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Sogni incrociati
di Giuseppe Costantino Budetta
Pubblicato su SITO


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Domenica d'agosto in sperso paesino di collina. Vuota domenica propizia al riposo estivo. Sotto cadenti arcate del palazzo medioevale appartenute ad un vassallo aragonese di cui a stento c'è memoria, s'esponevano ordinate foto sulla fame del terzo mondo notati appena dalla sudata gente vacanziera. In piazza, sotto la frescura dei balconi, atletico escursionista, prima dell'ascesa all'Appennino, con altisonante voce, spiegava a svogliati scout: ,
"Amando la natura, i sensi si rilassano e la coscienza sfuma nel verde dei boschi, quasi, come la si perdesse. Il dialogo con la natura vien reso possibile proprio dall'indebolimento della coscienza vigile e rinunciando al suo primato... "
In agosto in paese durante le vacanze, i bambini ed i ragazzi s''impadroniscono di quella libertà che in città non è possibile alla loro età. I tre bar impazziscono immersi nel frastuono di flippers e videogames azionati senza lena da ragazzi e palombelle in mini shorts. I più grandicelli sbarbatelli si muniscono di muontain bike o di molesti lesti motorini. Altri usano senza lena palloni di cuoio con cui giocano nei campetti dietro la chiesetta infrangendo la pace millenaria di quei posti senza storia.

Per noi con la gioventù al tergo è lecito sederci al bar e gustare rilassati la granita di limone - preparata trafelata da Faluccio mezzobusto. Mezzobusto è il soprannome per via delle fotografie appiccicate al muro dietro il bancone che lo ritraggono dalla vita in su.
Quel giorno che volgeva a sera, spensierato passeggiavo con l'amico Tiepido Giovanni, che in paese vive dove fa l'avvocato e il consigliere comunale d'opposizione moderata. A differenza dell'amico, oltre i venti giorni di agostane ferie, mi annoierei a morte. Per una ventina di giorni all' anno la stasi del paese è sopportabile. Si rivedono i vecchi amici abbronzati e rilassati.
Tiepido Giovanni, avvocato, paesano e moderato consigliere comunale d'opposizione diede spiegazione sulla bella signora che aveva catturato l'attenzione dei miei occhi di maschio cacciatore:
"E' moglie di un medico affermato. Come vedi, lei è bella e giovane: Il marito è vecchio, brutto, apatico e flemmatico. Col marito in città, lei così giovane, è qui sola a riposare l'interessante corpo. Si chiama Delizia Immacolata. Per la cronaca: Delizia è il suo cognome. Vive a Salerno centro, in Via De' Sogni D'oro n° 69. Basta così? Sono esauriente per la tua curiosità?" .
"Che è una bella donna, si vede con facilità".
Risposi con la vista concentrata sulle cosce accavallate di Delizia Immacolata assisa sotto casa. Ella aveva due ciglia di seta e le guance levigate con un tocco leggero di rosso dato da un finissimo pennello. Tiepido Giovanni con vaga presunzione fece l'affermazione:
"Me la scoperei senza esitazione... " ,
Lo interdissi con circospezione:
"O Tiepido Giovanni sei terra terra. Non sei poetico, amante della luna. Lascia che ti dica: una bella donna la si possiede tutta solo se la si sogna." .
Stralunato il mio amico pensieroso disegnò subito con le labbra un archetto a culo di gallina e affermò di botto:
"Ma sei matto? Se quella me la desse sarei l'uomo più felice. Guarda che cosce e che collo da giraffa. E guarda il culo fenomenale. Guarda che zizze alte sotto la scollatura merlettata:e che pelle vellutata. Ah, altro che sogni! Con lei farei scintille, s'intende a letto e da sveglio per l'intera notte."
Tiepido Giovanni, suasivo aveva terminato i commenti a palpebre socchiuse. Rincarai la dose:
" Invece caro Tiepido Giovanni, dimentichi che alla nostra età, non più giovani ed oltre la cinquantina, la scopata è laboriosa, dà orgasmo logoro, più sollievo che apice dei sensi. E poi, il sesso in quanto tale è un'attività ginnica, sempre la stessa e faticosa. Si fanno certe cose quando si è ventenni. Alla nostra età è meglio sognare che scopare. Del resto tutta la vita è sogno. I sogni sono reali come lo stato di veglia. Tutto è sogno. Joice lo affermava: la storia è un incubo, un sogno. Tutto è sogno. " ,
Nell'afoso pomeriggio quando il canto di cicala invita al dolce sonno, mi sforzai, spremuto al massimo, di rivedere in sogno donna Delizia Immacolata, moglie di vetusto medico affermato, salernitana d'adozione. In sogno mi sarei accontentato perfino di osservarla innocente e fresca, tesa a
passeggiar per strada, con il camice azzurrino chiuso sul davanti da una fila di bottoni. Invece niente! Non sognai proprio niente. Dormii con la pancia che digeriva laborioso pasto giornaliero. Al risveglio mi chiesi sbadigliando se opportuno fosse il conoscerla di persona. Ascoltandola e guardandola d'appresso avrei avuto di Delizia Immacolata un ricordo più vivido e tenace. Un ricordo che come testa d'ariete, avrebbe sfondato il ponte levatoio della recondita, onirica, inconscia cittadina del mio cuore sognatore. Di sera passeggiando col mio amico chiesi: " La conosci da parecchio?"
"Chi?"
" La salernitana Donna Letizia Immacolata, la donna che vorrei sognare e tu scopare.”'
"La conosco da parecchio. Quando si sposò, un paio d'anni fa, le feci da padrino."
Senza esitazione chiesi a Tiepido Giovanni, avvocato, consigliere comunale d'opposizione, la di lei presentazione.

