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Lo scheletro nell'armadio
di Patricia Wolf
Pubblicato su PBSE2007


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LO SCHELETRO NELL’ARMADIO


“Che vuoi dire tutta questa roba sparpagliata per la stanza? E cos’é quella valigia?” Maristella continuava a ripeterlo e si guardava attorno con gli occhi sgranati, preoccupata che potesse sciogliersi il rimmel, se si azzardava a stropicciarseli. Edo, fermo davanti a lei con l’aria stralunata non sembrava dell’idea di darle risposte concrete. Continuava a radunare un po’ di camicie e libri in un borsone e la degnava appena d’uno sguardo vagamente ironico. Di là, sentiva il suono del modem che si connetteva. Era Sam che stava per iniziare a chattare coi suoi amici. Gilda era già uscita per la serata in disco dopo averle scucito un bel pacco di euro con la scusa che subito dopo sarebbe partita con Venus e Jodie per il week-end al mare.
“Edo...dove hai intenzione di andare? Domani sera abbiamo la cena coi tedeschi e per l’azienda è fondamentale. Non ti ricordi più che c’é quel contatto in ballo? E una vita che aspettiamo quell’appuntamento..”
Edo ridacchiava e raccoglieva in uno sguardo tutto lo spazio attorno. Le pareti piene di stampe d’autore del soggiorno gli sembravano quasi estranee. E tanto più gli appariva lontana anni-luce quella donna fasciata in un pretenzioso abito di seta che sembrava pronta per una cena in un ristorante di lusso. Guardava i pantaloni di tela grezza che s’era infilato sotto la felpa slabbrata dopo un’affrettata visita in soffitta e regalava alla donna un’occhiata annoiata.
“Ci andrai da sola. E’ ora che tu ti occupi personalmente dell’azienda. In fondo hai sempre più avuto fiuto di me per gli affari...Non sei felice?” Maristella lo inseguiva per la casa mentre Edo si affannava a prendere qualche CD e rovistare nell’armadietto del bagno per infilare nel borsone anche un paio di lamette per la barba, un deodorante spray, uno spazzolino, un bagnoschiuma. “Ma dove hai intenzione di andare?” gli chiedeva, piazzandoglisi davanti per sbarrargli la strada davanti all’ingresso della stanza da letto. “In giro. Devo continuare un discorso interrotto..” rispondeva lui, senza troppo entusiasmo. Non sembrava avere questa gran voglia di riferirle i suoi progetti. “D’altra parte...non penso che tu avrai grossi problemi a sostituirmi. C’è Nick nei paraggi, no? Non è sempre stato il tuo amante?” Maristella aveva come un sussulto. “Adesso tiri fuori anche Nick? Ma insomma..non riesco più a riconoscerti...Dov’è finito l’industriale tutto proteso verso i suoi traguardi. Il ragazzo che ho incontrato appena laureato e già pronto per entrare nella ditta del padre e trasformarla in un’azienda di grido, ambizioso e pieno d’idee com’era. Quasi cinico, nel volere quegli exploit...“
Edo si fermava un secondo a guardare in su. Rivedeva come fosse ieri l’immagine di suo padre che s’era speso una fortuna al casinò e stava quasi per dichiarare bancarotta alla sua ditta di dolci quando lui s’era deciso a subentrargli, infarcito di nozioni di marketing e tirato a lucido da un bel lavaggio del cervello per opera di Tim e gli altri compagni di corso. Poi era venuto quella specie di matrimonio civile e dopo un po’ d’anni di libertà assoluta a impratichirsi di azioni da far salire in borsa, nuovi clienti da acquisire e azienda da ampliare, erano nati, a distanza di cinque anni l’uno dall’altro i due ragazzi. Sam e Gilda. Ed ormai Maristella non vedeva altro che le serate di gala, i pubblicitari da contattare, i dipendenti da dirigere. Lui da qualche tempo s’era un po’ stufato. Non riusciva più a seguire i discorsi, si snoiava davanti a tutti quei grafici, perdeva la concentrazione quando c’era da controllare l’andamento dei titoli sui terminali.
