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Cedri di Gaza
di Francesca Lagomarsini
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Salam! caro padre,
è la tua Selinja che ti scrive. Come sai qui al campo profughi Aziz e gli altri mi hanno scelta fra tante per la "preparazione", così la chiamano loro; so che non sai di preciso cosa significhi ma credimi, anch'io sono tenuta all'oscuro quasi di tutto…
Hai intuito quando sono venuti a prendermi dove mi portavano, questo lo so, l'ho letto nei tuoi occhi liquidi e stanchi ma l'hai mascherato abilmente con la tua fierezza.
Caro, caro padre stanco, sapessi quanto mi manca quaggiù la tua lieve carezza sul capo, prima che riuscissi a chiudere gli occhi per una nuova notte! e la tua voce, calma e profonda, così mi cullavi dolcemente al sonno, così la ricordo.
Cerco di non pensarci, sai? Cerco di ripetermi mille volte che quello che sto facendo di questa mia breve e giovane vita è tutto per Lui, per Allah e dovrei sentirmi orgogliosa di esser stata scelta proprio dai nostri compagni, dai capi di Hamas per una missione.
Eppure…eppure nel mio cuore si anima , impetuosa come un'aquila una voglia di vivere che non immaginavo neppure di avere, caro padre.
Sogno sempre la vita che anche tu hai sempre desiderato per me: una casa nella nostra Gaza, un marito, dei gioiosi bambini….una vita come quella tua e della mamma, anche se ,come sai, vorrei studiare, finire la scuola per essere una persona istruita, che sa quello che dice, per insegnare ai miei figli il Corano e le leggi non scritte degli uomini…so che approvi quello che dico, è che ne abbiamo sempre parlato così poco…….
Vorrei anche che arrivasse per me un uomo buono, gentile ed appassionato; non credermi sfacciata, è che immagino per me un marito che sia per i nostri figli la guida che tu hai rappresentato per me, che dosi come hai fatto tu la benevolenza e la severità.
Mi hai insegnato a santificare ogni singolo istante di questa breve vita terrena, a sorseggiare ogni prezioso tramonto, ogni alba cristallina come se fossero le ultime dell'Universo, è per questo che rendo grazie ad Allah ogni giorno per la mia esistenza e quella dei miei fratelli.
Qui, in questa terra dilaniata dalla sofferenza, di eterne violenze, risulta prezioso ogni singolo istante, ogni gesto strappato all'indifferenza.
Si, perché dei campi profughi della nostra Gaza, la terra dei cedri, quei frutti che a me piacciono tanto, non importa a nessuno, né alla grande America, né all'Europa; dei nostri fratelli, delle nostre terre che sono occupate da anni, della sofferenza del nostro popolo solo le pietre possono parlare.
Allora, anche se so che è profondamente ingiusto per un verso, saranno le bombe a parlare di noi, a portare l'urlo disperato dei nostri bambini che scagliano già pietre insanguinate, che giocano con i fucili…
L'idea di Aziz e degli altri è credo quella di far saltare il mercato di Haifa, puoi immaginare come, parlano di tritolo, di sacrificarsi, di "piano perfetto" ma non riesco a dirti di più; tutto ciò mi terrorizza, Allah solo può conoscere il mio tormento, lui legge nel mio cuore e ascolta paziente il flusso di pensieri nella mia testa, sa quanto sacrificio comporti questa lotta.
Vorrei solo che allo stesso modo possa saperlo tu e fossi comunque felice per me anche se ad Haifa, io ,che passerò inosservata con questo viso da bambina, mi disperderò leggera nel vento, anche se di tua figlia rimarranno solo le fotografie mie e della mamma, qualche vecchio giocattolo, i poster dei cantanti famosi e niente più.
Nessuna lacrima potrà mai esprimere il mio amore per te ed i miei fratelli e allora le ricaccerò indietro, sarò coraggiosa, pettinerò i capelli, mi truccherò il viso e poi andrò, padre, là dove c'è pace e silenzio, dove ogni creatura è amata e rispettata, dove non c'è fatica, non ci sono bombe a turbare il sonno dei bambini.

