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Gustavo Strafforello: Chi si aiuta Dio l'aiuta
a cura di Bruno Ambrella
Pubblicato su SITO


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I tredici capitoli che compongono il libro di Samuel Smiles Self-Help sono stati tradotti e adattati al pubblico italiano dalla casa editrice Treves, che nel 1865 pubblica la prima edizione di Chi si aiuta Dio l’aiuta. La traduzione è affidata a Gustavo Strafforello. Il lettore della penisola avverte fin dalle prime pagine l’opera di mediazione del traduttore, il quale mira ad adeguare al nuovo pubblico un’opera pensata originariamente per il solo lettore britannico. È al popolo inglese, infatti, che l’autore si rivolge nel suo scritto:
«This spirit of self-help, as exhibited in the energetic action of individuals, has in all times been a marked feature in the English character, and furnishes the true measure of our power as a nation».
Nelle prime pagine del libro, Smiles descrive gli inglesi come uomini che vivono attivamente la loro libertà e non la subiscono passivamente, non si accontentano del solo fatto di vivere in un paese libero, ma partecipano individualmente alla vita della nazione. Una nota del traduttore aggiunge:
«Queste auree osservazioni vorremmo fossero ben meditate in Italia ove purtroppo la libertà si fa consistere pressoché esclusivamente nella forma esteriore e nel meccanismo del governo e delle istituzioni».
Lo scrittore britannico fornisce costantemente esempi di uomini illustri che hanno cambiato la loro vita intervenendo in prima persona sul loro destino ed evitando di fermarsi ad aspettare l’aiuto delle istituzioni; Smiles mette in evidenza che il successo conseguito da questi uomini è spesso arrivato in seguito al superamento di ostacoli che apparivano invalicabili, e proprio per questo il traguardo ha assunto un valore ancora più grande. Il traduttore, così come accadrà molte volte nel corso del libro, interviene sul testo originale eliminando alcune parti, ritenute probabilmente troppo complesse, e rielabora il testo affrontando l’argomento con altre parole, o presentando altri esempi.
Nell’adattamento dell’opera di Smiles non sono molti i nomi di illustri connazionali che trovano posto nelle pagine dell’edizione italiana; lo stesso traduttore, in una nota, ci avverte della scelta di non soffermarsi a lungo su esempi italiani:
«Troppo ci dilungheremmo, se tutti volessimo qui citare gli artisti italiani che ebbero natali umilissimi, da Giotto e Mantegna pastorelli, dal Tintoretto tintore, dai Caracci muratori, dallo Zingarelli zingaro, fino al Canova scalpellino. […] Tutti quasi i grandi artisti italiani, antichi e moderni, furono figli del popolo, e si trassero su, o per potenza di genio, o per diuturna perseveranza, come i citati artisti inglesi».
Le citazioni di uomini italiani trovano però posto nelle numerose note del traduttore, scritte con l’intenzione di accompagnare il lettore nella fruizione dell’opera. In effetti, nell’adattamento del libro di Smiles, Strafforello interpreta più ruoli. Con le integrazioni eseguite direttamente sul testo e non segnalate, egli collabora in un certo senso con l’autore britannico alla scrittura dell’edizione italiana. Con le note in cui fornisce delucidazioni a quanto scritto da Smiles, assume il ruolo di guida alla lettura; mentre con le note in cui esprime la sua idea e il suo giudizio sui diversi aspetti della società italiana, in relazione a quella inglese, sembra voler catturare costantemente l’attenzione del lettore parlandogli di questioni a lui più vicine.
Come si è detto, la celebrazione di grandi uomini italiani è spesso lasciata a una nota a piè di pagina. Nel caso seguente, per esempio, il traduttore intende tessere le lodi del noto scrittore piemontese:
«Come modello di forza di volontà, risolutezza e perseveranza, Vittorio Alfieri sta a paragone di chicchessia. Quest’uomo non pare di razza latina, ma della fortissima razza anglo-sassone, e forse attinse la sua rara fermezza di proposito e il suo forte volere dalle sue frequenti dimore in Inghilterra».
