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Traduzioni o adattamenti? Le letture per gli operai edite da Emilio Treves
a cura di Bruno Ambrella
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A partire dagli anni ’60 dell’800 si sviluppa in Italia un vasto filone di opere popolari orientate a diffondere fra le classi lavoratrici una morale attivistica inneggiante al lavoro, al sacrificio, al “far da sé” e tesa a forgiare un carattere energico e perseverante. Alcuni editori, in particolare Emilio Treves, Gaspero Barbèra, la ditta Giacomo Agnelli di Milano e la Utet, arricchiscono i loro cataloghi di un gran numero di libri indirizzati agli operai. Molti uomini politici, intellettuali e imprenditori sollecitano la produzione di opere che seguono il modello del Self-Help di Samuel Smiles. Le condizioni economiche e sociali del Paese favoriscono la divulgazione di scritti popolari nati con lo scopo di convincere il lettore che la volontà può far superare grandi ostacoli e conseguire risultati soddisfacenti pur partendo da umili condizioni.
La diffusione della letteratura self-helpista in Italia avviene non solo grazie alla traduzione delle opere di Smiles e alla produzione editoriale dei suoi imitatori. Un editore come Treves, che trae ispirazione dai suoi soggiorni in Francia, non dimentica la fiorente attività editoriale parigina, ed è proprio da lì che attinge per la pubblicazione di molte opere divulgative, si tratti di periodici o di libri. Le opere da tradurre di Treves sono però sottoposte a diversi adattamenti e rielaborazioni testuali prima di essere presentate al pubblico italiano. Un confronto fra le edizioni originali straniere e le traduzioni porta alla luce il lavoro di mediazione editoriale eseguito sul testo, sul paratesto e sulle illustrazioni per avvicinare l’opera al nuovo lettore.
A proposito di traduzioni poco fedeli, lo stesso Emilio Treves, nella nota anteposta nel 1866 alla seconda edizione di Chi si aiuta Dio l’aiuta, traduzione italiana del Self-Help, si interroga sulla bontà di una traduzione che si discosta troppo dall’originale rischiando di vanificare l’obiettivo dell’autore. All’editore preme spiegare le modalità seguite nella traduzione del testo di Smiles, evidenziando le sostanziali differenze con la traduzione dello stesso libro eseguita in Francia, e denigrando, nel contempo, la scelta del traduttore d’oltralpe di aggiungere esempi francesi in grande quantità:
"questa non è una semplice ristampa; ma il lettore vi troverà numerose le aggiunte e le correzioni. Chi si faccia a confrontare la nostra traduzione con la francese, vi troverà un grandissimo divario, che vogliamo essere primi ad avvertire. Certamente l’autore inglese si soffermò con singolare compiacenza a citare esempi inglesi; non oseremmo sentenziare se ciò sia un difetto, vista la natura del libro; ma che dire del traduttore francese che alla sua volta surrogò in gran parte gli esempi dell’originale con esempi francesi? Egli dice aver fatto ciò dietro suggerimento dell’autore stesso, che può aver ceduto alla tentazione di acquistar popolarità in Francia. Ma il fatto è che il libro nella versione francese è per così dire travestito in gran parte. Anche a noi sarebbe stato forse non difficile fare la stessa operazione per l’Italia; ma abbiamo stimato meglio restringerci a qualche nota, e non far perdere l’impronta originale all’opera. Un altro motivo ci fa credere preferibile il tener questo sistema. Ed è che né l’Italia né la Francia possono sempre contrapporre esempi somiglianti in tutto a quelli dell’Inghilterra. Ne troviamo appunto la prova nella versione francese. Sono certamente grand’uomini coloro di cui quella versione narra la vita; ma è spesso una vita romanzesca, avventurosa, non quella vita di ricerche, di attività, di perseveranza, di condotta morale, come lo Smiles si propone di mettere in evidenza. Si corre quindi il rischio non solo di travisare il testo, ma lo scopo di questo nobilissimo lavoro".
