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Il ladro mattutino
di Eris Rusi
Pubblicato su PBSE2007


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Sette e trenta della mattina. Antonio Branca sta davanti alla tabaccheria, i suoi occhi sono gonfi per via di un’ intera notte insonne. Spinge deciso la porta e si avvicina con rapidi passi alla cassa dove sta il padrone del negozio. Tira fuori la pistola, la dirige verso la persona di lui.
-         Buon giorno, signor Luigi !
-         Antonio, sei diventato matto ?
-         Mi dispiace, signor Luigi. Apri la cassa e non fare chiasso !
-         Antonio, butta via quell’arma ! Sei impazzito ? Sono io, Dio mio, Luigi !
-         Lo so bene chi sei, mi dispiace ! Apri la cassa !
-         Ma qui viene ogni mattina tua madre a comprare il latte !
-         Mia madre non c’entra ! Non farla così lunga, apri la cassa e consegnami ciò che c’è dentro !
-         Non c’è niente lì, Antonio ! Non sono ancora le otto ! Tu sei il terzo cliente che è venuto finora !
Antonio non ci crede. Leva la sicura dall’arma e si fa avanti deciso. Nei suoi occhi freme qualcosa di disumano. Luigi lo capisce subito e fa quello che lui gli dice. A dire la verità nella cassa non ci sono più di dieci euro.
-         Dove stanno gli altri soldi ? – mormora fra i denti Antonio come se avesse perso la testa e si aggira come un pazzo in quell’atmosfera di assurdità che si è appena creata. Luigi fa per avvicinarsi, ma Antonio gli grida furioso.
-         Dove vai ? – ed il suo dito per poco non preme il grilletto. Lo trattiene all’ultimo momento, mentre Luigi terrorizzato ritorna indietro nel suo angolo e solo dopo che sono passati alcuni minuti, gli dice :
-         Antonio, abbassa quell’arma. Fra un po’ possono venire altri clienti. Non devono vederti così. Chiameranno la polizia e tutto andrà al diavolo.
Antonio trema come non ha tremato mai in vita sua. Cammina avanti ed indietro, si ferma un momento, guarda la cassa, inghiottisce qualcosa, si avvicina ai pacchetti delle sigarette e si riempie le tasche di quelli. Poi li mette a posto. Non sa dove venderli, mentre il signor Luigi non ha soldi in contanti.
-         Antonio, non fare sciocchezze. Da un momento all’altro qui si riempirà di gente. Poi sarà la fine per te. Abbassa quell’arma e parliamo. Che questa storia rimanga fra noi !
Antonio non sa che fare. Lui conosce quell’uomo da tutta una vita; sua madre va sempre lì a comprare qualche piccolezza per la casa. Però non abbassa l’arma. Non c’è senso di continuare così. Tutto quel dolore che gli vela gli occhi con grumi di sangue e non lo lascia vedere oltre! Ora ogni cosa ha cambiato posto, non c’è alcuna parola che riscaldi più la sua anima. La sua schiena si sta chinando sempre di più per il peso dei giorni che l’hanno incarcerato e non gli lasciano fare il minimo passo avanti. Solo un rumore confuso, grida che lo inseguono, lo burlano, gente che non si degna di gettargli almeno uno sguardo. Lo considerano un uomo inutile, lo disprezzano. Ora che l’hanno escluso una volta per sempre dal loro seno, non è più un uomo come loro. Ma cosa è mai ? Non lo sa neppure lui. Nemmeno a lui interessa più sapere cos’è.
Solo sa che ha bisogno di soldi. Ha scordato le carezze della madre che sempre più incurvata, segue le vie della vergogna quando sente quel che si dice di suo figlio. Il padre non si alza dal letto da anni. Non vede più, ha scordato da tempo la faccia del figlio, ora non gli parla nemmeno. Soltanto lo spia in silenzio quando bisticcia con sua madre.