In queste parole non sembra esserci la volontà, da parte del traduttore, di lodare l’italianità del poeta e drammaturgo piemontese, ma di elogiare piuttosto le caratteristiche della stirpe inglese.
Nella parte del testo in cui Smiles racconta di come anche i più grandi artisti devono il loro successo all’applicazione e alla perseveranza, e non solo alle doti innate, il traduttore aggiunge:
«Anche fra gli artisti musicali italiani molti son quelli che dalle più umili condizioni seppero per sé soli sublimarsi all’apice della gloria. E ne basti citare un solo esempio che val per mille: quello del grande Rossini, il quale è figliuolo di poveri suonatori ambulanti, e dopo aver suonato con essi girovagando per le fiere divenne una delle glorie immortali del nostro secolo ed uno dei più compiti gentiluomini che esistano».
Come si può notare, anche se Strafforello sceglie di non aggiungere nel testo numerosi esempi tratti dalla storia italiana, le note del traduttore come quella sopra riportata svolgono un lavoro analogo, anche se in versione ridotta. Nel passaggio in cui l’autore elogia il politico inglese ed ex primo ministro Robert Peel (1788-1850), il traduttore precisa in una nota:
«Non solamente nell’operosità instancabile, ma anche nella sagacia pratica, nello squisito tatto politico e nell’accessibilità alle nuove idee, Peel rassomigliava strettamente a Cavour, il quale fu soprannominato a buon diritto il Roberto Peel dell’Italia. Amendue questi sommi uomini di Stato ebbero fine immatura, e la loro morte fu compianta dalle rispettive nazioni, delle quali erano divenuti gli idoli».
Nell’edizione italiana del Self-help, le note del traduttore non si rivolgono solo al popolo più minuto ma sembrano avere ambizioni ben più grandi. Smiles narra di una sfortunata prima apparizione alla Camera dei Comuni di Benjamin Disraeli, ricordando le risate ironiche dei presenti dopo un suo intervento; l’autore mette in luce il modo in cui il membro del partito tory, senza scoraggiarsi, si rialza dopo quella caduta e diventa un abile e apprezzato oratore. In merito a questo fatto il traduttore in una nota aggiunge:
«L’esempio di Disraeli può servir di norma a tanti deputati italiani, che, non essendo riusciti nei loro primi saggi d’eloquenza, seggono allibiti e non osano più aprir bocca; quantunque il Parlamento italiano nelle poco prospere condizioni presenti abbisogni di membri solerti ed assennati piuttosto ché di oratori».
Il parlamentare che volesse leggere questo libro dedicato agli operai troverebbe altre righe a lui indirizzate. Probabilmente questi appunti per gli uomini appartenenti ai gradi più alti della società hanno l’obiettivo di mostrare al lettore che chiunque può essere soggetto a una buona dose di educazione morale, e nello stesso tempo mirano ad accattivarsi la simpatia del pubblico con esternazioni che denigrano l’attività di alcuni politici. La nota del traduttore aggiunta alla parte in cui Smiles loda l’esperienza politica dello scozzese Joseph Hume (1777-1855), recita:
«Non pochi de’ nostri deputati così negligenti dovrebbero specchiarsi in Giuseppe Hume, vero modello del rappresentante politico, e rammentarsi che il loro ufficio, appunto perché è mobilissimo ed importantissimo come un sacerdozio, vuolsi adempiere con puntualità e diligenza».
Il traduttore riserva una critica severa, non solo ai parlamentari, ma anche al sistema economico italiano. Occorre dire, tuttavia, che laddove il testo originario non è sensibilmente alterato, la scelta di riservare le opinioni del traduttore nelle molte note presenti nel libro, consente di separare l’opera di Smiles dagli interventi eseguiti dallo scrittore ligure. In un passaggio in cui l’autore descrive le caratteristiche del mercato inglese, il traduttore appunta:
«È un fatto che il commercio ha un grande fondo di onestà in Inghilterra e in Germania, meno in Francia, e meno ancora in Italia ed altrove. Da noi, ciò dipendeva in gran parte dai ristretti confini del commercio. […] L’ignoranza e la mutua diffidenza facevano il resto. L’unità e la libertà, le comunicazioni facili e numerose hanno già cominciato a dare un maggiore slancio all’attività sia commerciale, sia industriale».