Calda e velata fu la sera. C'intrattenemmo al tavolo del bar comodamente assisi e sollevati: Tiepido Giovanni, avvocato, io aspirante sognatore, donna Immacolata ed una oscura amica con vaga facies leonina. Si parlò dell'acqua in agosto scarseggiante, della fine delle ferie ai primi giorni settembrini e della granita di limone preparata da Faluccio (mezzobusto) barista robusto, impiegato comunale in soprannumero, idraulico, fornitore di bombole di gas e aggiustatore d'impianti elettrici malandati. A tarda sera ci lasciammo ritemprati, certo di sognarla, pieno dei suoi occhi a mandorla. La sua voce risuonava in me come registrata. Invece non vidi in sogno neanche l'ombra della sua furtiva immagine.
Nel comprarmi il giornale da Vincenzo tabaccaio, giornalaio, ferramenta, confidai a Tiepido Giovanni in mia compagnia la totale indifferenza dell'inconscio nel mostrarmi l'agognata donna.
"Forse non li ricordi. Non durano mica molto nei ricordi del mattino gli annebbiati sogni."
Perplesso disse Tiepido Giovanni ridisegnando con le labbra l'archetto a culo di gallina. '
"Quando sogno ricordo tutto per filo e per segno."
Risposi tosto. Per esempio notti prima avevo avuto puro sogno erotico. Stavo steso su delicato letto circolare, tra lenzuola di raso inamidato. Ero Sardanapalo, il re d'Assiria e Babilonia al centro del suo harem circonadato da tenere donzelle nude. Avevo fissato ad una ad una il volto delle giovani, ma donna Immacolata era assente. Dalla delusione poco mancò che il sogno si mutasse in incubo. Opportuna canzonetta entrata per finestra in tarda mattinata troncò l'aerea, venerea, onirica visione: :

" Una mattina mi son sveglia/o, o bella ciao
o bella' ciao,
o bella: ciao, ciao, ciao..."