-         Povero papà - pensava Antonio giorno per giorno, ma non gli andò mai vicino, a toccargli la mano e a carezzargli gli occhi velati. Si vergognava di farlo, come se sapesse che anche suo padre pensava le stesse cose come gli altri.
-         Vita da cane ! Mi dispiace, signor Luigi !- ed Antonio chiude gli occhi. Deciso a porre fine a tutto una volta per sempre. Apre la bocca ed introduce il freddo metallo dentro. Ispira l’aria, ma prima che tutto sia finito, un grido compassionevole lo paralizza tutto :
-         Antonio, no ! Che stai facendo ? – e due vecchie mani lo afferrano, come per supplicarlo. Lui apre gli occhi e guarda stordito Luigi che cerca di fermarlo :
-         Cosa fai, mio Dio ! Sei tre volte più giovane di me !
Antonio indietreggia. I suoi occhi brillano di un liquido trasparente che lo fa tremare tutto. Abbassa per un po’ l’arma, guarda in silenzio Luigi.
-         Buon giorno, Luigi !
Antonio nasconde subito l’arma. Qualcuno è entrato nel negozio.
-         Ah ... Tonino. Mi hai preso alla sprovvista.
Tonino vede un giovane che sta in mezzo al negozio, ma non ci bada.
-         Eh, che forse ti lascia dormire in pace mia moglie ? Mi ha svegliato prima che spuntasse il sole. - Vieni, usciamo – mi ha detto - facciamo una passeggiata nel parco. Noi due siamo vecchi ed abbiamo bisogno di muoverci. Di respirare l’aria pura. Mi capisci ? Siamo usciti tutti e due come due pazzi ed abbiamo girato senza scambiare mezza parola fra noi per due ore intere. Ma non mi sono pentito. Fuori fa un tempo così bello che valeva la pena.
-         Hai ragione, Tonino ! Hai ragione ! - e gli occhi di Luigi si muovono inquieti.
-         Ah, benedetta vecchia ! Dammi di quelle solite – ma Luigi ha paura a muoversi. A lasciare Tonino da solo con Antonio. Resta lì come paralizzato, ma non sa che fare. Non muoversi è peggio. Tonino può sospettare di qualcosa e tutto può andare a catafascio. Si dirige in fretta al banco, avvolge a precipizio duecento grammi di mortadella in una carta, li mette in una bustina insieme ad una bottiglia di latte e li consegna a Tonino.
-         Arrivederci !
-         Cos’hai ? Ti sei dimenticato perfino di chiedermi i soldi ! Eh, hai cominciato a rimbambire anche tu, Luigi. Senti a me: devi uscire per una passeggiata di mattina prima di aprire il negozio – e Tonino ride a crepapelle, strizzando l’occhio ad Antonio che sta a sentire come inchiodato al suo posto.
-         Ho buon cuore io, se fosse stato un altro se ne sarebbe andato senza pagare – e tende un biglietto di venti euro a Luigi.
-         Non ho da darti il resto ! Pagami il pomeriggio ! – dice Luigi, inquieto
-         Con questo tipo di negozio non respirerai mai da cristiano ! Non tieni in cassa nemmeno il resto di venti euro. E tu, ragazzo – e Tonino prende per un braccio Antonio – non me li puoi cambiare questi venti euro ?
Antonio fa di no con la testa, stordito.
-         Eh, gioventù ! – continua Tonino – Non è mica colpa loro. Resteranno tutti disoccupati, credi a me. È colpa del governo. Tasse e soltanto tasse, colla pensione che abbiamo non riusciamo ad andare avanti nemmeno una settimana. Per fortuna quella mia benedetta donna sì è dimostrata saggia ed ha comprata la nostra tomba già anni fa, almeno ci seppelliranno da cristiani . Senti, Luigi, io questi te li lascio ... non importa, vengo più tardi a prendere il resto. Con tutti questi guai posso anche scordarmi di pagare e poi chi ti sente ... – strizza l’occhio al padrone del negozio, lo saluta cortesemente e si allontana.
