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LAVORI DAL CONDOMINIO
di Alberto Sartore
Pubblicato su PBSE2007


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Ariete

LAVORI DAL CONDOMINIO

Dei banali rumori non uccidono un bambino. Lei si lamenta che è dimagrito. Pallido e con gli occhi acquosi. Gli afferra maldestramente la faccetta con quelle pinze grasse e me lo trascina davanti, mi guarda fisso, senza pronunciare parola aspetta il responso. Quattro anni di medicina mi hanno dato quella tipica dimestichezza… difatti - e sono mesi - continuo a ripetere che il bambino gode ottima salute, dunque niente affatto dimagrito. Ho fatto la prova del dito, la prova del dito non fallisce mai. Ma lei insiste… adesso il piccolo appena vede la madre afferrargli il cranio comincia a piagnucolare. Ultimamente ha preso anche a interrogarmi, cose del tipo: Il moccio quando gli cala dal naso, trova la via più facile lungo le gote e non per le labbra come accade normalmente per tutti i bambini. Balle. A quel punto prendo un fazzoletto di carta, tolgo il moccio da ogni direzione della faccia, mentre lui si divincola impaurito, poi rapido corre via e si rannicchia in cucina nella cuccia insieme a Gas. I due sono ottimi amici, lui nemmeno gli fa il solito ‘bang bang’ con la pistola ad acqua. Se ne stanno insieme tranquilli anche per ore, condividendo la stessa ciotola. Altro che dimagrito ! E’ il mio il dito che fallisce alla prova. Per questo scuoto la testa e ripeto di starsene tranquilla, il bambino è solamente un po’ pallido, tutto qui. Occorre un po’ di sole, qualche sana passeggiata in campagna evitando i rumori molesti del Condominio. Sbattimenti, bussi, fumi di cemento. Ma a fin di bene. Ormai sono mesi che vanno avanti i lavori. Prenditela col Condomino se il figlio è slavato… a quel punto lei mi guarda immobile per qualche minuto, alza lo sguardo verso il soffitto, fa di sì con la testa e lentamente se ne torna in cucina, afferra il ferro e un mucchio di biancheria e prende a stirare alacremente, con la TV sul canale del fittness. Tutto questo accade ogni giorno, quando dal satellitare mandano i tuffi in differita. Ne ho abbastanza dei suoi risolini quando parlo dei tuffi acrobatici, crede che siano buffonate. Buffonate sono le sue.. quando mi mostra i capelli dal riflesso dello specchio e compiaciuta scandisce che il rosso è naturale. Ci tiene tanto, e non posso deluderla. Soprattutto ora, che ad ogni tonfo comincia a sobbalzare su dalla sedia imprecando contro il Condomino e tutti i suoi abitanti. E non soddisfatta se la prende anche con me; come se anch’io avessi fatto combutta con quelli del palazzo per rifare la facciata splendente. A me non hanno neppure detto di acquistare una mattonella. Non so nulla dei lavori, ci vuole pazienza, in fondo è per il bene di tutti che i palazzi migliorino il loro aspetto. E non c’è nulla di male se per qualche ora anche la luce se ne va. Dipende dalla centralina del palazzo ed è praticamente inutile che io mi diriga in cantina per verificare il guasto. Ci provo ogni volta ma senza successo. Senza chi mi regge la candela come posso riparare il guasto. L’altro giorno ho provato a portare con me il piccolo, gli ho consegnato la candela e gli ho