Tiepido Giovanni avvocato - spensierato emise alata, pacata, sentenza sussurrata:
"Perché non ci tenti? Bell'uomo sei, giovanile e tosto. Ieri sera donna Delizia Immacolata ti ha salutato con sorriso prolungato, cadenzato. Tenta. Corteggiala. In assenza di marito, per lussuria o per carenza, la donna è traditrice. Inoltre l'appagato corpo ci ricambia riportandoci nel sogno le vissute sensazioni."
"Non c'è speranza, o Tiepido Giovanni, deponi la tua baldanza. Devo possederla nell'onirica lontananza. Non c'è problema in sogno. Sei proiettato in una dimensione senza spazio e senza tempo, in diversa realtà, ideale per l'amore puro. l baci, le carezze e i dolci amplessi, nel sogno sono privi di materia ed è la tua anima ad unirsi con la sua, immersa in sentimenti arcani.
Il corporale amore dopo un po' lascia il vuoto dentro e prima o poi farà soffrire. Poi se ti metti con una donna sposata ci sono le solite complicazioni: la gelosia del coniuge, le chiacchiere di paese, le allusioni, le lettere anonime ed i ricatti indegni. Decisamente meglio è l'amore fatto in sogno con l'agognata donna. C'è un particolare non secondario. A saperlo sei solo tu. Solo tu sai di averla posseduta. Lei ignora i baci che t'ha dato all'interno del tuo mondo trasognato. E' come se la possedessi per l'intera notte ed al mattino ti lasciasse dimenticandosi di te. Se nel sogno erotico eiaculi e ti accorgi al risveglio di essere bagnato: è l’indizio dell'amore consumato. La differenza col carnale amore è che tutto è nato ed è finito in te."
"A volte non ti capisco" Fu la risposta perentoria di Tiepido Giovanni, avvocato affermato, amico affezionato. Come a dire: tu sei scemo. La stessa convinzione di mia madre che soleva dire:
"Figlio mio, tu sei nato scemo."
Facendo fede alle materne convinzioni, consideravo la mia scemenza dono di natura. Un amico medico, sessuologo, gastroenterologo e pneumatologo per aiutarmi a vincere l'amorosa sconsolazione, disse: "Il Viagra, la pillola che fa scintille e stimola il desiderio sessuale, induce spesso a erotici sogni eroici."
Pur di raggiungere lo scopo feci la prova. Ingoiai un paio di compresse del portentoso farmaco prima di dormire. Quando la mia coscienza come placida barca in sonnifero cheto lago s'inoltrò, finalmente la sognai. Era a me davanti con azzurro camice chiuso sul davanti, sorridente pudica. Le sue serafiche pupille spazianti nell'azzurrità. Un sospiro le adombrò le vermiglie labbra. Ci accorgemmo di parlare un linguaggio muto e segreto che lei capiva a volo. Sembrò che le dicessi: "AMA CHI T'AMA E RISPONDI A CHI TI CHIAMA".
L'erotico farmaco trangugiato prima di dormire stava facendo effetto. Mi lambì la fronte con furtivo bacio. Era simile a ninfa. Diafana visione! A causa del Viagra agente in vena, mi parve di coprirla. Miracoli della chimica del farmaco. Furtivamente ci amammo muti, nudi e puri. Mi lasciò involandosi in azzurra - argentea nube. Dolce cinguettio mi risvegliò bagnato. L'alba tingeva roseo l'oriente.

Dolce color d'orientai zaffiro
Che s 'accogliea nel mezzo in alto
infino al primo giro..,