Luigi stringe in mano il biglietto da venti euro. Non sa che farne. Ma Antonio è divenuto più vivace, tira fuori la pistola e Luigi gli consegna in silenzio il denaro.
-         Mi dispiace tanto, Luigi ! Cammina, va avanti, non voglio farti del male. Starò con te qui, fino a mezzogiorno. Aspetterò alcuni clienti e poi mi allontanerò. Consideralo un prestito. Te li restituirò un giorno. Senti ancora una cosa : non mi scorderò di quello che hai fatto per me poco fa.
Antonio costringe Luigi a muoversi, ad andare dietro il banco. Lui stesso si nasconde sotto il banco, lì dove nessuno lo vede. Di lì controlla Luigi. Tiene puntata la pistola contro di lui, ma più tranquillamente e ha messo al suo posto la sicura.
-         Suvvia, non è gran cosa – gli dice, divenuto ora più vivace e prova a ridere per la prima volta quel giorno. Luigi tace. È come avvolto da un’ombra cupa. Questo ragazzaccio vuole prendergli tutti i clienti. Poco fa gli ha salvato la vita e come lo ricompensa ? Lo minaccia ridendo con un’arma che gli ha rivolto contro.
-         Te li renderò, te li renderò – gli ripete convinto Antonio di sotto il banco, mentre attende i clienti che devono venire. – Tre, al massimo quattro e me ne vado. Non ti preoccupare !
Fuori si sentono passi umani.
-         Non ti muovere ! – e Antonio si innervosisce subito – Niente scherzi, Luigi, mi senti ? Lascia che prendano la roba da sé, tu stai qui con me. E nessuno sarà ucciso. Hai capito ?
Luigi scuote forzatamente la testa. Sono due giovani che girano qua e là per il negozio senza decidersi e poi comprano delle cianfrusaglie. Pagano il prezzo esatto e se ne vanno.
-         Dà qua –ed Antonio prende i soldi in mano – Così poco ? Adesso capisco perché la tua cassa resta vuota tutto il giorno. Non è colpa tua, Luigi ! Povero te che tutto il giorno ... ride rumorosamente. Poi torna in sé.
-         Mi dispiace – gli dice di nuovo.
-         Lo so – e Luigi fa per muoversi.
-         Dove vai ? – gli chiede Antonio, rivolgendogli contro l’arma - Vieni qui !
Luigi non si volta indietro. Esce dal banco, fa due passi, si china, raccoglie della gomma americana caduta per terra, la mette a posto e va nel punto di prima.
-         Così va bene – gli dice Antonio e sprofonda nel silenzio. Ogni tanto si ricorda di dire qualcosa a Luigi che ha perso la testa. Esprime il suo dispiacere, gli dice che questo quartiere ha solo povera gente oppure di quelli che si tengono stretto il denaro per portarselo appresso nella fossa. Luigi ascolta rassegnato. – Quanto tempo starà ancora qui ? – pensa e non lo guarda nemmeno quando parla.
Improvvisamente si scuote. Qualcuno è entrato nel negozio.
-         Buon giorno, signora Maria ! Sta bene ?
Antonio resta come inchiodato al suo posto. È sua madre. Non ha nemmeno il coraggio di respirare. Alza uno sguardo disperato e supplica fra sé e sé Luigi. Quest’ ultimo fa finta di non vederlo, è più colorito in viso, più vivace.
-         Eh, buon giorno, Luigi ! Bene, per cosi dire. Mio marito si è lamentato tutta la notte. Non è stato bene questi ultimi giorni.
-         Ho visto suo figlio, oggi, signora ! È uscito presto, assai di buon mattino.
-         Benedetto ragazzo ! Ha sbattuto la porta ed ha svegliato mio marito. Solo Dio sa dove va a quell’ora.
