riescono a scagliare un missile nucleare dentro l’astronave madre, che scoppia con fragore proprio il giorno dei festeggiamenti del 4 luglio. Proprio questo finale pirotecnico del film non fa che confermare lo spirito bellico di cui è pervaso dove il patriottismo si esalta con la guerra e con l’individuazione ed eliminazione di un Nemico.
Di tutt’altro stampo il finale di M.A. dove, come già accennato, la salvezza dell’umanità non dipende dall’uso di armi e dall’esaltazione patriottica, ma proviene da un patrimonio culturale tipicamente americano il country, pervaso in questo caso anche dalla cultura dei nativi americani in quanto la vecchia canzone “Indian Love call” (risalente agli anni ’20) si rifà ad un’antica leggenda indiana. Il riferimento alle profonde radici dell’America prima della venuta dell’uomo bianco non sembra casuale, in quanto proprio nella scena finale Richie nel prospettare la ricostruzione del Pianeta Terra afferma che si potrebbe vivere nei “teepee” che “sono meglio per tanti motivi”.

Quel settembre del 1996 lo passai con dentro una rabbia malcelata, poi come d’incanto la rabbia si trasformò in creatività che scagliai contro quel film (così nacque Independence Day: il ritorno degli alieni sulla Terra)

© Paolo Verucci




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