Nel lavarmi ripensai all’orgasmo in sogno consumato. Profumo resinoso saliva dal lussureggiante bosco. D'Annunzio innamorato soleva dire: “Rinnovato hanno verga d 'avellano... "
Mi stirai e sbadigliai come dopo lunga notte d'amore consumata con l'amata delicata. Per strada in mattinata la rividi affacciata d'in sul verone del paterno ostello con vaga recondita emozione. Mi salutò felice, sfatta e col riso di gioventù perduta. All'amico avvocato in bar incontrato diedi lo skoop:
"Stanotte l'ho sognata. L'ho sognata e l'ho scopata."
"Bravo ci sei riuscito: OMNIA VINCIT AMOR."
Rispose vagamente gustando ironico la tazzina di caffé, da me offerta in segno di trionfo. Oh irripetibili ricordi, fatale ingenuità. Ricevetti pacche sulle spalle non so se spontanee o dettate da recondita, inveterata invidia, da parte di amici e conoscenti: Quel radioso dì incrociammo per strada donna Delizia Immacolata andante a far la spesa frettolosa. Ci salutò ridente.
"Hai dormito bene?"
Le chiese trafelato l'amico Giovanni Tiepido avvocato. L'allusione era per me e al segreto sogno.
"Non bene per il caldo e le zanzare. Ho preso sonno a tarda notte e ho fatto strano sogno lusinghiero per la cena un po' pesante. Poi ti dico. Devo correre di filato dal fornaio infarinato a comprare pane fresco, ben tostato."
Ci lasciò perplessa fingendo indifferenza al mio sospetto.
"Hai visto? Anche lei stanotte ha fatto un sogno. Sento che ha sognato proprio me."
Dissi tosto a Tiepido Giovanni, avvocato, consigliere comunale d'opposizione, positivista e scettico di sogni. Anzi: avversator di sogni. Disse presto:
"Stasera le chiederemo cos'ha sognato. Non ti nascondo che la cosa m'intriga."
Freddamente Tiepido Giovanni rimase pensieroso e con fare circospetto. Diretto a casa dopo aver salutato l'avvocato, ripetei tra me e me assurde cose dettatemi dal cuore platonicamente innamorato:
"Ma perché la vedo e la rivedo, l'umile gentile creatura? Perché la sento mia anche se non mi parla?"
A letto in slip, a pancia all'aria dopo il desinare, la ripensai dormiente nelle nebbie del segreto sogno. Dissi a bassa voce:
"Ora so che a noi è concesso vivere dentro la nostra caduca e limitata vita un' altra infinita vita."
Mi addormentai. M'immersi in un lago edulcorante, lieve chiaro e trasparente. La sognai per caso, senza programmazione e minima doverosa premonizione.

Da ' be’ rami scendea
(do/ce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra 'l suo grembo;
et ella si sedea
umile in tanfa gloria,
coverta già dell 'amoroso nembo:
qual fior cadea sul lembo,
qual sulle trecce bionde,
ch 'oro forbito e perle
eran quel di a vederle;
qual si posava in terra, e qual sull 'onde;
qual con un vago errare ,
girando pareva dir - qui regna Amore -.


