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Torroni Mafiosi
di Erika Carminati
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Lo dico sempre che vivere nel nord Italia non è una cosa troppo positiva.
C’è un clima un po’ ostile verso quelli che non discendono o da Asterix o da Obelix e ciò può portare a vivere brutte esperienze soprattutto se sei bambino, come accadde a me.

Io avevo sempre pensato che i tipi dei film d’azione americani, vestiti bene, col sigaro in bocca, una pistola in mano e l’accento siciliano, fossero quelli bravi. I signori mafiosi avevano delle belle case, delle belle macchine, erano forti e simpatici. Sparavano a chi gli stava antipatico ed anch’io da grande avrei fatto come loro, ovvero, avrei sparato a Cristina che era antipatica e mi aveva rubato la biro con i brillantini dentro.
Nessuno mai mi aveva detto che quelli erano forti ma tanto tanto cattivi.
Quando me lo spiegarono rimasi scioccata. I miei miti erano crollati. Non guardavo più quei film. Se mi capitavano sott’occhio mi veniva il magone. Erano simpatici quei signori. E forti.
Avevo paura. L’odore del sigaro non lo sopporto nemmeno ora.
Come se non bastasse, vivendo a Bergamo, ero circondata da persone che sostenevano a gran voce che i terroni erano tutti mafiosi.
Io non conoscendo il termine “terrone”, lo recepii come “torrone”.
Cominciai a non mangiare più il dolce alle mandorle che tanto mi piaceva. Immaginavo signorotti con il sigaro e la pistola scambiarsi valigette piene di torrone nei porti, durante la notte, al buio.
Avevo incubi ricorrenti di sparatorie in fabbriche di torrone e di torrone chiuso dentro casseforti con lucchetti e codici segreti.
Niente più torrone. Nessuno doveva morire per il torrone che io mangiavo.
Mia mamma non capiva, io dicevo semplicemente “ti prego mamma non mi piace” anche se si capiva benissimo che dietro ci stava altro.
Giunse Dicembre, il 12 Dicembre, la notte di Santa Lucia.
Ogni 12 Dicembre non riuscivo a dormire perché avevo paura di vedere la Santa senz’occhi,visto che se la guardi, oltre a non concederti nemmeno mezzo pezzo di carbone, ti brucia all’istante gli occhi.
Me ne restavo con la testa sotto il cuscino e le coperte fino al mattino. Il sonno veniva poi da sé.
Ma quel 12 Dicembre era diverso: da qualche giorno ormai, avevo scoperto la verità.
Fu un trauma molto più grave di quello che avrei subito circa un anno dopo scoprendo, grazie al mio compagno di classe cicciotto e stronzo, che ero scema perché non lo sapevo che LA SANTA LUCIA in realtà E’ LA MAMMA e se non ci credevo bastava guardare nel guardaroba dei miei genitori.
Era davvero una verità spaventosa, un segreto pesante, ma non conoscevo nessuno a cui potessi confidarlo e forse i grandi lo sapevano già ma ai piccoli non lo si poteva dire.
Si, quella era un’informazione proibita ai bambini.
Alla facciaccia dei grandi io, piccola, avevo scoperto tutto.
Ebbene, dopo sere e sere passate a riflettere e a fare collegamenti mentali, giunsi alla conclusione che Santa Lucia era una mafiosa.
Eh si, perché sennò come si spiegava il fatto che lei se ne andasse in giro con tutti quei torroni?
Dove li prendeva?
Era palese che lei era una mafiosa che regalava torroni mafiosi.
La mattina seguente ne ebbi la conferma: due torroni a testa per me, mia sorella e i miei tre cugini. In tutto facevano ben 10 torroni. A scuola quasi tutti i miei compagni avevano ricevuto dei torroni. Giovanni ne aveva trovati ben sei tutti per lui sul tavolo della cucina. Giovanni era un tipo che mi tirava sempre i capelli. Era cattivo. Probabilmente anche lui era mafioso come i torroni, i signori dei film americani e Santa Lucia. Dovevo stargli attenta.
Regalai i torroni alla nonna che se lì mangiò tutti in un pomeriggio: non conosceva la verità.
Qualche giorno dopo, mentre camminavo verso la biblioteca, vidi un signore che urlava ad un altro qualcosa più o meno così: “ Cosa fai seduto ancora lì? Lavora tOrrone!”.
Panico.
Allora, anche le persone potevano essere torroni.
Era un linguaggio in codice? O torrone indicava semplicemente sia dolci che persone mafiose?
Non lo sapevo. Quello che sapevo, era che l’uomo a cui era stata affibbiata l’etichetta di torrone, era il nonno di Michelina, la mia migliore amica. Non si era nemmeno arrabbiato. Se ne stava seduto tranquillo sulla panchina e rideva.
L’altro vecchio scuoteva la testa.
Non c’era dubbio: Michelina aveva un nonno mafioso.
Feci fatica ad addormentarmi, quasi fosse il 12 Dicembre.
Mentre cercavo di prender sonno fui tormentata da un nuovo, terribile, pensiero:
mio cugino Roberto di Milano non riceveva regali da Santa Lucia bensì da Babbo Natale… e se anche Babbo Natale fosse stato un mafioso?
La mattina dopo, appena alzata, chiesi alla mamma se anche Roberto ricevesse come dono da Babbo Natale del torrone e la sua risposta, ahimè, fu: “Certo! Babbo Natale collabora con Santa Lucia. I bambini sono tanti, così si dividono il lavoro. Tutti e due portano torrone!”.
Dunque, anche Babbo Natale era mafioso!
Mi dissi che ero stata sciocca a non accorgermene prima dato che una volta, in un film, c’erano due di quei signori che si travestivano da aiutante e da renna di Babbo Natale.
Santa Lucia. Babbo Natale. Il nonno di Michelina.
Babbo Natale. Il nonno di Michelina. Santa Lucia.
Un bel gruppetto.
I miei pensieri giravano sempre allo stesso modo.
Tutto stava diventando davvero troppo. Non ce la facevo più. Decisi di dirlo a Michelina.
Mi limitai a dirle che avevo scoperto che suo nonno era un “torrone mafioso”.
Lei rispose che la sua mamma le diceva sempre che tOrrone non era una bella parola e che non dovevo ripeterla mai più, poi scappò via.
Tornai a casa un po’ turbata. Trovai mia madre arrabbiatissima. Mi fece sedere. Sapeva che sapevo e sapeva che sapevo che i piccoli non avrebbero dovuto sapere, ma io non lo avevo fatto di proposito.
Mi disse che la mamma di Michelina aveva telefonato e che io ero stata davvero una bambina maleducata.
Mi chiese di dirle da chi avevo saputo certe cose. Le spiegai che siccome il nonno ed i suoi amici e certe volte anche il papà dicevano che i TORRONI sono quasi tutti mafiosi, avevo capito tutto il segreto da sola e le giurai che non avrei mai più detto una cosa simile a nessuno perché sapevo che era pericoloso e che avrebbero potuto spararmi per quello.
La mamma mi corresse dicendo che più che pericoloso era stupido, poi mi spiegò tutto dicendomi di non dire niente al papà che avrebbe sicuramente fatto discorsi strani.
Sorrisi. Ero felice. Diedi un gran bacione alla mamma e da quel pomeriggio tornai a mangiare torrone e a salutare il nonno siciliano di Michelina senza paura.

© Erika Carminati



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