Non sono esenti da valutazioni negative neanche gli insegnanti e il sistema scolastico italiano. Pochi anni prima della pubblicazione in Italia del libro di Smiles, la legge Casati aveva sancito l’obbligatorietà e la gratuità dell’istruzione elementare, ma è noto che l’evasione scolastica continuava ad essere diffusa. Nella nota riferita alle righe scritte da Smiles sull’istruzione, leggiamo: «Queste pagine piene di buon senso vorremmo leggessero e meditassero per bene i nostri barbassori dell’insegnamento, che hanno fatto dell’istruzione pubblica quel caos che tutti sanno».
Le stoccate di Strafforello non risparmiano neanche l’aristocrazia italiana. In un’opera tesa ad esaltare la cultura del lavoro, l’esortazione in tal senso arriva anche per le classi agiate. Nel punto del libro in cui Smiles descrive l’operosità dimostrata da alcuni nobili inglesi in momenti di crisi e di perdita di lustro, il traduttore esprime la sua opinione in una nota:
«Qual differenza fra l’aristocrazia inglese scaduta, e quella d’Italia, Francia, Spagna, ecc. Mentre la prima non isdegna ricorrere al lavoro per rimediare ai colpi della sorte avversa e riconquistare l’antica prosperità, l’aristocrazia latina a’accascia, poltrisce oziando e rende più disgustosa la sua miseria con la boria insolente».
Per la seconda volta è sottolineata la superiorità della cultura anglosassone su quella latina; precedentemente il traduttore aveva parlato di una differenza di razza, presentando quella inglese come modello da imitare.
Gli interventi del traduttore nelle note da lui scritte giungono a dare consigli di ogni sorta. Egli rapporta spesso alla situazione italiana ciò che Smiles scrive del suo paese, cercando di fare delle proposte che, se non trovano risposta immediata, hanno per lo meno il pregio di invitare il lettore a ragionare su alcuni aspetti sociali. Nel passaggio in cui l’autore spende alcune parole per elogiare la figura di un filantropo inglese che aveva fondato importanti istituti pubblici, fra cui una Società Marittima, una nota dedicata al solo lettore italiano suggerisce:
«La nostra Italia, col suo immenso sviluppo di coste in due mari, è destinata coll’andar del tempo a divenire una grande potenza navale; ma mancano gli uomini alla marina italiana, e gioverebbe sommamente alla patria chi, ad esempio del filantropo Hanway, istituisse una società per educare al servizio marittimo tanti figlioli del povero sottraendoli all’ozio, all’accattonaggio e, peggio ancora, al delinquere».
Il traduttore coglie l’occasione per esprimere la propria opinione su temi sociali fondamentali che riguardano il giovane Stato italiano. Da questo punto di vista, un’attenzione particolare (che assume i caratteri di una denuncia) è dedicata dal traduttore alla figura dello spazzacamino, attività spesso riservata ai bambini, i quali con la loro esile statura riuscivano ad introdursi nelle canne fumarie e a garantire con la raspa e lo scopino una pulitura particolarmente accurata. Ovviamente per una famiglia povera era un modo per avere una bocca in meno da sfamare durante la stagione invernale:
«In Italia nulla si è ancor fatto pe’ poveri fanciulli spazzacamini che, strappati da ingordi speculatori alle loro montagne natie, scendono ad attristare le nostre città con la loro squallidezza annerita, e a straziarci gli orecchi coi loro strilli selvaggi».
La manipolazione sul testo originario attuata dal traduttore modifica sotto molti aspetti l’opera dell’autore britannico, e le attribuisce una diversa fisionomia.

© Bruno Ambrella




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