Nel sogno spuntato lesto come fiorellino di bosco nell'intrico della coscienza, lei donna Delizia Immacolata s'era cambiata d'abito. Sul prato come sospesa camminava con vago ardire in direzione di me. Un piccolo diadema di diamanti le scendeva sulla fronte sorretto da una filiera di coralli bianchi e rossi imbrigliati nei capelli. Indossava divino vestito di raso bianco, sorretto da roseo volant che le lasciava le spalle denudate. Donna Delizia Immacolata era mirabilmente bella. Lo sguardo dolce, ma stranamente tenebroso. La bocca brillante e la pelle piena di luce. Aveva la bellezza esaltata dalla maturità provocante. Donna Delizia Immacolata davanti a me proiettata, sembrava calma, obbediente e risplendente, ma priva di sentimenti. Non un fremito sulla sua pelle e la bocca, benché socchiusa per baciare, non sembrava averne voglia.
Nel sogno improvvisato e nell'eccitazione dei sensi, volli arditamente strapparle il vestito e sdraiarmi sul verde fiorito prato accanto a lei. Donna Delizia Immacolata in quel punto del sogno si mosse, diventò più viva. Il suo corpo emerse dalle nebbie della mia coscienza addormentata come quello di Venere dal mare. La sollevai dolcemente in modo da farla, sdraiare completamente sul prato. La mia la bocca non smetteva di baciare ogni parte del suo corpo. Tutto dettato dalla fatalità del sogno dionisiaco, senza il forte influsso di afrodisiaci. Al colmo dell'eccitazione donna Delizia Immacolata frenò il mio virile impulso mettendomi una mano davanti al mento e dicendomi la vereconda frase:,
"AMA CHI T'AMA E RISPONDI A CHI TI AMA."
Il sogno terminò di scatto così com'era venuto lasciandomi sul più bello e a dire il vero un po' deluso. Quella frase in fondo al sogno pronunciata fu come l'interruttore della luce che quando s'accende, il film è terminato. Mi svegliai con il petto ansante, con bruciore in fronte ed il sangue come il liquido bollente nel beccuccio gorgheggiante della macchinetta del caffé. Comunque non potevo rammaricarmi. Avevo visto abbastanza. E poi il sogno è imprevedibile, né possibile è dire quando inizia e quando finisce, o regolarne il contenuto. Nel sogno siamo incoscienti e passivi, in preda ad una forza caotica e nebbiosa che ci fa volare oltre la fantasia e amore.
A sera davanti al bar, a tavolino fummo in quattro: io affermato sognatore, Tiepido Giovanni amico, avvocato civilista e penalista nonché consigliere comunale ex socialista e patetico di sogni, lei donna Delizia Immacolata fresca e tenebrosa oltre all'oscura amica leonina. Parlammo della penuria d’acqua in mesi estivi, delle ferie brevi, della granita di limone fatta da Faluccio (mezzobusto), cameriere sfaccendato. Per non essere monotoni, col mazzo delle carte ci sforzammo d'interpretare futuro menzognero. L'amica dalla chioma leonina fece da chiromante. Tirò a donna Delizia Immacolata presaghe carte: uscirono al momento re e regina di cuori.
"Quando troviamo due carte di cuori di seguito è segno che stiamo per incontrare un nuovo avvincente amore."
Profetizzò la leonina chiromante. Era quello il momento propizio per invogliare donna Delizia Immacolata a rivelare l'oggetto del suo sogno. Tirai da parte Tiepido Giovanni e chiesi di domandarle del sogno lusinghiero. Se c'ero stato io nel suo privato sogno probabilmente allora, anche in lei c'era stato il medesimo onirico orgasmo. Cosa che non avrebbe ammesso in pubblico. Però se in quel sogno ci fossi stato io, allora tutto avrebbe combaciato.
"A proposito, cos'hai sognato la scorsa notte?" Chiese spassionato l'avvocato.
Donna Delizia Immacolata nel risveglio del mattino s'era ricordata d'aver sognato d'essere stata in barca in placido laghetto in compagnia d'un uomo che tirava dall'acqua cheta delicatamente un amo. Teso fui nel desiderio d'apprendere il seguito del sogno fatto di soppiatto dall'agognata e coincidente col mio. Donna Delizia Immacolata seguitò lusingata:
"L'uomo che m'accompagnava 'in barca eri proprio tu, Tiepido Giovanni. Tra il cielo fosco ed il riflesso del lago cheto, verso di me dicevi questa sibillina frase:
"AMA CHI T' AMA E RISPONDI A CHI TI CHIAMA?"
Tiepido Giovanni verso me ripeté a bassa voce:
“AMA CHI T'AMA E RISPONDI A CHI TI CHIAVA."

Mi raggelai all'istante, più freddo del gelato assaporato. La lingua grattò arido palato. Tiepido Giovanni, avvocato, dispregiatore di sogni delicati, ruppe in sguaiata, inopportuna, calorosa risata che
lasciò nel dubbio le donne stralunate. Non me! .
"Traditrice, esclamai tra me e me, fissando lei ed i sognanti occhi. Traditrice. Chissà quante cose illecite hai combinato sulla barca con Tiepido Giovanni, avvocato del diavolo ed indesiderato.
Traditrice della frivola speranza, dello agognato amplesso, del mio struggente amor, dei rei furtivi
sogni, dell'inverecondo ardore e dei miei perduti di!" . .
Tristezza angoscia e panico entrarono in me. Tiepido Giovanni serio tornato chiese trafelato a donna
Delizia Immacolata: “Sei sicura che ero io il tuo accompagnatore pescatore?"
"Ricordo bene ciò che sogno. Invece di mio marito medico, su quella barca in sogno, c'eri tu con me."
Tra Delizia Immacolata e l'amico Tiepido Giovanni notai profondo sguardo lusinghiero preludio ad amorose intese. Tiepido Giovanni invece vide in me incollato in sedia, disperato, cocente riso amaro.
Fuggire via subito mi parve debolezza.

© Giuseppe Costantino Budetta



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