“Edo...dove sei stato oggi pomeriggio? Sei uscito presto e torni ora, con quest’aria allucinata. Non dirmi che ti sei preso nuovamente qualche pasticca come quella volta a casa di ...” Edo ridacchiava sconcertato. Come poteva venirle in mente. Quella storia era di due-tre anni fa. E non c’entrava assolutamente. Bob era tornato dall’Olanda con un po’ di roba da ravers e a lui era venuta voglia di mettersi un po’ in euforia.
Ma non era niente a confronto con quella sua botta d’entusiasmo naturale che stava prendendolo oggi. Un raptus che però lo vedeva lucido, deciso. Stava trascinando le due valigie e il piccolo beauty verso la porta d’ingresso e riusciva a stento a considerare la presenza di Maristella. Non capiva com’era riuscito per tanto tempo a starle accanto.
“Ma non ti sei neppure messo il gel ai capelli. .Ed esci così, vestito da barbone? Maledizione Edo...ma cosa t’é successo?” Lui scuoteva la testa. Non aveva proprio nulla da dirle. Tirava fuori le chiavi della BMW dalla tasca e le posava sul tavolo da pranzo.
“Queste, penso che servano soprattutto a te. Io prendo la moto”.
Maristella se lo guardava sconvolta. “Ma ai ragazzi, cosa devo dire? Quando pensi di tornare?” Edo allargava le braccia. “Non so...Ve lo farò sapere. .mi spiace per loro, sai? Gilda sicuramente piangerà ora che non ha un padre da torchiare con le sue richieste d’aiuto e Sam dovrà consultare qualcun altro per farsi spiegare i segreti di Internet. Ma tanto...Gilda sicuramente beccherà un supermaschio pieno di grana, si fila solo quelli. E Sam diventerà un genietto dell’informatica anche senza il mio aiuto. Se devo proprio essere sincero, ne ho fin sui capelli di trafficare fra motori di ricerca ed e-mail..” Maristella tentava di fermarlo, aggrappandoglisi e cercando di fare la sexy. “Ma noi due...” Edo le dava un buffetto sulla guancia e scoppiava a ridere. “E da dove tiri fuori tanta smania? E’ una vita che non t’intrigo più...Dai..lasciami passare..” Maristella aveva uno scatto improvviso. Mani sui fianchi, cercava di bloccarlo. “Hai un’altra.......Dove sei stato oggi? Mi vuoi rispondere?” “Sì...ho passato il pomeriggio con una persona stupenda che mi ha aperto gli occhi...Mi ha fatto capire cos’é davvero importante, nella vita..”Maristella stava per urlargli qualcosa.
Lui le passava davanti talmente sdegnato da tapparle la bocca e qualsiasi pensiero nella mente.
Spalancava la porta e, gettando avanti le valigie, con un piede già sui gradini per andare in garage bofonchiava qualcosa che somigliava a “...Al bar vicino al cottage di Patrick...in campagna...“. E se n’andava giù per le scale.
Infilando il vialone in moto. Edo pensava che era ora di andarsene dove gli veniva in mente. Niente male, come vacanza, un tour senza meta per l’Europa. Voleva ricominciare a suonare.
Avrebbe cercato Ronnie e Beck che stavano ancora nel giro musicale. Ed avrebbe avuto tempo per trovarsi un posto in qualche radio per parlare di musica e problemi sociali, come ai bei tempi. Si sentiva friggere una gran rabbia dentro a pensare che tutti quei sogni gli erano stati distrutti da quell’orda di assatanati famelici che pensavano solo al successo ed erano riusciti a farlo sentire un imbecille coi loro discorsi sul successo e la grana. Poi ci s’era messo anche quel bel panorama famigliare con sua madre che aveva piantato tutto per andarsene col produttore e suo padre che si faceva d’alcol e nottate balorde al casinò rischiando di far andare tutto a carte quarantotto, per convincerlo a mollare i sogni e scegliere la carriera.
C’era voluto quel pomeriggio al baretto di Victor che era stato rimesso su dal figlio Max e d’estate era il posto di raduno dei patiti dei favolosi anni 60 e 70. Fra un pezzo dei Rolling e uno dei Rokes nel juke box, aveva parlato di film e autostop, di vecchi jeans logori e grandi sbronze di birra e aveva riassaggiato un’atmosfera che non respirava più da troppo tempo. Quale altra donna. Ne avrebbe avuto di tempo per cercarsela. Una che non badasse solo a pittarsi il faccino e giudicarlo perché aveva la grana e la portava nei posti “in” a bordo di una bella macchina.