detto ‘seguimi, ci facciamo un giretto’ . Ormai ha l’età per reggere qualcosa. Ma non c’è stato nulla da fare, con la candela in mano, a mo’ di pistola ha cominciato a spararmi addosso, intirizzito sul pianerottolo allungava il braccino e non la smetteva di colpirmi alle spalle; attendeva immobile il mio tonfo a terra, ma poi, sul più bello, è arrivato Gas che come un vero lupo si è frapposto fra noi per proteggerlo dalle insidie della candela. Il cane ha cominciato a ringhiarmi addosso; abbaiando sbavava convulsamente tanto da costringermi alla resa. Almeno questo ha creduto. Ho fatto finta di nulla; con un sorriso a mezza bocca, cadenzando il passo, mi sono allontanato prendendo la via della cucina, lei se ne stava tranquilla con il ferro spento: stirava con foga un canovaccio di tela e non si è accorta della mia intrusione; in silenzio col pugno chiuso sono poi tornato sui miei passi lanciando a Gas in pieno muso un pezzo di pane. Il cane ha agguantato la presa con un poderoso colpo di reni e un volo in aria, mentre il piccolo se la rideva sparando con la candela stavolta addosso al cane. Finalmente. Gas ha avuto la meglio, ma solo per il momento… ho in progetto di toglierlo di mezzo appena i lavori saranno finiti. Diseduca il bambino con quel suo fare strafottente, da padrone di casa; ne ho abbastanza dei suoi peli rossi maleodoranti. Ci penserà il Condominio a sistemarlo come si merita per un cane che disinvoltamente vive per casa senza accorgersi del fracasso. Come può rassicurare una bestia che non si accorge di nulla ? Fa bene al bambino… questo lo dice lei, un cane è sempre un cane ed io non sono un veterinario, ma quasi un medico chirurgo. ‘O il cane o me’ gli ho detto l’altro giorno mentre giravo la polenta sul fornello. Lei non ha avuto il tempo di rispondermi, d’improvviso un tonfo poderoso ci ha costretti entrambi sotto il tavolo; un grave boato, come da terremoto. Ci siamo rannicchiati in silenzio per qualche minuto, mano nella mano, come a vent’anni. Gas e il piccolo erano in cuccia e non si sono accorti di nulla. Dormivano uno sull’altro beati, come due morti siamesi. Dopo ché, pericolo scongiurato, lentamente ci siamo alzati, ci siamo aggiustati ognuno per i fatti propri senza però concludere il discorso sul cane o me. Anche questa volta le è andata bene… dovrebbe ringraziarlo il Condominio… finché continuano i lavori avrà sempre un valido pretesto per non prendere posizione. Attendo ancora da lei una risposta veritiera. Vanamente. Per il momento accetto tutto di buon grado, come si conviene ad un uomo buono. E un uomo buono sa che Gas per il momento è utile alla famiglia e sinceramente non se la sente di sbatterlo fuori, per strada, con tutto questo baccano. So che i cani sono soggetti a gravi crisi, soprattutto quando si sentono raggirati sanno come vendicarsi. Rimanderò la patata bollente al Condominio, anche perché, una volta che i lavori saranno ultimati, il palazzo avrà il pregio dell’esclusivo. E cosa ci fa un bastardo in un appartamento lussuoso ? Di odori sgradevoli se ne sentono in abbondanza mossi dalla polvere di cemento; sarà suo interesse sbarazzarsi di chi senza merito occupa abusivamente un posto esclusivo. Ma una risposta da lei la esigo: o me o Gas.

