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La donna indiana tra letteratura e realtà. Anita Desai e Kamala Markandaya.
a cura di Martina Borghini
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Non deve stupire l'arrivo nelle nostre librerie de Il cortile segreto un' antologia di racconti di scrittrici indiane. 
Già negli anni venti relativamente numerosi erano i racconti che scrittrici indiane pubblicavano sulle riviste più diverse. Il fenomeno si consolidò negli anni trenta ed un ulteriore sviluppo si ebbe nel dopoguerra, dopo l'indipendenza e ancora di più nell'ultimo ventennio sia in India sia nei paesi di lingua inglese che ospitano la diaspora indiana. Tutti i racconti, nelle diversità di lingue, di luoghi e di temi, hanno la caratteristica di presentarci le varie facce del mondo indiano con una prospettiva e da unpunto di vista femminile. Tema di grande importanza per le scrittrici indiane è quello della condizione della donna; le scrittrici indiane hanno sempre scelto di scrivere sulle donne e le loro battaglie, tanto la vecchia generazione quanto quella contemporanea. Il loro scrivere emerge dalla consapevolezza del loro sesso e delle emozioni che vivono. Per questa ragione le scrittrici indiane hanno tradizionalmente scelto di ambientare le loro storie all'interno delle mura domestiche e della famiglia. Il fatto di essere donne, ha creato alle scrittrici indiane qualche difficoltà in più rispetto agli uomini; questo perchè, in quanto donna, gli unici ruoli socialmente accettati erano quelli di figlia rispettosa, moglie rispettosa, madre rispettosa.
Non era prevista la possibilità di parlare in pubblico, scrivere era visto come una sfida alla società. Per questo molte scrittrici, all'inizio della loro carriera, concepivano questa attività come una cosa privata,intima, quasi segreta. Le cose nella società indiana sono cambiate anche il loro modo di concepire la scrittura si è evoluto: le giovani oggi vengono incoraggiate ad esprimere il loro pensiero e un proprio ruolo nella società. Una grande trasformazione è avvenuta negli anni Ottanta e Novanta: le scrittrici indiane si sono allontanate dai tradizionali ritratti della donna sacrificata e oppressa dando spazio ad una donna che va alla ricerca della propria identità iniziando a farsi valere per mezzo della parola che significa espressione di sè e liberazione.

Anita Desai e Kamala Markandaya raggiunsero l'età adulta  negli anni in cui il movimento nazionalista era al suo apice; indubbiamente il processo che portò all'indipendenza dell'India dalla Gran Bretagna fu motivo di orgoglio per queste giovani scrittrici, testimoni di epocali cambiamenti storici. Anita Desai nasce da madre tedesca e padre bengalese, cresce a New Delhi, parlando tedesco in famiglia e hindi con gli amici e i vicini. L'inglese è la lingua in cui impara a leggere e a scrivere nella scuola missionaria della vecchia Delhi. Si laurea in letteratura inglese nel 1958. La sua scrittura è votata alla chiarezza espressiva, a quella trasparenza attraverso la quale si vedono i suoni, i paesaggi, le immagini dell'India. Quando la Desai mosse i primi passi letterari negli anni Sessanta era una giovane donna indiana, e la cosa che più la interessava era la condizione delle donne nella società del suo paese. Ha esplorato la condizione della donna in un romanzo dopo l'altro ritraendo anche attraverso personaggi minori l'infelicità e l'ingiustizia che marchiano la condizione femminile indiana.

Kamala Markandaya nasce nell'India meridionale, discendente di un agiata famiglia di bramini Tamil, ha goduto di innegabili privilegi sociali e culturali. Si laurea in Storia all'università di Madras e inizia a scrivere in un periodo in cui l'India è ancora uno stato nascente, in cui si combatte per l'economia agraria erosa dal frenetico passo dell'industrializzazione, per la rigida gerarchia delle caste, l'insensibilità di genere e lo sfruttamento sessuale nei confronti delle donne. 
I romanzi che più contraddistinguono le due scrittrici sono: Fasting,Feasting ( 1999 ) di Anita Desai e Nectar in a sieve  di Kamala Markandaya.