Una scelta chiara e decisa che però lascia subito qualche dubbio al lettore, il quale si trova davanti a un testo che già nel titolo presenta una differenza essenziale rispetto all’opera originale dello scrittore inglese. Infatti, se il messaggio di Smiles lascia intendere che «ogni uomo porta in sé medesimo la sua stella, di cui dirige l’influenza segreta», il proverbio scelto da Treves per dare il titolo all’edizione italiana sembra riservare l’ultima scelta alla Divina Provvidenza.
L’uomo è sì artefice del proprio destino, ma l’ultima parola è di Dio. L’impronta originale dell’opera sembra dunque modificata fin dall’inizio.
Nel 1869, nel pubblicare il libro di Edmond About l’Abbiccì di chi lavora l’editore informa che la traduzione dell’opera è stata eseguita modificando non solo la forma (la lingua), ma anche la sostanza (il contenuto). Tra i vari cambiamenti apportati al libro di About, uno in particolare viene motivato: «Il capitolo sulla libertà fu rifatto di pianta, giacché le condizioni nostre sono in questo punto assai più avanzate che le francesi d’oggidì». Dopo le prime righe del capitolo in questione, la traduzione italiana non segue l’opera originaria e prende un’altra strada. Il testo è completamente rifatto pur mantenendo con il rispettivo capitolo francese una consonanza sull’idea di fondo sostenuta con forza dall’autore e condivisa dall’editore, cioè la condanna del protezionismo e la difesa del liberismo. Il traduttore usa dunque altri argomenti per convincere il lettore della bontà delle tesi esposte.
Nel capitolo intitolato La cooperazione emergono i differenti punti di vista di autore e traduttore sulle società cooperative di mutuo soccorso. L’intervento editoriale di Treves vuole mettere in risalto i felici risultati ottenuti da Luigi Luzzatti, fondatore della Banca popolare di Milano nel 1865. Se About espone con non celato scetticismo l’iniziativa di un economista francese che crea una società di mutuo credito a Parigi, il traduttore, alludendo a Luzzatti, racconta con orgoglio e soddisfazione l’iniziativa del giovane economista italiano.
L’adattamento dell’opera da parte di Treves avviene anche a livello del paratesto: le note del traduttore accompagnano e indirizzano il pubblico alla lettura e all’interpretazione del libro. Gli interventi nelle note a piè di pagina mirano a coadiuvare la lettura e ad annunciare un cambiamento di programma rispetto alle intenzioni dell’autore. La tendenza a variare pezzi non indifferenti del testo è, del resto, solo in minima parte segnalata dalle note, e nella maggior parte dei casi le modifiche non sono esplicitate. In tali condizioni, soprattutto nei casi in cui le aggiunte e le omissioni del traduttore non sono messe in evidenza, si può dire che l’editore assuma il ruolo di coautore dell’opera; il lettore si trova davanti a una nuova redazione del testo e legge un libro per molti aspetti differente da quello letto dal pubblico francese.
La “Biblioteca utile” ospita le traduzioni di un altro scrittore francese, autore di tre opere che conosceranno numerose riedizioni: è Jean Macé, professore di storia naturale in un collegio femminile dell’Alsazia e fondatore della Ligue de l’Enseignement, un insieme di circoli per l’educazione del popolo composti da volontari. Il primo dei tre libri di Macé tradotti da Treves è la Storia di un boccone di pane, un’opera di divulgazione scientifica pubblicata a Parigi nel 1861 e tradotta nel 1864. Il testo, presentato sotto forma di lettere indirizzate a un’alunna ideale, intende illustrare ai lettori più giovani il funzionamento del corpo umano. Nel presentare il libro al lettore italiano, Treves intende rivolgersi a un pubblico più ampio:
“L’autore immaginò di scrivere a una fanciulla, per mostrare che tutti possono comprendere il suo lavoro. Ma questo gioverà più ancora ai maestri, alle donne, agli adulti, che di queste materie in generale sono poco informati, e che avrebbero forse maggiore difficoltà dei fanciulli a prendere in mano un trattato scientifico. Infatti […] l’uomo che desidera sapere ha bisogno di maggiori lenocinii per risparmiare la fatica dello studio. Quando si arriva a una certa età, tutti desideran sapere ciò che accade nel loro corpo, ma sono spaventati dei trattati con le loro classificazioni e col loro greco. Qui essi troveranno quella storia che ha tanto interesse per tutti, esposta nel modo più facile e dilettevole, secondo gli ultimi dettati della scienza”.