Da qualche giorno lei ha smesso di stirare; non si preoccupa neppure di afferrare la testa del piccolo per poi sbattermela davanti attendendo la prova del dito. Non carezza più neppure Gas la sera dopo cena. Se ne sta per ore davanti alla specchiera della camera, e da ogni angolazione del corpo si rimira i capelli cercando di rassettare la ricrescita bianca con dei vaghi accorgimenti di mollette. Proprio ieri, mentre raccattavo i calcinacci del corridoio mi sono imbattuto con il suo riflesso e ho spiato i suoi lenti movimenti accostandomi dietro la porta della camera. Lei ha fatto finta di nulla ma so che sapeva che io ero lì, a guardarla come il primo giorno. Ha provato con maestria ogni acrobatico nascondimento dei capelli interni, ha provato e riprovato ancora inutilmente. Le forcine inserite dopo qualche minuto cadevano a terra facendo uno strano ticchettio. Sul pavimento, ai suoi piedi, brulicavano ogni sorta di espedienti ferrosi, comprese le graffette per la carta. Ha provato ancora per qualche minuto dopo ché stanca dell’insuccesso si è diretta verso il comò dove ha frugato con disordine e impazienza (cosa questa che non è del suo carattere). Ha raccattato un vecchio foulard a fiori gialli che mia madre le aveva regalato per un suo compleanno, ma che lei, come sempre, aveva snobbato col solito risolino. È tornata fremendo allo specchio e ha calzato il fazzolettone tutto intorno alla testa come lo fanno le musulmane. Si è rimirata più volte, e un sorrisetto compiaciuto le è uscito dal fondo del cuore. Si piaceva come prima. Anzi più di prima. A quel punto sono uscito allo scoperto e con la scusa di raccattare i calcinacci da sopra il letto le ho detto che così era splendida. Che la mamma se l’avesse vista l’avrebbe baciata col suo solito schiocco sulla fronte e le avrebbe detto: ‘figlia mia !’. Ero fiero di lei e del suo coraggioso traguardo. Difatti, dopo un breve bacio, mi ha girato le spalle e si è incamminata raggiante verso la cucina come non la vedevo più da mesi. A un certo punto si è rigirata: - prepara il pastone a Gas. E il pannolone al piccolo. – ha soggiunto. E mi ha sorriso.
Ma la beatitudine musulmana è durata ben poco. Quando il piccolo si è svegliato è ha visto la madre col turbante ha cominciato a spararle contro con entrambe le mani. Sparava e sputava urlando dei ‘bang bang’ forsennati. Quella che vedeva non era più la madre ma il sogno perverso di un bambino. Gas ha cominciato a gemergli accanto e col muso lo rigettava verso la cuccia; ma il piccolo se ne stava tempro sulle gambette e sparava sputi in direzione di quel mostro infedele. Lei si era accucciata sotto l’asse da stiro, con un braccio si copriva la testa mentre con l’altra ostentava il ferro in direzione del piccolo per proteggersi dagli sputi. Invocava il mio nome e imprecava verso il Condominio che nel mentre esplodeva sordi boati in direzione nord, verso la camera degli ospiti. Ho buttato all’aria il secchio con i calcinacci e mi sono precipitato sul luogo; il piccolo, rosso come una fragola smunta tremava convulsamente, Gas intervallava sibili a musate poderose, mentre lei con il ferro in pugno e il braccio in testa cercava quatta quatta un rifugio più sicuro oltre il lavandino. Ho acchiappato il piccolo di tutto punto, che tempro e ancora battagliero continuava l’epilessia del suo verso contro la testa bendata. Ho rifilato anche un calcione a Gas che guaendo e zoppicando si è rifugiato nella cuccia e non si è più mosso per tutto il giorno. Il piccolo ha terminato lentamente la convulsione solo quando gli ho chiuso gli occhi con la mano, e solo dopo averlo ninnato per un quarto d’ora ho sentito il corpicino distendersi e assumere le fattezze di un bambino dormiente. Gas seguiva la scena e avrebbe preteso che io gli consegnargli il piccolo per fargli compagnia. No, caro Gas, stavolta non la bevo. La vittoria è mia finalmente. Gli sono passato accanto con il fagotto, gliel’ho fatto appena annusare e poi via… gli ho girato le spalle e ho sdraiato il bimbo nel letto della camera, in compagnia dei calcinacci.
Subito dopo sono tornato da lei, che nel frattempo si era seduta nella poltrona verde della zia, sembrava spossata e depressa, guardava l’aria del soffitto, anche i lavori sembravano acquietarsi.
- Ci vuole rosso. – Le ho soggiunto all’orecchio avvicinandomi a lei, delicatamente.
- Il giallo non si confà al piccolo.
A quel punto lei, si è lentamente distesa e con la mano sonnambula ha tolto lo ciador dalla testa facendosi poi il nome del Padre. Con gratitudine mi ha consegnato il foulard della mamma, che io con cura ho ripiegato e baciato santamente.
- Mi occorre dell énnee rossa. - ha detto solenne. - Subito.
Le ho fatto di sì con la testa ripetute volte. Da miei occhi scendeva qualche lacrima che io dissimulavo dandone la causa alla polvere di cemento. La sua sincerità aveva scardinato ogni mio tentativo di rivalsa. Non le avrei più parlato dei tuffi acrobatici. Ora sapevo. Solo ora era giunto il tempo che tanto avevo atteso. Adesso mi avrebbe dato il responso. Ne valeva della mia vita. Della nostra vita. ‘Me o Gas’.
Seguì un boato tremento. Purtroppo.