Un bacio leggero a tutti i fratelli, un abbraccio sereno a te, mia luce perenne

Selinja




Shalom, padre mio!
Ieri eravamo al mercato di Haifa, Isaac ed io, lo hai saputo, vero? Sono ancora paralizzata, anche ora che ti scrivo proprio come nel momento dell'esplosione; c'è stato un tonfo sordo, un fragore che mi sono rimasti nelle orecchie, nella testa…
Mi sono istintivamente buttata a terra con le braccia a proteggermi il capo, non ho pensato a nulla, ho solo smesso di respirare, è strano come di certi terribili istanti sia più semplice ricordare solo la sensazione di soffocamento, di mancanza d'aria.
Poi, rialzandomi in piedi l'ho visto, lì accanto a me, immobile e inerme come un burattino dimenticato, era Isaac, padre, la vita aveva già lasciato il suo corpo, era freddo, livido, in una pozza di sangue, non ho potuto continuare a guardarlo e quando sono arrivate le ambulanze sono corsa via.
Il mercato era avvolto in un silenzio irreale, che doleva ancora di più, qualcuno deve avermi presa e trascinata all'ospedale perché avevo una piccola ferita alla testa; lì è arrivata la zia dopo qualche ora a riprendermi, io camminavo accanto a lei ed ero stranamente consapevole che sembravamo due fantasmi, semplicemente due corpi in marcia verso casa.
Adesso sono qui, nella camera di Isaac, guardo le sue cose con avidità, lo sapevi che mio cugino era un bravissimo nuotatore? Ha vinto tanti premi, tante medaglie che ora accarezzo innaffiando i ricordi con le mie calde lacrime.
Ma come è possibile tanto odio, che senso ha spazzarci via così, senza pietà, renderci impossibile ogni minuscolo, consueto gesto, spezzare delle giovani vite senza che questa eterna guerra, che risale ai nostri antenati, riesca a risolvere mai nulla?
Risponderesti, credo, che ci vogliono togliere la terra che Dio ci ha promesso, che quello che posso e devo fare è studiare la Torah, venerarla ed avere fede, una fede sempre più forte.
Ma…..padre! come posso fortificare la mia fede quando assistiamo ad eventi così tragici, quando la sofferenza è così profonda che sento mille lame che feriscono il mio cuore e non trovo soluzione, non trovo valide spiegazioni…?
I giornali scrivono che è stata una ragazza di Gaza della mia età a far saltare il mercato, si è messa quel maledetto tritolo dappertutto ed è saltata via, non riesco quasi a crederci, adesso mandano anche le ragazze a morire, non hanno nessun rispetto per la vita umana, non hanno nessun timore di Dio….

Eppure ho provato una pena profonda per lei, ci crederesti? l'ho immaginata con il volto piccolo, ancora bambina, confusa e piena di paura , perché non posso e non voglio credere che non abbia avuto paura….! L'ho anche immaginata nella sua camera, in mezzo ai suoi oggetti, un po' vanitosa e civetta come me…!
Spero che tu non mi rimprovererai per questa mia tristezza che non è solo per i nostri morti ma è vasta, estesa come i nostri, i loro territori, come questa nostra terra martoriata.
Dove finiremo, padre, se non riusciremo più ad avere pietà anche per chi decide di morire, di non vedere più le nuvole, i fiori, i propri cari sempre e solo per questa atroce guerra?
Perdonami, sono ancora sconvolta, forse non so quello che dico, l'unica mia certezza è che vi amo tanto e spero di riabbracciare presto te, la mamma ed Amira, la mia sorellina; spero che Isaac ed il suo sacrificio serviranno a proteggere i nostri cuori dall'odio, ci mancherà davvero tanto!

Tua Ana

© Francesca Lagomarsini



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