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Intervista a:
FEDERICA BOSCO


Chi è...
Federica Bosco


Federica Bosco vive a Firenze.
Diplomata in lingue,ha girato il mondo lavorando come animatrice turistica per più di 5 anni e in seguito ha cambiato un numero impressionante di lavori che le hanno fornito il materiale necessario per scrivere 3 romanzi.
Ha lavorato come assicuratrice, commessa, cambiavalute, segretaria, annunciatrice televisiva, indossatrice, accompagnatrice turistica,per approdare infine alla scrittura nel 2005 pubblicando con Newton Compton "Mi piaci da morire" "Cercasi amore disperatamente " e "L'amore non fa per me".
Attualmente collabora con Leone Cinematografica alla stesura di sceneggiature e format televisivi.

Quando il DJ è una scrittrice

Un dj mixa la sua musica.
Ballabile, a volte divertente, altre velatamente malinconica.
Una musica che si muove a ritmo della penna e della fantasia, una musica che si fa leggere, una musica che porta e trasporta il lettore verso nuove melodie.
Una musica che è lettura, un dj che è una scrittrice.
E quando la scrittrice si chiama Federica Bosco…

Se il tuo 'Cercasi amore disperatamente' (Newton Compton Editori, 2006) fosse un pezzo musicale credi sarebbe un jazz, blues, dance, rock, musica leggera o classica o cos'altro? E perché?
Se 'Cercasi amore disperatamente' fosse un pezzo musicale sarebbe senz'altro pop.
Intanto perché parla degli anni 80 e la musica di quegli anni è il mio primo amore, non c'è stato più niente dopo di altrettanto valido: Depeche mode, Spandau, Duran, Wham, Madonna hanno segnato in modo indelebile il mio gusto musicale.
In più il pop è uno stile meno lineare, più nevrotico e si adatta perfettamente all'umore altalenante delle protagoniste (e dell'autrice).

Ricordi la prima volta che ti sei sentita una scrittrice? Cosa hai provato?
Ti confesso che tutt'ora faccio fatica a considerarmi tale, preferisco considerarmi un'autrice perché scrivo un po’ di tutto, soprattutto sceneggiature.
Quando penso a uno scrittore mi viene in mente che ne so Manzoni, Hemingway, Eco, insomma gente che ha cambiato il mondo e che poteva permettersi di vivere scrivendo. Ora se non sei Dan Brown (o Melissa P) è un po’ dura sbarcare il lunario!
Il mio contributo alla narrativa italiana è molto più modesto e sono già felice di essere riuscita a comunicare delle emozioni per me molto profonde.

Che colore ha l'ispirazione?
Più che un colore per me è una luce.
A volte mi siedo e non so veramente cosa scrivere oppure ho un intoppo e a un certo punto come per magia arriva un guizzo, un colpo di genio la soluzione. Sembra veramente che qualcuno ti parli e ti suggerisca le battute.

Ci vuole più fantasia nello scrivere un romanzo o una sceneggiatura?
Un romanzo è spesso qualcosa di molto personale (salvo nel caso di Dan Brown e Harry Potter) perché devi portare con te il lettore, devi descrivere luoghi, persone, profumi, colori. La sceneggiatura è più tecnica, e comunque sei in mano ad un regista che può decidere di farne quello che vuole, tu ti limiti a dare delle indicazioni che è meglio non siano troppo precise perchè il regista non si senta troppo condizionato: è sempre questione di delicati equilibri.

E' più difficile essere donna o essere scrittrice?
Donna decisamente e comunque essere donna e qualcos'altro è sempre difficile. C'è sempre una sorta di diffidenza nei confronti di una donna specie se carina.
Non sai quanta gente (anche amici) hanno insinuato che io avessi pagato per farmi pubblicare!

Cosa ti lascia addosso la scrittura?
Un senso di completezza, di soddisfazione, la sensazione di aver fatto il mio dovere. Purtroppo devo impormi molta disciplina, altrimenti ho la tendenza a rimandare. Io sono della bilancia!

Tu ti racconti o racconti il mondo attorno a te?
Parto da me e inevitabilmente coinvolgo il mio mondo. Parlo a chi vede il mondo con i miei occhi, chi capisce le sfumature, chi vede oltre le maschere, chi si sente fuori del coro, chi ride e chi crede di essere sti cazzi!
La maggior parte di noi , un popolo silenzioso perché è troppo intelligente per cedere alle lusinghe di Costanzopoli, ma che spesso rimane incompreso e solo.

Credi che scriveresti di più quando il silenzio fa troppo rumore o quando il rumore fa troppo silenzio?
Questa è veramente rubata a Marzullo!
Scrivo molto meglio quando il silenzio è assordante ma il rumore tace.
Bella eh? Non è mia, ma fa un figurone!

Come si partorisce un libro? 
Molti pensano che sia fondamentale una scuola di scrittura, qualcuno cioè che ti spieghi come si fa a scrivere!
Niente di più falso. Certo alcune tecniche possono essere affinate, ma questo è anche il lavoro dell'editor che ti suggerisce qualche tecnica narrativa, ma lo stile, come nella danza, la musica e la pittura è qualcosa di innato. Si migliora andando avanti, ma ce l'hai o non ce l'hai. Un libro si partorisce da un'esigenza, un'urgenza di comunicare qualcosa. Purtroppo non tutto quello che si partorisce è pubblicabile.

La voglia di scrivere la senti nella lingua o nelle unghie?
Io la sento all'altezza dello stomaco, quella che gli orientali chiamano il CHI ossia 4 dita sopra l'ombelico. Un punto super sensibile,morbido,dal quale scaturisce ogni tipo di sentimento. E' da lì che partono la voglia di piangere, di ridere, di scappare o restare,la paura e la gioia

Parli mai con i tuoi sogni? Cosa dici loro? E dove li custodisci?
Ho un rapporto di amore odio con i miei sogni, mi rimangono incollati addosso per molte ore e quando sono sgradevoli mi prendono alla bocca dello stomaco (appunto).
Il successo è più un viaggio o una stazione d'arrivo?
Il successo è quello che fai succedere, appena hai fatto qualcosa devi dimenticarla e andare avanti e ancora e ancora. É un viaggio senza fine.

per gentile concessione di Elisabetta Bilei
e Federica Bosco

 

inserito 19/05/07
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