Come farò a dirle la verità.
Per questo mio cruccio non c’è salvezza. Almeno credo. Eppure devo trovare il modo, non è poi così difficile…
Come farò a dirle la verità.
Avevo promesso che le avrei procurato dell’ énnee rossa; non potevo deluderla. Non ora di fronte ad un probabile responso. ‘Ci penso io’. Le avevo giurato. Io, non ho paura del Condominio; io so come procurarti dell’ énnee anche a quest’ora. Lei mi aveva abbracciato e anche baciato, poi di corsa se n’era andata in bagno per procurarsi lo shampoo e il fon. Con questi in mano si era seduta placidamente sulla tazza, e, come una regina, mi ha fatto cenno di andare, che lei mi avrebbe atteso lì, anche se fossi tornato l’indomani mattina. Che io ero più forte del Condominio… ché me ne infischiavo dei lavori e dello splendore del palazzo. I suoi capelli erano la cosa più importante. I suoi capelli rossi. Con serena tranquillità mi sono munito di una mascherina protettiva, non si sa mai… evita la polvere, oltre che gli odori sgraditi. L’ho indossata e poi mi sono presentato a lei che sorridente dal water annuiva e dava il suo consenso. Col dito le indicavo la bocca e le facevo di no con la testa. ‘Non posso parlare’ volevo dirle col mio gesto tanto per farla divertire un po’. Lei nuovamente annuiva mentre io continuavo la mia mimica per parlarle ancora.
- Va ! . Ha poi gridato.
Ho chiuso a occhiello il pollice e l’indice della mano destra per dirle ‘va bene’. Sarò presto di ritorno. E ho chiuso la porta del bagno imprigionandola con suo felice piacere.
Prima di uscire mi assicurai dell’ora. Erano le dieci di sera, e forse a quell’ora il Condominio si prendeva una pausa. I rumori difatti erano diradati, anche se dalla finestra della cucina filtrava uno strano odore. Come di uova marce. Andai dal piccolo e lo coprii ben bene scansando i calcinacci dalle tempie e dalle ginocchia, dopo ché mi sono premurato che anche Gas se ne stesse buono senza disturbare nessuno. Ho messo nella ciotola del sonnifero con del latte, poi l’ho svegliato con una sberla e gli ho intimato di beve. Alla vista del latte Gas si come rinvigorito è ha bevuto il tutto nel fare di qualche secondo. Solo dopo due minuti il cane era come morto. Ottimo prodotto, pensai, servirà nei casi urgenti quando il Condominio deciderà di lavorare anche di notte.
Finalmente ero uscito. Nessun rumore oltre la porta di casa. Chiudevo l’uscio con cautela, tenendo stretta nella mano la chiave e il chiavistello. Non sapevo dove andare per procurami la tinta rossa… per strada avvertivo un acuto fetore, a malapena riuscivo a trascinare il passo tra i corpi decomposti. Ma dopo qualche ora la tinta era con me. Un sacchetto stretto fra le mie braccia arrancava l’uscio di casa alle due in punto.
Ma come farò a dirle la verità…
Non è mia colpa se il rosso non è più di moda, solo il nero adesso va alla grande. Questo le dirò consegnandogli il sacchetto. Con i capelli scuri sarai più bella. Anche il Condominio invidierà la tua avvenenza… ma ti prego scegli me e non Gas.








© Alberto Sartore



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