Attraverso lo stile elegante e vivace attento ai particolari e alle sfumature, Anita Desai ci svela la vita di una famiglia indiana e con la storia dei suoi componenti le caratteristiche e le contraddizioni di un intero paese. Fasting, Feasting fa proprio il modo di pensare della società indiana ossia quello di una società patriarcale con la generale subordinazione delle donne e la loro perdita di potere che il patriarcato normalmente implica. Le donne hanno un ruolo centrale nell'economia del racconto, ma la loro indole è insofferente, piena di frustrazioni e ostacoli posti sul cammino della piena emancipazione femminile. La scrittrice mostra da una parte le ideologie che tentano di difendere la visione tradizionale dell'essere donna in India, dall'altra il desiderio di liberarla dalle ingiustizie e dal soffocante controllo del patriarcato. Attraverso i personaggi del racconto il lettore apprende che le virtù dell'essere donna in India sono la sottomissione e la docilità nella casa del marito, che l'obiettivo primario della vita consiste nel compiacere il marito e i suoceri. Questa lezione è sovvertita da una modernità nel ceto medio che spinge la ragazza verso una buona istruzione, ciononostante l'obiettivo che sta più a cuore ai genitori nei confronti di una figlia resta un buon matrimonio. L'istruzione deve aiutare una ragazza a trovare un uomo istruito e benestante proveniente da una famiglia rispettabile, più che a seguire una carriera professionale. I traguardi scolastici non influiscono minimamente sulle scelte che i genitori effettuano. I personaggi femminili nel testo accettano passivamente gli eventi come uno dei personaggi del romanzo che si trova a morire bruciata viva per volere della suocera. La suocera eccessiva e la nuora che soffre in silenzio è un amara realtà per molte donne indiane e attraverso l'elaborazione di questo episodio l'autrice rappresenta una chiara critica alla cieca adesione a delle tradizioni che per quanto possano essere atroci sono da molti osservate per il valore sociale loro attribuito. Anita Desai fa sposare le sue donne secondo il rito comune indiano del matrimonio combinato; regalando ai suoi lettori un rispecchiamento della società indiana dove le donne moderne preferiscono il matrimonio combinato rispetto al matrimonio d'amore. Si pensi che l'unico testo hindù antico a considerare il matrimonio d'amore quale forma più alta del matrimonio è il rivoluzionario Kamasutra .

Nectar in a sieve è la storia di un matrimonio combinato ma d'amore e della difficile vita rurale; il racconto di esseri umani che cercano di vincere la povertà ed infine un romanzo sul conflitto tra la tradizionale cultura agricola e il germogliare di una società industriale; toccando così importanti fenomeni sociali quali l'importanza delle abitudini culturali tradizionali, la riluttanza delle persone ad adattarsi al cambiamento mantenendo al centro del romanzo la donna rurale e le difficili situazioni che, in quanto donna, deve affrontare. La donna che Kamala Markandaya ritrae nel testo è secondo la visione orientale un personaggio estremamente positivo poichè si piega al sacrificio e soffre profondamente a causa della povertà, è figlia della terra, colei che ha ereditato le tradizioni senza opporsi ad esse. Una delle tematiche principali del suo romanzo e il self-sacrifice e per comprenderne il senso profondo bisogna calarsi nella cultura indiana. Nella cultura hindi il self-sacrifice indica la forza intesa come potenza, energia. L'energia positiva deriva dalla sofferenza.

Le donne di Kamala Markandaya vengono definite dalla critica positive woman characters nel senso che si piegano alla sofferenza senza ribellarsi agli eventi ma sopportandoli fino alla fine,poichè secondo la caratteristica credenza dell'induismo, un anima passa di corpo in corpo, determinata dalla forza del karma. Kamala Markandaya ci fa capire quanto per le donne, soprattutto in ambiente rurale, non si aprivano altre vie per ottenere dignità, sia umana che di personaggio letterario, se non attraverso la forza dell'accettazione, il solo spazio restante nella tassonomia umana e familiare, gerarchicamente maschile. 

© Martina Borghini




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