-         Così vanno le cose colla gioventù, signora Maria.
-         Ci ha causato tanti guai anche lui, Dio ci aiuti ! È il nostro unico figlio, mio marito dice qualche parola solo quando lui non c’è. Non vuole bisticciare con lui. Si è stancato, è tutta una vita che lo rimprovera e lui seguita per la sua strada. È intelligente quel birbone d’un ragazzo, ma pigro !
Questi ultimi tempi non viene nemmeno a casa. Esce presto e torna tardi. Noi stiamo ad attenderlo tutto il giorno come sciocchi ed aspettiamo che entri in casa. Abbiamo paura. Ci preoccupiamo. Io mi affliggo, ma so che anche mio marito soffre. Da quando ha perso la vista non si sente capace di fare niente per nostro figlio. Aspetta un miracolo il poveretto. Che nostro figlio diventi un uomo e poi potrà morire tranquillo.
Antonio è in un lago di sudore freddo che lo fa tremare d’angoscia.
-         Non è colpa sua, dia retta a me, signora Maria ! Me lo diceva stamattina anche il signor Tonino ! Di questi tempi i giovani non ce la fanno ad andare avanti !
-         Ha cercato lavoro, ha cercato. Non ne ha trovato. Ha lavorato in un posto, l’hanno tenuto per un po’ di tempo e poi l’hanno licenziato. Non c’è lavoro oggi.
-         Eh ! Signora Maria ! Eh !!
Maria si avvicina agli scaffali che stanno più in là.
-         Signor Luigi ! Mi aiuti a prendere un barattolo di marmellata là sopra. Per addolcire un po’ la bocca a quel birbante quando tornerà a casa. Gli piace la marmellata di ciliege – e ride a crepapelle.
Luigi sorride gentilmente. Non abbassa nemmeno il capo per guardare Antonio che lo minaccia colla pistola. Esce dal banco e, servendosi di una scaletta, prende il barattolo.
Maria riempie una borsa di diverse cose e si avvicina a Luigi :
-         Così, signor Luigi, di questi tempi è difficile che ti aiuti qualcuno.
Ti sbattono la porta in faccia tutti quanti. Soprattutto a mio figlio. Io faccio il possibile, ma di rado trovo qualche lavoretto nelle case. E chi si fida di una vecchia come me ?
Ma mio figlio è un bravo ragazzo. Sono bugie quelle che dice la gente qua e là. Io lo conosco bene, ha un cuor d’oro, ma ...
-         Non badi alla gente, signora Maria. Anch’io conosco bene il suo Antonio. Facciamo così : uno di questi giorni lei dice a suo figlio di incontrarmi. Io sono solo, ho bisogno di qualcuno che mi aiuti. Facciamo una prova e se mi convinco lo assumo. Sono vecchio e chiunque può entrare per derubarmi.
-         Ah, lei ha un cuore grande così, signor Luigi. Chissà quanto si rallegrerà Antonio. Anche lui le vuole bene, glielo giuro sulla Madonna ! Vado di corsa a dirlo a mio marito, anche lui sarà felice quando lo saprà. Grazie ancora una volta, ha un cuor d’oro, signor Luigi. Dio la benedica !
Fossero tutti come lei, signor Luigi. Aspetti, per poco non si scordava i soldi.
Luigi prese i soldi e li lasciò decisamente sul banco sotto il quale si nascondeva Antonio. Uscì ed accompagnò alla porta la signora Maria. Poi tornò con un passo tranquillo, dentro.
-         La via è libera, Antonio, esci !
Antonio esce cogli occhi pieni di lagrime. Nel suo cuore si è rotto qualcosa. Luigi fa un passo avanti, tiene in mano i soldi della signora Maria e glielo sbatte in faccia.
-         Prendili – gli dice – questa era la tua ultima cliente ! – e l’accompagna alla porta, battendogli minacciosamente sulle spalle.

© Eris Rusi



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