“Ma no...non stava con una donna...” Max si asciugava il mento dopo una sorsata di birra. “Sì...é stato qui tutto il pomeriggio...Ha ascoltato musica, ha parlato....“ Stringendo il cordless contro la spalla, Max gettava un po’ di bottiglie vuote nel cestino e guardava verso l’orologio a muro. “Ma no...le dico che non c’era nessuna ragazza...” Sbuffava. Non aveva troppa voglia di andare avanti. Aveva ancora davanti agli occhi quel dialogo fitto davanti ad un po’ di pinte di birra scura fra un pezzo beat e l’altro. Da una parte c’era Edo che s’era slacciato la camicia ed aveva gettato via la cravatta dopo un quarto d’ora, sbragandosi sempre più convinto sulla panca, infervorato dai discorsi. Dall’altra, un ragazzino capellone con la barba che stava appena crescendogli. Un adolescente sui sedici anni, la camicia a fiori e i jeans. Uno che doveva essere cresciuto in mezzo ai vecchi hippie e come età avrebbe potuto essere figlio di Edo. “Mi sa che ora s’é pure stufato delle donne e sta diventando pedofilo, l’industrialotto” aveva pensato. Concludendo che a un certo punto, questi ricconi attempati non sapevano più che inventarsi per erotizzarsi un po’. Ma dirglielo alla moglie di Edo, non se la sentiva. Mollava il telefono, finiva di mettere tutto in ordine, spegneva il juke box e si tirava dietro la porta. Pensare che quel ragazzetto lì era proprio la prima volta che lo incrociava. Chissà da dove era spuntato. Se l’era trovato seduto a quel tavolo senza neppure accorgersene. Poco dopo che era arrivato Edo ed aveva cominciato a guardarsi attorno un po’ confuso, come alla ricerca di qualcosa.
Gilda era già stufa di sentire sua madre straparlare di Edo e di quella sua improvvisa partenza. Aveva mal di testa. Aveva bevuto e fumato troppo e passato due notti favolose coi suoi amici e poi se l’erano spassata in motoscafo ed avevano fatto surf. Non aveva troppa voglia di sentire quelle storie. Ok, se n’era andato. segno che qualcosa non funzionava fra loro e s’era preso una vacanza. Punto e basta. Neppure Sam era rimasto troppo scosso. Era troppo preso dai suo nuovi contatti via internet per pensare a lui. Eppoi presto sarebbe andato anche lui al liceo e magari si sarebbe trovato una ragazza vera, piantandola di sognare dietro i calendari virtuali delle covergirl. Ormai, superato lo shock del distacco, s’era entrati nella fase di ricerca. Maristella aveva messo sottosopra tutti i cassetti di Edo per cercare qualche prova del tradimento. Poi s’era stancata ed era andata a buttarsi sul letto anche perché le due cene coi nuovi clienti e le sedute al Beauty Center ed in piscina erano state massacranti ed aveva bisogno di riposo.
Poi improvvisamente, un cartoncino che sbucava fuori da sotto un mobile, attirava l’attenzione. Gilda si chinava a raccoglierlo. Magari c’era qualche numero di telefono importante. Macché. Era una foto. Una vecchia foto in bianco e nero. Anche un po’ sfocata. Un ragazzo coi capelli lunghi uno po’ scapigliati, la camicia a fiori, i jeans scoloriti ed una chitarra fra le mani. Una faccia che gli sembrava famigliare.
Andava verso Maristella con l’aria interrogativa. “E questo chi è? Da dove salta fuori?”
Maristella gli dava un’occhiata. Poi si accendeva una sigaretta ed alzava gli occhi al cielo. “Ah...quello era Edo a 16 anni... Fissato con i giri dei beatnik...Lui e le sue fantasie rockettare. Meno male che poi è guarito...” Gilda infilava la foto nel cassetto e scuoteva la testa. Certo che è proprio vero quel che diceva un suo vecchio professore. Ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio. E quando i fantasmi rispuntano, c’é da aver paura. Poi cominciava a suonarle il cellulare e non riusciva più a trovare il tempo per pensare altro.

© Patricia Wolf



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