L’editore ritiene, dunque, che gli artifici usati dagli scrittori per allettare e incuriosire il lettore, siano indicati non solo per i bambini ma anche per gli adulti, i quali pur mostrando la volontà di istruirsi sono spesso troppo pigri per dedicarsi allo studio.
Un altro volume di Macé pubblicato da Treves è L’Aritmetica del nonno: storia di due piccoli negozianti di mele, tradotto nel 1871. In quest’opera l’autore parla di fate e di giardini magici con lo scopo di insegnare le operazioni aritmetiche ai più giovani. L’edizione italiana si apre con una prefazione dal titolo Il traduttore ai lettori. In questa il traduttore, Augusto Panizza di Trento, dopo aver parlato della natura del libro esprime la sua opinione in materia di traduzioni, asserendo che, fatta eccezione per le opere letterarie, la traduzione dovrebbe essere sempre un adattamento alla nuova cultura:
“Nel presentare al pubblico la mia versione sento il dovere di dire, che essa non è una traduzione fedele. Ogni autore porta in sé e trasfonde ne’ suoi scritti il carattere proprio e quello della nazione alla quale appartiene, ed io non credo né possibile, né ragionevole, né utile il copiare nelle traduzioni di libri, che non sieno meramente letterari, tale carattere. Non è possibile, perché due teste che la pensano su tutto allo stesso modo hanno ancora da nascere; non è ragionevole, perché le piante esotiche fanno compassione perfino nelle serre; non è utile, perché lo sviare come che sia lo sviluppo dei singoli caratteri nazionali, li imbastardisce”.
Il traduttore di Treves adduce tre motivi che dovrebbero favorire una rielaborazione più che una traduzione fedele: il primo è che difficilmente due teste producono gli stessi pensieri, attribuendo però in tal modo un ruolo di autore anche al traduttore dell’opera.
Un altro divulgatore francese che entra nel catalogo di Treves è Gaston Tissandier; Gli eroi del lavoro, opera tradotta da Treves nel 1887, è un assortimento di vite esemplari di uomini noti e meno noti che col duro lavoro e con un’inesauribile volontà sono riusciti a conseguire grandi risultati, a conquistare il successo superando gli scogli incontrati nel corso della loro vita.
La traduzione italiana del libro di Tissandier modifica abbondantemente il testo e aggiunge numerose biografie di italiani. Nella prefazione Treves paragona l’opera del divulgatore francese al già noto libro di Samuel Smiles, Self-Help, per la numerosa presenza di biografie esemplari, e dà conto del fatto che, come abitudine della casa editrice, sono apportati alcuni adattamenti per il lettore italiano.
Le ricreazioni scientifiche, ovvero, L’insegnamento coi giuochi, altra opera di Tissandier tradotta da Treves e pubblicata nel 1882, è legata agli altri due libri dell’autore proprio per il fatto di essere stata pensata e creata per le ore non dedicate al lavoro. Anche nel caso delle Ricreazioni scientifiche Treves non rinuncia ad adattare il lavoro al nuovo pubblico, e interviene ripetutamente sul testo. Il traduttore fa sentire in più occasioni la sua voce e aiuta il lettore nella fruizione del libro con varie intromissioni. Del resto, le competenze del traduttore scelto da Treves (Celso Fornioni è un professore dell’Osservatorio astronomico di Milano) consentono all’editore di fare pieno affidamento sul suo collaboratore.

© Bruno Ambrella




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