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La partenza
di Maddalena Lonati
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Niente saluti lacrimevoli. Nessuna scena straziante. Me lo ero ripromessa. Avevo sempre compatito gli adii melodrammatici che talvolta trasformano le stazioni in teatri. In fondo si trattava solo di una settimana, poi lo avrei raggiunto in Toscana, e lģ avremmo trascorso una vacanza nel Chianti fra lunghe passeggiate salutiste e cene romantiche. Non era stato facile convincerlo a precedermi, sembrava pił contrariato di me, eppure ero io quella che sarebbe rimasta a casa a lavorare mentre lui partiva con Elisa. No, non ero gelosa, l’amicizia che legava noi tre era cosģ solida da non poter mettere in discussione il nostro rapporto per qualche giorno trascorso senza di me, non sarebbe accaduto nulla di grave. Una breve lontananza non avrebbe incrinato la nostra serenitą, avrebbe solo reso pił emozionante ritrovarci. Mentre li accompagno a prendere il treno chiedo per l’ennesima volta alla mia amica se siamo in orario, se si č ricordata di mettere tutto in valigia, se ha l’indirizzo dell’agriturismo. Mi sento fastidiosamente apprensiva. E’ la prima volta che rimaniamo separati, e vivo con sentimenti contrastanti questo momento. Sono soddisfatta del mio altruismo che mi ha permesso di scegliere la soluzione migliore per lui, ma dissimulo a fatica la tristezza per le interminabili ore solitarie che mi attendono. Eppure sentivo di doverlo fare, ultimamente era insofferente, il suo umore si era rabbuiato e aveva perso la carica di vitalitą che tanto amavo, non sopportava la canicola che stava opprimendo Milano, di notte mi svegliavo e non lo trovavo al mio fianco, lo vedevo gironzolare irrequieto per casa alla ricerca di un minimo sollievo che non arrivava mai. Ci conosciamo da cinque anni, ed abbiamo trascorso insieme ogni serata, ogni week-end, abbiamo festeggiato insieme ogni Natale e ogni compleanno, abbiamo condiviso ogni successo e affrontato ogni difficoltą, abbiamo viaggiato freneticamente e oziato davanti alla televisione, organizzato feste con decine di amici e passato vacanze da eremiti, solo il lavoro riesce a tenerci inevitabilmente lontani. Molti non riescono a comprendere il nostro rapporto di simbiosi, lo definiscono morboso, io credo che in realtą sia solo invidia per un amore cosģ profondo. Casa nostra č tappezzata dalle sue foto, adoro immortalarlo, soprattutto in primissimi piani che sottolineino l’intensitą del suo sguardo, scatti che rendano giustizia alla bellezza di quegli occhi magnetici che mi hanno resa irrimediabilmente sua dal primo istante.
In passato, abbiamo raggiunto un paio di mete turistiche in treno, e rammento quanto si sia infastidito durante il viaggio. Non ama lo sferragliare costante, il brusio di sottofondo, gli annunci all’altoparlante, e soprattutto odia che le persone lo guardino con cosģ tanta insistenza. E’ inevitabile che accada, č stupendo, biondissimo, dotato di un corpo molto muscoloso, ed ha il dono di una innata eleganza nei movimenti, ma non soffre di protagonismo e si sente imbarazzato quando č al centro dell’attenzione. L’avrebbero voluto come modello per alcune pubblicitą, ma non č davvero predisposto. Nonostante la sua avvenenza č timido e riservato.
Durante gli ultimi passi che ci conducono sino alla carrozza cala fra di noi un denso silenzio che non riusciamo a colmare, ci limitiamo a scambiarci occhiate complici e malinconiche. Trascino il trolley rosso per rendermi utile e mantengo un sorriso statico mentre Elisa va ad obliterare i biglietti. Salgo anch’io sul vagone per un ultimo saluto. Lo abbraccio e gli sussurro una frase all’orecchio che lei non puņ sentire. E poi, con un tono che cerca di essere neutro: “ Allora, io vado…ci sentiamo stasera…buon viaggio.” Non dico altro, scendo con le lacrime agli occhi mentre altri passeggeri chiassosi salgono. Mi volto per un istante e lo vedo sporgersi dal finestrino, i grandi occhi castani tristi che mi seguono. Gli faccio un breve cenno con la mano, nient’altro. Elisa č distratta, sta cercando qualcosa nella borsa troppo grande. Lui scende di corsa dal treno, la medaglietta che gli sbatte contro il collo, lo sguardo di nuovo felice. In un attimo ho le sue zampe addosso mentre mi lecca la faccia scodinzolando. Meglio che Elisa parta senza il mio cane, la raggiungeremo settimana prossima.

© Maddalena Lonati




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